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7. Bloccare l'attuale politica di sostegno ed agevolazioni pubbliche dei gestori di previdenza integrativa privata.
Lo sforzo principale deve essere quello di sostenere la previdenza pubblica ed il suo carattere universale e solidale. Il sostegno e le agevolazioni previste alle pensioni private, oltre che aumentare i costi previdenziali pubblici, e quelli dei lavoratori (costretti a destinare ulteriori quote di salario per la previdenza integrativa), minano la tenuta stessa del sistema previdenziale pubblico.
Se la realizzazione delle precedenti misure non dovesse risultare sufficente a garantire adeguate entrate all'INPS, allora dovrà essere posta con forza la questione di un aumento della imposizione fiscale del capitale (industriale, monetario e commerciale), per ridistribuire una quota dell'aumento della produttività a favore del salario sociale e previdenziale.
Sulle condizioni dell'occupazione e del mercato del lavoro.
La creazione di occupazione stabile è presupposto fondamentale per allargare la base contributiva. La riduzione generalizzata dell'orario di lavoro, a parità di salario e di condizioni di lavoro, rappresenta oggi la principale risposta ai problemi dell'occupazione e della previdenza.
Essa permette di ridistribuire il lavoro e di aumentare e consolidare le entrate contributive e fiscali, rendendo disponibili le risorse necessarie a mantenere alto il livello di protezione previdenziale pubblico.
Proponiamo quindi di:
1. Rilanciare l'iniziativa generale sull'occupazione a partire dall'obiettivo della riduzione della durata della giornata e della vita lavorativa, a livello confederale e di categoria.
2. Combattere la flessibilizzazione e precarizzazione del lavoro.
È chiaro infatti come le ipotesi concordate nel recente "patto per il lavoro" sull'estensione delle forme di lavoro precario, stagionale, ed a termine, lungi dal risolvere i problemi dell'occupazione avranno effetti devastanti anche sulla tenuta del sistema previdenziale pubblico. La precarietà della prestazione, nelle forme previste (contratti a termine, lavoro interinale, lavoro stagionale) è anche precarietà salariale e quindi contributiva.
Ciò non solo crea le condizioni di una costante ed irreversibile riduzione della base contributiva e quindi delle entrate INPS, ma rende quasi impossibile, per i lavoratori precari, maturare una pensione pubblica dignitosa e adeguata (specialmente se rimane il regime contributivo).
3. Opporsi al patto per il lavoro.
Una linea di difesa dell'occupazione e del salario (anche del salario previdenziale) non può quindi prescindere da una netta critica nei confronti del "patto per il lavoro" concertato tra sindacato-confindustria-governo, del quale vanno messi in discussione sia presupposti concettuali che le determinazioni pratiche e normative.
4. Realizzare una difesa immediata.
In coerenza con ciò, vanno inoltre rivendicate soluzioni legislative che, per le forme di lavoro precario (comunque presenti), determinino una generale condizione di tutela anche previdenziale.
In particolare ciò riquarda il lavoro interinale che, per come viene prospettato, risulterà gestito e mediato da vere e proprie agenzie che potranno vincolare a sé sempre maggiori quote di forza-lavoro, condannate a non avere altra soluzione di impiego se non rendersi "disponibili" alla condizione di lavoratore precario, con scarsissimi diritti e tutele e scarsissime possibilità di organizzazione e contrattazione.
Sul piano della difesa immediata, dobbiamo rivendicare che le agenzie di lavoro interinale vengano obbligate a garantire una continuità contributiva per i loro lavoratori.
Tale contributo deve coprire i periodi di effettivo lavoro interinale e i periodi di non impiego, ponendo quest'ultima copertura a carico della fiscalità generale.
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