PATTO SOCIALE

Sintesi commentata a cura del Coordinamento nazionale delle Rsu


Sintesi

  1. premessa

La premessa al "Patto per il lavoro" parte dalla valutazione positiva dei risultati di due famosi accordi:

  • l’accordo del 23 luglio 93 sulla politica dei redditi
  • l’accordo per il lavoro del 96 sancito dalla legge Treu.

Commenti

  

L'accordo del 23 luglio 93 ha eliminato la scala mobile ed ha affermato un sistema contrattuale, subordinato ai vincoli dell'inflazione programmata, con un conseguente contenimento delle dinamiche contrattuali e l'affermazione di nuove forme di erogazione salariale dipendente dagli obiettivi di redditività e produttività dell'impresa.

L’accordo per il lavoro (legge Treu) ha introdotto la settimana lavorativa a 40 ore (per altro compromessa dall'ultima legge sugli straordinari) e ha aumentato pesantemente la flessibilità (lavoro interinale, lavoro a termine e precario ecc.).

Il modello concertativo è celebrato e rilanciato come strumento della modernizzazione che, imposta dalla "globalizzazione dei mercati" e dal processo di unificazione Europea, dovrebbe produrre più sviluppo e occupazione.

I risultati positivi di tale modello sono il frutto dell'iniziativa imprenditoriale che ha potuto liberarsi, grazie ai due accordi citati, da rigidità salariali, occupazionali ed amministrative, permettendo lo sviluppo delle flessibilità richieste dalle trasformazioni del mercato.

Il "Patto", ripartendo dai risultati fino ad ora ottenuti, perfeziona il modello concertativo mettendo al centro i seguenti obiettivi:

 

 

 

 

 

 

 

A)

Il contenimento ed il controllo della politica salariale, in modo che questa sia sempre più compatibile e coerente alla necessità di rendere disponibili maggiori risorse a sostegno degli investimenti e dell'occupazione.

In realtà, la concertazione ha rappresentato in questi anni lo strumento per ridurre le retribuzioni e destrutturare le forme salariali e le normative di tutela della prestazione e dell'occupazione. Ciò è avvenuto con la modificazione delle leggi e con lo svuotamento del Contratto Nazionale di Lavoro. La "modernizzazione", propugnata dal "Patto", non è altro che la continuazione di quest'opera di smantellamento per ridurre i salari e per l'affermazione di forme nuove di subordinazione della forza lavoro (flessibilità salariale ed occupazionale) alle necessità del mercato e dei profitti.

Il contenimento salariale e il trasferimento di risorse alle imprese hanno solo aumentato i profitti.

Secondo il rapporto annuale di Mediobanca per il 1998, le attività finanziarie hanno aumentato gli utili di oltre 4.000 miliardi, i primi 27 gruppi industriali hanno realizzato 12.000 miliardi di utili e le grandi imprese hanno incrementato i profitti del 60%. E questo grazie a:

  1. la maggiore flessibilità della prestazione e dell'occupazione e la conseguente maggior produttività del lavoro, che hanno permesso di aumentare prodotti e servizi con minor personale
  2. la riduzione dei costi salariali e sociali del lavoro
  3. la riduzione delle imposte realizzata tramite l'IRAP
  4. l'eliminazione dei contributi sanitari
  5. gli interventi legislativi che, secondo l'ISTAT, hanno ridotto il costo del lavoro di 2 punti.

Il bilancio reale della concertazione dal 93 ad oggi è il seguente:

  1. le retribuzioni contrattuali sono diminuite del 2,8%
  2. il reddito da lavoro dipendente ha perso il 5,5% del PIL
  3. il tasso di disoccupazione è aumentato del 2,1%
  4. la produttività è aumentata dell'8,4%

I firmatari del "Patto" sono comunque costretti ad ammettere che, proprio sul versante dell'occupazione, gli accordi concertativi non hanno funzionato.

Naturalmente, per risolvere questa lacuna, il "Patto" ripropone un ulteriore contenimento salariale e la destinazione di nuove e più massicce risorse a sostegno dell'impresa e dei suoi investimenti (è solo il caso di osservare che gli investimenti attuali sono, nella maggior parte, sostitutivi o miranti ad aumentare la competitività e la produttività, cosa questa che semmai riduce l'occupazione).

In sostanza, il "Patto", teorizzando che:

  • i livelli di occupazione sono subordinati e conseguenti solo ed esclusivamente alle azioni di valorizzazione del Capitale;
  • i livelli di occupazione debbono essere contrapposti al salario, così che i posti di lavoro possono aumentare solo attraverso una riduzione significativa del monte salari;
  • ogni rivendicazione sul salario sociale di classe, per la difesa integrata dell’occupazione e della retribuzione, è inutile e dannosa,

rende inconsistenti i continui richiami al problema occupazionale e svela il suo unico obiettivo reale: il sostegno al profitto.

B)

L'introduzione di regole certe ed esigibili, per consolidare il modello concertativo e per estenderlo anche a livello regionale e locale, con l'obiettivo di vincolare le parti sociali al rispetto degli obiettivi macro economici del "Patto" garantendo e verificando la coerenza dei loro comportamenti rivendicativi e contrattuali.

 

L’introduzione di regole certe ed esigibili (i cui fondamenti sono esposti nel secondo capitolo del "Patto", riguardante il metodo della concertazione) intende:

  • dare valore generale ed istituzionale al metodo concertativo,
  • legare, in tal modo, le associazioni di interesse degli industriali, dei commercianti, dei lavoratori, ecc. al conseguimento di interessi superiori comuni, condivisi e consacrati dal Governo nazionale e locale
  • dare a tali associazioni un assetto istituzionale neocorporativo

L’integrazione nel "Patto" dei rapporti tra gli interessi sociali a tutti i livelli (nazionale, regionale, comunale) e la subordinazione di ogni particolarità operativa politica e sociale agli impegni concertativi definiti centralmente, influiranno sull'autonomia delle forze politiche e sociali e su quella dei livelli istituzionali.

Nell’immediato è già attaccata l'autonomia delle RSU. Il Governo, infatti, si è impegnato a presentare un emendamento al DDL sulla democrazia sindacale e sulla rappresentanza che, alla contrattazione gestita dalle Rsu, impone contenuti coerenti con gli accordi neocorporativi nazionali.

Il "Patto", prevedendo di allineare i suoi obiettivi agli standard economici Europei, impegna ripetutamente tutti i soggetti della concertazione a tenere comportamenti coerenti con le decisioni che saranno assunte a livello Europeo.

