Adesso … basta !! è ora di “cambiare rotta”

Non abbiamo mai nascosto le  nostre critiche verso quelli che consideriamo i limiti e le derive moderate della gestione attuale dell’area “lavoro e Società – cambiare rotta” in Cgil (d’ora in poi abbreviato in “Ls-cr). Abbiamo in varie occasioni denunciato l’accellerazione dirigistica, le pratiche accentratrici di una gestione sempre più chiusa nel ristretto cerchio degli apparati, così come abbiamo spesso criticato le posizioni di merito (categoriali e confederali) che l’area ha espresso

E’ con questo spirito attento e critico che abbiamo seguito la polemica innescata da Patta con le sue dichiarazioni sulla Fiom.

Inizialmente quella dichiarazione sembrava potersi spiegare con il solito “scivolone” che da tempo contraddistingue la gestione dell’area, ma le vicende successive hanno dimostrato che di ben altro si tratta.

Tre sono gli elementi da osservare:

  • Come mai Patta, immediatamente dopo l’uscita di Epifani sulla Fiom, ha sentito il bisogno di ripeterne il senso ed il contenuto, ma in modo più esplicito, con una intervista al sole 24 ore prima e con una sua dichiarazione (più mediata) poi? Nell’economia della sua dichiarazione, fatta in merito al confronto sul nuovo modello contrattuale, che senso aveva sollevare preoccupazioni su una Fiom che, a furia di non firmare accordi, rischierebbe di “trasformarsi in un Cobas”, intendendo con questo un sindacato di pura testimonianza ?

Ciò sembrerebbe non avere senso, visto che l’area nel suo insieme, almeno a parole, ha sempre detto di sostenere la Fiom in occasione dei tanti accordi separati, nelle sue posizioni sulla  democrazia (considerata questione dirimente) e sulla linea contrattuale (salario e legge 30). Come mai allora la necessità di esternare tanta preoccupazione fino ad invitare la Fiom a pensare con maggiore impegno ad accordi con Cisl e Uil, come se la responsabilità di ciò fosse solo della Fiom ?

Appunto perché la cosa non ha senso l’uscita di Patta si dimostra motivata essenzialmente dalla necessità (sua) di accreditarsi, agli occhi della maggioranza che fa riferimento ad Epifani, come portatore di una linea di responsabilità ed attenzione verso una Cgil che al più presto dovrà in qualche modo arrivare ad una proposta sul modello contrattuale che sia spendibile per un tentativo di accordo unitario con Cisl e Uil, e che è cosciente di come un ostacolo a questa deriva moderata potrebbe essere rappresentato proprio da una Fiom che mantenesse ferme le sue coerenze e la sua pratica.

  • Come mai il coordinamento nazionale dell’area (con un presunto unanimismo, tuttavia ascrivibile evidentemente ai soli fedelissimi accorsi per l’occasione) ha sentito il bisogno di uscire immediatamente con un comunicato di “fiducia” a Patta che andava difeso dalle critiche (di merito) che dalla Fiom e dell’interno dell’area stessa erano state giustamente mosse ? Se di una errata interpretazione della dichiarazione di Patta si trattava, bastava che Patta stesso ne rettificasse e spiegasse meglio il contenuto senza convocare e coinvolgere il coordinamento nazionale dell’area. Tanto sforzo organizzativo, in fretta e furia, a sostegno del leader, per difenderlo da critiche più che legittime, è apparso subito esagerato e sospetto.

Se in realtà, come cita il comunicato del coordinamento dell’area, l’intervento di Patta non sollevava alcuna critica alla Fiom, perché allora chiedere un incontro tra il coordinamento nazionale di “Ls-cr” ed i compagni della Fiom aderenti all’area (secondo un metodo senza precedenti e non in linea con il funzionamento della CGIL e dell’area) mentre nemmeno lontanamente si è sentito il bisogno di chiedere altrettanto, per esempio, a “Ls-cr” dei chimici che poche settimane fa ha difeso l’accordo sulla gomma plastica che, soprattutto per quanto riguarda legge 30 e legge 66 sugli orari dovrebbe lasciare a bocca aperta tutti ?

