Si è tenuta venerdì 12 febbraio a Bologna
l'assemblea del Coordinamento Nazionale delle RSU
Hanno partecipato 200 delegati e delegate RSU
dalla Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Puglia.
SINTESI DELLA DISCUSSIONE
E DELLE PROPOSTE USCITE DALL'ASSEMBLEA
Numerosi gli interventi tanto che, dovendo concludere entro le 14,30 per permettere ai delegati delle regioni più lontane la possibilità del rientro si è dovuto concludere l'assemblea con ancora 18 iscritti a cui purtroppo non si è potuto dare la parola.
Tutti gli interventi hanno riconfermato e sostenuto il giudizio negativo sui contenuti e sugli obiettivi del "Patto sociale" firmato il 22 dicembre scorso. Un'accordo che dà 15.500 miliardi di sgravi alle imprese, definisce nuovi vincoli alla contrattazione, impegna ad aumentare la flessibilità della prestazione e dell'occupazione dimenticando la riduzione dell'orario, lascia la soluzione del problema occupazione alle decisioni di investimento delle imprese.
Si sostanzia così, come già avvenuto con l'accordo concertativo del 23 luglio 1993, la "subordinazione" dell'azione sindacale ai vincoli del mercato, della flessibilità e della produttività.
Un patto neocorporativo
Tutti gli interventi hanno sottolineato del nuovo "Patto sociale" sopratutto la deriva antidemocratica e neocorporativa che nasce dall'aver istituzionalizzato (decretato) ed esteso il modello concertativo.
Un modello che si fonda sulla centralizzazione delle decisioni e che per funzionare impone la subordinazione di tutti i soggetti ed i comportamenti sociali ai principi ed agli obiettivi del "Patto", e l'attacco all'esercizio del dissenso ed alla stessa autonomia delle RSU.
Il nuovo "Patto Sociale" non è quindi solo un "brutto accordo" ma anche e soprattutto una pericolosa compromissione, un pesante attacco al modello sindacale confederale e rivendicativo, alla sua autonomia ed alla sua capacità di essere rappresentativo degli effettivi interessi e bisogni della classe lavoratrice.
All'assemblea è stato distribuito il N° 5 del bollettino (Tool Box) del Coordinamento RSU. Numero monografico sul Patto sociale che analizza e spiega più dettagliatamente sia i contenuti economici del patto che i suoi contenuti politici. Chi volesse averne copia può richiederla scrivendo ad alma@pmp.it
Nel contestare i contenuti economici ed i contenuti politici del "Patto" i delegati del Coordinamento RSU ribadiscono la necessità di una forte ripresa dell'iniziativa per liberare la lotta sindacale dai vincoli della concertazione e dalla subordinazione al punto di vista del mercato e del profitto.
Senza mettere in discussione questa subordinazione l'azione sindacale sarà incapace di affrontare i temi cruciali dello scontro dei prossimi mesi sui contratti nazionali di lavoro, sulla flessibilità, sull'attacco allo Statuto dei lavoratori, allo stato sociale ed alle pensioni.
Fare questo vuol dire agire conseguentemente per difendere, anche dentro il sindacato, il ruolo e l'autonomia delle RSU, affermando il loro protagonismo ed il loro carattere fondativo di un modello sindacale confederale e democratico che fonda la propria azione sul consenso dei lavoratori, e sulla capacità di rappresentarne gli interessi ed i bisogni.
Siamo quindi impegnati per impedire che la legge sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale oggi in discussione in Parlamento venga compromessa da emendamenti, sollecitati da Confindustria, con l'assenso del Governo, e con il silenzio dei sindacati, che riducano l'autonomia rivendicativa delle RSU.
La sessione di primavera sulla flessibilità
Il "Patto Sociale" prevede a primavera una sessione del tavolo concertativo sui temi della flessibilità e degli ammortizzatori sociali.
Le recenti dichiarazioni di D'Alema e del Ministro Bassolino hanno reso evidente a tutti quali sono gli obiettivi veri della sessione di primavera del tavolo concertativo.
Si vuole sostenere ulteriormente l'interesse di impresa rendendo esigibile una maggiore subordinazione dell'occupazione e della prestazione, ma l'obiettivo della massima flessibilità del lavoro, già abbondantemente affermatosi in questi anni, trova tutt'ora un'ostacolo nello statuto dei lavoratori.
Come delegate e delegati eletti nelle RSU vogliamo sottolineare la gravità dell'azione di un Governo che si fa portatore in prima persona dell'obiettivo Confindustriale di superare la Legge 300 accettando l'erroneo presupposto che lo sviluppo dell'occupazione sia impedito dall'esistenza di diritti e tutele civili minimali, come la "giusta causa".
La risposta sindacale a questo ennesimo attacco è purtroppo insufficiente.
Alle dichiarazioni "verbali" di stupore ed indignazione non seguono azioni concrete e proposte alternative sui temi del lavoro.
Il sindacato, costretto nei vincoli di un "patto sociale" di cui condivide i principi e gli obiettivi, reduce da una stagione contrattuale che proprio sulle flessibilità ha già subito ulteriori e pesanti cedimenti, risulta incapace di contrapporre al prossimo e prevedibile attacco una risposta efficace ed adeguata.
