19 Dicembre 1999
GENOVA: Scontro sulla flessibilità nella Compagnia unica
Il paradigma della flessibilità del lavoro trova già oggi la sua massima applicazione
nel mondo portuale. Tra i terminal e le banchine europee regna la regola della chiamata,
dei picchi di lavoro, della conferma telefonica per la comandita al turno a cui il
portuale era disponibile. Deregulation, privatizzazioni e
genuflessione alle feroci modalità della concorrenza hanno infatti divaricato un sistema
che fino a vent'anni fa, per quanto in condizioni di lavoro comunque difficili, garantiva
una certa tranquillità economica al portuale.
Da una parte sono scesi i profitti ottenuti dalla movimentazione delle merci, dall'altra
diritti e salari dei lavoratori sono stati stritolati in nome dell'aggressività al
mercato (cosiddetto libero) e della (appunto) flessibilità.
Un dato: se nel 1975 la movimentazione di un container 'costava alla
merce' (ossia al committente) 600.000 lire (del tempo), oggi costa 180.000 (a Genova 120)
e al pool di portuali che lo hanno movimentato ne arriva un quinto. In questo nuovo
meccanismo sono stati coinvolti tutti i livelli del lavoro, 'camalli' in primis. Se i
grandi media parlano di record e riprese, malumore e disagio piombano sui portuali; porti
e compagnie storiche come quelli di Genova non ne restano immuni.
Anche i 'camalli' della mitica Culmv genovese, quella
"Compagnia unica lavoratori merci varie" protagonista delle lotte più dure
condotte dai portuali. Delegati e lavoratori vicini a Rifondazione, alla sinistra della
Filt-Cgil, portuali da trent'anni a
scaricare casse e giovani lavoratori alle prese con bassi salari accusano l'avvento di una
"nuova filosofia" del lavoro.
Ai vertici della Compagnia, guidata dall'altrettanto storico console
Paride Batini, si prepara il confronto direttamente sui tavoli dell'assemblea dei soci.
Per ora, la
Compagnia non interviene nel dibattito e punta "ad assicurare il miglior futuro ai
soci, al porto di Genova e alla storia della Culmv".
La rivolta all'interno della Culmv è capitanata da Bruno Rossi, tra i delegati dei
lavoratori, nel direttivo nazionale Filt-Cgil, responsabile per i trasporti di
Alternativa, e Luigi Guasco, del circolo dei portuali di Rifondazione. "In questi
mesi - affermano - in assemblea il console è 'andato sotto' due volte: sia chiaro, la
nostra non sarà una lotta sul console, ma per portare i lavoratori a riappropriarsi della
Compagnia".
"La filosofia - spiega Guasco -avviata dal cda è una vera bomba atomica basata
sulla flessibilità salariale, che porta i soci a diventare una variabile dipendente
dell'impresa. Lo spirito, più o meno, è quello per cui l'impresa ha un costo e il resto
lo divideremo". "Vogliono fissare un acconto per i lavoratori - aggiunge Rossi -
e poi dividere ciò che si salva dalla gestione: questo ribalta lo spirito Culmv, la
stessa Confindustria non arriva a tanto (poco ma pattuito). Su questo punto, stavolta,
andremo fino in fondo e schiereremo un'opposizione dura e intransigente: l'aggressività
del mercato non deve essere giocata sulla pelle dei portuali". La tesi è semplice:
"O si prende la strada delle regole e del lavoro (che è la storia della Culmv), e
quindi i lavoratori si riappropriano della Compagnia, o questa diventa qualcos'altro;
magari legittimo, ma altro". "Il salario - concludono Guasco e Rossi - non deve
essere toccato, semmai bisogna ristabilire regole, trasparenza e partecipazione politica,
culturale e professionale dei soci per ritrovare una struttura capace di rinsaldare il
valore dell'autogestione".
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