Al comunicato del coordinamento nazionale di  Ls-cr” hanno successivamente risposto criticamente sia nel merito che nel metodo, tra gli altri, sia Cremaschi che lo stesso Rinaldini.  Non ci ripeteremo ora su cose che già sono state osservate da altri.

Quello che, tra le altre cose, vogliamo però mettere in evidenza è la conclusione del comunicato del coordinamento nazionale dell’area, tanto fuori argomento nell’economia del testo, quanto esemplificativa di quelle che sono le vere preoccupazioni di Patta e della sua cordata. Le conclusioni di quel comunicato ribadiscono con sospetta veemenza (apparentemente alla maggioranza Cgil ma anche e soprattutto al corpo interno dell’area), che non si accetteranno condizionamenti sulla elezione del sostituto di Patta (in uscita per scadenza di mandato). La sua sostituzione dovrà essere decisa unicamente dal coordinamento nazionale di “Ls-cr”, annunciando preventivamente che interferenze non sono né gradite né, soprattutto, ammesse.

Al di la della sbagliata polemica sulla Fiom (che soprattutto per le reazioni critiche che sono seguite si tenterà di ricucire almeno sul piano immediato e formale) la vera preoccupazione di questo gruppo dirigente si è infine dimostrata la forte preoccupazione che questa polemica non interferisse sul percorso avviato da Patta per sostituire se stesso con una persona affidabile, a lui gradita, garante cioè degli interessi della sua cordata.

  • Che così stiano le cose lo dimostrano inoltre le lettere “fatte” circolare successivamente a firma di diversi esponenti della più stretta cordata Pattiana (riportiamo solo quella della Paola Agnello Modica) che a mo’ di tormentone ribadiscono essenzialmente le stesse cose:
  • Ci si stupisce e scandalizza delle critiche da molti sollevate sulle posizioni espresse da Patta, avanzando esplicitamente l’accusa di un tentativo di interferenza esterna sulle dinamiche interne dell’area. Volutamente e colpevolmente si tace il fatto che le numerose critiche siano arrivate in realtà dall’interno della stessa area e dalla Fiom – alle quali si evita di rispondere nel merito – ma strumentalmente ci si attizza e si grida allo scandalo per quelle due critiche (due) venute dall’esterno, da forze politiche, chiamando tutta l’area in difesa del suo gruppo dirigente che, poverino, sta subendo una interferenza politica, alla quale, con coraggio si impegna a reagire elevando al cielo la parola d’ordine “non ci faremo intimidire”.  
  • Si dichiara non esserci alcun problema con la Fiom con la quale, si dice, si arriverà presto ad un chiarimento (E’ evidente ! Se serve un chiarimento vuol dire che c’è un problema .. Logico no ?!). E intanto si insiste sulle “intimidazioni” esterne che si sarebbero inventate la polemica con la Fiom. (e la lettera di Cremaschi e di Rinaldini? Le tante lettere di delegati e sindacalisti dell’area che hanno criticato Patta ? … sono esterne anche loro ? .. e intanto non si citano)
  • Si sottolinea il ruolo di Patta nella costruzione della sinistra sindacale in Cgil, decantandone il contributo.
    Come non riconoscere i meriti di Patta? Ma non basta evocarli, per rendere immune Lui e gli apparati legati alla sua cordata da limiti, errori e critiche
    . Basterebbe ricordare il contratto delle Poste del 2003, le titubanze dell’area rispetto all’accordo sugli artigiani, la strumentale disattenzione alle pressioni dal basso per uno sciopero generale contro la riforma Moratti, fino al contratto dei chimici (che non è come la racconta Paola Agnello) ed a quello della gomma plastica ecc. ecc. senza dimenticare l’assurda decisione di fare uscire l’area dai comitati promotori per il Si al referendum sull’articolo 18, e, seppur datate ma sempre importanti da ricordare, le indecisioni, ma anche le complici giustificazioni, alla posizione della contingente necessità che hanno coinvolto vasti strati dell’area in occasione dei bombardamenti sulla Jugoslavia ….. solo per fare alcuni esempi.

