PATTO SOCIALE
Sintesi commentata a cura del
Coordinamento nazionale delle Rsu|
Sintesi
La premessa al "Patto per il lavoro" parte dalla valutazione positiva dei risultati di due famosi accordi:
|
Commenti
L'accordo del 23 luglio 93 ha eliminato la scala mobile ed ha affermato un sistema contrattuale, subordinato ai vincoli dell'inflazione programmata, con un conseguente contenimento delle dinamiche contrattuali e l'affermazione di nuove forme di erogazione salariale dipendente dagli obiettivi di redditività e produttività dell'impresa.L’accordo per il lavoro (legge Treu) ha introdotto la settimana lavorativa a 40 ore (per altro compromessa dall'ultima legge sugli straordinari) e ha aumentato pesantemente la flessibilità (lavoro interinale, lavoro a termine e precario ecc.). |
|
|
Il modello concertativo è celebrato e rilanciato come strumento della modernizzazione che, imposta dalla "globalizzazione dei mercati" e dal processo di unificazione Europea, dovrebbe produrre più sviluppo e occupazione. I risultati positivi di tale modello sono il frutto dell'iniziativa imprenditoriale che ha potuto liberarsi, grazie ai due accordi citati, da rigidità salariali, occupazionali ed amministrative, permettendo lo sviluppo delle flessibilità richieste dalle trasformazioni del mercato. Il "Patto", ripartendo dai risultati fino ad ora ottenuti, perfeziona il modello concertativo mettendo al centro i seguenti obiettivi:
A) Il contenimento ed il controllo della politica salariale , in modo che questa sia sempre più compatibile e coerente alla necessità di rendere disponibili maggiori risorse a sostegno degli investimenti e dell'occupazione. |
In realtà, la concertazione ha rappresentato in questi anni lo strumento per ridurre le retribuzioni e destrutturare le forme salariali e le normative di tutela della prestazione e dell'occupazione. Ciò è avvenuto con la modificazione delle leggi e con lo svuotamento del Contratto Nazionale di Lavoro. La "modernizzazione", propugnata dal "Patto", non è altro che la continuazione di quest'opera di smantellamento per ridurre i salari e per l'affermazione di forme nuove di subordinazione della forza lavoro (flessibilità salariale ed occupazionale) alle necessità del mercato e dei profitti. Il contenimento salariale e il trasferimento di risorse alle imprese hanno solo aumentato i profitti. Secondo il rapporto annuale di Mediobanca per il 1998, le attività finanziarie hanno aumentato gli utili di oltre 4.000 miliardi, i primi 27 gruppi industriali hanno realizzato 12.000 miliardi di utili e le grandi imprese hanno incrementato i profitti del 60%. E questo grazie a:
Il bilancio reale della concertazione dal 93 ad oggi è il seguente:
I firmatari del "Patto" sono comunque costretti ad ammettere che, proprio sul versante dell'occupazione, gli accordi concertativi non hanno funzionato. Naturalmente, per risolvere questa lacuna, il "Patto" ripropone un ulteriore contenimento salariale e la destinazione di nuove e più massicce risorse a sostegno dell'impresa e dei suoi investimenti (è solo il caso di osservare che gli investimenti attuali sono, nella maggior parte, sostitutivi o miranti ad aumentare la competitività e la produttività, cosa questa che semmai riduce l'occupazione). In sostanza, il "Patto", teorizzando che:
rende inconsistenti i continui richiami al problema occupazionale e svela il suo unico obiettivo reale: il sostegno al profitto. |
|
|
B) L'introduzione di regole certe ed esigibili, per consolidare il modello concertativo e per estenderlo anche a livello regionale e locale, con l'obiettivo di vincolare le parti sociali al rispetto degli obiettivi macro economici del "Patto" garantendo e verificando la coerenza dei loro comportamenti rivendicativi e contrattuali. |
L’introduzione di regole certe ed esigibili (i cui fondamenti sono esposti nel secondo capitolo del "Patto", riguardante il metodo della concertazione) intende:
L’integrazione nel "Patto" dei rapporti tra gli interessi sociali a tutti i livelli (nazionale, regionale, comunale) e la subordinazione di ogni particolarità operativa politica e sociale agli impegni concertativi definiti centralmente, influiranno sull'autonomia delle forze politiche e sociali e su quella dei livelli istituzionali. Nell’immediato è già attaccata l'autonomia delle RSU. Il Governo, infatti, si è impegnato a presentare un emendamento al DDL sulla democrazia sindacale e sulla rappresentanza che, alla contrattazione gestita dalle Rsu, impone contenuti coerenti con gli accordi neocorporativi nazionali. |