Le sessioni nazionali del tavolo concertativo sulla politica dei redditi andranno svolte in tempi coerenti con i processi decisionali dell'Unione Monetaria Europea.

Conseguentemente gli obiettivi di inflazione programmata, con le relative determinazioni salariali dei contratti nazionali, dovranno riferirsi ai livelli medi dei paesi dell’Euro.

Il "Patto Sociale" stabilisce future riduzioni, del livello di incremento salariale, sotto il limite dell'inflazione programmata (quel limite che l’accordo del 23 luglio usava per regolare la contrattazione nazionale e che ha già comportato e comporterebbe tuttora una riduzione dei salari).

Il "Patto" prescrive, infatti, che il Governo e i soggetti della concertazione neocorporativa concordino l'inflazione programmata e l’incremento salariale nelle quantità necessarie a contenere l’inflazione reale entro lo standard di mantenimento dell’Euro.

Questo "euro-salario", introdotto con il plauso di Cgil-Cisl-Uil, rafforzerà il capitale nazionale nella guerra europea dei ribassi salariali prodotta necessariamente dalla moneta unica e dalla relativa fine della competizione sui tassi di cambio.

Così, con la scusa che l'inflazione europea è più bassa dell’inflazione Italiana, tutti i soggetti della concertazione neocorporativa (organizzazioni sindacali comprese), usando l’europeismo contro le imprese europee concorrenti, sosterranno la necessità di contenere ulteriormente le retribuzioni italiane, producendo:

  • a favore delle imprese nazionali, un dumping salariale sostitutivo della politica di svalutazione competitiva, ormai impossibile;
  • contro la classe lavoratrice, una perdita aggiuntiva di salario reale.

D’altra parte il "Patto Sociale" consegna subito alle associazioni padronali un’argomentazione di principio, da utilizzare contro le richieste salariali, già insufficienti (essendo basate sui vincoli del 23 luglio), presentate dai sindacati di categoria nei rinnovi contrattuali correnti.

Il confronto tra le richieste salariali dei metalmeccanici tedeschi (+6,5%) e quelle di FIM-FIOM-UILM forniscono una prova lampante delle argomentazioni esposte.

2- il metodo della concertazione

struttura del patto Sociale

La struttura del "Patto Sociale" basata su rapporti, regole e livelli operativi, dovrà gestire le politiche economiche e sociali, con una deroga riguardante gli assetti contrattuali.

  1. rapporti operativi

Il patto sociale istituisce i seguenti rapporti operativi.

intese preventive (su materie di politica sociale, con impegno di spesa per lo Stato).

rapporti bilaterali (tra imprese, dipendenti e rispettive organizzazioni, senza impegno di spesa per lo Stato).

 

 

 

  1. regole operative
  2. I rapporti operativi si svolgono con le seguenti regole.

     

    Confronto preventivo (Il Governo avvia un confronto preventivo tra e con le parti sociali, stabilendo i termini procedurali entro i quali sono possibili proposte correttive.)

     

     

     

    accordo bilaterale (Le parti sociali possono disciplinare, interamente o parzialmente, i contenuti del confronto, attraverso intese bilaterali, chiedendo poi al Governo di fissare tempi ragionevoli per concludere specifici accordi.)

     

    patto trilaterale (Gli accordi bilaterali, coerenti con gli orientamenti espressi precedentemente dal Governo, diventano trilaterali. In questo caso il Governo si impegna a sostenerli in parlamento.)

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  3. livelli operativi

Rapporti e regole operative si attuano a due livelli.

 livello centrale (Il livello centrale, fondamentale snodo operativo che lega il "Patto" alla Legge Finanziaria, è costituito dalle due sessioni nazionali di svolgimento e verifica della concertazione e da sessioni regolamentari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

La Sessione di primavera prevede di:

  • definire l’intesa preventiva sul Documento di Programmazione Economica e Finanziaria e sul Piano Nazionale d’Azione per l’Occupazione, da presentare all’Unione Europea. In quest’ambito è effettuata la trasposizione, in sede nazionale, delle direttive comunitarie di rilevante interesse per le parti sociali
  • verificare competitività, investimenti, occupazione, salario.

 

 

 

La Sessione di settembre prevede di verificare:

  • le misure attuative degli accordi di primavera;
  • la loro trasposizione nella legge Finanziaria.

 

Le Sessioni regolamentari prevedono che le parti possano concertare le politiche settoriali, specialmente nel campo dei servizi di pubblica utilità, attivando particolari sedi di confronto e regolamentazione in caso di conflittualità elevata).

  

 

 

 

Nella struttura del "Patto Sociale"

I rapporti operativi delineano due ambiti e due tipi di concertazione.

  • la concertazione che, nell’ambito di iniziative Parlamentari o Governative (PNAO europeo, DPEF e Legge Finanziaria) su materie che coinvolgano le parti firmatarie del "Patto" e comportino un impegno di spesa dello Stato, è svolta mediante intese preventive.
  • la concertazione che, nell’ambito di iniziative delle parti sociali (Confindustria e Sindacati) su materie che non comportano Spesa Pubblica quali il rapporto di lavoro e le relative norme e leggi di competenza governativa, è svolta mediante RAPPORTI BILATERALI.

 

Nella struttura del "Patto Sociale"

LE REGOLE OPERATIVE, che normano tali rapporti, sviluppano tre momenti concertativi.

 

  • IL CONFRONTO PREVENTIVO. Qui il Governo, definiti i termini procedurali, si impegna a consultare le parti sociali per ricercare intese che sostengano gli obiettivi del "Patto". Così l'autonomia rivendicativa del sindacato sarà fortemente limitata, dato che gli obiettivi che il sindacato proporrà dovranno risultare compatibili con i vincoli assunti nel "Patto" stesso. Contemporaneamente aumenta la centralizzazione, i lavoratori sono sostanzialmente esclusi dall’elaborazione delle proposte e degli obiettivi, scompare la consultazione sulla piattaforma rivendicativa e si riducono gli spazi di democrazia.
  • L’ACCORDO BILATERALE. Qui il confronto preventivo può produrre intese tra padroni e sindacati, da trasmettere successivamente al Governo per la loro formalizzazione. In questo modo i lavoratori non potranno più esercitare alcun controllo e verifica delle trattative e gli spazi di democrazia risulteranno ulteriormente ridotti.

 

 

  • IL PATTO TRILATERALE. Qui il contenuto di ogni accordo bilaterale, una volta omologato dal Governo, è istituzionalizzato nella forma trilaterale del patto: diventa cioè un "atto neocorporativo" da sostenere in Parlamento. Dato che l’omologazione governativa esercita tutto il potere di valutazione, il giudizio dei lavoratori non avrà più alcun valore. Scomparirà la consultazione di approvazione e la democrazia nel sindacato subirà un colpo mortale.