In definitiva, tutti gli interventi, le lettere, le formali proteste, sostenute dagli esponenti della più stretta cordata Pattiana, non rispondono alle critiche di merito, alle richieste di chiarimento ecc che proprio dall’intero dell’area e della Fiom sono arrivate, ma caricano su presunti nemici esterni, per  evitare il rischio che “l’incidente” possa influire sui delicati equilibri e sulle complicate manovre (già avviate senza coinvolgere l’area nel suo complesso) dalle quali dovrebbe scaturire il nome del successore di Patta

Con la sua reazione la Cordata è apparsa sopratutto impegnata a difendere se stessa, anche per garantirsi il diritto a decidere da sé la successione al posto di comando, tanto da ritenersi infallibile e da considerare ogni critica, non un contributo alla discussione, ma al pari di un reato di “lesa maestà”.

 

In sintesi, il problema non è solo l’incidente con la Fiom (che rimane nella sua gravità politica) quanto la dimostrazione della preoccupante deriva burocratica e moderata verso cui questo apparato sta portando l’area programmatica.

Ciò che tutti ora considerano “l’infelice” (ma neppure il primo)  intervento di Patta sulla Fiom non è un semplice incidente ma è figlio di una svolta politicista che investe l’area almeno da dopo il congresso di Rimini.

Dal congresso di Rimini in poi, sull’onda dell’illusione prodotta dalla nuova conflittualità Cofferatiana e dal fatto che il congresso si concludeva con un documento che si scostava dall’enfasi celebrativa delle pratiche concertative, gran parte dell’apparato di “Ls-cr” ha creduto di poter incidere maggiormente sulla pratica della Cgil puntando ad una alleanza più stretta col centro Cofferatiano.

Sé è stata condivisibile la scelta di una linea di tenuta e difesa delle posizione CGIL (già in quel momento sotto attacco) e delle conclusioni congressuali di Rimini (non necessariamente da considerare come una svolta ma certo utili ad un più efficace posizionamento critico della Cgil) va di contro osservata l’assenza di iniziativa nell’area per conquistare nella pratica la trasformazione di quella linea in vere e concrete piattaforme di lotta, confederali e categoriali. Fatta eccezione per la sola Fiom.

Ci si è in pratica limitati all’illusione tutta politicista, prodotta dalla convinzione di potersi rafforzare negli assetti e negli apparati spendendosi in una alleanza con la maggioranza Cofferatiana prima e con Epifani poi, e non si è agito come “area programmatica” perché la mediazione unitaria uscita dal congresso prendesse concretamente forma nelle pratiche contrattuali e rivendicative della Cgil.

L’apparato di “Ls-cr” si è subito dimostrato più preoccupato di non rompere che a spingere, nella speranza di accreditare se stesso a partecipare alle politiche di assetto di una maggioranza Cgil che si pensava (sperava) ormai indirizzata a confliggere con la destra interna della Cgil ed a aprirsi verso nove alleanze.

Che l’iniziativa di “Ls-cr” sia stata concretamente condizionata da questa deriva politicista lo dimostrano gli imbarazzi dell’apparato di “Ls-cr” che (pur di non rompere con la maggioranza) ha difeso  a spada tratta brutti accordi, ha tentennato su altri,e soprattutto non ha sviluppato nessuna vera lotta nella definizione delle piattaforme. Recentemente, solo su tessili e commercio si è alzata un poco la testa, ma solo per la forte pressione dal basso, tant’è che da ciò non si è tratta alcuna conclusione concreta sulla più generale lotta in Cgil contro la nuova deriva concertativa.

Anche sulla fase che si sta aprendo, quella di un confronto sulla nuova politica dei redditi, non si vede ancora una proposta forte e chiara di “Ls-cr” che sull’argomento non ha saputo produrre altro se non un seminario nazionale (ristretto al solo apparato, essenzialmente didattico, e senza alcuna sintesi e proposta conclusiva) i cui materiali rimangono per altro ancora sconosciuti ai più.