|
|
Il "Patto", prevedendo di allineare i suoi obiettivi agli standard economici Europei, impegna ripetutamente tutti i soggetti della concertazione a tenere comportamenti coerenti con le decisioni che saranno assunte a livello Europeo. Le sessioni nazionali del tavolo concertativo sulla politica dei redditi andranno svolte in tempi coerenti con i processi decisionali dell'Unione Monetaria Europea. Conseguentemente gli obiettivi di inflazione programmata, con le relative determinazioni salariali dei contratti nazionali, dovranno riferirsi ai livelli medi dei paesi dell’Euro . |
Il "Patto Sociale" stabilisce future riduzioni, del livello di incremento salariale, sotto il limite dell'inflazione programmata (quel limite che l’accordo del 23 luglio usava per regolare la contrattazione nazionale e che ha già comportato e comporterebbe tuttora una riduzione dei salari). Il "Patto" prescrive, infatti, che il Governo e i soggetti della concertazione neocorporativa concordino l'inflazione programmata e l’incremento salariale nelle quantità necessarie a contenere l’inflazione reale entro lo standard di mantenimento dell’Euro. Questo "euro-salario", introdotto con il plauso di Cgil-Cisl-Uil, rafforzerà il capitale nazionale nella guerra europea dei ribassi salariali prodotta necessariamente dalla moneta unica e dalla relativa fine della competizione sui tassi di cambio. Così, con la scusa che l'inflazione europea è più bassa dell’inflazione Italiana, tutti i soggetti della concertazione neocorporativa (organizzazioni sindacali comprese), usando l’europeismo contro le imprese europee concorrenti, sosterranno la necessità di contenere ulteriormente le retribuzioni italiane, producendo:
D’altra parte il "Patto Sociale" consegna subito alle associazioni padronali un’argomentazione di principio, da utilizzare contro le richieste salariali, già insufficienti (essendo basate sui vincoli del 23 luglio), presentate dai sindacati di categoria nei rinnovi contrattuali correnti. Il confronto tra le richieste salariali dei metalmeccanici tedeschi (+6,5%) e quelle di FIM-FIOM-UILM forniscono una prova lampante delle argomentazioni esposte. |
|
|
2- il metodo della concertazione |
||
|
struttura del patto Sociale La struttura del "Patto Sociale" basata su rapporti, regole e livelli operativi, dovrà gestire le politiche economiche e sociali, con una deroga riguardante gli assetti contrattuali. Il patto sociale istituisce i seguenti rapporti operativi. intese preventive (su materie di politica sociale, con impegno di spesa per lo Stato). rapporti bilaterali (tra imprese, dipendenti e rispettive organizzazioni, senza impegno di spesa per lo Stato).
I rapporti operativi si svolgono con le seguenti regole.
Confronto preventivo (Il Governo avvia un confronto preventivo tra e con le parti sociali, stabilendo i termini procedurali entro i quali sono possibili proposte correttive.)
accordo bilaterale (Le parti sociali possono disciplinare, interamente o parzialmente, i contenuti del confronto, attraverso intese bilaterali, chiedendo poi al Governo di fissare tempi ragionevoli per concludere specifici accordi.)
patto trilaterale (Gli accordi bilaterali, coerenti con gli orientamenti espressi precedentemente dal Governo, diventano trilaterali. In questo caso il Governo si impegna a sostenerli in parlamento.)
Rapporti e regole operative si attuano a due livelli. livello centrale (Il livello centrale, fondamentale snodo operativo che lega il "Patto" alla Legge Finanziaria, è costituito dalle due sessioni nazionali di svolgimento e verifica della concertazione e da sessioni regolamentari.
La Sessione di primavera prevede di:
La Sessione di settembre prevede di verificare:
Le Sessioni regolamentari prevedono che le parti possano concertare le politiche settoriali, specialmente nel campo dei servizi di pubblica utilità, attivando particolari sedi di confronto e regolamentazione in caso di conflittualità elevata). |
Nella struttura del "Patto Sociale" I rapporti operativi delineano due ambiti e due tipi di concertazione.