Le regole operative del "Patto Sociale" derivano dalle pratiche neocorporative utilizzate contro la riduzione d’orario e la legge per le 35 ore.

Nel 97-98, i firmatari dell'accordo del 23 luglio hanno temuto che la riduzione dell’orario di lavoro potesse essere rilanciata attraverso la legge delle 35 ore che hanno decisero di ostacolare. Per prima cosa, il Governo ha chiesto alle parti sociali un CONFRONTO PREVENTIVO sull’adeguamento alle norme europee riguardanti l’orario di lavoro. Confindustria e Sindacato hanno risposto con un ACCORDO BILATERALE sulla "avviso comune" in materia di orario e contro la possibilità di legiferare sulle 35 ore.

La "avviso comune" è diventata un PATTO TRILATERALE attraverso i seguenti "atti neocorporativi":

  • una legge capestro sul lavoro straordinario che ha, di fatto, svuotato la legge per le 35 ore ed ha compromesso la stessa legge Treu sulle 40 ore, aprendo la strada alla richiesta padronale di maggiore flessibilità e riducendo le possibilità di controllo sull'orario di fatto (obiettivo tanto sbandierato dal sindacato in occasione degli ultimi rinnovi contrattuali e contrapposto alla riduzione d'orario).
  • un impegno delle parti sociali a rivedere nei prossimi mesi gli strumenti di intervento e gestione delle eccedenze occupazionali dovute a ristrutturazioni aziendali (ammortizzatori sociali) e l'impegno a definire una nuova normativa generale in materia di flessibilità.

In questa vicenda, dopo una prima fase confusa e contraddittoria, l’iniziativa concertativa si è meglio precisata, fino a definirsi compiutamente nel "Patto Sociale" e ora possiamo affermare che CGIL-CISL-UIL:

  • discutendo e stipulando un accordo con Confindustria sulla "avviso comune contro la riduzione d’orario"
  • concordando con il Governo le applicazioni e gli sviluppi relativi
  • realizzando tutta l’operazione senza la consultazione di proposta e di approvazione e senza neanche illustrarne i contenuti ai lavoratori,

hanno operato in perfetto stile neocorporativo.

 

 

 

Nella struttura del "Patto Sociale" i livelli OPERATIVI sono i due cardini istituzionali che attuano i rapporti e le regole concertative per mediare o reprimere il conflitto di classe

  • IL LIVELLO CENTRALE. Qui la principale struttura istituzionale del liberismo economico e cioè legislazione del bilancio dello Stato (legge Finanziaria), assume la concertazione come prassi operativa.

la legislazione del bilancio dello stato

Fino al 1978 la legislazione del bilancio dello Stato applicava il principio della democrazia sociale contenuto nella Costituzione "nata dalla resistenza". Le leggi 468 del 1978 (istituzione della legge Finanziaria) e 362 del 1988 (aggiornamento della legge Finanziaria) hanno derogato tale principio e hanno applicato alla spesa pubblica i criteri di economicità Finanziaria, utilizzati da Reagan per cambiare la struttura del bilancio federale americano.

In questo quadro normativo, la democrazia borghese non ha più il potere di imporre limiti sociali al profitto e alla rendita, tutta l’attività economico-politica parlamentare e istituzionale è assorbita dalle decisioni di politica di bilancio e queste ultime devono soddisfare le necessita dei mercati, specialmente quando si tratta di ridurre la spesa sociale.

La legislazione del bilancio pubblico si articola attraverso:

A . LA DEFINIZIONE DI DUE FASI PREPARATORIE.

Quella di primavera con la presentazione dei seguenti documenti:

    • DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICA E FINANZIARIA (ENTRO IL 15 MAGGIO)
    • BILANCIO PLURIENNALE E ANNUALE A LEGISLAZIONE VIGENTE (ENTRO IL 31 LUGLIO)

Quella di settembre con la presentazione dei seguenti documenti:

    • BILANCIO PLURIENNALE PROGRAMMATICO (ENTRO IL 3O SETTEMBRE)
    • DISPOSIZIONI PER LA FORMAZIONE DEL BILANCIO ANNUALE E PLURIENNALE DELLO STATO comunemente chiamate LEGGE FINANZIARIA (ENTRO IL 3O SETTEMBRE)
    • MISURE DI RAZIONALIZZAZIONE DELLA FINANZA PUBBLICA comunemente chiamate COLLEGATO ALLA LEGGE FINANZIARIA o LEGGI DI ACCOMPAGNAMENTO (ENTRO IL 3O SETTEMBRE)

B . L’APPROVAZIONE DELLE DISPOSIZIONI PER LA FORMAZIONE DEL BILANCIO ENTRO IL 31 DICEMBRE.

Le fasi che definiscono la legislazione del bilancio dello Stato (legge Finanziaria) diventano le sessioni nazionali di svolgimento e verifica della concertazione.

 

La Sessione di primavera, da un lato fa assumere al sindacato gli indirizzi di spesa pubblica, che "il mercato" (leggi il capitale monopolistico Eurotedesco) ha richiesto e ha fatto esporre dall‘UE nelle Direttive Comunitarie e dal Governo nel DPEF e nel PNAO, dall’altro ne controlla lo stato di attuazione.

 

 

 

 

 

 

La SESSIONE DI SETTEMBRE fa ratificare al sindacato le misure attuative del DPEF, così come sono state attualizzate dal Governo nelle Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Stato e nelle Misure di razionalizzazione della Finanza Pubblica (ossia nella Legge Finanziaria e nelle Leggi di Accompagnamento), secondo gli indirizzi espressi da "il mercato".

