Finalmente una nota chiarificatrice, a firma G.paolo Patta, sulla sua ipotesi di scioglimento dell'area programmatica e sulla sostituzione di questa con qualcosa di diverso, il cui riconoscimento formale non avviene piu' tramite il confronto congressuale ed il conseguente mandato degli iscritti, ma tramite una vera e propria contrattazione con la maggioranza della Cgil. Patta non vuole annullare il modulo organizzativo che oggi gli permette di essere referente di qualcosa e soggetto contrattuale in Cgil, e per questo chiede un riconoscimento a priori e lo chiede non già agli iscritti ma all'apparato concorrente.

E' un passo indietro rispetto alla novità che, nel 1991, aveva rappresentato Alternativa sindacale. E' un ritorno alle correnti, non già di Partito, ma (e la cosa è maggiormente preoccupante) allei componenti della burocrazia sindacale

Prime considerazioni sulle ultime dichiarazioni di G.Paolo Patta. (in rosso le nostre osservazioni ed i nostri commenti)

 

FIOM E LAVORO SOCIETA' - di Gian Paolo Patta

Nel convegno del 2 ottobre, organizzato da Lavoro società - cambiare rotta abbiamo prospettato la possibilità di un congresso unitario della Cgil da tenersi alla scadenza naturale: entro febbraio/marzo del 2006. Congresso unitario che potrà realizzarsi qualora la Cgil confermi la linea perseguita dal congresso di Rimini ad oggi ed in maniera particolare affronti coerentemente il confronto con la Confindustria sul modello contrattuale e tenga fede agli attuali orientamenti contro la guerra, la difesa dello stato sociale ed i diritti dei lavoratori. Il congresso unitario sarebbe molto importante per il protagonismo della Cgil sia nella continuazione di una politica di forte contrasto all'attuale Governo che di autonomia rispetto a quello che - auspicabilmente - sostituirà il Governo Berlusconi.

La prima parte dell'articolo di Patta sul periodico di Lavoro Società - cambiare rotta, liquida in quattro battute tutta una considerazione di merito sulla linea Cgil che non può ritenersi soddisfacente nelle conclusioni che lascia trasparire. Si lascia infatti intendere che la Cgil si sia ormai emancipata (salvo verifica ulteriore) dalla scelta concertativa. Non mette a nudo le ultime vicende (dal patto per il mezzogiorno all'accordo degli autoferrotranvieri) nè le contradizzioni evidenti nelle posizioni Cgil, come nel caso della legge 30 e delle politiche salariali.

Patta parla di un convegno organizzato da Lavoro Società, ma in realtà parla di un convegno da lui organizzato. La proposta di documento unitario per il prossimo congresso non ci sembra sia stata mai discussa, nè tanto meno validata, da una discussione interna all'area. In realtà ci sono oggi due linee oggi in Lavoro Società. Chi ritiene che la Cgil si sia ormai emancipata dalla scelta concertativa e chi ritiene che la battaglia in Cgil contro la linea concertativa sia tuttora di attualità. La principale preoccupazione del nostro coordinatore nazionale dovrebbe quindi essere quella di permettere a queste diverse valutazioni di confrontarsi invece di promuovere iniziative presentando la sua posizione come la posizione di tutta l'area.

Ma tant'è ... Al compagno Patta interessa liquidare velocemente le questioni di merito per arrivare subito alla sostanza, e cioè alla sua proposta di scambio che, detto brutalmente, si sostanzia in una apertura per un congresso unitario in cambio del riconoscimento a priori di una minoranza organizzata anche senza la verifica del necessario passaggio congressuale.

Infatti continua ................

Un congresso unitario pone però ad una grande organizzazione quale è la Cgil, un tema delicato: come fare vivere le culture ed i pluralismi comunque esistenti e il cui riconoscimento è indispensabile per mantenere un buon livello di democrazia interno rappresentativo di tutti i nostri iscritti. Credo pertanto necessario un chiarimento preliminare negli organismi dirigenti sulle modalità con le quali in un congresso unitario, dentro una confederazione di programma,vengano riconosciuti e fatti  vivere i pluralismi. Scartata unanimemente la rinascita delle correnti di partito ritengo che le aree programmatiche, che abbiamo sperimentato in questi anni, siano al momento una modalità positiva e alle quali è difficile trovare alternative valide.

