Riteniamo necessario che la riunione odierna di “Lavoro e Società – cambiare rotta” si concluda con la decisione di convocare una vera assemblea nazionale dell’area.

Siamo già in ritardo, non solo perché a due anni dal congresso sarebbe stata necessaria una verifica della situazione e dell’iniziativa dell’area (non possiamo nasconderci all’infinito che sul merito di alcune vertenze contrattuali e gestioni di categoria si sono registrate non piccole divergenze al nostro interno), ma anche e soprattutto perché siamo alla vigilia di scadenze importanti (congresso Fiom, discussione su  modello contrattuale, legge 30) sulle quali tutto il corpo militante dell’area, e non solo i gruppi dirigenti, andrebbe coinvolto.

Inoltre non possiamo non considerare come l’attuale fase dell’iniziativa Cgil sia ormai principalmente orientata, a scapito del merito, alla ricerca di un possibile nuovo “patto” con Cisl e Uil. Sono di questi giorni l’accordo sui contratti di inserimento (che la Cgil ha firmato in assenza di consultazione e di mandato proprio di quel movimento che la Cgil, con la propria azione contro la legge 30 aveva attivato, mobilitato e motivato) ed il cambio di atteggiamento sul contratto degli artigiani (con i probabili cedimenti proprio in materia di modello contrattuale).

E’ di questi giorni l’ordine del giorno finale del direttivo nazionale Cgil che apre ad una “nuova politica dei redditi” accettando così di andare, senza una piattaforma e senza una consultazione con i propri iscritti, strutture categoriali e territoriali, ad una assemblea unitaria con Cisl e Uil il prossimo 10 marzo che tutto lascia pensare potrà concludersi con un documento sul quale far poggiare il “nuovo patto sindacale unitario”. Un patto che non potrà non fondarsi su una brutta mediazione tra le resistenze concertative della Cgil e le derive neocorporative di Cisl e Uil. Un patto che, come chiedono Cisl e Uil dovrà coinvolgere anche “una nuova politica dei redditi” e le questioni della rappresentanza e del modello sindacale.

Non può più bastare un generico e continuo riferirsi  al congresso di Rimini (con l’obiettivo di sostenere i salari anche oltre i recuperi inflattivi) quando verifichiamo invece come la recente stagione contrattuale abbia indebolito i Ccnl (vedi poste, turismo, trasporto locale) nel loro stesso impianto generale, ed abbia in generale ottenuto risultati contenuti sul piano salariale aprendo inoltre su materie importanti come la legge 30.

Per questi motivi non ci convincono le analisi ottimistiche sulla tenuta della Cgil e sul ruolo di semplice “controllore della linea di Rimini” che l’area ritiene di doversi assumere.

Il rischio di un ritorno ad una concertazione, peggiorata e mediata con i guasti che già Cisl e Uil hanno prodotto con le loro aperture neocorporative, richiede invece in Cgil una forte sinistra sindacale, una forte ripresa dell’iniziativa dell’area proprio a partire dai contenuti del nostro documento congressuale.

L’assemblea nazionale, che era stata decisa lo scorso settembre 2003 e che non è mai stata fatta, è ora, anche se in ritardo, estremamente urgente e non può più subire rinvii.

Chiediamo quindi che la riunione nazionale che si tiene oggi a Roma si concluda con una decisione riguardo all’assemblea nazionale da farsi nel minor tempo possibile e che definisca un documento di partenza sul quale chiamare tutto il corpo militante a discutere nelle categorie e nei territori, in modo da permettere a tutti di portare il proprio contributo.

Crediamo inoltre che l’area debba già da oggi chiarire la sua posizione riguardo all’assemblea di Cgil Cisl Uil convocata per il prossimo 10 marzo. In particolare ci riferiamo all’indisponibilità dell’area ad una qualsivoglia “nuova politica dei redditi” ed alla determinazione con cui si deve sostenere la necessità invece di liberare la contrattazione da ogni vincolo o predeterminazione.

Roma 4 marzo 2004

Le delegate ed i delegati Rsu già firmatari della lettera aperta del 21 febbraio scorso, al Coordinamento nazionale dell’area programmatica “Lavoro e Società – cambiare rotta” della Cgil