 

Le SESSIONI REGOLAMENTARI intendono completare la prassi istituzionale neocorporativa attraverso il coinvolgimento del sindacato nelle decisioni Governative d’indirizzo settoriale e in quelle di mediazione e di repressione della conflittualità, con particolare riguardo ai servizi pubblici.

livello decentrato e locale (il "Patto Sociale" è attuato localmente nelle Regioni, Provincie e Comuni attraverso la concertazione territoriale su mercato del lavoro, politiche di sostegno all'impresa, politiche sociali, del territorio e dell'ambiente. Il Governo si impegna a sottoscrivere con le rappresentanze di Regioni, Provincie e Comuni un protocollo che definisca le forme ed i modi della partecipazione locale alla concertazione nazionale nonché le materie di concertazione territoriale. )

Di seguito presentiamo un estratto essenziale del protocollo citato, firmato il 22-12-98 da Presidente del Consiglio e Ministro del Lavoro e dai presidenti della Conferenza delle Regioni, dell’Unione della Provincie Italiane e dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani

protocollo

sulla partecipazione delle regioni,

delle provincie e dei comuni all’attuazione del

patto sociale per lo sviluppo e L’OCCUPAZIONE

1. […]

2. … le Regioni, le Provincie, i Comuni italiani intendono costruire … la propria partecipazione all’attuazione e allo sviluppo del Patto Sociale …

3. Il Governo … s’impegna ad estendere a Regioni, Provincie e Comuni … i meccanismi di verifica previsti dal Patto Sociale in relazione alla presentazione del Documento di Programmazione Economico-Finanziaria …, alla presentazione all’Unione Europea del "Piano d’Azione per l’Occupazione" ed alla predisposizione della manovra di finanza pubblica collegata con la legge Finanziaria.

4. […]

5. Regioni, Provincie e Comuni assumono la concertazione territoriale con le parti sociali come metodologia capace di rendere sinergiche le azioni dei diversi soggetti sociali e di saldarla … con … gli obiettivi del "Patto Sociale".

6. Regioni, Provincie e Comuni s’impegnano perciò ad attivare … rapporti organici con le parti sociali dei rispettivi territori e … specifiche sedi di concertazione sui più rilevanti aspetti delle politiche regionali e locali … dello sviluppo e dell’occupazione.

7. le Regioni, le Provincie e i Comuni s’impegnano ad individuare … gli opportuni momenti di verifica degli obiettivi programmati.

  • IL LIVELLO DECENTRATO E LOCALE. Qui Il "Patto" prevede di costruire una vera e propria rete nazionale neocorporativa usata dai governi locali e dalle corrispondenti parti sociali per sviluppare un sistema di concertazione territoriale coerente con le linee e i programmi definiti a livello nazionale. La necessità d’affermazione dei tavoli concertativi locali produrrà confronti e accordi territoriali sul mercato del lavoro, sul sostegno alle iniziative imprenditoriali, sulla formazione, sui vari aspetti del salario sociale, sul controllo della contrattazione ecc., frammentando la contrattazione, le normative e i contenuti delle diverse parti del salario sociale di classe.

Tutto questo fornirà una base oggettiva per:

  • eliminare il contratto nazionale di categoria e per svuotare la contrattazione articolata
  • formalizzare strutture di "sussidiarietà" in modo da sostituire salario indiretto (spesa sociale) erogato localmente
  • controllare o reprimere le situazioni che entrano in contraddizione o in conflitto con gli obiettivi della concertazione
  • condizionare anche l'azione delle assemblee istituzionali locali.

"Il mercato" (il capitale monopolistico eurotedesco), con il "Patto Sociale" (i suoi rapporti, regole, livelli operativi), vuole effettuare un "esperimento neocorporativo" nella realizzazione delle due più importanti controtendenze alla crisi di valorizzazione del capitale:

  • la riduzione del salario
  • la svalorizzazione della forza lavoro.

La prima parte dell’"esperimento" cambia le norme del rapporto di lavoro (della subordinazione formale del lavoro al capitale) in modo tale da rendere irriconoscibile il vero obiettivo che "il mercato" vuole raggiungere e cioè l’abbassamento generalizzato del salario sociale di classe.

La seconda parte nasconde, dietro la prima, un aumento dell’intensità di lavoro che realizzi la necessaria flessibilità del processo lavorativo fatta di cottimizzazione, mobilità, frammentazione della forza-lavoro.

L’insieme dell’"esperimento" dovrà produrre un sistema di rapporti sociali totalmente dominato da "il mercato". Per questo motivo è indispensabile che il sindacato consideri il "Patto Sociale" una vera e propria alleanza per gli interessi dell’"impresa" (interessi che il sindacato considera come prioritari e coincidenti con quelli della classe lavoratrice), contro le ingerenze del quadro istituzionale (com’è successo con le 35 ore) e le contraddizioni sociali relative (come sta succedendo per il diritto di sciopero), è indispensabile il totale controllo del sindacato.

Se e quando l’"esperimento" si sarà affermato, sviluppato e integrato istituzionalmente ai vari livelli, il capitale nazionale potrà contare su un vero e proprio "regime neocorporativo".

 

 

deroga contrattuale

Nel quadro delle valutazioni comuni che precedono e degli sviluppi del metodo concertativo sopra concordato, il Governo e le parti sociali confermano l’assetto contrattuale previsto dal protocollo del 23 luglio 1993.

 

 

Per attenuare le contraddizioni interne al sindacato: quelle preesistenti e quelle che l’"esperimento" produrrà, i firmatari del "Patto" derogano temporaneamente la riconcertazione dei due livelli del sistema contrattuale previsto dal Protocollo del 23 luglio 1993. In realtà sono già in atto vecchie e nuove azioni che ne compromettono il ruolo e i contenuti:

  • il 23 luglio, anche così com'è, intacca la tenuta e l'efficacia del contratto nazionale. Il riferimento all’inflazione programmata lo ha già condannato alla marginalizzazione
  • il "Patto" ha già peggiorato il meccanismo di recupero salariale dei CCNL, poiché ha stabilito che l'inflazione programmata dovrà riferirsi alla media dell'inflazione europea (più bassa che quella Italiana)
  • la decisione di ridurre i contributi sugli aumenti salariali contrattati localmente (è prevista la riduzione del’1% corrispondente ad una riduzione di salario differito pari a 250 miliardi) sosterrà la contrattazione decentrata in funzione anti-Contratto Nazionale.
  • la concertazione territoriale produrrà differenziazioni salariali e normative che ridurranno l’importanza del Contratto Nazionale di Lavoro.

Un’autorevole conferma di queste osservazioni è contenuta nelle dichiarazioni al Parlamento del capo del Governo in carica l’ex "comunista" D’Alema. Le riproduciamo così come sono state pubblicate dal Corriere il 13 gennaio 1999.

"Il Governo, ha ripetuto il presidente del Consiglio, avrebbe preferito un modello contrattuale "più elastico, in grado di valorizzare il decentramento". Ma le forze sociali, ha aggiunto, "avevano il timore che un eccesso di articolazione facesse loro perdere la capacità di governare la politica dei redditi". […].