Inoltre nessun serio sforzo è stato fatto per impedire che la CGIL seguisse Pezzotta e la Uil nelle loro “vacanze anticipate”, pur di non costuire alcuna seria mobilitazione immediata contro gli attacchi del governo alle pensioni, come invece la gravità della situazione avrebbe imposto. E’ grave che, nel pieno dello scontro con Confindustria, ad oggi non si sappia ancora su cosa “Ls-cr” propone di mobilitarsi, nonostante che il documento congressuale dell’area sia sufficientemente chiaro in materia. Ciò che si vede è unicamente il continuo rifarsi al metodo, ricordando come ogni proposta sindacale che sarà elaborata dovrà essere sottoposta al dibattito con i lavoratori. Cosa utile da ribadire, ma non sufficiente a caratterizzare l’azione di un’area programmatica che si è proposta come alternativa su una piattaforma di rifiuto e rigetto della concertazione e delle sue pratiche.

Così come non basta il ripresentarsi ed il ripetersi sempre come veri ed autentici difensori della linea di Rimini (ormai in “Ls-cr” va comicamente di moda chiamarsi “mantenere la rotta” e non più “cambiare rotta”).

Quella linea, quella di Rimini, non c’è più. Lo stanno a dimostrare le piattaforme e gli accordi contrattuali firmati anche dalla Cgil, la schizofrenia in Cgil riguardo alla legge 30 ed alla legge 66 sugli orari. Quella linea è ormai solo opportunisticamente declamata, mentre di contro si firmano contratti che peggiorano lo stesso 23 luglio ed accordi territoriali come quello firmato due settimane fa dalla Cgil di Bergamo sul P.Time (per citare solo l’ultimo).

Quello di cui la cordata Pattiana non si rende conto, o non vuole accettare, è che la discussione che si apre in Cgil ha ormai tutte le caratteristiche di un confronto di tipo congressuale che vede la maggioranza Cgil impegnata esplicitamente a liberarsi dai principi e dalle coerenze che le sono, almeno formalmente, imposte proprio dalle conclusioni unitarie del suo ultimo congresso e dalla sua storia recente. E non sarà questa una operazione facile o indolore fino a che, in Cgil, sopravviverà una posizione Fiom che di quel documento congressuale e dell’esperienza recente rimane la più efficace (se non unica) rappresentante.

Non è infatti un caso che, proprio oggi, quando la Cgil ha di fronte la questione di come sdoganare se stessa e la sua recente esperienza per aprire un confronto che in qualche modo le permetta di ritessere le fila di quella unità sindacale ormai diventata obiettivo principale anziché strumento, e di agganciare la nuova Confindustria di Montezemolo (ormai chiaramente sponsorizzata anche dal centrosinistra) sia proprio la Fiom e non “Lavoro e Società” il soggetto da normalizzare.

In fin dei conti è questo che rende parossistica sia l’uscita di Patta con la sua intervista al Sole 24 ore che il successivo documento del coordinamento nazionale di “Ls-cr” … l’essere più preoccupati di ciò che fa la Fiom che di ciò che fa la maggioranza di Epifani.

A questo punto ci scuseranno i compagni se abbiamo parlato in questo testo di “cordata Pattiana”, ma di questo si tratta, o per lo meno questa è la percezione di gran parte delle delegate e dei delegati della base militante dell’area.

Parliamo di “cordata” nel senso che la gestione dell’area è sempre più concentrata nelle mani di una parte del suo gruppo dirigente che ha programmato il proprio destino in Cgil legandolo ed organizzandolo attorno a quello del proprio leader, organizzandosi in questo modo attraverso una consolidata serie di relazioni esclusive e di affidamenti reciproci.

Un processo che parte già da prima del congresso Cgil di Rimini, che mette assieme sindacalisti che formalmente aderiscono a diversi orientamenti politici (dal PdCI, al Prc, a Lotta Comunista, e non iscritti). Una diversità di provenienze che viene declamata spesso, per dimostrare l’esistenza di un pluralismo e di una autonomia dalle forze politiche che però sono solo di facciata poichè tutti sono in realtà organicamente accomunati, pur nella loro apparente diversità, dall’interesse di unirsi per consolidare la propria presenza ed influenza negli apparati della Cgil.

