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Porto Marghera - La
Chimica che non c'è più. E' ormai evidente a tutti (sindacati, governo, enti locali) che la chiusura del Tdi della Dow, dove 180 addetti producono toluendisocianato, per effetto domino trascinerà la chiusura degli altri impianti, anelli della catena del ciclo del cloro-soda. Ora tutti gridano la loro ferma e decisa preoccupazione per un evento così disastroso per la tenuta del Petrolchimico, ma tutto era in realtà già scritto da diversi anni, ossia da quando tutti (sindacati, governo ed enti locali) condivisero e sostennero la scelta dell'Eni di abbandonare la chimica per concentrarsi sulla più redditizia rendita petrolifera e metanifera. Data infatti dal 1991 la dismissione Eni sulla chimica. L'unica vera impresa chimica Italiana (tale era l'EniChem dopo il fallimento dell'operazione Enimont). Un patrimonio enorme di ricerca, di impianti, di tecnologie svenduto a pezzettini ai migliori offerenti. I settori strategici per un paese moderno e competitivo (Agricolura, chimica fine, secondaria ecc) svenduti per fare cassa e permettere così ad Eni di gettarsi in altri settori considerati più redditivi (effetto della privatizzazione per cui un'azienda pubblica può, invece di portare avanti gli interessi del sistema paese, farsi liberamente i propri). Come per le finanziarie di questi anni tutta l'operazione di dismissione era stata benedetta e sostenuta (con più o meno preoccupazione) da tutti (sindacati, Governo ed enti locali) in nome del risanamento dei bilanci del gruppo, in nome cioè di quella razionalità economica (mestiere da ragionieri non da politici o da sindacalisti) che elevava il risanamento dei conti a categoria salvifica. Così è che ora, a distanza di anni, l'Italia non ha più una industria chimica degna di questo nome (la sua dipendenza dall'estero è enorme), i soldi ricavati sono andati a finanziare le politiche privatistiche dell'azienda ENI (che presa com'è a fare profitti per se non riesce più nemmeno ad esercitare una politica calmieratrice dei prezzi petroliferi da quanto non è più pubblica). La decisione della Dow di chiudere il proprio impianto a Marghera, dimostra, con le ricadute che ciò comporterà, quanto è stato ingegnoso spezzetare così il ciclo della petrolchimica in mano a tanti e diversi attori (per lo più stranieri), impegnati solo a tutelare i propri particolari interessi. Ora tutti, Ministro Bersani in testa, chiedono ad EniChem di riprendersi il pezzo abbandonato dalla Dow. Ma l'Enichem non è più quella di 20 anni fa, quando si poteva salvarla investendo i ricavi della Holding Eni, invece di svenderla per ingrassare le disponibilità di liquidità dell'Eni stessa. Bersani dovrebbe essere cosciente di questo e ciò ci fa pensare che in realtà Bersani (e chi con lui) stia tentando l'ennesima operazione di salvataggio formale senza sbocchi nè obiettivi se non quelli immediatamente assistenziali. Altra cosa sarebbe invece provare a ripensare agli errori del passato e chiedere all'Eni un serio investimento nella chimica per riannodare il discorso lasciato 20 anni fa e provare a dare al paese un'industria Chimica capace di reggere i suoi bisogni.
Ma l'Eni non è più una azienda pubblica (per fare cassa la si è privatizzata a tal punto che oggi lo stato detiene appena il 30% delle azioni) e quindi l'Eni non è più obbligata a rispondere a necessità che non siano quelle direttamente legate alle valutazioni di profittabilità del suo azionariato privato.
Si parla tanto, in questa finanziaria, di politiche di sostegno e rilancio dello sviluppo economico del paese. Se Bersani la pensasse come noi potrebbe dirottare l'enorme disponibilità messa in cantiere per finanziare la riduzione del cuneo fiscale per salvare invece, e rimettere ordine, ad un settore strategico come la chimica Italiana, proprio a partire da Marghera, salvando l'impianto oggi di proprietà della Dow e ridando al petrolchimico ed al suo ciclo produttivo quella unicità di direzione e di proprietà che soli possono salvarla, necessariamente passando per una ri-scalata pubblica all'Eni. Altrimenti non si capisce cosa Bersani, e con lui sindacati ed enti locali, vogliano fare.
Per approfondimenti su questo argomento vedi anche .......
26 maggio 1997 - Dagli atti del convegno del Prc intitolato "Incontro sulla chimica a Marghera: politiche industriali e politiche ambientali" le relazioni di Lino Anelli "Sull'Enichem e sulle prospettive dell'industria chimica italiana" e di Gianfranco Rossi "Enichem: come andrà a finire?" (puoi anche scaricarle entrambe in formato rtf zippato - 35kb)
1 settembre 2006
Coordinamento RSU
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