Congresso Cgil Lombardia: Il grande pasticcio.

Quello che si prospetta è un congresso che prepara in Cgil il ritorno di un modello sindacale su base correntizia.

A differenza del passato, ma la questione non cambia, non sono più i partiti la base di questo modello ma le cordate interne alla burocrazia sindacale. E' la linea concertativa e neocorporativa che, per affermarsi, deve modellare a sua immagine e somiglianza anche il modello organizzativo del sindacato.

Era già nell'aria, ovviamente, e quindi non ci siamo stupiti. Ma cosa è successo in definitiva:

  • Gli iscritti della Cgil Lombardia, nei congressi di base hanno espresso il loro consenso nelle seguenti percentuali: 68% alle tesi 8 e 9 di Epifani,  19% alle tesi 8A e 9B di Rinaldini,  13% alla tesi 9A di Patta.

  • La nuova maggioranza (comprensiva di Lavoro e Società), impegnata a far rispettare il patto precongressuale su cui si erano accordate le sue varie anime, ha fatto di tutto, nei congressi di base, per ridurre al lumicino la rappresentanza delle tesi di Rinaldini e per permettere alla tesi di Patta, di essere sovradimensionata rispetto ai consensi che può concretamente vantare. Questo è avvenuto anche al congresso Cgil della Lombardia.

In definitiva è come se si sia assistito a due congressi in uno.

Da un lato il congresso normale, quello le cui regole sono stabilite dal regolamento congressuale discusso e votato dal direttivo nazionale della Cgil, nel quale è chiaro e garantito il ruolo ed il peso degli iscritti nel percorso congressuale .

Dall'altro un congresso per finta, nel quale il risultato è già stato deciso da prima (col patto precongressuale tra le burocrazie che fanno capo al progetto di una nuova maggioranza in Cgil) e nel quale un potente apparato si è messo in campo solo per rimuovere ogni ostacolo che portasse il loro "Patto" ad essere contraddetto dall'espressione di voto degli iscritti.

 

Come sappiamo, quel patto precongressuale ha il proprio perno sul fatto che in cambio del suo passaggio alla nuova maggioranza, l'ex minoranza di Lavoro e Società ottiene la promessa da parte di Epifani di vedersi garantito lo stesso peso e potere che aveva nel precedente congresso, e ciò indipendentemente dai consensi che la tesi di Patta avrebbe ottenuto tra gli iscritti.

L'assurdità e l'irregolarità di quel "Patto" è comunque stata messa in evidenza proprio dagli iscritti che col loro voto hanno di fatto dimostrato quanto enormemente più basso fosse in realtà il consenso che Lavoro e Società poteva vantare, e rendendo quindi difficile dare credibilità a quel "Patto".

Era chiaro quindi, fin dall'inizio, che questo congresso avrebbe visto scendere in campo uno scontro di modelli sindacali. Da una parte quello proposto dalle nuove logiche correntizie (basato sui patti tra le burocrazie), e dall'altra quello "democratico", stabilito dal regolamento congressuale.

A fronte dei risultati del voto degli iscritti è ormai evidente che il patto precongressuale tra le burocrazie non può affermarsi se non in via coercitiva, e cioè in dispregio alle più normale regole democratiche ancora formalmente riconosciute in Cgil dal suo regolamento congressuale.

E' infatti già successo in molti congressi, fino a quello di questi giorni della Cgil Lombardia e che succederà, probabilmente, anche al congresso nazionale.

 

La conclusione del congresso regionale Lombardo è ribaldata rispetto al voto degli iscritti.

Rinaldini, col 20% dei consensi, si vede riconosciuto un 12% di rappresentanza, mentre Patta, col 13% mantiene un 16%. Non c'è proporzione.