È stato così prorogato il sistema del 93, centrato sul Contratto Nazionale più quello integrativo, dove si fa. Ma questo modello, ha profetizzato D’Alema, è condannato a morte dalla nuova fase storica: l’inflazione europea che il premier si è impegnato a perseguire anche per l’Italia, porterà a una "perdita di significato" del Contratto Nazionale. la contrattazione del salario avverrà, infatti, sempre più là dove si produce ricchezza"

  1. Le politiche per lo sviluppo e l'occupazione

la pratica del patto Sociale

Il terzo capitolo del "Patto" ne costituisce una prima applicazione di merito e metodo.

La concertazione (protocollo 23 luglio 93, accordo per il lavoro settembre 96) ha permesso di realizzare il risanamento dei conti pubblici, ma ha mancato gli obiettivi dello sviluppo e dell’occupazione.

Ciò è accaduto a causa di:

  

  • ritmi di accumulazione non particolarmente sostenuti che incorporano tecnologia e non allargano la base produttiva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • scarso coordinamento tra i livelli di governo centrale, regionale, locale e inefficienza dell’amministrazione pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

Contro la debolezza nazionale dello sviluppo e per il bene comune nazionale, i firmatari del "Patto", mentre decidono di istituire la società "Sviluppo Italia", ribadiscono le azioni già previste dalle leggi di Finanziaria a livello centrale e dalle varie forme di concertazione territoriale a livello locale, definiscono le azioni future di sgravio contributivo e fiscale e l’applicazione della riforma di istruzione, formazione e ricerca

 

 

 

 

 

I protagonisti del "Patto" affermano che la sua applicazione pratica rilancerà lo sviluppo e l’occupazione, sostenendo due argomentazioni, tanto formalmente razionali quanto sostanzialmente menzognere:

  • sviluppo e occupazione: comuni interessi nazionali, soffrirebbero di un male tutto italiano. Essi sarebbero in difficoltà perché, da un lato, gli investimenti nazionali dei privati non sono stati particolarmente sostenuti e hanno incorporato tecnologia senza allargare la produzione; dall’altro ha pesato l’inefficienza operativa, programmatica e di coordinamento dell’amministrazione pubblica
  • il "Patto" eliminerebbe questo male finanziando gli investimenti delle imprese attraverso minori oneri previdenziali e fiscali (leggi riduzione di costi per il salario indiretto e per il salario differito-previdenziale) e qualificando le capacità operative, di programma e coordinamento dell’amministrazione pubblica.

Analizziamo le menzogne contenute nelle citate argomentazioni.

Non esiste un male italiano dello sviluppo

Quest’ultimo è debole in tutto il mondo. Dalla metà degli anni 60 ad oggi, il tasso medio di sviluppo mondiale si è dimezzato (dal 6% al 2,5%) e la crescita media del PIL pro capite è passata dal 2,6% all’1,2%.

La crisi italiana non è dovuta ad investimenti privati non troppo sostenuti che hanno incorporato tecnologia invece di allargare la base produttiva

Secondo i dati della Banca Mondiale, gli investimenti lordi interni:

  • a livello planetario sono diminuiti dal 3,7% medio annuo degli anni 80 allo 0,8% medio annuo della prima metà degli anni 90
  • nei 26 paesi OCSE ad "alto reddito" sono negativi di oltre un punto medio annuo dal 91 al 96
  • in Italia, in sintonia con l’area OCSE, sono crollati dal 2,7% medio annuo degli anni 80 al valore negativo di –1,7% medio annuo della prima metà degli anni 90 (ci vuole una bella faccia tosta a definire questo crollo come un andamento degli investimenti non particolarmente sostenuto).

In controtendenza l’imperialismo eurotedesco investe sulla propria struttura continentale, sta cioè realizzando "… con le direttive relative alle banche, il rafforzamento del Direttorio UE sulla concorrenza, la moneta unica, ecc. un processo nuovo di integrazione che, (centrato sulla matrice industriale tedesca) ha limitato fortemente le capacità degli stati membri di difendere la propria … Le matrici industriali degli altri paesi, infatti, hanno subito ragguardevoli limitazioni … ed è fortemente aumentata loro la specializzazione produttiva e commerciale. […] (L’integrazione Euro-Tedesca ha) spinto ulteriormente i paesi a moneta debole, come l’Italia e la Spagna, a specializzarsi nell’esportazione di beni a limitato contenuto di tecnologia … e ad abbandonare, questo è vero in particolare per l’Italia, le esportazioni di beni di investimento e ad alto contenuto tecnologico".

La crisi non ha una causa italiana dovuta all’inefficienza operativa, programmatica e di coordinamento dell’amministrazione pubblica

In primo luogo, osserviamo che la nostra amministrazione pubblica, ma non solo, è in preda all’"impotenza". "Tutti i sogni di grandezza cullati dal capitalismo italiano negli anni 80 si sono dissolti" assieme alla "… capacità da parte di istituzioni economiche italiane private e pubbliche di regolare il proprio destino, di formulare strategie … che non comportino la sudditanza o addirittura la scomparsa di quelle italiane."

In secondo luogo, le capacità programmatorie pubbliche e private, efficienti ed inefficienti, di tutto il mondo sono in crisi. "Siamo a tal punto sotto il dominio del breve termine (i rendimenti monetari quotidiani) che il dopodomani ci sembra troppo lontano per prenderlo in considerazione, mentre il domani è già scritto … (tutti i programmatori sono) senza un potere sul domani e senza un progetto per il dopodomani …"

Il "Patto" non curerà mai la debolezza nazionale di sviluppo e occupazione

Lo scopo del capitale è il profitto in forma monetaria. Tale scopo ha un peso così schiacciante, che i beni d’investimento e i lavoratori:

  • sono impiegati solo se producono profitto e se esiste la reale possibilità di accumularlo in forma monetaria e
  • sono eliminati, non per motivi tecnici, ma a causa di una insufficiente valorizzazione e cioè del fatto che, a un certo livello di accumulazione il profitto diventa troppo piccolo e quindi non rende.

I tassi di profitto mondiali sono in calo dalla fine degli anni 60. In tutto il mondo, il capitale fronteggia questa difficoltà percorrendo la strada neocorporativa del trasferimento istituzionale di reddito dai salari ai profitti.

Il "Patto", ultima tappa del percorso neocorporativo italiano, nasconde dietro le sue menzogne, la volontà di sperimentare, a partire dal 99, un nuovo modello organico di concertazione per il trasferimento di reddito dai salari ai profitti e per la completa flessibilità del lavoro e dell’orario.

  1. azioni già previste a dalla finanziaria a livello centrale

Il "Patto" rilancia decisioni su imprese-OPERE PUBBLICHE e occupazione già definite in Finanziaria e nelle leggi di accompagnamento.

