Il documento base per la discussione
tra le delegate ed i delegati Rsu, predisposto a conclusione dellincontro nazionale
tenutosi il 30 gennaio nella sala della Rsu del Comune di Milano Premessa Nella discussione tenutasi
il 30 gennaio a Milano (nel corso dellincontro nazionale promosso anche alla luce
della vicenda autoferrotranviari vedi volantino di convocazione) si è considerato utile e
necessario, sulla base delle considerazioni fatte (riportate nel documento in allegato) avviare un percorso di preparazione
di una assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Rsu. Si ha netta
limpressione che lo scontro tra il modello sindacale che Cisl e Uil stanno
sostenendo da alcuni anni (firme separate sui contratti a termine, Patto per
lItalia, firma separata del CCNL Metalmeccanico) ed il modello sindacale che la Cgil
afferma di voler continuare a rappresentare (il modello concertativo) stia andando verso
una soluzione, ancora non chiara nelle forme, ma decisamente orientata verso una
mediazione moderata che sembra concretamente realizzarsi su temi quali la verifica per un
nuovo modello contrattuale e nuove regole sulla rappresentanza e sullesercizio della
democrazia nei luoghi di lavoro. A guardare le cose da
vicino, non si può non notare come, a parte il dibattito confederale (in parte ancora
caratterizzato e condizionato nelle forme dalle vicende precedenti), in molte categorie si
stia già procedendo in questo senso. Mentre a livello confederale la Cgil manifesta
tuttora posizioni di difesa della centralità del contratto nazionale, di rifiuto ad
ogni confronto sulla legge 30, di rispetto delle dinamiche proprie della democrazia
sindacale, in diverse categorie (anche con la firma della Cgil) si è proceduto invece
nella recente stagione contrattuale a concreti smottamenti sulla tenuta del contratto
nazionale, sulla struttura contrattuale, con risultati economici inferiori allo stesso
accordo del 23 luglio. Ma oltre a ciò (con lassenso della stessa Cgil) in questa
tornata contrattuale abbiamo visto significativi cedimenti (sia concettuali che materiali)
nei confronti della legge 30 e preoccupanti aperture sulla disponibilità ad andare (nel
confronto con le controparti) a rivedere le regole della rappresentanza nei luoghi di
lavoro. Nel fare una valutazione di
insieme sulla recente ed ancora in corso stagione contrattuale ne emerge un quadro di
grande confusione, composto da soluzioni diverse tra di loro, ma tutte accomunate da
identici segni caratteristici: 1.
Limpianto concertativo, quello del 23 luglio,
pur se richiamato e difeso in tutti i testi contrattuali siglati, ne esce modificato in
peggio. 2.
La legge 30 è considerata legge dello stato a tutti
gli effetti e la sua entrata a regime è ormai materia di confronto contrattuale 3.
Viene unitariamente inserita nelle scadenze di
confronto tra le parti, successive alla firma contrattuale, la verifica degli accordi
categoriali sulla rappresentanza. 4.
Si considera la firma di brutti accordi (tali
vengono esplicitamente considerati a volte dalle stesse categorie della Cgil) come il
minor dei mali a fronte della ritrovata unità sindacale tra Cisl-Cgil-Uil. In definitiva possiamo
affermare che già ora, in sede contrattuale, si stia procedendo speditamente verso un
nuovo Patto sindacale che assumerà contorni più precisi quando questa
ricucitura coinvolgerà direttamente anche le strutture confederali. Tutto quindi sembra pronto
per una svolta moderata, ed in questo senso si colloca la forzatura della Cisl (vedi documento) che con
una lettera del suo segretario nazionale promuove e sollecita un incontro di vertice con i
suoi omologhi di Cgil e Uil per arrivare urgentemente ad un accordo tra le tre
organizzazioni che ruoti attorno a tre cardini principali: 1.
la liquidazione di ogni residua persistenza di
esperienze sindacali di tipo conflittuale, partecipativo e contrattuale (Fiom) 2.
La disponibilità ad una verifica del modello
contrattuale che consideri lopportunià di un ridimensionamento di peso e di ruolo
della contrattazione nazionale 3.
