| DALLA RSU DEL POLITECNICO DI
TORINO Una lettera aperta a
Cgil-Cisl-Uil ed un documento di aprofondimento
lettera aperta ai lavoratori ed a
C.G.I.L. - C.I.S.L. - U.I.L.
Le RSU del Politecnico di Torino esprimono un giudizio fortemente negativo sulla proposta
governativa di anticipare il confronto sulle pensioni previsto per il 2001.
Esprimono la loro netta contrarieta' alle proposte (anche di ambiente sindacale) di
estensione del calcolo contributivo a tutti i lavoratori e di superamento delle pensioni
di anzianita'.
Rammentiamo che e' il governo ad essere inadempiente!
A cinque anni dalla riforma del sistema previdenziale non e' stato ancora attuato quanto
previsto dall'accordo:
- separazione fra previdenza e assistenza
- abolizione dei trattamenti privilegiati
Sono questi, insieme ad una seria lotta all'evasione contributiva, i temi che il sindacato
deve mettere all'ordine del giorno nel confronto con il governo.
Non e' possibile parlare di riforma del Welfare cominciando con un ulteriore
taglio alle pensioni!
Questa e' la strada che sta portando al progressivo smantellamento del sistema
previdenziale pubblico.
Le RSU del politecnico di Torino, infine, ritengono devastanti per il mondo del lavoro, le
proposte (anche di parte sindacale) di ulteriore flessibilizzazione e deregolamentazione
dei rapporti di lavoro.
La precarieta' in tutte le sue forme, a cominciare dai contratti a tempo determinato, e'
gia' presente massicciamente in tutto l'impiego privato e pubblico.
E' un'illusione pensare che questi strumenti creino nuova occupazione.
In realta' si tratta, nella maggior parte dei casi, di occupazione sostitutiva e non
aggiuntiva: precaria, piu' ricattabile e con meno diritti.
Le RSU del Politecnico di Torino chiedono alle Organizzazioni Sindacali, e si impegnano a
promuovere e sostenere, iniziative di lotta contro la disoccupazione, per la difesa dei
diritti ed il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutti lavoratori.
Torino, 21 settembre 1999
RSU Politecnico di Torino
Pensioni - Alcune note
La riforma del sistema previdenziale in Italia e' stata fatta (preceduta dalla mini
riforma Amato) nel 1995 col consenso delle parti sociali dal governo Dini.
In sintesi prevedeva:
-unificazione dei vari sistemi pensionistici
-innalzamento dell'anzianità contributiva e/o anagrafica per maturare il diritto
alla pensione
-passaggio dal metodo di calcolo retributivo a quello contributivo (diminuzione a parità
di contributi versati dell'ammontare della pensione) per tutti i nuovi assunti e per chi
all'1-1-95 aveva maturato meno di 18 anni di anzianità contributiva
-separazione della spesa assistenziale dalla previdenza
-passaggio dall'indennità di buona uscita al TFR per il pubblico impiego al fine di
stimolare la previdenza integrativa
Era stata presentata da governo, sindacati, partiti, stampa ecc. come la riforma che
risolveva una volta per tutte ''l'affaire''pensioni.
Così non è stato.
Il successivo governo Prodi (sempre con l'accordo dei sindacati) accelerava i tempi
dell'entrata a regime della riforma.
Il governo D'alema propone ora ulteriori modifiche (ad esempio estendendo a tutti il
calcolo retributivo).
In pratica ogni governo, appena insediato, si sente in dovere di mettere mano (tagliare)
alle pensioni.
Gli argomenti a sostegno, sempre accompagnati da ben orchestrate campagne di
stampa, sono sempre gli stessi:
-deficit dell'INPS
-rapporto occupati-pensionati
-riequilibrio della spesa sociale
-abolizione dei privilegi
-ultima trovata, l'ormai famosa «gobba» di spesa previdenziale prevista a partire dal
2005
E' NECESSARIO FARE UN PO' DI CHIAREZZA!
1 - OCCUPAZIONE
Non e' necessario essere fini economisti per notare che tutte queste argomentazioni non
tengono conto di una variabile che e' il vero nocciolo del problema: l'occupazione e cioe'
il numero di lavoratori che versano contributi. Se si da' per scontato che questa non
aumentera', se si ritengono fisiologici tassi di disoccupazione a due cifre, se non si
allarga la platea dei contribuenti, assumendo il problema occupazione come prioritario, la
questione previdenza pubblica si ripresentera' periodicamente.
2 - PREVIDENZA-ASSISTENZA
Sventolare cifre frammentarie, senza precisare quanto pagano di contributi i
lavoratori e quanto ricevono come pensione significa disinformare.
Non dire che se il bilancio dell'INPS era in difficolta' (ma già con l'ultima riforma non
lo sarebbe più) e' perché gli sono state addossate ''altre'' spese e' scorretto.
Queste altre spese si conoscono. Sul fondo delle pensioni gravano le cosiddette pensioni
minime, l'assegno a chi non ha mai versato un contributo perche' non ha mai lavorato, o
l'integrazione ai minimi per chi ha lavorato almeno 5 anni.
Gravano le pensioni di invalidita' (e conosciamo il carattere di ''assegno di povertà''
che di fatto gran parte di queste rappresentano, sostitutive dell'occupazione e
clientelarmente elargite).
Gravano le casse integrazioni che sono un servizio alle aziende in difficolta'.
