L’accordo per il contratto del Trasporto Locale rende evidente come tutti i lavoratori ed i loro sindacati siano oggi di fronte al fatto che il modello contrattuale è saltato.

 

L’attuale modello contrattuale, prodotto dal brutto accordo del luglio ’93 (che già ha contribuito alla riduzione dei salari in questi ultimi 10 anni) è stato concretamente superato e peggiorato dalla firma dell’accordo del Trasporto Locale. Un accordo che apre ad un nuovo modello contrattuale per il quale neppure l’inflazione programmata viene più garantita dal contratto nazionale e nel quale la contrattazione decentrata viene ridotta (come avvenuto con l’accordo ATM di Milano, alla provincia di Varese, ecc) al solo compito di recuperare le differenze già dovute, aprendo così la strada ad una ulteriore riduzione dei salari, alla frantumazione contrattuale ed alle gabbie salariali territoriali, riducendo la possibilità dei recuperi di produttività sui salari che il modello concertativo demandava a livello decentrato.

Già i Ccnl delle Poste e del Turismo avevano, pochi mesi prima, esplicitamente manomesso il modello contrattuale, anche concordando slittamenti nei tempi del rinnovo dei successivi bienni economici. Praticamente tutti i contratti rinnovati nel corso del 2003 hanno registrato risultati economici al di sotto degli obiettivi di recupero dell’inflazione e cedimenti normativi importanti anche in materia di prestazione e Legge 30. Oltre ai sindacati di base, delle categorie Cgil solo la Fiom ci prova a respingere con la lotta l’offensiva padronale.

 

Il brutto accordo del Trasporto locale, ma soprattutto la giusta reazione e la lotta dei lavoratori del settore (che continua anche dopo la firma del contratto da parte di Cgil Cisl e Uil) hanno quindi smascherato e reso ancora più evidente almeno tre cose:

 

1.     Che la strategia di Governo e padroni (delineata all’assemblea della Confindustria del 2001, a Parma) per una maggiore subordinazione del lavoro, del salario, della prestazione all’interesse di impresa, anche attraverso la manomissione del contratto nazionale e la differenziazione per aree territoriali dei trattamenti normativi e salariali, sta procedendo con successo.

2.     Che le strategie del sindacato confederale, firmando i brutti rinnovi contrattuali (e soprattutto l’ultimo, quello del trasporto locale), accettando e subendo di fatto le manomissioni al modello contrattuale imposte dalle controparti, dimostrano tutta la loro inadeguatezza nel reggere all’offensiva delle controparti ed a rispondere con proposte che rappresentino concretamente il punto di vista dei lavoratori.

3.     Che all’offensiva del Governo e dei padroni occorre urgentemente rispondere con una vertenza generale, di tutte le categorie, per il salario e per un modello contrattuale capace di tutelare concretamente i bisogni dei lavoratori, per un  rafforzamento ed una estensione delle tutele e dei diritti, per conquistare regole certe ed esigibili in materia di democrazia nei luoghi di lavoro e di rappresentanza.

 

Noi riteniamo urgente, proprio a partire da queste considerazioni, mettere all’ordine del giorno di tutto il mondo del lavoro l’obiettivo di una forte ripresa dell’iniziativa sindacale che, liquidando le  illusorie e sbagliate aspettative di tenuta del modello concertativo, arrivi alla costruzione di una piattaforma generale che abbia al centro:

1.     un meccanismo che renda certo ed esigibile il recupero dei salari e delle pensioni sull’inflazione

2.     un modello contrattuale (categoriale e confederale) che renda possibile la redistribuzione della ricchezza prodotta sui salari e sulle pensioni

3.     una riduzione degli spazi di flessibilità della prestazione e di precarizzazione del lavoro attraverso un efficace contrasto all’entrata a regime della legge 30 sul mercato del lavoro e della legge 66 sugli orari

4.     la conquista di una buona legge sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro

 

Ma sentiamo forte ed urgente l’esigenza che sullo scontro generale oggi aperto sul modello contrattuale, parta, proprio da un rilancio del protagonismo delle delegate e dei delegati Rsu una proposta per la ripresa della mobilitazione generale su una piattaforma discussa e condivisa con tutti i lavoratori.

 

Proponiamo a quanti condividono l'urgenza e la necessità di una vera svolta sindacale sui temi della contrattazone, del salario, della lotta alla precarietà ed alla flessibilità del lavoro, di promuovere unitariamente, a partire  dalle rappresentanze di base elette dai lavoratori nei luoghi di lavoro, di tutte le categorie, di tutte le sigle sindacali, una

assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Rsu
da tenersi entro il mese di Marzo 2003

 

 

 

Per adesioni: alma@pmp.it