La disponibilità a riscrivere le regole sulla
rappresentanza in chiave maggiormente tutelante degli interessi delle organizzazioni
sindacali confederali. Per la Cgil (che ha già
comunque fatto considerevoli aperture in questa direzione, come dimostrano i Ccnl da lei
firmati) è comunque ancora un terreno tutto in salita, non fosse altro perché in Cgil
agiscono i punti di maggiore resistenza nei confronti di una svolta moderata o comunque di
un nuovo Patto sindacale mediato con la deriva neocoporativa di Cisl e Uil
(soprattutto la Fiom e Lavoro Società cambiare rotta, che nonostante le recenti
indecisioni e adesioni alle linee moderate della maggioranza in alcune categorie, non può
certo permettersi di essere scavalcata a sinistra dalla Fiom). Già la Fiom, infatti, con
la decisione di anticipare il suo congresso, sta producendo in Cgil una pressione uguale
per peso e contraria per il merito, a quella che la Cisl e la Uil stanno facendo sulla
Cgil, il che rende evidente come in Cgil tutto risulterà di difficile soluzione senza la
definitiva liquidazione della contraddizione Fiom. Una difficile partita
quindi, la cui posta è il modello sindacale dei prossimi anni e, immediatamente, il
modello contrattuale e le regole della democrazia e della rappresentanza. Dal dibattito su tutta
questa partita, se escludiamo la Fiom, in Cgil la base sindacale (lavoratori, delegate e
delegati Rsu) non sono assolutamente coinvolti. Tutto è giocato a livello di vertici
sindacali. Nelle categorie non si offre un quadro di lettura generale, ma sulla base di
una linea guidata da una sorta di realismo e pragmatismo sindacale (da cui non
è immune neppure la sinistra sindacale) ogni elemento viene spiegato ed affrontato nel
suo particolare categoriale o territoriale, dove vengono fatte pesare di più valutazioni
di tipo tattico e contingente. In realtà siamo di fronte
ad un confronto generale il cui esito è appunto il modello sindacale e contrattuale dei
prossimi anni. Siamo di fronte ad una offensiva generale di Governo e Confindustria che
richiederebbe una risposta generale, ordinata attorno ad una piattaforma ed una vertenza
nazionale, sia per respingere sul piano pratico e concettuale loffensiva di
Confindustria e le linee sindacali neocorporative, sia per rivendicare un nuovo modello
contrattuale che liberi finalmente la contrattazione dai vincoli a cui è stata sottoposta
da anni di concertazione. E in situazioni come
questa che è necessario rilanciare il protagonismo della base sindacale, per rompere i
rischi di una mediazione moderata di vertice, e per riaffermare la centralità della
partecipazione alle scelte ed alle lotte sindacali, rompendo il processo di
burocratizzazione sindacale che si è andato affermando in questi anni. Il principio da cui partiamo
è che nessuno po e deve trattare o fare accordi senza avere avuto un preciso
mandato da parte dei lavoratori. Che nessuna organizzazione può decidere di un modello
contrattuale che interessa tutti i lavoratori senza averne avuto uno specifico mandato
dagli stessi e non solo dagli iscritti ai sindacati. Che nessuna organizzazione può
trattare di temi come quelli legati alla democrazia nei luoghi di lavoro ed alla
rappresentanza, senza averne avuto il mandato da tutti i lavoratori che di questa
democrazia sono i soggetti interessati e che devono essere i protagonisti diretti di una
discussione e di una decisione sul come eleggere le loro rappresentanze nei luoghi di
lavoro. Uno strumento utile per
mettere le organizzazioni sindacali di fronte alla necessità di rendere conto ai
lavoratori è quello di una assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Rsu che
promuova una riflessione generale e indichi, a partire dai bisogni concreti che il mondo
del lavoro esprime, i punti chiave su cui è oggi necessaria una svolta sindacale. In
questo senso, in conclusione della riunione del 30 gennaio scorso, si è deciso di
muoversi. Si è deciso di non indicare
per ora la data di questa assemblea nazionale, avendo valutato che un appuntamento così
importante non può essere calato dallalto, ma va costruito con la partecipazione di
tutti, non solo nellorganizzazione dellappuntamento ma anche e soprattutto con
la partecipazione nella elaborazione dei materiali, delle riflessioni e delle proposte che
devono trovare un momento di sintesi, appunto, in una assemblea nazionale. In questo senso al termine
della riunione del 30 gennaio scorso si è deciso di operare secondo il seguente schema. 1. Lanciare
