| Per una vera assemblea
nazionale dellarea programmatica Lavoro e Società
cambiare rotta della Cgil Si è tenuta nei giorni 12 e 13
settembre, a Roma, una iniziativa di carattere seminariale del coordinamento nazionale
dellArea programmatica Lavoro e Società cambiare rotta della
Cgil. A conferma del carattere blindato delle ultime riunioni dellarea,
la riunione è stata allargata solamente a sindacalisti segretari nazionali, regionali e
provinciali, confederali e di categoria. Liniziativa aveva come
finalità quella di approfondire e definire i temi su cui dovrà essere convocata la
prossima assemblea nazionale dellarea programmatica. Una assemblea sollecitata da tempo
che crediamo debba tenersi il più presto possibile perché è urgente rafforzare la
nostra iniziativa in un quadro complesso e caratterizzato da una forte accelerazione
delliniziativa padronale e Governativa e dalla necessità di imprimere alla Cgil
quel deciso e chiaro cambiamento di rotta che, soprattutto sul piano
vertenziale e contrattuale, è ancora lontano dallessersi realizzato. Così come è urgente una verifica
della nostra recente esperienza e dei limiti evidenti che questa ha registrato soprattutto
sul piano delle politiche contrattuali in diverse categorie, nonché (da non
sottovalutare) sul funzionamento stesso dellarea. Ad una lettura della relazione che ha
aperto i lavori del seminario nazionale dellarea appare evidente, secondo
il nostro parere, linsufficienza dellanalisi e della proposta su cui si vuole
costruire il percorso che dovrebbe portare allassemblea nazionale. La relazione propone una analisi
estremamente celebrativa della recente esperienza Cgil e troppo ottimistica sulla
capacità della linea e della prassi Cgil (confederale e categoriale) di funzionare da
contrasto effettivo agli obiettivi dellattuale offensiva liberista. Paradossale è, a questo riguardo,
il giudizio sostanzialmente positivo che viene dato sui contratti firmati in questi ultimi
mesi ed alle piattaforme che si stanno presentando. Se sul piano generale è giusto
sottolineare come la Cgil si sia trovata ad avere un ruolo importante sul piano
dellazione di contrasto allattacco ai diritti, contro le politiche del Governo
in materia di lavoro, contro ulteriori interventi sulle pensioni ecc, non si può non
sottolineare almeno due cose: 1.
Lassenza di una piattaforma generale da contrapporre
alle politiche di Confindustria e Governo, e di azioni vertenziali conseguenti. Ciò
limita lazione della Cgil ad una semplice, anche se importante, iniziativa di
contrasto e testimonianza. 2.
Lassenza, sul piano delle politiche contrattuali, di
iniziative coerenti con quanto uscito dallo stesso congresso di Rimini, tanto che i
recenti contratti firmati possono essere ben considerati un vero arretramento anche
rispetto lesperienza concertativa di questi anni. Conclusioni che rappresentano un
atto di esplicito di non sostegno alla stessa vertenza della Fiom facendo salva la
Funzione pubblica della Cgil che per ora sembra orientata alla presentazione di una
piattaforma dai forti caratteri rivendicativi, sia sul salario che sulle condizioni del
lavoro e della prestazione. In definitiva non si può non
rimarcare la contraddizione (come già sollevavamo nella nostra
nota del 31 luglio) tra una esperienza che sa esprimere contro le politiche
governative delle posizioni fortemente critiche ma deboli sul piano della iniziativa
vertenziale. In particolare non si può non vedere come (a parte la Fiom), sul fronte
contrattuale liniziativa delle categorie Cgil sia stata in primo luogo condizionata
dal voler tenere assieme una difficile unità con Cisl e Uil, accettando in questo modo
delle pesanti mediazioni sul merito, tanto da configurare una specie di prova generale su
quella che potrebbe essere una futura ed esplicita mediazione tra la vocazione
concertativa della Cgil ed il modello neocorporativo che Cisl, Uil e Confindustria stanno
cercando di affermare. Ciò sta producendo risultati
contrattuali estremamente preoccupanti: · Sul piano salariale siamo lontani da una efficace tutela
rispetto allinflazione reale e non si realizza
in alcun modo quellincremento salariale che era negli obiettivi unitari del
congresso di Rimini. Tutta la recente contrattazione si è in definitiva mossa negli