E' questo il passaggio più significativo di tutto il suo articolo. Da un lato il compagno Patta pone un problema serio, ma dall'altro da a questo problema una soluzione sbagliata e non condivisibile.

E' vero. Una organizzazione democratica deve favorire e permettere il confronto ed il diritto di rappresentanza dei suoi pluralismi interni. Giustamente si afferma non riproponibile la strada delle correnti di Partito.  Il problema, a questo punto, è però quello di chiarire cosa misura e da sostanza ai differenti pluralismi in una organizzazione democratica.

La scelta dell'area programmatica, collegata ad un documento congressuale, portato alla discussione ed al voto degli iscritti è stata con la nascita di Alternativa Sindacale nel 1991 la vera ed importante svolta che ha messo in discussione (almeno formalmente) il persistere in Cgil di una organizzazione per cordate, o correnti di Partito. Con il voto degli iscritti sulle diverse mozioni congressuali, e con la misurazione di questo voto in termini di consenso, si determinava un rapporto immediato tra gli scritti ed il documento congressuale. Era questo, e non l'accordo tra gli apparati o l'aprioristico riconoscimento delle varie componenti o correnti burocratiche, che dava quindi sostanza e rappresentatività democratica ai pluralismi che si erano espressi col voto degli iscritti. Era questo che dava sostanza e rappresentatività all'organizzazione per aree programmatiche in quanto espressione di una proposta, portata agli iscritti, da loro discussa e votata, su cui si realizzava un mandato a cui, l'area veniva ancorata e su cui poteva essere verificata. La rappresentatività dell'area nelle strutture della Cgil era quindi immediatamente determinata dal valore e dalla dimensione del consenso ottenuto nel confronto congressuale. E' questo il meccanismo che liquidava ogni ipotesi di corrente di Partito o di cordata personale.

Queste sono le cose che lo stesso Patta, assieme a tutti noi, affermava già nel 1991 quando la battaglia era anche quella per il superamento delle componenti e delle correnti. e sono le stesse argomentazioni con cui abbiamo combattuto la nascita di aree programmatiche su base burocratica (senza quindi passare dalla validazione degli iscritti)

Con la proposta di Patta di andare ad un congresso unitario, questo meccanismo si rompe. Si rompe cioè il diritto dovere, di un'area programmatica, di essere immediatamente rappresentativa, di essere concretamente validata dal mandato degli iscritti a sostenere le posizioni a cui gli iscritti avevano dato il loro consenso nel confronto congressuale.

Patta spiega che, si può andare al congresso unitario se però all'attuale apparato sindacale che fa riferimento a Lavoro Società, verrà garantita comunque una sua individualità organizzativa e politica. Ma se così stanno le cose è ovvio che non si può più parlare di area programmatica ma di cordata, di corrente, di componente, cioè di qualcosa che esiste e viene riconosciuta, non già per il consenso ottenuto dagli iscritti, ma dal risultato di una trattativa a tavolino con l'altro pezzo di apparato sindacale che fa oggi riferimento alla maggioranza Cgil.

Non ci si venga a dire che questa diversità e individualità può trovare una sua validazione attraverso la presentazione di qualche emendamento al documento congressuale unitario, perchè se così stanno le cose allora chiunque presenti un emendamento potrà rivendicare una sua rappresentatività negli apparati, per di più senza chiarire di quale proposta complessiva è portatore. Come è ovvio, la cosa sarebbe una operazione da piccolo cabotaggio che non giustificherebbe (sicuramente politicamente) l'esistenza di un'area organizzata .. per cosa poi ... per un emendamento sulle virgole del documento unitario ???. Perchè è ovvio che, se non di virgole si trattasse allora perchè non presentare un documento alternativo ??

In realtà l'ipotesi di Patta si riduce unicamente ad una proposta alla maggioranza Cgil di arrivare ad accordo tra apparati. La conclusione di questa operazione, se anche non sarà una cordata di partito, sarà comunque una cordata, validata attraverso una spartizione a tavolino, e non da un confronto congressuale, del grado di rappresentanza.

