QUESTIONARIO INCHIESTA SULLA RIDUZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO A CURA DEI DELEGATI RSU

 

 

IL CAMPIONE

 

 

1639 interviste, quasi 100 aziende coinvolte, un campione significativo rispetto alle aziende pubbliche e private sindacalizzate milanesi e lombarde.

Le donne sono quasi il 32% del campione, soprattutto impiegate amministrative e con una significativa presenza di part-time (circa 8%) mentre gli uomini sono prevalentemente operai e impiegati tecnici.

Gli operai sono poco meno del 40% del campione mentre gli impiegati superano il 60% in linea con la realtà produttiva milanese.

I dipendenti con un contratto di lavoro a tempo determinato sono circa il 6% del campione, quasi tutti giovani operai maschi.

 

I RISULTATI

 

Sintesi:

 

La ricerca smentisce la tesi, assai diffusa, che vorrebbe i lavoratori e le lavoratrici disinteressati o critici rispetto al tema della riduzione dell'orario di lavoro.

Emerge invece un quadro in cui la questione degli orari di lavoro viene considerata assai importante non solo come elemento di solidarietà e di ridistribuzione del lavoro ma soprattutto come occasione per affermare una esigenza sia di maggior tempo "liberato" dal lavoro sia di maggior controllo sui propri tempi individuali di lavoro.

 

Insieme a ciò emerge un forte rapporto tra il tema degli orari e i bassi salari, per cui lo straordinario viene vissuto essenzialmente come strumento necessario di integrazione del reddito mentre appare ambivalente il rapporto con i sindacati, oscillante tra diffusa diffidenza, insoddisfazione rispetto alla difesa del salario e dell'occupazione e fiducia nella contrattazione collettiva.

Il governo esce invece assai male collezionando un giudizio negativo molto severo rispetto alle sue politiche per il lavoro e per l'occupazione.

Si evidenzia anche un profondo scetticismo verso gli "effetti" concreti degli interventi legislativi in materia di orari che sembra dipendere proprio dalla sfiducia verso i sindacati e soprattutto verso il governo.

 

 

ASPETTATIVE, RETRIBUZIONE, SERVIZI SOCIALI, TEMPO LIBERO, CONDIZIONE LAVORATIVA - dom. 7,8,10, 11, 12 -

 

 

Circa il 55% giudica il proprio lavoro molto o abbastanza in linea con le proprie aspettative, soprattutto impiegati tecnici e quadri, mentre il 45% lo valuta poco o per niente corrispondente alle proprie aspettative (superiore al 50% tra operai e impiegati amministrativi).

Il 42% ritiene di avere una retribuzione adeguata, senza particolari distinzioni di genere, età o mansione (anche se, ovviamente i più soddisfatti sono i quadri) mentre circa il 58% la ritiene non adeguata.

Le strutture sociali sono considerate adeguate, molto o abbastanza, solo dal 30% mentre il 70% si dichiara insoddisfatto; tale percentuale cresce ulteriormente tra le donne lavoratrici.

Oltre il 60% ritiene di avere poco o molto poco tempo libero, percentuale che supera il 70% per le donne lavoratrici mentre non sembrano esserci particolari distinzione tra giovani e anziani e tra operai e impiegati.

Tra gli interventi per migliorare la propria condizione lavorativa, la maggioranza relativa - circa il 42% - chiede orari più flessibili. Questa percentuale si avvicina al 50% tra i giovani e le donne.

 

 

LA DISOCCUPAZIONE - DOM. 13 E 14 -

 

Oltre il 60% considera la disoccupazione il problema principale dell'oggi e del domani mentre solo poco più del 1% lo giudica un problema secondario.

 

Rispetto ai motivi, oltre il 40% indica le mancate politiche governative, tra le donne questa percentuale sale al 45%, mentre il 28% indica l'innovazione tecnologica.