un appello (scarica il testo dellappello) per una assemblea nazionale delle delegate e dei
delegati Rsu su cui iniziare da subito la raccolta delle adesioni. 2. Promuovere
e sollecitare in tutti i territori momenti di incontro tra le delegate ed i delegati Rsu
dove, a partire dal documento base predisposto nella riunione del 30
gennaio, aprire un confronto, il
più ampio possibile, per valutare integrazioni ed osservazioni alle proposte, che
dovranno essere portate e discusse allassemblea nazionale. 3. Promuovere
un successivo incontro nazionale di sintesi del lavoro fatto nel quale lanciare
definitivamente lassemblea nazionale. Per questo chiediamo a tutte le delegate ed ai delegati Rsu di diffondere e far circolare nei loro territori lappello per lassemblea nazionale, di raccogliere adesioni, inviandole poi ad alma@pmp.it Di diffondere e
far circolare il documento base per la discussione uscito dalla riunione nazionale del 30
gennaio scorso e di promuovere in ogni territorio incontri con le delegate ed i delegati
Rsu, per allargare la discussione a tutti quelli che possono essere interessati e
condividere il percorso, gli obiettivi, le proposte che vogliamo portare
allattenzione di tutto il mondo del lavoro e del dibattito sindacale.
Il documento base per la discussione tra le delegate
ed i delegati Rsu Lassemblea nazionale delle delegate e dei delegati Rsu che si intende costruire con questa discussione è un appuntamento necessario ed importante che può ridare impulso all'iniziativa sindacale in un contesto caratterizzato da una accellerazione dell'offensiva di Governo e padroni ma anche da una inadeguata iniziativa sindacale che si sostanzia anche nella pratica di linee che, essendo legate tutt'ora alle illusioni concertative, non può che produrre risultati e mediazioni disastrose, fortemente influenzate e contaminate dai progetti confindustriali di smantellamento a destra dell'attuale modello contrattuale. In questo senso condividiamo i ragionamenti che la Fiom ha messo alla base della sua decisione di andare al congresso anticipato dell'organizzazione. una decisione necessaria e coraggiosa che mette tutto il mondo sindacale di fronte alla necessità di una svolta. Dalle delegate e dai delegati Rsu può e deve partire quindi una iniziativa che partendo dalla necessità di aprire finalmente una discussione generale sulla urgenza di una piattaforma generale, discussa e condivisa dai lavoratori, risolva le attuali contraddittorietà ed inadeguatezze dell'azione sindacale, tutt'ora caratterizzata da derive neocorporative ed illusioni concertative, rilanciando di contro un percorso di unità di tutto il sindacalismo conflittuale, partecipativo e contrattuale (confederale e di base). L'ipotesi è quella di fare diventare l'assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Rsu un momento di proposta e di sintesi di una discussione che riteniamo debba avvenire in primo luogo nei territori, per favorire la massima partecipazione alla elaborazione di una posizione e di una proposta da sottoporre poi a tutti i lavoratori ed alle organizzazioni sindacali. Partiamo da alcune osservazioni:
Nel 2001, alla sua assemblea nazionale di Parma, la
Confindustria lancia la sua piattaforma per affermare una nuova e maggiore subordinazione
del lavoro al capitale attraverso:
· Lattacco alla prestazione: La Forza lavoro deve poter essere utilizzata in funzione delle necessità primarie dellimpresa. Vanno quindi superate tutte le rigidità che limitano la massima flessibilità della prestazione. La giornata lavorativa non deve essere più il riferimento contrattuale e normativo principale. · Lattacco alla stabilità del lavoro: La Forza lavoro deve presentarsi sul mercato come merce disponibile, libera da vincoli e tutele, liberamente utilizzabile nelle varie modalità possibili ed esclusivamente per i periodi derivanti dalle necessità di impresa. Il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non deve essere più la condizione normale con cui si instaurano i rapporti di lavoro tra impresa e lavoratori. · Lattacco al contratto nazionale: Laccordo del 23 luglio e la pratica concertativa hanno fatto il loro tempo. Il Contratto nazionale va alleggerito, deve avere il compito di definire solo un impianto minimo di riferimento. Diverse parti normative ed i costi salariali devono trovare corrispondenza maggiore con le specificità territoriali e di settore.
