Sull'Assemblea Nazionale della "rete 28 aprile"

la Sinistra Sindacale in Cgil

 

L'assemblea delle delegate e dei delegati riunitasi a Roma lo scorso 12 giugno ha finalmente dimostrato la possibilità, oltre che la necessità, di mantenere attivo in Cgil un percorso di lotta e di critica sindacale alla linea concertativa.

Al di la della apparente conclusione unitaria del congresso, il confronto in Cgil tra i diversi modelli sindacali (quello concertativo e quello rivendicativo-partecipativo)  è infatti tutt'altro che risolto (come anche la recente stagione contrattuale sta a dimostrare).

Il merito della Rete 28 aprile è quello di non aver voluto far cadere la discussione e la critica su questo aspetto.

Non era cosa facile sopratutto se consideriamo anche solo due cose:

  • l'enorme sforzo della maggioranza Cgil di fare dell'ultimo congresso una occasione di omologazione di tutta la Cgil attorno alla linea del suo segretario generale, cosa che implicava il tentativo di marginalizzare qualsiasi  minoranza critica.

  • la confusione che ha generato (prima, durante e dopo il congresso) la scelta di Lavoro e Società di liquidare tutta l'esperienza precedente della sinistra sindacale in Cgil in cambio del riconoscimento per la sua burocrazia, di un numero di posti identico a quelli precedentemente occupati.

Abbiamo già affrontato in altre occasioni come questi interessi si siano potuti affermare solo grazie ad un "patto precongressuale" tra la maggioranza e la burocrazia di Lavoro e Società che di fatto ha ridotto il confronto congressuale ad una lotta per blindare i posti negli organismi a favore dei sottoscrittori del "patto", mortificando di fatto l'espressione di voto degli iscritti nelle assemblee precongressuali.

Ma è bene ricordare come, per giustificare questo "Patto" (Maggioranza e Lavoro e Società) si sia fatto ogni cosa per sostenere che non c'era più ragione di avere in Cgil un'area critica essendosi la Cgil ormai emancipata da ogni velleità concertativa ed indicando chi sosteneva il contrario come velleitario ed opportunista.

 

In un contesto come quello descritto non era facile, nè scontato mantenere aperto uno spazio critico.

L'assemblea nazionale della rete 28 aprile del 12 giugno scorso, la sua buona riuscita e la qualificata partecipazione, dimostrano ora che la necessità di una critica è avvertita e sostenuta ancora con forza da molti quadri e militanti della Cgil, e sta lì a dimostrare che il tentativo di omologazione della Cgil attorno alla strategia del suo segretario generale, per cui così tante risorse ed energie erano state spese in occasione del congresso, non è riuscito. Ma sta anche a significare che a poco è servito (se non a fare confusione) il karakiri di Lavoro e Società che ora, paga dei posti ottenuti nelle segreterie e negli organismi, si è ridotta ad ombra sbiadita di se stessa, senza più alcun rapporto con i delegati e prigioniera del suo opportunismo.

 

Certo è che l'assemblea nazionale della rete 28 aprile, è solo l'avvio di un percorso ancora tortuoso e difficile la cui efficacia non è scontata a priori ma fortemente legata alla sua capacità, da ora, di produrre iniziative.

Di sicuro le decisioni importanti sono state prese.

  • in primo luogo quello di dare forma statutaria ad una nuova area programmatica. Un'area programmatica non congressuale che però può rivendicare ed ottenere la dignità di una aggregazione in Cgil con le relative agibilità e disponibilità delle sedi e dei mezzi dell'organizzazione per portare avanti il suo progetto.

  • In secondo luogo sono state definite le linee essenziali di una piattaforma programmatica che ruota proprio attorno alle questioni che verranno al pettine nei prossimi mesi (la lotta alla precarietà con l'abolizione della legge 30, la lotta contro la riedizione di un patto sociale fondato, in coerenza con la scelta concertativa, su ulteriori e nuove subordinazioni del lavoro e della contrattazione alle logiche di mercato e di impresa, la questione della democrazia sindacale e dell'indipendenza sindacale)

Rimane aperto il discorso sul funzionamento dell'area programmatica e delle sue regole. La presidenza dell'assemblea ha proposto di procedere da subito adottando un metodo democratico e partecipativo, di tipo assembleare, quindi senza rigide gerarchie, per dar modo alla rete di radicarsi a partire dalle iniziative concrete e dalle cose da fare, nelle categorie, nei territori, nei luoghi di lavoro.

A prima vista può sembrare insufficiente una scelta di questo tipo ma occorre considerare due cose almeno:

  • c'è, nel corpo  militante della sinistra sindacale, una comprensibile sfiducia sui  modelli sin cui sperimentati e sui rischi di burocratizzazione e di emancipazione delle burocrazie dalla loro base di riferimento. La fine di Lavoro e Società è sotto gli occhi di tutti e forte è ancora la delusione per la fine peregrina che hanno fatto almeno 10 anni di lavoro e di impegno di centinaia di delegate e delegati.

  • inoltre un progetto programmatico, la sua prassi ed il suo funzionamento, non si inventano a tavolino. Non si mette il carro davanti ai buoi. Il problema principale che la rete 28 aprile (non a caso e giustamente si è chiamata rete) ha oggi è quello del radicamento, del convincimento e del coinvolgimento, non certo di fondare una nuova burocrazia o gerarchia interna. Come in tutte le cose basate su percorsi democratici e partecipativi dovrà essere la prassi, il lavoro nei luoghi di lavoro e nei territori, che dovrà produrre di volta in volta il modello operativo più adeguato per convincere, coinvolgere, aggregare quanti si riconoscono negli obiettivi proposti il maggior numero di iscritti alla Cgil.

Per certi versi, anche se più difficile, è proprio nello sviluppo di una pratica veramente partecipativa che si può pensare di rifondare un diverso modo di fare critica sindacale.

Il problema urgente è semmai quello di riempire di contenuti e di iniziative concrete il lavoro che da oggi quanti si riconoscono nel percorso della rete 28 aprile dovranno fare ad ogni livello.

Quello che ora serve, per dare sostanza all'assemblea nazionale del 12 giugno scorso, è quello di cominciare a lavorare, riunirsi in tutti i territori, darsi un programma di lavoro, cominciare a coinvolgere.

Giustamente l'assemblea nazionale ha deciso di riconvocarsi fra un anno per verificare i risultati di questo lavoro e per valutare, a quel punto, i modelli operativi più consoni per dare a questo lavoro continuità e stabilità anche organizzativa.

Ma fra un anno saranno successe molte cose e ci sarà nuovo materiale su cui discutere.

Ora, finalmente, in Cgil c'è una nuova area programmatica, c'è la voglia di fare e tanto da fare.

 

14 giugno 2006

 

Coordinamento RSU