Nella struttura del "Patto Sociale" LE REGOLE OPERATIVE, che normano tali rapporti, sviluppano tre momenti concertativi.
Le regole operative del "Patto Sociale" derivano dalle pratiche neocorporative utilizzate contro la riduzione d’orario e la legge per le 35 ore. Nel 97-98, i firmatari dell'accordo del 23 luglio hanno temuto che la riduzione dell’orario di lavoro potesse essere rilanciata attraverso la legge delle 35 ore che hanno decisero di ostacolare. Per prima cosa, il Governo ha chiesto alle parti sociali un CONFRONTO PREVENTIVO sull’adeguamento alle norme europee riguardanti l’orario di lavoro. Confindustria e Sindacato hanno risposto con un ACCORDO BILATERALE sulla "avviso comune" in materia di orario e contro la possibilità di legiferare sulle 35 ore. La "avviso comune" è diventata un PATTO TRILATERALE attraverso i seguenti "atti neocorporativi":
In questa vicenda, dopo una prima fase confusa e contraddittoria, l’iniziativa concertativa si è meglio precisata, fino a definirsi compiutamente nel "Patto Sociale" e ora possiamo affermare che CGIL-CISL-UIL:
hanno operato in perfetto stile neocorporativo.
Nella struttura del "Patto Sociale" i livelli OPERATIVI sono i due cardini istituzionali che attuano i rapporti e le regole concertative per mediare o reprimere il conflitto di classe
la legislazione del bilancio dello stato Fino al 1978 la legislazione del bilancio dello Stato applicava il principio della democrazia sociale contenuto nella Costituzione "nata dalla resistenza". Le leggi 468 del 1978 (istituzione della legge Finanziaria) e 362 del 1988 (aggiornamento della legge Finanziaria) hanno derogato tale principio e hanno applicato alla spesa pubblica i criteri di economicità Finanziaria, utilizzati da Reagan per cambiare la struttura del bilancio federale americano. In questo quadro normativo, la democrazia borghese non ha più il potere di imporre limiti sociali al profitto e alla rendita, tutta l’attività economico-politica parlamentare e istituzionale è assorbita dalle decisioni di politica di bilancio e queste ultime devono soddisfare le necessita dei mercati, specialmente quando si tratta di ridurre la spesa sociale. La legislazione del bilancio pubblico si articola attraverso: A . LA DEFINIZIONE DI DUE FASI PREPARATORIE. Quella di primavera con la presentazione dei seguenti documenti:
Quella di settembre con la presentazione dei seguenti documenti:
B . L’APPROVAZIONE DELLE DISPOSIZIONI PER LA FORMAZIONE DEL BILANCIO ENTRO IL 31 DICEMBRE. Le fasi che definiscono la legislazione del bilancio dello Stato (legge Finanziaria) diventano le sessioni nazionali di svolgimento e verifica della concertazione.
La Sessione di primavera, da un lato fa assumere al sindacato gli indirizzi di spesa pubblica, che "il mercato" (leggi il capitale monopolistico Eurotedesco) ha richiesto e ha fatto esporre dall‘UE nelle Direttive Comunitarie e dal Governo nel DPEF e nel PNAO, dall’altro ne controlla lo stato di attuazione.
La SESSIONE DI SETTEMBRE fa ratificare al sindacato le misure attuative del DPEF, così come sono state attualizzate dal Governo nelle Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Stato e nelle Misure di razionalizzazione della Finanza Pubblica (ossia nella Legge Finanziaria e nelle Leggi di Accompagnamento), secondo gli indirizzi espressi da "il mercato".