Il "Patto Sociale" è lo strumento istituzionale che "il mercato" propone di utilizzare in questa fase, per realizzare gli obiettivi della sua legge Finanziaria. La Finanziaria 1999 sostiene i profitti con le seguenti decisioni:

  • la riduzione di salario indiretto e differito e il trasferimento del relativo importo alle imprese
  • l’aumento della flessibilità del mercato del lavoro e dell’orario
  • il finanziamento di alcuni capitoli di spesa per opere pubbliche.

Queste decisioni formano, per il 1999, la sostanza del "Patto".

 

 

imprese - OPERE PUBBLICHE

le decisioni che riducono i costi delle imprese sono:

  • rimozione del blocco UE sui provvedimenti governativi che concedevano benefici contributivi alle aziende disposte ad uscire dal sommerso e dall'evasione contributiva.

Il sistema della piccola e media industria (PMI) nazionale, a bassa tecnologia, usa il sommerso come proprio subsistema di fornitura, a basso costo.

La fine del sommerso può determinarsi in due modi opposti:

  • tasse e contributi, prima evasi, emergono aumentando i costi, salta il subsistema di fornitura a basso costo e il sistema PMI perde profitti
  • le tasse e i contributi sono fortemente ridotti o agevolati per mantenere il subsistema di fornitura a basso costo e i profitti PMI.

Il governo, escluso il primo modo (perché favorisce i lavoratori contro "il mercato") ed escluso il secondo (perché non è realizzabile nel breve periodo), avvia ugualmente una prima concessione di benefici contributivi che da un lato servono alle imprese in nero, obbligate ad emergere per necessità di crescita, dall’altro diventano il riconoscimento istituzionale che:

  • l'evasione è inevitabile, dato l'eccessivo carico fiscale
  • l’evasione deve essere sanata con la tecnica dei benefici poiché, in quanto inevitabile, non può e non deve essere repressa.

  • eliminazione per tutte le imprese degli oneri contributivi impropri riducendo il costo del lavoro dello 0.82% e riduzione dei premi pagati all'INAIL per infortuni sul lavoro e malattie professionali.

Lo 0,82% in meno d’oneri sociali aumentato dello sconto INAIL, un gruzzolo di 1.100 miliardi, sarà intascato dalle imprese e tonificherà i profitti. Naturalmente caleranno, in eguale misura, le entrate contributive che prima andavano a coprire l’insieme Spesa Sociale, così che questa dovrà essere proporzionalmente tagliata per evitare l’"esecrabile" crescita del deficit pubblico in compenso sarà premiato l'incremento registrato in questi anni del numero degli infortuni sul lavoro.

  • proroga al Sud, per il 2000 e 2001, di sgravi contributivi e sociali triennali per i nuovi assunti e credito d'imposta di 1 milione per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato
  • sostegno alla progettazione preliminare delle opere pubbliche e attuazione del decreto "sblocca-cantieri"

Qui il gruzzolo che il Governo prevede di lasciare ai profitti delle imprese è più consistente (almeno 6.000 miliardi nei prossimi tre anni); inoltre il taglio corrispondente non sarà generico (sull’insieme della Spesa sociale), ma, dovendo coprire minori entrate per pensioni e sanità, colpirà puntualmente il salario differito previdenziale e sociale.

Qui il Governo impiega proprie quote di bilancio per agevolare la produzione privata di opere pubbliche

Le citate differenti riduzioni contributive e le agevolazioni, già definite dalla Finanziaria, permettono alle imprese di ridurre la spesa salariale, di 8.000 miliardi e più, nelle voci del salario differito previdenziale e del salario indiretto sociale. In pratica, il "Patto" istituzionalizza e attua:

  • la riduzione della quota di paga versata dai lavoratori per le pensioni e per i diversi interventi della previdenza sociale (così aumenterà il deficit INPS e si giustificherà un nuovo taglio al sistema pensionistico)

la riduzione della quota di paga versata dai lavoratori allo Stato per finanziare l’insieme della Spesa Sociale (così diventerà necessaria una manovra finanziaria aggiuntiva, a carico dei lavoratori, oppure nuovi tagli, risparmi e riduzioni di servizi quali sanità, trasporti, istruzione pubblica, abitazioni, assistenza ecc.) da inserire nella prossima Finanziaria

OCCUPAZIONE

le decisioni riguardanti le politiche del lavoro sono:

  • entro il 99, applicazione del metodo previsto dal "Patto" nell’esercizio delle deleghe governative su "Disposizioni in materia di occupazione e di previdenza" con particolare riguardo alla "Riforma degli incentivi all’occupazione e degli ammortizzatori sociali, nonché norme in materia di lavori socialmente utili" così come è previsto dal collegato alla Finanziaria.
  • entro metà 99, attuazione della riforma del collocamento (servizi all’impiego).

Fino a metà anni 70, i lavoratori avevano conquistato un "sistema di stabilità dell’occupazione". Dal 75 al 90 la stabilità occupazionale tiene nonostante gli attacchi dei padroni.

Dal 1990 parte una organica controffensiva padronale in 3 fasi:

  • 90/94, l’occupazione stabile è sostituita dalla "disoccupazione assistita" (introduzione della mobilità e degli ammortizzatori sociali)
  • 95/97, la disoccupazione assistita declina rapidamente (violento attacco Berlusconi-Mastella "dolcemente" attuato da primo pacchetto Treu, accordo per i lavoro del 96, secondo piano Treu)
  • 97/…, si afferma la "flessibilità di occupazione e orario" (piano Onofri per la flessibilità del lavoro, legge applicativa del secondo piano Treu, Avviso Comune sull’orario, legge sul lavoro straordinario)

Il "Patto" intende consolidare la controffensiva padronale.

Si impegna, così, a formalizzare la flessibilità del tempo di lavoro con:

  • riforma di politiche del lavoro e ammortizzatori, "meno risarcitoria e più centrata sull’idea di cittadinanza", che "armonizzi e riduca gli attuali istituti … adeguandosi ai modelli europei di disoccupazione"
  • accelerazione di decentramento e "privatizzazione" del collocamento, come previsto dalla relativa riforma, secondo le linee del piano Onofri.

  1. azioni già previste dalle varie forme di concertazione territoriale a livello locale

Il "Patto" sostiene gli accordi di sviluppo con soggetti privati e amministrazioni regionali e locali, intervenendo in merito ad INVESTIMENTI E INCENTIVI, PATTI TERRITORIALI.