La necessità di dare peso ed efficacia a questo processo porta la “cordata” ad influenzare, direttamente ed indirettamente, gran parte delle scelte di assetto, escludendo o ridimensionando il peso di chi, tra i delegati ed i sindacalisti, non venga considerato “affidabile” al progetto di un loro controllo sull’area, così come condiziona, frena e controlla le pressioni che vengono dal basso, dalle categorie e dai territori con l’obiettivo di mantenere ogni tensione nell’ambito di una gestibilità che non interferisca sui loro rapporti con quella la parte della maggioranza Cgil con cui sembrano avere un percorso ed una condivisione comune o vicina delle cose.

Così si sono andati riducendo gli spazi di partecipazione al fine di evitare qualsiasi verifica o contaminazione. Tutta la vita decisionale dell’area si è andata concentrando nel ristretto cerchio di sindacalisti che sempre meno si sentono preoccupati di dover rendere conto, di attivare livelli di partecipazione più allargata nei quali chiamare la base a portare il suo contributo di proposte e di verifica dell’attività.

Ci sono categorie e territori dove ormai i delegati non sono più convocati, situazioni e momenti dove i delegati ed i sindacalisti critici vengono tacciati di voler “rompere l’area”, dove ogni dissenso viene ridotto al rango di “complotto”.

Le poche riunioni dell’area che si fanno (territoriali o nazionali) sono da tempo ridotte a mere passerelle degli apparati dove le delegate ed i delegati servono solo a fare numero, a riempire la sala.

Importanti momenti di discussione e verifica, che richiederebbero il massimo coinvolgimento di tutti, vengono ridotti a iniziative seminariali ristrette al solo apparato o a qualche delegato, dalle quali per altro non derivano conseguenze concrete nelle pratiche contrattuali.

Così svanisce il progetto di un’area programmatica che aveva fatto dell’emancipazione dei lavoratori e dei delegati dalle burocrazie e dalle loro politiche di controllo uno dei suoi dati più coinvolgenti e caratteristici della battaglia in Cgil.

Per la vita dell’area, soprattutto oggi, quando sarebbe più che mai importante promuovere momenti di partecipazione delle delegate e dei delegati di luogo di lavoro, quando sarebbe necessario organizzarsi e lottare contro la deriva moderata e concertativa della Cgil, sui contratti, sulle vertenze territoriali, l’unico vero e consistente impegno di dimensione nazionale è stato quello del “Forum per l’alternativa”. Una iniziativa interessante se vogliamo (inizialmente caricata addirittura della pretesa di gettare le basi per un nuovo partito per il lavoro) ma che poggia su una piattaforma tanto condivisibile quanto generica ed ovvia nelle sue proposizioni che non porta nulla di nuovo al dibattito nelle forze politiche di sinistra e nei movimenti. Una piattaforma, per altro, tanto declamata quanto scarsamente rintracciabile nelle battaglie e nella pratica contrattuale e sindacale dell’area.

In questo senso ha più peso e forza il documento sui 6 punti per una alternativa di Governo fatto dalla Fiom, poiché quel documento può vantare sicuramente un retroterra di coerenze ed esperienze di lotta concrete che ne sostanziano il contenuto.

Ad un anno di distanza l’immenso sforzo (permessi sindacali per riempire le sale, soldi per manchette e per teatri ecc) prodotto sul “Forum per le alternative” non ha portato alcun impulso all’attività dell’area, dimostrandosi, come era prevedibile, unicamente una operazione mirante ad accreditare i compagni di “Ls-cr”, promotori della cosa, agli occhi della maggioranza Cgil e di alcuni soggetti politici del centrosinistra, come una realtà che in qualche modo, poteva, doveva e voleva contare ed essere contata.

 

In Conclusione:

La situazione generale e l’evoluzione dello scontro sindacale porta ormai sempre più la Cgil di fronte ad una scelta.