Le SESSIONI REGOLAMENTARI intendono completare la prassi istituzionale neocorporativa attraverso il coinvolgimento del sindacato nelle decisioni Governative d’indirizzo settoriale e in quelle di mediazione e di repressione della conflittualità, con particolare riguardo ai servizi pubblici. |
|
|
livello decentrato e locale (il "Patto Sociale" è attuato localmente nelle Regioni, Provincie e Comuni attraverso la concertazione territoriale su mercato del lavoro, politiche di sostegno all'impresa, politiche sociali, del territorio e dell'ambiente. Il Governo si impegna a sottoscrivere con le rappresentanze di Regioni, Provincie e Comuni un protocollo che definisca le forme ed i modi della partecipazione locale alla concertazione nazionale nonché le materie di concertazione territoriale. )Di seguito presentiamo un estratto essenziale del protocollo citato, firmato il 22-12-98 da Presidente del Consiglio e Ministro del Lavoro e dai presidenti della Conferenza delle Regioni, dell’Unione della Provincie Italiane e dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani protocollo sulla partecipazione delle regioni, delle provincie e dei comuni all’attuazione del patto sociale per lo sviluppo e L’OCCUPAZIONE 1. […]2. … le Regioni, le Provincie, i Comuni italiani intendono costruire … la propria partecipazione all’attuazione e allo sviluppo del Patto Sociale …3. Il Governo … s’impegna ad estendere a Regioni, Provincie e Comuni … i meccanismi di verifica previsti dal Patto Sociale in relazione alla presentazione del Documento di Programmazione Economico-Finanziaria …, alla presentazione all’Unione Europea del "Piano d’Azione per l’Occupazione" ed alla predisposizione della manovra di finanza pubblica collegata con la legge Finanziaria.4. […]5. Regioni, Provincie e Comuni assumono la concertazione territoriale con le parti sociali come metodologia capace di rendere sinergiche le azioni dei diversi soggetti sociali e di saldarla … con … gli obiettivi del "Patto Sociale".6. Regioni, Provincie e Comuni s’impegnano perciò ad attivare … rapporti organici con le parti sociali dei rispettivi territori e … specifiche sedi di concertazione sui più rilevanti aspetti delle politiche regionali e locali … dello sviluppo e dell’occupazione.7. le Regioni, le Provincie e i Comuni s’impegnano ad individuare … gli opportuni momenti di verifica degli obiettivi programmati. |
Tutto questo fornirà una base oggettiva per:
"Il mercato" (il capitale monopolistico eurotedesco), con il "Patto Sociale" (i suoi rapporti, regole, livelli operativi), vuole effettuare un "esperimento neocorporativo" nella realizzazione delle due più importanti controtendenze alla crisi di valorizzazione del capitale:
La prima parte dell’"esperimento" cambia le norme del rapporto di lavoro (della subordinazione formale del lavoro al capitale) in modo tale da rendere irriconoscibile il vero obiettivo che "il mercato" vuole raggiungere e cioè l’abbassamento generalizzato del salario sociale di classe. La seconda parte nasconde, dietro la prima, un aumento dell’intensità di lavoro che realizzi la necessaria flessibilità del processo lavorativo fatta di cottimizzazione, mobilità, frammentazione della forza-lavoro. L’insieme dell’"esperimento" dovrà produrre un sistema di rapporti sociali totalmente dominato da "il mercato". Per questo motivo è indispensabile che il sindacato consideri il "Patto Sociale" una vera e propria alleanza per gli interessi dell’"impresa" (interessi che il sindacato considera come prioritari e coincidenti con quelli della classe lavoratrice), contro le ingerenze del quadro istituzionale (com’è successo con le 35 ore) e le contraddizioni sociali relative (come sta succedendo per il diritto di sciopero), è indispensabile il totale controllo del sindacato. Se e quando l’"esperimento" si sarà affermato, sviluppato e integrato istituzionalmente ai vari livelli, il capitale nazionale potrà contare su un vero e proprio "regime neocorporativo". |
|
|
deroga contrattuale Nel quadro delle valutazioni comuni che precedono e degli sviluppi del metodo concertativo sopra concordato, il Governo e le parti sociali confermano l’assetto contrattuale previsto dal protocollo del 23 luglio 1993. |