Dietro all'apertura per un congresso unitario in Cgil si muovono quindi ed essenzialmente interessi di apparato che chiede di essere legittimato ma nello stesso tempo liberato dalla verifica che gli deriverebbe dall'operare secondo un mandato congressuale e da un'area da cui in qualche misura dipendere. Una volta riconosciuti come componente in Cgil e con la decisione di andare ad un congresso senza documenti alternativi, ai nostri funzionari non serviranno più nemmeno i delegati e le delegate, ed a questi non dovranno più nemmeno riferirsi per le decisioni di merito e per le verifiche sulla loro iniziativa poichè la loro legittimazione non dipende da questo processo democratico ma da un'accordo tra burocrazie sindacali.

In questo senso, Patta, teorizza e già pratica, lo scioglimento dell'area programmatica.

L'esperienza che si sta' realizzando nella Fiom-Cgil , dove Lavoro società ha sostenuto la mozione presentata dal segretario generale dando così luogo, in base alle regole di vita interne, al superamento dell'area programmatica congressuale sta' creando numerosi problemi. Questo nonostante sia stata formalmente sottoscritta, da una parte degli esponenti del C.C. della Fiom, la adesione a Lavoro società confederale, atto costitutivo di una sensibilità politica. Esistono diffusi disagi, non sono chiare le regole per rispettare il pluralismo interno alla area di maggioranza e soprattutto come tenere conto e rispettare le opinioni di coloro che sono portatori di una sensibilità. Il disagio sta' diventando acuto per il conflitto che si è aperto in alcune importanti strutture territoriali della Fiom – Cgil e rischia di creare tensioni non volute e certamente non utili in questa fase di avvicinamento al rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici. Occorre quindi (partendo anche dall'esperienza della Fiom) trovare dei meccanismi esigibili di garanzia democratica. Problema che si pone soprattutto - evidentemente - per le sensibilità minori perché le norme democratiche dell'organizzazione garantiscono ai dirigenti che si riconoscono nella maggioranza di partecipare apertamente, in maniera incisiva, alla formazione dei gruppi dirigenti. Qualora in Fiom non si riuscisse a trovare una soluzione che garantisca tutti i pluralismi, penso che si dovrà ripensare –spero consensualmente- alla costituzione di un'area che non significherebbe una sconfessione delle linee congressuali, ma garantirebbe meglio la dialettica democratica.

La polemica con la Fiom è significativa dell'idea che il compagno Patta ha di quello che, secondo lui, potrebbe essere il nuovo metodo di riconoscimento dei diversi pluralismi interni.

Secondo Patta in Fiom i diversi pluralismi non sarebbero riconosciuti, dimenticandosi che, per come funziona la democrazia in Cgil (che è poi quello che come area abbiamo fino ad ora rivendicato) gli organismi vanno eletti in rappresentanza delle diverse posizioni programmatiche congressuali e non sulla base di schieramenti o di appartenenze altre. In Fiom ci sono stati due documenti (uno di Rinaldini più lavoro Società) ed uno della destra interna. Dal punto di vista del mandato questi due documenti si sono misurati nel confronto con gli iscritti e questi due documenti hanno titolarità di rappresentanza in Fiom. Non avendo presentato Lavoro Società un suo documento cosa misurerebbe il peso che lavoro e Società deve avere oggi in Fiom ??.

Come giustamente dice Patta questo è un problema, che però va affrontato a partire dalla sensibilità interna alla Fiom di non schiacciare nessuno dei contributi che hanno portato il documento Rinaldini-Cremaschi ad avere la maggioranza. In realtà, per come stanno andando i riassetti di segreteria e di apparato, a parte la Lombardia, non sembra ci siano stati problemi. Visto che il problema è la Lombardia, perchè non si riduce la discussione a quella regione invece di farla diventare un problema nazionale ?. In realtà la preoccupazione che muove Patta è che in Fiom è la sua cordata (non già l'area di pensiero che fa riferimento all'area programmatica confederale) ad aver perso terreno, ed è per questo che chiede e pretende un'accordo, minacciando di contro squassi e sconquassi. Diciamola tutta. La polemica in Fiom nasce solo dal fatto che Patta non si ritiene rappresentato da Cremaschi.