Da notare che le richieste in commissione elettorale, da parte dei rappresentanti delle tesi di Rinaldini, erano estremamente ragionevoli. Per evitare di andare al voto su liste contrapposte, si era semplicemente proposto che in assenza di un collegamento automatico del voto sulle tesi con i delegati al congresso (cosa che era stata proposta all'inizio del percorso congressuale ma che il direttivo nazionale Cgil aveva bocciato anche con i voti di Lavoro e Società) si riconoscesse alle tesi di Rinaldini almeno una rappresentanza superiore, anche solo di 1, a quella dei Pattiani, e questo visto l'evidente scarto di consensi sulle diverse tesi. A questa proposta ragionevole nella sua moderazione, Lavoro e Società ha invece contrapposto la sua pretesa di vedere rispettato il Patto precongressuale e quindi ha di fatto imposto le liste distinte, puntando a sfruttare il vantaggio che poteva vantare nella platea congressuale in virtù del "Patto" stesso.

Nel corso della discussione è apparso immediatamente chiaro come a Lavoro e Società, ciò che interessava veramente era impedire che vi fosse un riconoscimento formale del consenso avuto dalle tesi di Rinaldini tra gli iscritti, dimostrando in ciò una arroganza tipica solo delle più spregiudicate cordate di potere.

Cosa succederà al congresso nazionale dove le Tesi di Rinaldini arrivano nonostante tutto col 15% mentre i Pattiani sono fermi al 10% ?. Cosa farà Epifani (ossia la maggioranza in Cgil). Accetterà ancora che si ricorra a vere trasgressioni dello spirito del regolamento congressuale pur di garantire ai Pattiani una consistenza superiore ai consensi ottenuti, oppure rispetterà il voto degli iscritti. E' chiaro come ad Epifani  convenga di più tenersi buona la cordata Pattiana (assolutamente omologata ormai ai suoi progetti) che non i sostenitori delle tesi di Rinaldini (tra i quali la maggioranza della Fiom) i quali per lo meno mantengono aperta una criticità sull'attuale linea e gestione della Cgil. Ma il congresso nazionale sarà un punto di verifica importante, e le responsabilità in campo sono enormi. Li si vedrà, come altrove ma più di altrove, a quali livelli di degrado correntizio è ormai arrivata la Cgil.

 

Questo scenario propone alcune riflessioni per il futuro.

  • intanto bisogna smetterla di parlare di Lavoro e Società come area programmatica nella Cgil. Non solo perchè lo stesso patto precongressuale prevede esplicitamente lo scioglimento di LSCR, ma anche perchè Lavoro e Società (o ciò che ne resta, ossia la cordata Pattiana) ha ormai definitivamente dimostrato il suo codismo verso la nuova maggioranza Cgil e verso gli scenari promessi dal centrosinistra in materia di rilancio della concertazione e di una politica liberista più attenta a rispettare il ruolo ed il potere delle cordate sindacali. A dimostrarlo ci sono le posizioni in materia di contrattazione, le paurose ambiguità e genericità sulle questioni legate alla discussione sui modelli contrattuali, sullo scippo del Tfr. Lo svolgimento del congresso dimostra inoltre la profonda ed ormai irreversibile trasformazione di ciò che resta di Lavoro e Società in una banale, esplicita quanto dannosa (per tutta la Cgil) cordata di burocrati, capaci di stare uniti e compatti solo in ragione dei loro interessi in materia di posti e di presenze nell'apparato sindacale, incapaci, ormai, di qualsiasi ruolo propositivo, risucchiati come sono nel loro pragmatismo e realismo opportunistico.