Qui il "Patto Sociale" contiene la razionalizzazione e l’istituzionalizzazione dei diversi rapporti che le amministrazioni regionali e locali, le organizzazioni padronali e sindacali hanno stabilito tra loro per sostenere le imprese, ossia i profitti, secondo le seguenti tesi padronali:

  • la mancanza di sviluppo è colpa degli alti salari che inibiscono gli investimenti
  • la disoccupazione è colpa degli alti salari che rincarano le assunzioni
  • la riduzione d’orario è un costo che non risolve i problemi occupazionali, dato che intacca i livelli di profitto
  • la gestione flessibile dell’orario per area, territorio e azienda (anche con eventuale riduzione) si fa solo per aumentare la produttività.

investimenti e incentivi

Nel campo degli investimenti pubblici e degli incentivi il Governo intende:

  • approvare le "intese istituzionali di programma" e i relativi accordi quadro con le regioni: entro il 15-2-99 per Lombardia, Toscana, Umbria, Marche, Sardegna; entro il 30-4-99 per le restanti del Sud; successivamente per tutte le altre.

Il "Patto" in primo luogo, conferma, rilancia e si impegna a generalizzare le esperienze di negoziazione di livello regionale, basate sulle "intese istituzionali di programma", in secondo luogo, inquadra tali esperienze nella propria struttura per la concertazione neocorporativa, dichiarando esplicitamente l’obiettivo del "… rafforzamento da parte di ogni Regione di tavoli di confronto con le forze sociali", in terzo luogo intende realizzare un sistema decentrato di gestione degli investimenti pubblici e degli incentivi.

  • realizzare, nelle "intese istituzionali di programma" regionali e locali, una sede permanente di partenariato con le parti sociali per una gestione organica del "ciclo di investimenti pubblici" che acceleri le relative incentivazioni. Seguendo questa strada si renderanno disponibili, nel primo trimestre del 1999, 6.000 miliardi di aiuti e finanziamenti già previsti e si predisporrà l’impiego dei fondi comunitari 2000-2006.

 

Il "Patto" dichiara di voler gestire organicamente ed istituzionalmente un sistema decentrato di incentivazione delle imprese che realizzi un organico "ciclo di investimenti pubblici" (ossia un periodico sostegno dei profitti).

Al di là dell’effettiva e rapida realizzazione di questo programma è subito assunta la decisione di trasferire 6.000 miliardi nelle tasche delle imprese.

PATTI TERRITORIALI

Nel campo dei patti territoriali e dei contratti d’area, il Governo, secondo gli impegni assunti nel 96 con l’accordo per il lavoro, ha attuato una prima realizzazione di 12 patti territoriali, ne ha preparati altri 9 e ha sottoscritto 7 contratti d’area.

Le "intese istituzionali di programma" costituiranno la cornice programmatoria nella quale s’inseriranno i patti territoriali e i contratti d’area. Intanto questi ultimi sono già attivi e da un lato, permettono alle imprese di intascare i relativi finanziamenti (900 dei 2.000 miliardi del 98), dall’atro costituiscono la concreta applicazione di una "concertazione territoriale" che sta già realizzando:

  • massima flessibilità della forza lavoro (contratti di formazione, apprendistato, impiego a termine per disoccupati di lunga durata, cassintegrati, ecc.)
  • massimo utilizzo degli impianti
  • massimo contenimento salariale per "massimizzare" l’occupazione (si realizzano in questo modo piccoli "recinti" salariali che prefigurano la completa disarticolazione del salario)

  1. azioni future di sgravio contributivo e fiscale

il "Patto" dichiara che " …il lavoro e le imprese scontano oggi le conseguenze negative di un carico amministrativo, legislativo contributivo e fiscale complesso eccessivo e fuori linea rispetto alla media Europea." È, dunque, necessario prevedere interventi su DECONTRIBUZIONE DI MATERNITà e assegni famigliari su riduzione del carico fiscale

La completa dipendenza del "Patto" dalla legislazione di bilancio (DPEF, legge Finanziaria, leggi d’accompagnamento) emerge chiaramente dai suoi contenuti riguardanti le azioni future.

Con il rallentamento economico del 98 e con la deflazione o la recessione che incombono sul 1999, "il mercato" avrà ancora di più la necessità di trasformare quote di salario in finanziamenti a sostegno dei profitti.

Quest’orientamento, già contenuto nella programmazione economica e finanziaria pluriennale, si rafforzerà e le prossime Finanziarie accentueranno il trasferimento di reddito dal lavoro dipendente al capitale e alla rendita.

In queste condizioni, le "azioni future" del "Patto" fanno necessariamente il paio con le "azioni già previste" che abbiamo appena analizzato. Esse, infatti propongono nuovamente riduzioni di carico contributivo e fiscale, a favore delle imprese, da realizzare in parallelo alle future attuazioni degli indirizzi di programmazione previdenziale e fiscale.

DECONTRIBUZIONE DI MATERNITà e assegni famigliari

il "Patto" prevede di ridurre gradualmente il carico contributivo, spostando sulla fiscalità generale le assistenze di "cittadinanza sociale" a cominciare dalla garanzia di reddito in caso di maternità e gli assegni familiari.

Il "Patto" propone la decontribuzione e fiscalizzazione delle assistenze di "cittadinanza sociale" a partire da reddito di maternità e assegni familiari.

La fiscalizzazione di queste assistenze produrrà i seguenti effetti:

  • farà risparmiare alle aziende 9.000 miliardi l'anno, a regime
  • ridurrà di pari importo le entrate dell’INPS, peggiorandone il bilancio
  • aumenterà proporzionalmente alle spese per maternità e assegni familiari le uscite dello Stato, peggiorandone il bilancio.

Questi effetti si moltiplicheranno quando si passerà all'eliminazione progressiva degli altri contributi per le assistenze di "cittadinanza sociale", che oggi sono a carico dell'impresa.

riduzione del carico fiscale

il "Patto" prevede di incentivare il lavoro e l’impresa attraverso il miglioramento del sistema fiscale.

A questo scopo l’applicazione della recente riforma Visco dovrà realizzare:

Il "Patto" conferma ed accentua gli effetti di sostegno ai profitti derivanti dalla riforma fiscale.

    • l’obiettivo, già previsto, di riduzione in dieci anni del prelievo sugli utili dal 37% al 27% (un punto l’anno a partire dal 1999)

La riforma fiscale trasferirà ai profitti delle imprese una somma pari al risparmio annuo dell’1% del prelievo sugli utili nei prossimi dieci anni.

    • l’estensione della riduzione del prelievo sui profitti anche al patrimonio netto, curando che tale estensione sia rapidamente applicata al valore degli investimenti in macchinari ed impianti.

L’applicazione della Finanziaria e del relativo collegato prevede che la DIT (Dual Income Tax) sia potenziata.