Contro i caratteri di classe della piattaforma padronale che punta allo stravolgimento delle regole e quindi dei rapporti di forza sindacali, abbiamo visto in questi anni una preoccupante frantumazione sindacale con Cisl e Uil sempre più disponibili verso il quadro neocorporativo proposto da Confindustria e la Cgil che, al di la delle parole, rimanere tuttora ancorata alla difesa del modello concertativo. Solo la Fiom, il sindacalismo di base, e ultimamente la lotta degli autoferrotranviari, sono riusciti a smascherare il carattere di classe delloffensiva padronale ed a tentare di contrastarla.
La Cgil, mentre tiene alta la polemica formale nei confronti delle politiche del Governo, e la sua critica nei confronti di Cisl e Uil per le rotture realizzatesi in questi mesi (dal Patto per lItalia in poi) manifesta di contro e sempre con maggiore evidenza una disponibilità mediatoria verso loffensiva di Confindustria, ed un tentativo mediatorio anche con la scelta neocorporativa di Cisl ed Uil. Come si vede dagli ultimi accordi contrattuali e piattaforme
Ma a fronte della Confusione sindacale, la piattaforma di Parma della Confindustria (del 2001), sostenuta e perseguita anche nelle linee politiche del Governo Berlusconi sta intanto procedendo con successo e sta ottenendo risultati significativi.
· Con la legge 66/2003 si afferma la massima flessibilità della prestazione · Con la legge 30/2003: 1. Si instaura il regime della precarietà lavorativa, salariale e previdenziale, attraverso lintroduzione di diverse nuove tipologie di lavoro, Si peggiorano quelle già esistenti (P.Time ed apprendistato), si riducono le tutele per i lavoratori svantaggiati. 2. Si aumenta la libertà di esternalizzazione e di ricorso allappalto 3. Con il sistema delle certificazioni, si introduce la possibilità di derogare sulle tutele e sui diritti dei lavoratori.
Sul fronte del salario e delle relazioni sindacali procede intanto linteresse di Confindustria per smontare ciò che resta del già brutto accordo del luglio 1993. 1. Con laccordo separato dei contratto dei metalmeccanici si è infatti aperto lo scontro sul modello contrattuale 2. Con i Ccnl delle Poste e del Turismo si è arrivati a manomettere il modello contrattuale, anche con la firma della Cgil, con lo slittamento nei tempi del rinnovo dei successivi bienni economici. 3. Praticamente tutti i contratti rinnovati nel corso del 2003 hanno registrato risultati economici al di sotto degli obiettivi di recupero dellinflazione e cedimenti normativi importanti anche in materia di prestazione e Legge 30, spesso risolta con rimandi successivi alla contrattazione, in sede di comitati tecnici, fuori da ogni controllo dei lavoratori. 4. Lattuale modello contrattuale è infine stato concretamente superato e peggiorato dalla firma dellaccordo del Trasporto Locale. Un accordo che apre ad un nuovo modello contrattuale per il quale neppure linflazione programmata viene più garantita dal contratto nazionale e nel quale la contrattazione decentrata viene ridotta al solo compito di recuperare le differenze già dovute, aprendo così la strada ad una ulteriore riduzione dei salari, alla frantumazione contrattuale ed alle gabbie salariali territoriali, riducendo la possibilità dei recuperi di produttività sui salari che il modello concertativo demandava a livello decentrato
In sintesi possiamo considerare come, la stagione contrattuale 2003/2004, se non ha ancora visto laffermarsi esplicito, ed in modo organico, di quello che è il modello contrattuale voluto da Confindustria, ha visto però frantumarsi definitivamente il precedente impianto concertativo attraverso una serie di cedimenti ed un disordine contrattuale sul quale può innescarsi ora laccelerazione di Confindustria e Governo per laffermazione di un modello contrattuale più corrispondente alle loro strategie.
La verifica del 23 luglio 93 è ormai allordine del giorno anche della discussione sindacale. Cisl e Uil si dichiarano ormai disponibili a mettere mano alla struttura del contratto nazionale. La Cgil che pur difendendo sul piano formale la centralità dei CCNL (costretta in ciò anche dal perdurare della resistenza Fiom contro la firma separata del contratto), ne ha già accettato importanti manomissioni in alcuni rinnovi categoriali e sembra orientata, in sede confederale ad accettare parziali trasferimenti alla contrattazione decentrata di materie oggi titolate a livello nazionale. Cosa altrettanto preoccupante è che in sede di piattaforme contrattuali (Chimici, commercio, ecc) si è aperta una discussione sulle rappresentanze di base dei lavoratori, cosa che fa pensare a tentativi di realizzare un maggior controllo su queste da parte delle organizzazioni.
