Lavoro Società - cambiare rotta La necessità di una discussione vera sulle linee per il prossimo congresso Cgil Il fatto da cui partire è la decisione del coordinamento nazionale dell'area di promuovere un incontro con la maggioranza Cgil (lo scorso due ottobre) in cui presentare la proposta di un percorso per arrivare al prossimo congresso Cgil in maniera unitaria, senza documeti contrapposti. Nella sua nota per quella riunione, G.Paolo Patta (coordinatore nazionale dell'area), propone le seguenti valutazioni:
Noi non condividiamo affatto queste valutazioni. Se si deve riconoscere che, anche grazie alla conclusione unitaria del congresso di Rimini, la Cgil ha saputo giocare un importante ruolo di contrasto all'azione demolitrice di Governo e padronato, riesce difficile concludere che con ciò la Cgil si sia emancipata dall'adesione alla linea ed alla pratica concertativa. A dimostrarlo non ci sono solo le conclusioni contrattuali in diverse categorie ma anche il recente accordo firmato con Confindustria per il Mezzogiorno, quello sul settore tessile e diversi altri accordi territoriali (non ultimo quello di Bergamo sul P.time), dove la pratica concertativa è stata di fatto rivalutata e rilanciata. Or bene. E' legittimo per i compagni che lo pensano proporre all'insieme dell'area una valutazione sulla possibilità di andare ora ad un congresso Cgil unitario, ma è altrettanto legittimo, per chi propone invece il mantenimento la necessità di mantenere attiva una battaglia alla concertazione, esprimere questa diversa valutazione. Logica vorrebbe che di fronte a diverse valutazioni, un'area programmatica, nel suo agire democratico, aprisse una vera e propria discussione al suo interno, dove a tutte le posizioni sia data la possibilità di esprimersi. Ma così non è. Già il nostro coordinamento nazionale ha deciso di andare direttamente al confronto con la maggioranza, su una posizione che allo stato non ci resta che considerare una loro posizione (non certo dell'area) visto che per esprimere quella proposta non hanno alcun mandato. Veniamo a sapere inoltre che analoghe iniziative si stanno organizzando a livello categoriale e territoriale. La prima sembra essere quella del coordinatore nazionale dell'area in SLC che senza preocuparsi di aprire prima una discussione nell'area, convoca per il prossimo 26 novembre una iniziativa per confrontarsi con la maggioranza di categoria sulla possibilità di andare ad un congresso unitario. Per di più lo fa con una nota che sfiora il ridicolo, quando cita l'esperienza della gestione unitaria in categoria come prodoma di un contratto nazionale firmato che avrebbe sfondato il 23 luglio, sconfitto la concertazione e contrastato l'aumento della precarietà nella categoria (Poste in particolare). Il contratto delle Poste (su cui l'area di categoria si è invero spaccata a metà) è uno dei peggiori firmati ultimamente e non solo per le scarse quantità salariali. In quel contratto si è di fatto sfondato a destra lo stesso 23 luglio quando si concorda di rinviare il rinnovo del biennio per far fronte ai problemi posti dall'azienda, quando si introduce il salario di ingresso, quando si accetta di aprire un tavolo paritetico per andare a discutere di come recepire nel testo contrattuale le novità introdotte dalla recente legislazione in materia di mercato del lavoro. E che dire poi del fatto che mentre nelle Poste si procede ora alla esternalizzazione dei sevizi di logistica e recapito, da parte della categorianon si vede scendere in campo una forte iniziativa vertenziale? (e nemmeno, almeno, una presa di posizione dell'area) Per il coordinatore nazionale dell'area nella SLC sembra che tutto vada bene. La concertazione è finita, non c'è più. Abbiamo fatto contratti da favola. Siamo bravi, e quindi basta con le divisioni, andiamo finalmente ad un congresso unitario. Non serve convocare i compagni dell'area per verificare e discutere se questa linea sia condivisa. Andiamo direttamente al confronto con la maggioranza, quasi a dire che qualcuno ha già deciso, in pratica, che l'area programmatica Lavoro Società in SLC non c'è già più. Di tono diverso invece il percorso deciso dai compagni del coordinamento regionale confederale dell'area in Piemonte. Nel comunicato conclusivo della loro riunione dell'11 novembre scorso, per lo meno fanno un ragionamento di buon senso, affermando che un orientamento per un documento unitario al prossimo congresso può essere valutato solo a fronte di una verifica sulle coerenze di tutta la Cgil, non solo ai contenuti del documento di Rimini ma anche alle esigenze che le attuali condizioni dello scontro sindacale propongono. Giustamente affermano che permangono divergenze su come sono stati realizzati i rinnovi contrattuali e su come si stanno svolgendo le recenti patuizioni sul mezzogiorno, sul tessile ecc. e che compito dell'area è oggi contrastare questa riproposizione di una pratica concertativa che rimane il motivo della nostra alternatività. Ma altrettanto saggiamente e correttamente affermano che comunque qualsiasi decisione dovrà essere presa solo nello svolgimnto di un dibattito vero che coinvolga l'insieme dell'area. Due approcci diversi. Un procedere di fretta da parte di chi (esempio SLC) sembra aver già deciso che l'area non esiste più e vuole andare rapidamente a verificare la possibilità di un accordo unitario con la maggioranza (quanta fretta), ed un procedere più trasparente ed attento alla problematicità della scelta, che chiede prima di verificare sul campo e nella pratica il realizzarsi delle condizioni su cui decidere poi l'atteggiamento per il prossimo congresso e che afferma essere questa una questione che va discussa prima di tutto nell'area in modo che questa, nel suo insieme, arrivi ad avere una posizione la più unitaria possibile, prima di qualsiasi confronto con la maggioranza. 18 novembre 2004
Coordinamento Rsu
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