Gli effetti saranno i seguenti:

    • il trasferimento ai profitti, in 10 anni, del risparmio IRPEG di 13 punti percentuali (superiore a quello della berlusconiana legge Tremonti)
    • il trasferimento ai profitti della eliminazione della progressività IRPEF sul reddito d’impresa delle ditte individuali

Il "Patto" intende di ridurre i prelievi Irpef sul reddito.

L'aliquota del 27%, che ora colpisce i redditi tra i 15 ed i 30 milioni, sarà ridotta al 26%.

Come abbiamo già osservato, l’"esperimento" neocorporativo richiede il totale controllo del sindacato.

Il "Patto", dunque, deve dare al sindacalismo neocorporativo almeno il minimo necessario per confermare il suo dominio sulle organizzazioni sindacali, gestendone le contraddizioni.

A questo scopo è previsto la riduzione del prelievo IRPEF per i redditi tra i 15 e i 30 milioni.

Le organizzazioni sindacali, controllate dal sindacalismo neocorporativo, potranno sostenere che la concertazione del carico fiscale:

  • produce un significativo vantaggio per i redditi salariali
  • produce equità fiscale, perché restituisce imposte sia alle imprese sia ai lavoratori.

Naturalmente dimenticheranno di dire che:

  • ai padroni andranno il 10% del versato l’IRPEG e il 13% del versato IRPEF (senza contare gli sgravi contributivi)
  • alle famiglie (a tutte e quindi di nuovo anche ai padroni) andrà l'1,9% limitatamente alla parte di reddito compresa tra i 15 ed i 30 milioni.
  • con la revisione dell'Irpef introdotta nel 1998 dal Ministro Visco le retribuzioni hanno subito un aumento di imposta superiore alla riduzione prevista dal "nuovo equo Patto" (per esempio, un lavoratore, con un reddito lordo di 35 milioni e senza familiari a carico, ha subito un aumento di imposta pari a 218.000 lire l'anno. La riduzione dell'1% proposta nel "Patto" gli restituirà 150.000 lire l'anno. In sostanza, egli continuerà a pagare 68.000 lire l'anno in più rispetto al 1997
  • I tagli delle risorse locali decisi dalla Finanziaria costringeranno i comuni ad introdurre un'addizionale IRPEF dello 0,5% in tre anni (Il lavoratore dell'esempio precedente potrà di nuovo godere dell’equità del "Patto", corrispondente ad un ulteriore aumento IRPEF di 170.000 lire l'anno)
  • le riduzioni fiscali, ossia le riduzioni di risorse di bilancio, saranno trasformate dalle prossime Finanziarie in riduzione della Spesa Sociale (riduzione del salario indiretto), dato che le altre spese dello Stato, per pagare i debiti (le rendite sui titoli di Stato) e per sostenere le imprese (i profitti), sono assolutamente rigide ed incomprimibili.

  1. riforma di istruzione, formazione e ricerca

il Governo si impegna:

a istituire entro il gennaio 1999 un comitato formato dai Ministri competenti, dalle Regioni e dalle parti sociali per la definizione di un piano pluriennale di intervento sull'istruzione, la formazione e la ricerca da preparare entro la prossima discussione del documento di programmazione economica (DPEF) per il 2000. In particolare l'impegno del Governo si basa su:

  • completamento dell'autonomia scolastica introdotta dalla legge 59/97
  • definizione di un sistema nazionale di valutazione, autonomo e indipendente dall'Amministrazione scolastica
  • presentazione ed approvazione di un disegno di legge entro il prossimo DPEF con l'obbligo di frequenza ad attività formative fino a 18 anni.

 

Tale obbligo può essere espletato:

  • nell’ambito del sistema di istruzione scolastica
  • nell’ambito del sistema di formazione professionale di competenza regionale, all’interno di strutture accreditate ai sensi dell’art. 17 della legge 196/97;
  • nei percorsi di apprendistato, come disciplinato dall’art. 16 della L. 196/97.

 

Le competenze acquisite mediante la partecipazione ad attività formative saranno certificate ed avranno valore di crediti formativi secondo quanto previsto dalla legge 196/97 (lette Treu) sulla formazione lavoro. Su questa materia, Stato e Regioni e parti sociali si incontreranno per definire gli opportuni provvedimenti normativi. In questo contesto verrà intensificata ed estesa la formazione per gli apprendisti e saranno estesi i "tirocini formativi" come strumento di raccordo tra formazione e lavoro. Questi tirocini e l'apprendistato saranno sostenuti da competenze e risorse dello Stato che saranno definite attraverso la costituzione di una "Fondazione per la formazione continua". Il Governo si impegna entro il gennaio 1999 a preparare, d'intesa con le parti sociali, il piano di ripartizione delle risorse già stanziate in Finanziaria per la formazione e che saranno destinate anche all'apprendistato

 

Il Governo sollecita le parti sociali a concordare meccanismi contrattuali che finalizzino quote della riduzione dell'orario di lavoro alla formazione dei lavoratori, attraverso l'utilizzo delle 150 ore e delle banche ore annuali previste dai CCNL. A questo scopo, dal fondo per la riduzione dell'orario, saranno stornate risorse per finanziare e sostenere gli strumenti contrattuali che finalizzeranno quote della riduzione alla formazione dei lavoratori.

 

Il finanziamento del PATTO

Il "Patto" prevede che:

  • il finanziamento della riduzione delle imposte e dei contributi con le entrate della Carbon Tax e della lotta all'evasione fiscale.
  • il finanziamento degli sgravi contributivi si autorealizzerà, dato che essi aumenteranno gli investimenti, facendo crescere l'occupazione, il reddito e le entrate del fisco.

La riduzione del salario sociale di classe finanzierà il "Patto".

Il gettito disponibile della Carbon Tax sarà di 9.300 miliardi (11.500 miliardi meno 2.200 già impegnati in altri interventi decisi in Finanziaria).

Il costo finale degli sgravi contributivi sarà di 10.500 miliardi.

Mancano, dunque 750 miliardi, cui va aggiunto il costo degli sgravi contributivi. Questo capitolo, infatti, risulterà completamente scoperto data l’improbabilità delle entrate dovute alla lotta all’evasione e il valore cabalistico di quelle autoprodotte con l’impossibile crescita economica del 99.

E' quindi probabile che, in occasione di una prossima "sessione regolamentare" del tavolo concertativo, ci si troverà a parlare di ulteriori interventi e tagli alla Spesa Sociale per sostenere il finanziamento del "patto sociale, per es. attraverso "una manovrina di primavera".