Per attenuare le contraddizioni interne al sindacato: quelle preesistenti e quelle che l’"esperimento" produrrà, i firmatari del "Patto" derogano temporaneamente la riconcertazione dei due livelli del sistema contrattuale previsto dal Protocollo del 23 luglio 1993. In realtà sono già in atto vecchie e nuove azioni che ne compromettono il ruolo e i contenuti:
Un’autorevole conferma di queste osservazioni è contenuta nelle dichiarazioni al Parlamento del capo del Governo in carica l’ex "comunista" D’Alema. Le riproduciamo così come sono state pubblicate dal Corriere il 13 gennaio 1999. "Il Governo, ha ripetuto il presidente del Consiglio, avrebbe preferito un modello contrattuale "più elastico, in grado di valorizzare il decentramento". Ma le forze sociali, ha aggiunto, "avevano il timore che un eccesso di articolazione facesse loro perdere la capacità di governare la politica dei redditi". […]. È stato così prorogato il sistema del 93, centrato sul Contratto Nazionale più quello integrativo, dove si fa. Ma questo modello, ha profetizzato D’Alema, è condannato a morte dalla nuova fase storica: l’inflazione europea che il premier si è impegnato a perseguire anche per l’Italia, porterà a una "perdita di significato" del Contratto Nazionale. la contrattazione del salario avverrà, infatti, sempre più là dove si produce ricchezza" |
|
|
||
|
la pratica del patto Sociale Il terzo capitolo del "Patto" ne costituisce una prima applicazione di merito e metodo. La concertazione (protocollo 23 luglio 93, accordo per il lavoro settembre 96) ha permesso di realizzare il risanamento dei conti pubblici, ma ha mancato gli obiettivi dello sviluppo e dell’occupazione. Ciò è accaduto a causa di :
Contro la debolezza nazionale dello sviluppo e per il bene comune nazionale, i firmatari del "Patto", mentre decidono di istituire la società "Sviluppo Italia", ribadiscono le azioni già previste dalle leggi di Finanziaria a livello centrale e dalle varie forme di concertazione territoriale a livello locale, definiscono le azioni future di sgravio contributivo e fiscale e l’applicazione della riforma di istruzione, formazione e ricerca |
I protagonisti del "Patto" affermano che la sua applicazione pratica rilancerà lo sviluppo e l’occupazione, sostenendo due argomentazioni, tanto formalmente razionali quanto sostanzialmente menzognere:
Analizziamo le menzogne contenute nelle citate argomentazioni. Non esiste un male italiano dello sviluppo Quest’ultimo è debole in tutto il mondo. Dalla metà degli anni 60 ad oggi, il tasso medio di sviluppo mondiale si è dimezzato (dal 6% al 2,5%) e la crescita media del PIL pro capite è passata dal 2,6% all’1,2%. La crisi italiana non è dovuta ad investimenti privati non troppo sostenuti che hanno incorporato tecnologia invece di allargare la base produttiva Secondo i dati della Banca Mondiale, gli investimenti lordi interni:
In controtendenza l’imperialismo eurotedesco investe sulla propria struttura continentale, sta cioè realizzando "… con le direttive relative alle banche, il rafforzamento del Direttorio UE sulla concorrenza, la moneta unica, ecc. un processo nuovo di integrazione che, (centrato sulla matrice industriale tedesca) ha limitato fortemente le capacità degli stati membri di difendere la propria … Le matrici industriali degli altri paesi, infatti, hanno subito ragguardevoli limitazioni … ed è fortemente aumentata loro la specializzazione produttiva e commerciale. […] (L’integrazione Euro-Tedesca ha) spinto ulteriormente i paesi a moneta debole, come l’Italia e la Spagna, a specializzarsi nell’esportazione di beni a limitato contenuto di tecnologia … e ad abbandonare, questo è vero in particolare per l’Italia, le esportazioni di beni di investimento e ad alto contenuto tecnologico". La crisi non ha una causa italiana dovuta all’inefficienza operativa, programmatica e di coordinamento dell’amministrazione pubblica In primo luogo, osserviamo che la nostra amministrazione pubblica, ma non solo, è in preda all’"impotenza". "Tutti i sogni di grandezza cullati dal capitalismo italiano negli anni 80 si sono dissolti" assieme alla "… capacità da parte di istituzioni economiche italiane private e pubbliche di regolare il proprio destino, di formulare strategie … che non