L'attenzione di Patta sulla Fiom dimostra due cose:

  1. primo che in realtà le questioni di merito sono oggi secondarie. Dal punto di vista del merito, anzi, la maggiore alleanza con la Fiom dovrebbe essere oggi una necessità per Lavoro Società, per tenere aperta ed attiva in Cgil una forte pressione contro le derive concertative. La fiom da questo punto di vista ha più peso e coerenza dei nostri compagni, ad esempio in SLC, in FILT, in FILCEM, ecc che non ci sembra brillino per capacità e volontà di iniziativa nei confronti dei brutti accordi sindacali che in quelle categorie si sono firmati.

  2. secondo, che la preoccupazione di Patta, quando parla di pluralismi, prescinde ormai dalla loro legittimazione congressuale, ma dalla sua volontà di vedersi riconosciuto in quanto tale, perchè esiste, come capo di una burocrazia sindacale che a lui fa riferimento.

Quello che si sta' sviluppando nei metalmeccanici è quindi un dibattito importante il cui esito sarà significativo anche per scelte che dovremmo affrontare anche nella Cgil. In ogni caso i punti di crisi che hanno dato origine al confronto critico sono ancora aperti. Esiste una responsabilità primaria della segreteria della Fiom nella ricerca di una soluzione positiva a questi problemi che rilanci la gestione unitaria della organizzazione.

La responsabilità primaria della segreteria Fiom non è in realtà quella di non considerare l'esistenza all'interno della Fiom di un pluralismo che fa riferimento all'area Lavoro Società ma di non riconoscere a Patta la legittimità di intervenire dall'esterno sulle dinamiche in Fiom. Da quello che si sa e che si vede, come succede in tutte le categorie, a decidere le proposte per gli ingressi in segreteria e negli apparati della Fiom è il confronto tra i compagni che sono in Fiom, e la cosa, ripetiamo, a parte la Lombardia, non sembra abbia sollevato particolari problemi.

Certamente non va in questa direzione l’ assenza di risposte alla richiesta di incontro che il sottoscritto, a nome del coordinamento di Lavoro Società ha chiesto al segretario generale della Fiom. Non vanno in questa direzione discussioni che drammatizzano la eventuale rinascita delle aree programmatiche. Non vanno in questo senso ragionamenti intorno a un superamento della dialettica per aree per sostituirlo con la quella fra strutture. Ho sempre ritenuto e ritengo tuttora valido il principio che la dialettica nella Cgil si manifesti innanzitutto tra le idee in campo.

Patta, proprio per le cose che sostiene, invece di lamentarsi del fatto che Rinaldini non risponde positivamente alle sue sollecitazioni, dovrebbe in primo luogo preoccuparsi di chiarire il suo pensiero ai compagni che in Fiom si riconoscono nell'area confederale ed assieme a loro costruire un orientamento unitario e condiviso.

I compagni della Fiom che fanno riferimento all'area, hanno convocato per il prossimo 5 gennaio una assemblea nazionale a Milano appunto per discutere di queste cose  in modo aperto e democratico. Quella dovrà essere la sede per un confronto e non già le continue forzature che la cordata Pattiana sta facendo sulla Fiom.

Deve essere chiaro per tutti che è , e sarà, assolutamente inaccettabile che la scelta dell’ unità possa equivalere alla cancellazione della propria storia e della propria cultura.

E qui si raggiunge il culmine con il lancio dell'anatema. Una frase che al di la della ridondanza dice una cosa molto semplice.... Va bene il documento unitario, ma ci dovete continuare a riconoscere come componente a prescindere da ogni legittimazione congressuale ... in quanti siamo oggi negli apparati e nelle segreterie ?? 100 ? e 100 dobbiamo rimanere. Il senso dell'anatema finale è chiaro, L'area programmatica Lavoro Società - cambiare rotta non c'è più .., rinascono le componenti e le correnti, una per quante sono le storie e le culture che rivendichino un loro riconoscimento a priori, dai DS alla Margherita fino al Prc, da Danini a Patta, ma se di pluralismo con proprie storie e proprie culture si parla probabilmente ne verranno fuori a carrettate.

E gli iscritti ?? ... nessun problema, tutte questi pluralismi intenti a litigare ed a contrattare la spartizione dei posti si presenteranno a loro con un bel documento unitario.

 

Il coordinamento Rsu - 25 novembre 2006