 

 

L'ORARIO DI LAVORO - DOM 15 fino a 23 -

 

Oltre il 75% si dichiara per una riduzione dello straordinario anche se di fronte alla scelta tra una riduzione d'orario a parità di salario e un aumento di salario a parità d'orario, dom. 21 , il campione si divide praticamente a metà: 54% per la riduzione d'orario e 46% per aumenti di salario; fra coloro che dichiarano di preferire aumenti di salario sono prevalenti coloro che ritengono la propria retribuzione poco o per niente adeguata ed i giovani mentre la stragrande maggioranza delle donne opta per riduzioni d'orario anche senza aumenti salariali.

Il 42% circa considera la riduzione d'orario uno strumento indispensabile per difendere l'occupazione a cui però occorre affiancare altri strumenti mentre per più del 70% i provvedimenti di riduzione dovrebbero riguardare tutti i settori e i luoghi di lavoro.

Rispetto alla valutazione degli effetti di eventuali provvedimenti di riduzione dell'orario di lavoro emerge un forte scetticismo: solo un quarto del campione pensa che ciò darebbe luogo a nuove assunzioni mentre un altro quarto ritiene più probabile un processo di esternalizzazione del lavoro mentre più di metà ritiene probabile un aumento dell'intensità e dei ritmi di lavoro.

Sulle modalità di una eventuale riduzione dell'orario - dom. 19 e 20 - il campione appare abbastanza concorde: respinta l'idea dell'annualizzazione o del calcolo mensile degli orari, la maggioranza assoluta è per una riduzione giornaliera o settimanale mentre un significativo 35% chiederebbe più ferie o permessi concentrati.

Sempre la maggioranza assoluta del campione non sarebbe disposto né a lavorare su 6 giorni settimanali, 6 x 6 (meno del 10% delle preferenze, né su 4 giorni, con lo schema 9 x 4, che però raccoglie quasi il 40%.

I giovani paiono più disposti agli esperimenti mentre le donne sono più rigide nel rifiutare entrambi gli schemi turno e gli impiegati maschi preferiscono invece il 9 x 4.

Questa domanda è una di quelle con risposte maggiormente differenziate sia per età che per genere e mansione ad indicare sia la complessità del tema degli orari sia una richiesta differenziata, quando si scende nel concreto.

 

Rispetto ai contenuti della legge di riduzione il campione è diviso quasi esattamente a metà: per il 47% dovrebbe essere prescrittiva mentre per il 52% dovrebbe essere di semplice sostegno alla contrattazione.

Questa percentuale, a favore della semplice prescrittività, si amplia tra i quadri e gli impiegati, tra i maschi e nelle fasce di età estreme, giovani e anziani, mentre nelle fasce di età intermedie, tra gli operai e tra le donne la maggioranza assoluta è a favore di una legge prescrittiva.

Lo strumento contrattuale per la realizzazione della riduzione di orario dovrebbe essere, per oltre il 70%, il contratto nazionale di lavoro mentre circa il 30% preferirebbe la contrattazione aziendale; tale percentuale scende ulteriormente tra le donne mentre sale fino a sfiorare il 50% tra i quadri e tra i laureati.

 

 

GOVERNO, SINDACATI E IMPRENDITORI

 

Le politiche del governo per l'occupazione e lo sviluppo sono bocciate nettamente dal 22%, soprattutto donne e operai, mentre per il 57% esso ha fatto troppo poco. Solo il 18%, soprattutto anziani, quadri e maschi, ritiene che il governo stia facendo bene anche se debba fare di più mentre solo il 3% lo promuove senza riserve.

 

Anche il sindacato esce un po' ammaccato dal giudizio del campione: per poco meno del 60% ha difeso poco o per niente l'occupazione contro circa il 40%.

Percentuali simili, anche se lievemente peggiori, rispetto alla domanda sul salario.

Per entrambe le domande i più critici sembrano essere gli impiegati amministrativi e gli operai, soprattutto se donne, mentre più disponibili rispetto agli sforzi del sindacato appaiono quadri e impiegati tecnici.

La metà del campione ritiene comunque giustificata la contrarietà degli imprenditori alla riduzione di orario.

Infine un segnale molto forte rispetto alla questione di una legge sull'estensione "erga omnes" dei contratti di lavoro: oltre 80% si pronuncia per un intervento legislativo.