comportino la sudditanza o addirittura la scomparsa di quelle italiane." In secondo luogo, le capacità programmatorie pubbliche e private, efficienti ed inefficienti, di tutto il mondo sono in crisi. "Siamo a tal punto sotto il dominio del breve termine (i rendimenti monetari quotidiani) che il dopodomani ci sembra troppo lontano per prenderlo in considerazione, mentre il domani è già scritto … (tutti i programmatori sono) senza un potere sul domani e senza un progetto per il dopodomani …" Il "Patto" non curerà mai la debolezza nazionale di sviluppo e occupazione Lo scopo del capitale è il profitto in forma monetaria. Tale scopo ha un peso così schiacciante, che i beni d’investimento e i lavoratori:
I tassi di profitto mondiali sono in calo dalla fine degli anni 60. In tutto il mondo, il capitale fronteggia questa difficoltà percorrendo la strada neocorporativa del trasferimento istituzionale di reddito dai salari ai profitti. Il "Patto", ultima tappa del percorso neocorporativo italiano, nasconde dietro le sue menzogne, la volontà di sperimentare, a partire dal 99, un nuovo modello organico di concertazione per il trasferimento di reddito dai salari ai profitti e per la completa flessibilità del lavoro e dell’orario. |
|
Il "Patto" rilancia decisioni su imprese-OPERE PUBBLICHE e occupazione già definite in Finanziaria e nelle leggi di accompagnamento. |
Il "Patto Sociale" è lo strumento istituzionale che "il mercato" propone di utilizzare in questa fase, per realizzare gli obiettivi della sua legge Finanziaria. La Finanziaria 1999 sostiene i profitti con le seguenti decisioni:
Queste decisioni formano, per il 1999, la sostanza del "Patto". |
|
|
|
|
|
|
imprese - OPERE PUBBLICHE le decisioni che riducono i costi delle imprese sono:
|
Il sistema della piccola e media industria (PMI) nazionale, a bassa tecnologia, usa il sommerso come proprio subsistema di fornitura, a basso costo. La fine del sommerso può determinarsi in due modi opposti:
Il governo, escluso il primo modo (perché favorisce i lavoratori contro "il mercato") ed escluso il secondo (perché non è realizzabile nel breve periodo), avvia ugualmente una prima concessione di benefici contributivi che da un lato servono alle imprese in nero, obbligate ad emergere per necessità di crescita, dall’altro diventano il riconoscimento istituzionale che:
|
|
|
Lo 0,82% in meno d’oneri sociali aumentato dello sconto INAIL, un gruzzolo di 1.100 miliardi, sarà intascato dalle imprese e tonificherà i profitti. Naturalmente caleranno, in eguale misura, le entrate contributive che prima andavano a coprire l’insieme Spesa Sociale, così che questa dovrà essere proporzionalmente tagliata per evitare l’"esecrabile" crescita del deficit pubblico in compenso sarà premiato l'incremento registrato in questi anni del numero degli infortuni sul lavoro. |
|
|
Qui il gruzzolo che il Governo prevede di lasciare ai profitti delle imprese è più consistente (almeno 6.000 miliardi nei prossimi tre anni); inoltre il taglio corrispondente non sarà generico (sull’insieme della Spesa sociale), ma, dovendo coprire minori entrate per pensioni e sanità, colpirà puntualmente il salario differito previdenziale e sociale. Qui il Governo impiega proprie quote di bilancio per agevolare la produzione privata di opere pubbliche Le citate differenti riduzioni contributive e le agevolazioni, già definite dalla Finanziaria, permettono alle imprese di ridurre la spesa salariale, di 8.000 miliardi e più, nelle voci del salario differito previdenziale e del salario indiretto sociale. In pratica, il "Patto" istituzionalizza e attua:
la riduzione della quota di paga versata dai lavoratori allo Stato per finanziare l’insieme della Spesa Sociale (così diventerà necessaria una manovra finanziaria aggiuntiva, a carico dei lavoratori, oppure nuovi tagli, risparmi e riduzioni di servizi quali sanità, trasporti, istruzione pubblica, abitazioni, assistenza ecc.) da inserire nella prossima Finanziaria |
|
|
OCCUPAZIONE le decisioni riguardanti le politiche del lavoro sono:
|
Fino a metà anni 70, i lavoratori avevano conquistato un "sistema di stabilità dell’occupazione". Dal 75 al 90 la stabilità occupazionale tiene nonostante gli attacchi dei padroni. Dal 1990 parte una organica controffensiva padronale in 3 fasi:
Il "Patto" intende consolidare la controffensiva padronale. Si impegna, così, a formalizzare la flessibilità del tempo di lavoro con:
|
|
Il "Patto" sostiene gli accordi di sviluppo con soggetti privati e amministrazioni regionali e locali, intervenendo in merito ad INVESTIMENTI E INCENTIVI, PATTI TERRITORIALI. |
Qui il "Patto Sociale" contiene la razionalizzazione e l’istituzionalizzazione dei diversi rapporti che le amministrazioni regionali e locali, le organizzazioni padronali e sindacali hanno stabilito tra loro per sostenere le imprese, ossia i profitti, secondo le seguenti tesi padronali:
|
|
|
investimenti e incentivi Nel campo degli investimenti pubblici e degli incentivi il Governo intende:
|
Il "Patto" in primo luogo, conferma, rilancia e si impegna a generalizzare le esperienze di negoziazione di livello regionale, basate sulle "intese istituzionali di programma", in secondo luogo, inquadra tali esperienze nella propria struttura per la concertazione neocorporativa, dichiarando esplicitamente l’obiettivo del "… rafforzamento da parte di ogni Regione di tavoli di confronto con le forze sociali", in terzo luogo intende realizzare un sistema decentrato di gestione degli investimenti pubblici e degli incentivi. |
|
|
Il "Patto" dichiara di voler gestire organicamente ed istituzionalmente un sistema decentrato di incentivazione delle imprese che realizzi un organico "ciclo di investimenti pubblici" (ossia un periodico sostegno dei profitti). Al di là dell’effettiva e rapida realizzazione di questo programma è subito assunta la decisione di trasferire 6.000 miliardi nelle tasche delle imprese. |
|
|
PATTI TERRITORIALI Nel campo dei patti territoriali e dei contratti d’area, il Governo, secondo gli impegni assunti nel 96 con l’accordo per il lavoro, ha attuato una prima realizzazione di 12 patti territoriali, ne ha preparati altri 9 e ha sottoscritto 7 contratti d’area. |
Le "intese istituzionali di programma" costituiranno la cornice programmatoria nella quale s’inseriranno i patti territoriali e i contratti d’area. Intanto questi ultimi sono già attivi e da un lato, permettono alle imprese di intascare i relativi finanziamenti (900 dei 2.000 miliardi del 98), dall’atro costituiscono la concreta applicazione di una "concertazione territoriale" che sta già realizzando:
|
|
il "Patto" dichiara che " …il lavoro e le imprese scontano oggi le conseguenze negative di un carico amministrativo, legislativo contributivo e fiscale complesso eccessivo e fuori linea rispetto alla media Europea." È, dunque, necessario prevedere interventi su DECONTRIBUZIONE DI MATERNITà e assegni famigliari su riduzione del carico fiscale |
La completa dipendenza del "Patto" dalla legislazione di bilancio (DPEF, legge Finanziaria, leggi d’accompagnamento) emerge chiaramente dai suoi contenuti riguardanti le azioni future. Con il rallentamento economico del 98 e con la deflazione o la recessione che incombono sul 1999, "il mercato" avrà ancora di più la necessità di trasformare quote di salario in finanziamenti a sostegno dei profitti. Quest’orientamento, già contenuto nella programmazione economica e finanziaria pluriennale, si rafforzerà e le prossime Finanziarie accentueranno il trasferimento di reddito dal lavoro dipendente al capitale e alla rendita. In queste condizioni, le "azioni future" del "Patto" fanno necessariamente il paio con le "azioni già previste" che abbiamo appena analizzato. Esse, infatti propongono nuovamente riduzioni di carico contributivo e fiscale, a favore delle imprese, da realizzare in parallelo alle future attuazioni degli indirizzi di programmazione previdenziale e fiscale. |
|
|
DECONTRIBUZIONE DI MATERNITà e assegni famigliari il "Patto" prevede di ridurre gradualmente il carico contributivo, spostando sulla fiscalità generale le assistenze di "cittadinanza sociale" a cominciare dalla garanzia di reddito in caso di maternità e gli assegni familiari. |
Il "Patto" propone la decontribuzione e fiscalizzazione delle assistenze di "cittadinanza sociale" a partire da reddito di maternità e assegni familiari. La fiscalizzazione di queste assistenze produrrà i seguenti effetti:
