Contro i referendum radicali
Per una ridefinizione critica della linea
sindacale in materia di flessibilità salariali ed occupazionali
Siamo contrari ai contenuti ed agli obiettivi dell'offensiva che i
radicali hanno lanciato per l'abrogazione delle norme che ancora tutelano il salario
previdenziale e sociale, il lavoro e la prestazione.
- I referendum su "libertà lavoro e dimpresa"
chiedono di rendere liberi da ogni vincolo legislativo e da controlli contrattuali i
rapporti di lavoro con laffermazione della "libertà di licenziamento" e
con la deregolamentazione di ogni tutela sul mercato del lavoro con conseguente sviluppo
delle forme più ripugnanti di caporalato e di ricatto ai disoccupati.
- I referendum su "fisco e previdenza" chiedono di
cancellare il sistema pubblico sanitario e luniversalità della protezione sociale
in favore di un sistema privato "liberalizzato" da qualsiasi vincolo sociale.
L'iniziativa dei radicali si coniuga perfettamente alle azioni già
in corso da parte Confindustriale per l'affermazione della massima flessibilità salariale
ed occupazionale, e spinge alle massime conseguenze lazione del Governo e la
politica concertativa già in altre forme orientata alla deregolamentazione del quadro di
diritti e tutele:
- nei rinnovi contrattuali (con le deregolamentazioni realizzate in
materia di orario e di controllo della prestazione, di flessibilità e subordinazione del
salario agli interessi dell'impresa e del mercato, di divisione del mondo del lavoro nelle
diverse forme di inserimento nel mercato del lavoro)
- negli accordi interconfederali (patto di Natale, ammortizzatori
sociali)
- nello sviluppo dei patti territoriali (come il patto di Milano)
e nelle deroghe ai contratti ed alle norme
- nella recente legislazione (norme in materia di distribuzione
dell'orario e sul lavoro straordinario - sull'apprendistato e sullo sviluppo del lavoro
interinale ed a tempo determinato, flessibile e precario)
- nelle proposte e strategia Governative (per il superamento delle
pensioni di anzianità ed il sostegno allo sviluppo dei fondi privati)
L'iniziativa radicale rafforza quindi l'offensiva in corso tramite
la proposta di abrogazione di quelle norme legislative che ancora rappresentano un freno
alla definitiva affermazione del regime della "flessibilità totale" rivendicato
dall'interesse di capitale, come ad esempio "la giusta causa in caso di
licenziamento".
L'elemento aggravante è semmai il fatto che l'iniziava radicale
punta ad ottenere ed affermare il regime della "flessibilità" totale attraverso
una sconfitta del mondo del lavoro. Una sconfitta che dovrebbe, secondo il punto di vista
del liberismo piu' selvaggio, subordinare totalmente il mondo del lavoro e le sue
organizzazioni alla libertà del mercato ed all'interesse del profitto.
Non a caso Confindustria, che già ha dichiarato la fine della
stessa "concertazione" e che non nasconde il suo malumore anche verso le forme
moderate dell'attuale iniziativa sindacale, si è immediatamente accodata all'iniziativa
radicale.
Ma dobbiamo prestare massima attenzione anche ai preoccupanti
atteggiamenti presenti nella stessa maggioranza di Governo, dove si paventano oggi
soluzioni legislative che, con l'obiettivo di fermare i referendum, propongono concessioni
legislative che vanno comunque nella direzione richiesta da Bonino, Pannella e
Confindustria.
Bene fanno Cgil-Cisl-Uil a costituirsi in "Comitato per il
NO" ai referendum.
Per sostenere questa iniziativa, è però necessario che l'azione
contro i referendum radicali veda protagonisti soprattutto i luoghi di lavoro, attraverso
un capillare lavoro di controinformazione organizzato in prima persona dai delegati RSU.
Per questo, come Coordinamento nazionale RSU proponiamo e
promuoviamo la costituzione di "Comitati per il NO" in ogni luogo di lavoro ed
in tutti i territori.
L'obiettivo non è quello di sostituirsi al comitato per il NO
promosso da Cgil-Cisl-Uil (a cui aderiamo e che sosteniamo) quanto quello di coniugare
l'iniziativa contro i referendum con la ineludibile discussione sulla necessità di
rivedere la linea e la strategia sindacale.
I referenum della Bonino e l'adesione della Confindustria dimostrano
ancora di più il limite e la fine della linea concertativa e la necessità di una forte
iniziativa vertenziale in difesa del salario (retribuzione, pensione, e salario sociale) e
dell'occupazione (per l'affermazione di nuove e piu' efficaci rigidità e tutele del
lavoro e della prestazione).
E' l'intera strategia sindacale che va ripensata. Per questo, come
Coordinamento Nazionale RSU riteniamo non vada disgiunta la lotta contro i referendum
dalla lotta dentro il sindacato contro la linea concertativa che già comprende ed accetta
lo sviluppo della flessibilità salariale ed occupazionale come obiettivo della stessa
azione sindacale.
Per noi, la lotta contro i referendum è anche lotta contro
l'attacco alle pensioni, contro i tagli al salario sociale, contro l'attacco alla
struttura contrattuale, contro le disponibilità in materia di sviluppo delle
flessibilità salariali ed occupazionali.
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Entro i prossimi 10 giorni verrà convocata una riunione nazionale
del Coordinamento delle RSU per definire sia il merito che le proposte organizzative
contro l'iniziativa referendaria. |