Ma non è più tempo per concedere ulteriori flessibilità. La precarietà dell'occupazione, la mobilità e la flessibilità della prestazione sono già ampiamente presenti nei luoghi di lavoro e stanno producendo devastanti effetti sulla sicurezza stessa del lavoro e sull'occupazione.
Sono sempre più evidenti le difficoltà di controllo sugli orari di fatto, sulle modificazioni all'organizzazione del lavoro e della produzione.
E' sempre più evidente la marginalizzazione del sindacato prodotta dall'impossibilità di svolgere un minimo di controllo e contrattazione in una situazione sempre più priva di regole e fondata sulla sempre maggiore libertà di azione ed esigibilità dell'impresa.
E' evidente come la precarietà e la perdita di controllo sulla prestazione e sulle condizioni di lavoro porta ad una ulteriore e pericolosa caduta della stessa democrazia nei luoghi di lavoro.
La contro-sessione di primavera - ripartire dagli interessi dei lavoratori
La necessità di dare risposte sindacali concrete alla frantumazione ed al bisogno di regole e tutele sul lavoro impone un radicale cambiamento di linea sui temi della prestazione, dell'occupazione e dell'orario di lavoro. Non si tratta solo di rispondere ai prevedibili e scontati attacchi di Confindustria.
Nostro obiettivo è contrapporre alla piattaforma dei padroni sul lavoro una nostra piattaforma che metta l'occupazione e non la flessibilità al centro del confronto.
Elementi centrali di questa nostra piattaforma sono la riduzione dell'orario di lavoro ed il ripristino di regole e tutele in materia di prestazione.
La riduzione dell'orario di lavoro: La legge sulle 35 è per noi un atto dovuto per gli impegni presi dal precedente Governo Prodi, e deve essere l'obiettivo principale attorno cui organizzare la nostra proposta sul lavoro e sull'occupazione.
Siamo coscienti che non basta una legge e che ci vuole anche una efficacia contrattuale e rivendicativa capace di incidere sui temi del controllo degli orari e dell’organizzazione del lavoro.
Ma dobbiamo evitare una brutta legge che, sulla base dell’avviso comune firmato da sindacato e Confindustria, nasconda dietro una finta riduzione degli orari maggiori concessioni alla flessibilità.
Da quando abbiamo lanciato la raccolta di firme sull’appello alle forze sociali e politiche per sostenere e migliorare del DDL sulle 35 ore, il nostro intervento è stato per rivendicare una "buona legge" sulla riduzione dell’orario.
Riconfermiamo qui i nostri obiettivi:
la legge deve essere chiara ed esigibile e finalizzata allo sviluppo della contrattazione; deve prevedere la riduzione dell’orario legale, per tutte le tipologie di impresa ed a parità di salario; deve favorire l’abbattimento del lavoro straordinario e definire (in coerenza dell’articolo 36 della Costituzione) l’orario massimo giornaliero e settimanale; deve prevedere risorse e meccanismi certi e verificabili di incentivazione e disincentivazione.
Diritti e tutele della prestazione - mercato del lavoro: In questi anni abbiamo subito una pesante deregolamentazione in materia di diritti e tutele della prestazione lavorativa. Persino i bisogni fisiologici sono condizionati dalla nuova organizzazione del lavoro.
I luoghi di lavoro sono sempre più terra di nessuno, senza regole e diritti. Assistiamo ad un uso improprio delle Cooperative, dei contratti atipici ed in affitto.
Aumenta sempre più il divario tra lavoro a tempo indeterminato e lavoro a tempo determinato. I contratti formazione non formano nulla ed il nuovo apprendistato è ridotto a manod’opera sfruttata e sottopagata.
Come RSU non siamo più in gradi di contrastare l’azione padronale. Mancano agganci legislativi e contrattuali perché le contraddittorie politiche sindacali di questi anni, non sorrette da alcun progetto alternativo hanno subito l’offensiva del liberismo concedendo spazi contrattuali sempre maggiori all’iniziativa padronale e subendo deregolamentazioni pesanti (legge Treu) che hanno reso esigibile il diritto di impresa a subordinare la prestazione e l’occupazione alle sue necessità immediate.
Indichiamo l’esigenza di riconquistare spazi e strumenti contrattuali e legislativi di controllo della prestazione e delle condizioni in cui questa viene effettuata.
La nostra iniziativa per la contro-sessione di primavera.
Come delegate e delegati del coordinamento nazionale delle RSU chiediamo sin da ora al sindacato l’avvio di una discussione democratica nei luoghi di lavoro per definire una piattaforma sindacale da contrapporre a quella dei padroni. Non potremmo più accettare di subire una trattativa avviata senza obiettivi, senza una piattaforma discussa, costruita e condivisa dai lavoratori.
L’assemblea nazionale del Coordinamento RSU del 12 febbraio a Bologna ha deciso di convocare al più presto una iniziativa nazionale, per preparare una proposta rivendicativa sui temi dell’occupazione e della flessibilità.