La Cgil deve scegliere tra un ritorno esplicito alle fallimentari pratiche concertative (mai abbandonate ed esplicitamente riaffermate nella pratica contrattuale di questi anni), ulteriormente mediate dai contenuti neocorporativi del “Patto per l’Italia” con i quali si dovranno fare i conti sul terreno di una fortemente voluta e ricercata nuova unità con Cisl e Uil, e una scelta esplicita di lotta per l’emancipazione dei diritti, del salario, del lavoro, della contrattazione, dalle nuove e maggiori subordinazioni formali e sostanziali all’interesse di impresa a cui la piattaforma di Confindustria ed i diversi liberismi (di centro destra e di centro sinistra) mirano.

La scelta strategica è tra il farsi risucchiare nei meccanismi di relazioni sindacali di stampo neocorporativo (abbondantemente già delineati, prima che nel "Patto per l'Italia", anche nel Patto di Natale del 98 firmato anche dalla Cgil) o, semplicemente, riproporsi come un soggetto sindacale, con una pratica sindacale fortemente ordinata attorno alla democrazia ed alla partecipazione dei lavoratori, ed in grado di rappresentarne gli interessi sindacali e di emancipazione sociale.

Non è vero che tutto va bene (a parte qualche sofferenza in qualche categoria). La posta in gioco si ripresenta oggi identica a quella che ci ha motivato a proporre e sostenere un documento alternativo negli ultimi due congressi della Cgil.

Tanto è evidente e forte la necessità di un rilancio, oggi, di una sinistra sindacale in Cgil, tanto appare evidente come l’attuale coordinamento nazionale di “Ls-crsia inadeguato ed indisponibile a dirigerne il rilancio.

Tanto si conferma, oggi, la validità del nostro documento congressuale, tanto appare evidente come l’attuale coordinamento nazionale di “Ls-cr” (o per lo meno la maggioranza che ne controlla le decisioni) sia ben lontano dal saperlo rappresentare adeguatamente.

Per questo denunciamo come, purtroppo, di questa situazione e di tutte le compromissioni di cui è portatrice, compresa la crisi di rapporto tra gran parte degli apparati e la base dell’area, non sia cosciente gran parte del coordinamento nazionale di “Ls-cr”, il quale sembra invece sempre più arroccato a difesa di se stesso e della illusione (tutta politicista) di poter continuare a giocare tatticamente nella fase attuale del dibattito Cgil nello sforzo di presentarsi come forza responsabile, titolata quindi ad accreditamenti importanti per posti di sempre maggiore responsabilità.

Questa forma incomprensibile di realismo sindacale, riedizione di precedenti esperienze fallimentari (ce le siamo dimenticate le critiche, fatte a suo tempo, anche da Patta, a “Essere sindacato” ?), taglia di fatto fuori la sinistra sindacale da qualsiasi ruolo propulsivo nel confronto che è aperto in Cgil, lasciando alla sola Fiom (contribuendo così al suo isolamento) un ruolo di spinta anche confederale,

In questa situazione, come può il coordinamento nazionale dell’area, pensare che la sostituzione di Patta, si possa ridurre oggi a sola questione formale (morto un papa se ne fa un altro) da gestire nel chiuso di una riunione ristretta di quattro sindacalisti?

Sarebbe non solo un errore politico ma anche la dimostrazione dei limiti e degli opportunismi di questo coordinamento nazionale diLs-cr” voler arbitrariamente tenere distinta oggi la discussione sugli assetti, da una verifica sullo stato dell’area e da una discussione sul rilancio della sua iniziativa nei territori, nelle categorie, nella battaglia generale.

C’è bisogno di un percorso di confronto e di discussione, fino ad una assemblea nazionale, per mettere mano ai guasti di un accentramento ormai insostenibile e distruttivo per i destini dell’area, ma soprattutto per mettere finalmente in campo una proposta discussa e condivisa su ciò che come area intendiamo dire e sostenere sul modello contrattuale, sulla democrazia, sulle regole, ed una nostra forte iniziativa contro un nuovo “patto sindacale” basato su una concertazione peggiore di quella che abbiamo conosciuto.