stessi vincoli concertativi che hanno compresso la contrattazione salariale in questi
anni. · Sul piano delle flessibilità e dellingiustizia di un
mercato del lavoro sempre più precario ci si muove ancora nei vincoli delle
compatibilità di mercato e di redditività dellimpresa. La stessa legge 30 (che la
Cgil dichiara inemendabile nei confronti del Governo) diventa invece materia negoziabile,
con soluzioni diverse e/o rimandi vari a seconda dei contratti appena firmati e delle
piattaforme presentate. E mancata liniziativa per far rientrare il ricorso
alle deroghe sulla prestazione (flessibilità degli orari) e del mercato del lavoro
(ricorso a mano dopera precaria ed a tempo) esclusivamente nei casi di comprovata
eccezionalità e temporaneità, cosa che di fatto lascia intatte tutte le esigibilità che
le leggi (non solo la legge 30 anche se soprattutto questa) lasciano in mano
allimpresa. Di conseguenza nessun risultato e nessuna richiesta è stata sostenuta
sulla linea di consolidare posti di lavoro precari quando il loro ricorso da parte delle
aziende assume evidente carattere di continuità (solo la Fiom si è mossa in questa
direzione). · Inoltre, si concedono deroghe sulla durata e sulla normale
scadenza dei bienni contrattuali, si introducono altre e diverse deroghe
allapplicazione delle norme contrattuali a fronte di particolari situazioni
settoriali e territoriali, si demandano ai tavoli bilaterali importanti voci contrattuali
che vengono così sottratte alla contrattazione vera e propria in fase di rinnovo
contrattuale. Tutto ciò ha pesanti conseguenze sullo svuotamento della contrattazione
nazionale. Elementi questi che non possono non essere sottolineati con preoccupazione,
appunto per le conseguenze che hanno proprio sulla struttura stessa della contrattazione
in una situazione per altro prossima allapertura del tavolo di verifica
sullaccordo del 23 luglio. Oltre al venire meno di una
formale coerenza rispetto agli obiettivi unitariamente delineati al congresso di Rimini,
tutto ciò rappresenta soprattutto un arretramento delle attuali linee contrattuali
rispetto alle necessità che il mondo del lavoro esprime, ed una preoccupante apertura di
disponibilità, da parte delle propensioni concertative della Cgil, ad una mediazione con
limpianto neocorporativo che Cisl, Uil
e Confindustria stanno tentando di realizzare da due anni a questa parte. Se così stanno le cose, il tavolo
per la verifica del protocollo del 23 luglio è già di fatto aperto, e (visti gli ultimi
rinnovi contrattuali e lisolamento di fatto a cui si condanna la Fiom) questa
verifica non promette nulla di buono. Tanto più che le stesse dichiarazioni di Epifani
già comprendono, al di là della difesa duffico del contratto nazionale, la
possibilità di una verifica che porti ad un aumento del peso della contrattazione
decentrata rispetto a quella nazionale. Unapertura, tiepida per ora, alle posizioni
della Cisl con cui si spera di ottenere lo straccio del Patto per
lItalia (elemento di rottura) ed una sua sostituzione con un nuovo Patto (da
realizzare in occasione della verifica del protocollo di Luglio ?) che possa prevedere
anche la firma della Cgil. La relazione di apertura ai lavori
del seminario nazionale dellarea programmatica non avverte in alcun modo il
carattere critico di questa fase e non indica la necessità, per la sinistra sindacale in
Cgil, di attrezzarsi per sostenere e riproporre in tutta la sua attualità e bontà le
analisi e le proposte su cui abbiamo costruito il nostro documento congressuale
alternativo. Di contro, invece, la relazione
esalta lassunto che la Cgil abbia ormai concretamente cambiato rotta
arrivando a giustificare in questo modo una presunta bontà delle ultime conclusioni
contrattuali, fino ad arrivare a proporre una modifica di atteggiamento dellarea a
favore di un comportamento meno critico verso la maggioranza della Cgil. Significativa è, a questo
riguardo, la frase con cui è stata chiusa la relazione introduttiva al seminario: Con il XIV° congresso si conclude lazione
svolta precedentemente per far valere una posizione di minoranza. Lassunzione
sostanziale da parte di tutta la Cgil di gran parte delle nostre proposte modifica il
nostro ruolo nella direzione di essere i garanti ed i custodi della svolta operata
.. Una trasformazione non da poco, da