Di tutte queste cose nei luoghi di lavoro non si parla, mentre è proprio attorno a queste questioni che si gioca gran parte della capacità sindacale di respingere loffensiva padronale e determinare di contro una svolta capace di recuperare il soddisfacimento dei bisogni dei lavoratori e delle loro famiglie già notevolmente compromessi da anni di concertazione sindacale e dalle politiche liberiste dei Governi succedutisi in questi anni.
Notiamo da un lato una sottovalutazione dei caratteri di classe delloffensiva padronale che oggi ha posto al centro della sua azione non già e non solo una ulteriore riduzione quantitativa dei salari a favore dei profitti ma anche e soprattutto laffermazione di nuove regole (legislative e contrattuali) che scardinando le residue capacità di difesa del mondo del lavoro, ne affermi una nuova subordinazione (nelle forme di accesso al lavoro, nelle forme della prestazione, nella dipendenza del salario agli obiettivi di produttività e redditività di impresa, nella rottura del contratto nazionale). Una sottovalutazione che si sostiene con una linea di realismo sindacale disponibile alla ricerca di una mediazione, incapace di leggere la portata reale dello scontro attuale e di rappresentare adeguatamente, dentro questo scenario, il punto di vista e le necessità del mondo del lavoro.
In sintesi:
1. La strategia di Governo e padroni (delineata allassemblea della Confindustria del 2001, a Parma) per una maggiore subordinazione del lavoro, del salario, della prestazione allinteresse di impresa sta procedendo con successo. 2. Le strategie del sindacato confederale, firmando i brutti rinnovi contrattuali (e soprattutto lultimo, quello del trasporto locale), accettando e subendo di fatto le manomissioni al modello contrattuale imposte dalle controparti, dimostrano tutta la loro inadeguatezza nel reggere alloffensiva delle controparti ed a rispondere con proposte che rappresentino concretamente il punto di vista dei lavoratori. 3. Alloffensiva del Governo e dei padroni occorre urgentemente rispondere con una vertenza generale, di tutte le categorie, per il salario e per un modello contrattuale capace di tutelare concretamente i bisogni dei lavoratori, per un rafforzamento ed una estensione delle tutele e dei diritti, per conquistare regole certe ed esigibili in materia di democrazia nei luoghi di lavoro e di rappresentanza.
Noi riteniamo urgente mettere allordine del giorno di tutto il mondo del lavoro lobiettivo di una forte ripresa delliniziativa sindacale che, liquidando le illusorie e sbagliate aspettative di tenuta del modello concertativo, arrivi alla costruzione di una piattaforma generale che abbia al centro:
1. un meccanismo che renda certo ed esigibile il recupero dei salari e delle pensioni sullinflazione reale 2. un modello contrattuale (categoriale e confederale) che renda possibile sia a livello nazionale che decentrato la redistribuzione della ricchezza prodotta sui salari e sulle pensioni 3. una riduzione degli spazi di flessibilità della prestazione e di precarizzazione del lavoro attraverso un efficace contrasto allentrata a regime della legge 30 sul mercato del lavoro e della legge 66 sugli orari 4. la conquista di una buona legge sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro che renda esigibile il diritto dei lavoratori a votare sulle piattaforme e sugli accordi, che riconsegni ai lavoratori il diritto di scegliersi i loro rappresentanti nei luoghi di lavoro, su scheda bianca per gruppo omogeneo, eliminando il 1/3 di garanzia per le organizzazioni confederali.
Riteniamo urgente che su queste tematiche, si favorisca la costruzione del massimo di unità tra tutte le forze del sindacalismo contrattuale (a partire dalle sinistre sindacali ovunque collocate) Per questo proponiamo di organizzare una assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Rsu a cui invitiamo fin dora le forze sindacali che si riconoscono nella necessità di una battaglia contro le illusioni concertative e le derive neocorporative, per lanciare con forza la necessità di una piattaforma vertenza generale.
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