L'obiettivo è anche quello di unire e coordinare il lavoro delle delegate e dei delegati RSU alle esperienze locali e nazionali di quanti, associazioni, movimenti e collettivi già intervengono ed agiscono sui problemi della precarietà, una iniziativa per rimettere al centro la necessità di una forte e generale battaglia per la riduzione dell’orario di lavoro e per unificare questa battaglia agli obiettivi di controllo e riduzione della flessibilità e precarietà del lavoro.
La battaglia per la riduzione dell'orario, per la difesa dello statuto dei lavoratori e per la conquista di maggiori tutele e diritti, di un quadro di regole certe ed esigibili a tutela dell'occupazione, del lavoro e delle sue condizioni è infatti una battaglia che richiede una forte unità tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato.
L'assemblea da quindi mandato alla prossima riunione del Coordinamento Nazionale di definire modi e tempi di questo lavoro che dovrà articolarsi in modo da coinvolgere tutti i soggetti interessati e già impegnati su questo fronte a partire da una iniziativa interregionale da convocare a Napoli (per il Sud) e una nel Veneto (per il Nord).
I rinnovi Contrattuali
Ma lo scontro sulla flessibilità e sulla riduzione dei diritti , che sarà al centro (come già deciso nel "Patto") della prossima sessione di primavera del tavolo concertativo è già aperto in questi rinnovi contrattuali, a partire da quello dei Metalmeccanici.
Siamo purtroppo di fronte a piattaforme deboli, pericolosamente esposte agli attacchi di Confindustria, ma dobbiamo assolutamente lavorare per evitare che i risultati di questa stagione contrattuale siano ancora più negativi.
Se Federmeccanica sfonderà sui temi dell'orario annuo e della maggiore flessibilità saremo ancora più deboli nel contrapporre a primavera un nostro progetto a quello dei padroni.
Abbiamo, assieme ad altri, sostenuto il NO sulla piattaforma contrattuale del rinnovo Metalmeccanico ed abbiamo denunciato la debolezza di una proposta sindacale che non ha compreso la portata dello scontro che si stava preannunciando, ma oggi dobbiamo valutare seriamente il pericolo di un'accordo che disarmi ancor di più la possibilità di contrattazione e di controllo delle condizioni di lavoro.
Sosterremo quindi la lotta per il CCNL per battere l'arroganza e gli obiettivi di Confindustria ma non cesseremo di denunciare la debolezza della linea sindacale. Una linea sindacale che contestiamo e che vogliamo cambiare.
Ma intendiamo sostenere questa lotta contrattuale anche per anticipare e rendere chiari ed evidenti quali sono i punti fermi e le necessità rivendicative per tutto il sindacato, e non solo per una categoria, da predisporre per il prossimo scontro di primavera sulle flessibilità.
Questa stagione contrattuale deve essere quindi l'occasione per mettere in discussione i vincoli ed i condizionamenti a cui è oggi subordinata l'azione sindacale in questo modello concertativo.
Solo con la messa in discussione di questi vincoli imposti dall'accordo del 23 luglio e rafforzati dal "patto sociale" del dicembre 1998 sarà possibile difendere il contratto nazionale e impedire ulteriori deregolamentazioni in materia di prestazione ed occupazione.
Il prossimo e prevedibile attacco alle pensioni
Ci aspettiamo, in occasione della prossima finanziaria un nuovo attacco alla previdenza pubblica, non solo perchè oggi siamo di fronte ad una rinnovata campagna di stampa contro le pensioni ma anche perchè, come abbiamo detto fin dalla contro-riforma Dini l'abolizione delle pensioni di anzianità e la riduzione dei rendimenti pensionistici sono nell'agenda di forti interessi di capitale e finanziari.
Lo dimostra il fatto che gli stessi che ancora oggi declamano la crisi del sistema pensionistico pubblico sono gli stessi che non realizzano quelle azioni che dovrebbero sostenerlo, come l'effettiva separazione tra assistenza e previdenza, l'aumento degli ispettori INPS, una seria lotta contro l'evasione previdenziale.
Lo dimostra il fatto che le politiche economiche del Governo continuano ad essere orientate allo sviluppo di un sistema di sostegno all'impresa fatto di massicci sgravi contributivi oltre che fiscali. Lo dimostra il fatto che non viene messa mano al risanamento dei fondi in rosso che continuano ad essere sostenuti e finanziati con le entrate del fondo pensioni dei lavoratori dipendenti.
Già da ora, come delegate e delegati RSU, diciamo NO ad un eventuale nuovo intervento sulle pensioni.
In conclusione, l'assemblea Nazionale del Coordinamento delle delegate e dei delegati RSU ha deciso la
convocazione del coordinamento nazionale
per il giorno lunedì 1°Marzo prossimo
alle ore 9,30 presso la camera del lavoro di Bologna - Via Marconi 67
con l'obiettivo di definire i tempi e l'organizzazione delle prossime iniziative.
Propone che da subito, in tutte le regioni siano organizzate riunioni di delegati e delegate RSU per socializzare quanto è stato discusso e proposto in questa assemblea.