cambiare rotta a mantenere la rotta che di fatto si
basa sullerrata presunzione che la battaglia contro la linea concertativa in Cgil
sia stata vinta, ricavando da questa lettura tutta una serie di valutazione errate e non
condivisibili. E a nostro parere evidente
il carattere tutto tattico di questa analisi. In realtà si cerca di dimostrare un
giudizio positivo sugli ultimi contratti per proporre alla maggioranza (alla parte
rappresentata da Epifani) una sorta di alleanza tra lapparato di sinistra sindacale
e quello di Epifani, sia in chiave di contrasto alliniziativa della destra interna,
sia per proporsi come forza accredita a maggiori e più qualificati incarichi in Cgil (a
questo riguardo basta vedere, tra le altre, lintervista di G.Paolo Patta dello scorso 10 luglio). Moltissimi interventi al seminario
(tra gli altri Lavoro e Società del Piemonte che ha presentato un suo contributo scritto) non hanno di fatto
concordato con questa lettura ottimistica della situazione proprio a partire dai
contenuti delle ultime conclusioni contrattuali che parti consistenti dellapparato
di sinistra sindacale hanno invece sostenuto e difeso . Anche per la presenza di
consistenti critiche alla relazione introduttiva non si è arrivati a concludere la
riunione con un documento finale che ora dovrà essere steso in una prossima riunione del
coordinamento nazionale dellarea.
Per una vera assemblea
nazionale delle delegate e dei delegati dellarea La convocazione di una assemblea
nazionale delle delegate e dei delegati dellarea programmatica, già di per se
necessaria per rilanciarne liniziativa a fronte della particolare fase sindacale,
diventa oggi ancora più urgente per affrontare e risolvere le questioni di analisi e di
linea che si sono ultimamente delineate allinterno dellarea stessa e che ne
hanno condizionato la recente prassi. Il giudizio positivo che molti
dirigenti nazionali e locali dellarea hanno dato sul merito della recente
contrattazione e le modalità con cui è stata gestita larea in queste situazioni,
trovano nella relazione al seminario nazionale finalmente una loro spiegazione generale
che poggia appunto sulla presunzione diffusa tra molti dell'apparato dell'area, che la
battaglia contro le illusioni concertative della Cgil sia stata ormai vinta e che i
compiti della minoranza in Cgil si debbano ora ridurre a quello di semplici controllori
(!?) dellazione della maggioranza. Sostanzialmente si afferma che il documento alternativo allultimo congresso e la funzione dellarea in questo senso hanno concluso il loro compito. E per noi oggettivamente
difficile concordare con questa analisi anche perché una lettura dei recenti accordi
firmati anche dalla Cgil e delle piattaforme in fase di presentazione dimostra invece come
la battaglia contro le illusioni concertative sia tuttora aperta e si sia anzi
complicata dalle tendenze mediatrici che si stanno aprendo nei confronti del modello
neocorporativo di matrice Cisl e Uil. Appare quindi evidente come sia
necessario andare al più presto ad una vera discussione nellarea. Una discussione
che non può fermarsi ai compagni che ricoprono incarichi sindacali o che sono presenti
nelle strutture, ma che deve coinvolgere tutto il corpo militante dellarea
programmatica. Se si propone di considerare ormai
superate le indicazioni per cui, tramite il documento congressuale di minoranza, abbiamo
chiamato centinaia di delegate e delegati a partecipare ad una battaglia in Cgil per
cambiarne la linea, e se si propone di considerare superato il mandato per cui migliaia di
lavoratori hanno votato e sostenuto queste indicazioni, questo diventa materia di
discussione e decisione di tutto il corpo militante e non può essere appannaggio solo di
un ristretto gruppo dirigente. A tutti va data
lopportunità di portare un contributo a questa discussione, e tutte le possibili
posizioni e proposte devono avere legittimità di essere conosciute e discusse a tutti. Da troppo tempo è mancata
allinterno dellarea la possibilità di una vera e partecipata discussione ed avvertiamo con preoccupazione una
tendenza alla burocratizzazione ed alla centralizzazione che ha ridotto notevolmente
quella pratica democratica di partecipazione alle decisioni che è stato fin
dallinizio un elemento distintivo dellesperienza di sinistra sindacale in