Questi effetti si moltiplicheranno quando si passerà all'eliminazione progressiva degli altri contributi per le assistenze di "cittadinanza sociale", che oggi sono a carico dell'impresa. |
|
|
riduzione del carico fiscale il "Patto" prevede di incentivare il lavoro e l’impresa attraverso il miglioramento del sistema fiscale. A questo scopo l’applicazione della recente riforma Visco dovrà realizzare: |
Il "Patto" conferma ed accentua gli effetti di sostegno ai profitti derivanti dalla riforma fiscale. |
|
|
La riforma fiscale trasferirà ai profitti delle imprese una somma pari al risparmio annuo dell’1% del prelievo sugli utili nei prossimi dieci anni. |
|
|
L’applicazione della Finanziaria e del relativo collegato prevede che la DIT (Dual Income Tax) sia potenziata. Gli effetti saranno i seguenti:
|
|
|
Il "Patto" intende di ridurre i prelievi Irpef sul reddito. L'aliquota del 27%, che ora colpisce i redditi tra i 15 ed i 30 milioni, sarà ridotta al 26%. |
Come abbiamo già osservato, l’"esperimento" neocorporativo richiede il totale controllo del sindacato. Il "Patto", dunque, deve dare al sindacalismo neocorporativo almeno il minimo necessario per confermare il suo dominio sulle organizzazioni sindacali, gestendone le contraddizioni. A questo scopo è previsto la riduzione del prelievo IRPEF per i redditi tra i 15 e i 30 milioni. Le organizzazioni sindacali, controllate dal sindacalismo neocorporativo, potranno sostenere che la concertazione del carico fiscale:
Naturalmente dimenticheranno di dire che:
|
|
il Governo si impegna: a istituire entro il gennaio 1999 un comitato formato dai Ministri competenti, dalle Regioni e dalle parti sociali per la definizione di un piano pluriennale di intervento sull'istruzione, la formazione e la ricerca da preparare entro la prossima discussione del documento di programmazione economica (DPEF) per il 2000. In particolare l'impegno del Governo si basa su:
|
|
|
|
Tale obbligo può essere espletato:
|
|
|
|
Le competenze acquisite mediante la partecipazione ad attività formative saranno certificate ed avranno valore di crediti formativi secondo quanto previsto dalla legge 196/97 (lette Treu) sulla formazione lavoro. Su questa materia, Stato e Regioni e parti sociali si incontreranno per definire gli opportuni provvedimenti normativi. In questo contesto verrà intensificata ed estesa la formazione per gli apprendisti e saranno estesi i "tirocini formativi" come strumento di raccordo tra formazione e lavoro. Questi tirocini e l'apprendistato saranno sostenuti da competenze e risorse dello Stato che saranno definite attraverso la costituzione di una "Fondazione per la formazione continua". Il Governo si impegna entro il gennaio 1999 a preparare, d'intesa con le parti sociali, il piano di ripartizione delle risorse già stanziate in Finanziaria per la formazione e che saranno destinate anche all'apprendistato |
|
|
|
Il Governo sollecita le parti sociali a concordare meccanismi contrattuali che finalizzino quote della riduzione dell'orario di lavoro alla formazione dei lavoratori, attraverso l'utilizzo delle 150 ore e delle banche ore annuali previste dai CCNL. A questo scopo, dal fondo per la riduzione dell'orario, saranno stornate risorse per finanziare e sostenere gli strumenti contrattuali che finalizzeranno quote della riduzione alla formazione dei lavoratori. |
|
|
|
Il finanziamento del PATTO Il "Patto" prevede che:
|
La riduzione del salario sociale di classe finanzierà il "Patto". Il gettito disponibile della Carbon Tax sarà di 9.300 miliardi (11.500 miliardi meno 2.200 già impegnati in altri interventi decisi in Finanziaria). Il costo finale degli sgravi contributivi sarà di 10.500 miliardi. Mancano, dunque 750 miliardi, cui va aggiunto il costo degli sgravi contributivi. Questo capitolo, infatti, risulterà completamente scoperto data l’improbabilità delle entrate dovute alla lotta all’evasione e il valore cabalistico di quelle autoprodotte con l’impossibile crescita economica del 99. E' quindi probabile che, in occasione di una prossima "sessione regolamentare" del tavolo concertativo, ci si troverà a parlare di ulteriori interventi e tagli alla Spesa Sociale per sostenere il finanziamento del "patto sociale, per es. attraverso "una manovrina di primavera". |
|