  • inoltre occorre cominciare a ragionare sugli effetti che, proprio questo congresso avrà sul futuro stesso della Cgil. Epifani si è lamentato (a Torino come a Mantova) degli scontri che questo congresso sta generando e già propone di aprire una discussione per rivedere le regole della rappresentanza in Cgil. Epifani finge di dimenticarsi che già abbiamo un regolamento congressuale che si basa sulla semplice e democratica proposizione di "ogni testa un voto" e che sarebbe bastato rispettare quello per avere un congresso pulito.
    Ma il problema vero è che quel regolamento, per Lui e per le burocrazie sindacali, non va bene perchè rende di difficile attuazione un metodo di controllo e gestione dell'organizzazione, basato sui reciprochi affidamenti e sui Patti tra le varie cordate. Il voto degli iscritti va bene, ma solo fino a che la burocrazia non sia costretta a tenerne conto nella decisione sui livelli di rappresentanza e quindi nella distribuzione dei posti nell'organizzazione. Le dichiarazioni di Epifani fanno quindi pensare chiaramente che da qui al prossimo congresso ne vedremo delle belle in materia di revisione del regolamento congressuale.

    L'obiettivo è chiaro. Fare in modo che, si gli iscritti devono votare, ma senza stravolgere gli assetti e senza modificare in maniera decisiva i pesi e le misure delle varie anime (ormai chiamiamole cordate visto che di anime se ne vedono sempre meno) della Cgil. Non è questa una questione secondaria. E' immediatamente conseguente al come la Cgil intende strutturarsi per il futuro.

    La linea concertativa non regge più. Tra le opzioni in campo, ossia quella di abbandonare la concertazione, e quella di riformarla in senso neocorporativo (ci ricordiamo il patto di natale del 1998 ?) la maggioranza della Cgil ha ormai scelto la seconda, e la velocità con cui questa svolta si affermerà dipenderà esclusivamente da come andranno le prossime elezioni politiche. Serve infatti un governo "amico" per reggere questa trasformazione, la sola alleanza con Montezemolo potrebbe non bastare se rimanesse un governo di centrodestra.

    Ed una trasformazione del genere non può essere fatta da un sindacato che ha nel suo regolamento "ogni testa un voto". Ad un modo di agire Lobbystico deve corrispondere una organizzazione di tipo Lobbytico capace cioè di gestire l'organizzazione senza dovere subire gli scossoni che ogni congresso potrebbe produrre.

  • Se questa è la situazione possiamo affermare che questo congresso, e lo scontro che si sta preparando nei prossimi mesi in materia di modello contrattuale e regole della rappresentanza e della democrazia, nei luoghi di lavoro e nell'organizzazione sindacale, mette tutti noi di fronte ad una scelta:

    1. Innanzitutto è urgente rimettere in piedi un progetto nazionale di nuova sinistra sindacale. Le questioni che si porranno nei prossimi mesi non possono essere affrontate senza una messa in rete di tutte le capacità critiche e di iniziativa di cui siamo capaci. Occorre cioè rendere attivo un luogo in cui i tanti contributi possano confrontarsi e possano organizzarsi per incidere sul dibattito in Cgil e sulle scelte sindacali in generale, ma anche un luogo dove rendere evidente e praticato un diverso modello sindacale, democratico e partecipativo.

    2. In secondo luogo occorre riaprire un confronto con quanti ne condividono la necessità, per riproporre in Cgil un confronto organizzato per piattaforme programmatiche. D'altronde, e lo abbiamo visto in questo congresso, non c'è altro modo per gestire una battaglia in Cgil, sopratutto in periodi come l'attuale di profonda trasformazione della sua linea, senza un confronto esplicito per aree programmatiche. Gran parte delle ambiguità che questo congresso ha proposto sono state rese possibili e praticabili, da chi le ha volute cavalcare, proprio grazie al fatto che a differenza dei congressi precedenti non ci sono stati documenti complessivamente alternativi su cui fare il congresso. Ora già tutti pensano al nuovo congresso come un congresso su regole nuove, con l'obiettivo di riportarne sotto un maggiore controllo le dinamiche. La costituzione di un'area programmatica, esplicitamente costituita su una piattaforma programmatica alternativa può scompaginare questo scenario, imponendo un confronto in Cgil che rivaluti l'attuale regolamento e ne renda ancor più difficile la modifica.

     

    29 gennaio 2006

Coordinamento RSU