Cgil, e che dovrebbe esserlo tuttora. Non parliamo solo di merito
contrattuale quindi. Riteniamo che le ultime vicende ripropongano con forza anche la
questione delle regole del funzionamento dellarea. Cè in atto, a nostro
parere, un processo di centralizzazione e di burocratizzazione dellarea che ha
prodotto ormai da tempo una pesante riduzione della discussione e della partecipazione
interna. Proprio le ultime vicende
ripropongono invece la necessità di riportare lesperienza dellarea sulla
pratica di un modello sindacale, partecipato e democratico, che avevamo indicato come
esempio a tutta la Cgil. La democrazia sindacale, che con
forza dobbiamo riproporre nei luoghi di lavoro come nella vita delle organizzazioni, non
va solo enunciata ma anche e soprattutto praticata quotidianamente, poiché è anche
nellaffemazione di questa prassi (diritto dei lavoratori di votare le piattaforme e
gli accordi, diritto dei militanti di partecipare e contare nella costruzione delle
decisioni dellorganizzazione) che si combatte la burocratizzazione sindacale e la
sua deriva neocorporativa. --------------------------------------------------- Non ci mancano le analisi per
capire quanto sia importante raggiungere lobiettivo di liberare veramente la
contrattazione dai vincoli concertativi e non ci mancano gli obiettivi in materia di
politica contrattuale e salariale, di occupazione e mercato del lavoro, di tutela della
prestazione, di sviluppo di una vera democrazia sindacale nei luoghi di lavoro. Molte delle cose che ci hanno
portato a ritenere necessaria una presenza forte della sinistra sindacale in Cgil sono
contenute nel nostro documento congressuale
che rimane il contesto da cui partire per una verifica seria della nostra esperienza e per
un rilancio della nostra iniziativa in Cgil. Se qualcuno si propone di superare
questo contesto occorre che ne dimostri la necessità, non attraverso articoli sui
giornali o riunioni ristrette dei gruppi dirigenti, ma chiamando tutto il corpo militante
ad un libero confronto, in cui a tutti sia legittimamente data la possibilità di
esprimere e proporre le proprie osservazioni, ed in cui la decisione finale sia il
risultato di una scelta collettiva e consapevole di tutto il corpo militante e non solo di
qualche segretario. Auspichiamo quindi che il
coordinamento nazionale dellarea produca in tempi brevi un suo documento
preparatorio per la prossima assemblea nazionale per dar modo di procedere velocemente, a
livello categoriale e confederale locale, alla convocazione di momenti allargati di
discussione i cui contributi potranno diventare materiale di confronto allassemblea
nazionale. Un rinvio del confronto e della
discussione in tutto il corpo militante dellarea, ed una sottovalutazione delle
difficoltà che lesperienza dellarea sta incontrando, rischiano di mantenere
alta la confusione che abbiamo già registrato in occasione delle recenti esperienze
contrattuali dove troppo spesso le posizioni dei coordinatori nazionali e locali non hanno
trovato condivisione nella base dellarea programmatica. Come dicevamo prima,
lassemblea nazionale delle delegate e dei delegati dellarea trova la sua
urgenza anche e soprattutto perché urgenti sono le risposte che la sinistra sindacale
Cgil deve produrre sulle dinamiche e sulle prossime scadenze delliniziativa
sindacale. Non ultima per importanza è la partita legata al probabile tavolo di verifica
del protocollo del 23 luglio. Un tavolo su cui si giocherà il futuro stesso delle regole
e delle forme della contrattazione e su cui pesa il rischio anche di interventi sulle
questioni legate alla rappresentanza. Occorrerà quindi prestare molta
attenzione ed impegnarci tutti perché la nostra assemblea nazionale di area venga
convocata nel minor tempo possibile, in tempo utile per attrezzare larea stessa ad
essere preparata ed adeguata ad una battaglia così importante e difficile. Aspettiamo quindi con impazienza
il documento che il coordinamento nazionale di "Lavoro Società cambiare
rotta" deve predisporre per lavvio di una discussione generale tra tutte le
delegate ed i delegati dellarea in modo che a tutti sia data la possibilità di
esprimere e proporre nel confronto generale le proprie valutazioni e proposte.
15 settembre 2003 Le delegate ed i delegati che si
riconoscono nel movimento, per un |