Gravano i prepensionamenti che non sono scelti dal lavoratore, ma sono imposti
dall'azienda che vuole ''snellire'' l'organico.
Come se non bastasse sul bilancio INPS si scaraventano le ''casse speciali'' di Enti che
non ne facevano parte.(quando lo stato ha dismesso la gestione delle ferrovie, e Necci ha
tagliato meta' del personale, all'INPS sono state addossate pari pari le pensioni e le
prepensioni da pagare, pregresso incluso).
E' l'insieme di questa spesa impropria che fa traballare il sistema delle pensioni.
E infatti la riforma Dini doveva separare previdenza e assistenza. Ma cio' non e' stato
ancora fatto. Perche'?
E' evidente. Per poter sventolare le difficoltà dell'INPS e quindi avere il pretesto per
''tagliare tutte le pensioni''.
3 - EVASIONE CONTRIBUTIVA
Le stime dell'evasione contributiva variano da 40.000 a 50.000 miliardi all'anno. Gli
ispettori INPS sono sottorganico e il numero di aziende ''visitate'' diminuisce di anno in
anno (100.000 nel '91, 83.000 nel'94, 60000 nel '95) mentre la percentuale di imprese
irregolari sulle ispezionate e' aumentato (50% nel '91, 72% nel '95). E' in costante
aumento anche la media dell'evasione accertata (31 milioni per azienda irregolare nel '91,
60 milioni nel '95) Eliminare od almeno diminuire sostanzialmente questa evasione,
toglierebbe di mezzo il problema della ''famigerata gobba''.
4 - CATEGORIE PRIVILEGIATE
La riforma Dini prometteva finalmente regole uguali per tutti. In realta' la previdenza
resta un pozzo di ineguaglianze. Numerose sono le categorie che mantengono i loro
privilegi o hanno ottenuto deroghe alle regole generali: militari, personale di volo,
diplomatici, personale della camera e del senato, dipendenti della Banca d'Italia,
politici, magistrati, consiglieri regionali e via elencando.
Attenzione pero', il polverone che i mezzi di informazione stanno sollevando in questi
giorni, piu' che a sanare ingiustizie e' finalizzato a mettere tutti nello stesso
calderone per poi ''tagliare'' (forse) a tutti. Ma un conto e' togliere 200.000 lire a
pensioni di 5 o piu' milioni, un'altra e' togliere la stessa cifra a pensioni intorno al
milione.
5.PREVIDENZA INTEGRATIVA
Ogni qualvolta si obbietta che il passaggio al metodo contributivo comporterà un taglio
netto alla pensione (un calcolo della FIOM di Brescia stima in 111.500 lire mensili la
perdita per un dipendente con salario medio, con gli ultimi 10 anni di lavoro calcolati
col contributivo) la risposta e' sempre la stessa : ''con la pensione integrativa tale
perdita verrà recuperata''. Grazie! Ma i soldi per costruirsi la pensione integrativa da
dove si prendono? Dai lavoratori stessi, ovviamente, dai loro risparmi (tali sono infatti
le indennita' di fine rapporto). E questo e' un imbroglio meschino e subdolo.
Nessuno si sognerebbe mai di dire: ti taglio il salario, ma non preoccuparti, attingi
dalla liquidazione e avrai in tasca gli stessi soldi di prima!
In realta' alcune modifiche al TFR sarebbe opportuno farle . Nel privato gia' ora e'
possibile farsi anticipare parte della liquidazione per spese particolari: acquisto della
casa e spese mediche non coperte dal servizio sanitario nazionale.
Sarebbe utile allargare questa casistica ed estenderla a tutti i lavoratori.
IN CONCLUSIONE
E' necessario un'iniziativa sindacale che si liberi dalle false emergenze che su questa
materia vengono periodicamente sollevate, e che ponga all'ordine del giorno veri problemi
del mondo del lavoro, a cominciare dall'occupazione.
Non e' possibile ogni anno rimettere in discussione accordi sottoscritti l'anno prima.
Oltre che a venir meno al proprio ruolo, ne va del rapporto di fiducia con i propri
rappresentati.
Inoltre una pratica del genere e' controproducente anche rispetto al problema che si
dichiara di voler risolvere : la mancanza di un quadro normativo certo e stabile, infatti
spinge i lavoratori ad andare in pensione alla prima data utile possibile aggravando i
problemi che si vorrebbero risolvere.
Non dimentichiamoci inoltre che e' illusorio pensare che concedendo ogni volta ''un po'''
si salvi l'impianto complessivo. La vicenda della scala mobile dovrebbe pur insegnarci
qualcosa.
Infine una considerazione: ci sono alcuni capisaldi di civilta' a cui il sindacato deve
ancorarsi quando parla, discute e soprattutto contratta di Welfare. E questi sono
istruzione, sanita', previdenza. Istruzione obbligatoria e gratuita, servizio sanitario
nazionale, previdenza pubblica.
E' questa una sorta di base di cittadinanza, servizi uguali per tutti a cui tutti devono
contribuire proporzionalmente in base al reddito.
Questa e' la differenza fra il Welfare e le poliche che oggi van per la maggiore e cioe'
assistenza (carità) per le categorie piu' deboli (poveri) e servizi differenziati per chi
li puo' pagare e chi no.
Torino, 21 settembre 1999
RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) Politecnico di Torino
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