E questo, oggi, può essere fatto solo col rilancio di una pratica di vera partecipazione e coinvolgimento di tutti, delegati, militanti, con una rimessa in campo dei tratti caratteristici che hanno reso possibile in questi anni la nascita e la crescita di una sinistra sindacale in Cgil.

Democrazia vuole che, soprattutto per la particolarità della situazione, solo da una discussione politica e da un piano di rilancio dell’area programmatica possa infine essere individuata la proposta del nuovo coordinatore nazionale dell’area

Qualsiasi altra scorciatoia sarebbe solo una operazione di potere e di palazzo.

La sottolineatura che il coordinamento nazionale dell’area ha voluto fare sul fatto che si procederà alla sostituzione di Patta come se nulla fosse, dimostra la non comprensione dei problemi e delle responsabilità che oggi investono l’area, riducendo la cosa a semplice questione di assetto e di potere.

Si vuole procedere velocemente, senza aprire il confronto nell’insieme dell’area perché l’attuale gruppo dirigente, che a maggioranza ha il controllo degli apparati dell’area, teme la contaminazione che l’esperienza recente della Fiom possa avere anche nella discussione sui suoi assetti interni e sulla linea ?

O si teme forse che, uscendo dal proprio cerchio ristretto e “controllato”, aprendo alla discussione con la propria base, tanti malumori sulla attuale gestione dell’area possano tradursi nella presentazione di altre candidature ?

E’ certamente vero e non si può nascondere come, data la situazione, sarebbero moltissimi i delegati dell’area che si riconoscerebbero in una eventuale candidatura, ad esempio, di Cremaschi a succedere a Patta. La cosa aprirebbe non piccole crepe sul progetto di controllo dell’area da parte della cordata Pattiana, e forse è questo a motivare tanta preoccupazione.

Ma i destini dell’area e del suo progetto non possono essere condizionati dai timori e dalle necessità della cordata Pattiana, così come non lo devono essere dalla eventuale discesa in campo di altre candidature (per altro attualmente sconosciute).

L’area, il suo progetto, la sua piattaforma, il suo gruppo dirigente, la sua base militante sono, o meglio dovrebbero essere, una cosa sola. E’ questa unità che si è rotta dal congresso di Rimini in poi. E solo ricostituendo questa unità si può rilanciare l’area programmatica.

Per questo, come delegate e delegati che si riconoscono nell’area programmatica “Lavoro e Società – cambiare rotta” della Cgil, se da un lato denunciamo come, a parer nostro, l’attuale coordinamento nazionale di “Ls-cr” non rappresenti più adeguatamente il nostro mandato congressuale, chiediamo e proponiamo a tutti, delegate e delegati Rsu, sindacalisti, militanti che aderiscono all’area, di sostenere la richiesta di condizionare strettamente ogni prossima decisione sugli assetti dell’area nazionale, ad un percorso di discussione, verifica e proposta, fino ad una assemblea nazionale, che definisca la piattaforma alla quale il gruppo dirigente dell’area deve essere vincolato, ricostruendo così quel democratico e giusto rapporto tra rappresentati e rappresentanti che è così evidentemente venuto a meno in questi anni.

L’indisponibilità ad avviare questo percorso democratico rappresenterebbe il definitivo colpo alla credibilità dell’attuale coordinamento nazionale dell’area, che ridurrebbe l’area a semplice massa di manovra, dimostrando con ciò quanto l’opportunismo sia ormai entrato nei comportamenti di questo apparato e quanto poco contino quei processi democratici di verifica e di partecipazione che tanto vengono declamati a parole.

A quel punto, per salvare l’esperienza dell’area programmatica, il lavoro e l’impegno dei tanti che l’hanno resa possibile, non rimarrà che chiedere a questi compagni di farsi da parte

 

3 agosto 2004

Delegate e delegati aderenti a “Lavoro Società – cambiare rotta” della Cgil
che si riconoscono nel movimento “Per un coordinamento nazionale delle Rsu"