| Berlusconi ci riprova ma questa volta è attento non
commettere gli stessi errori del 1994. Non a caso ha messo in piedi un vero percorso di
guerra che si basa su una sorta di pre-accordo con l'opposizione e da un doppio binario
della trattativa: in Parlamento e confronto con le parti sociali. A completare l'opera la
falsa incertezza tra innalzamento dell'età pensionabile e incentivi a rimanere al lavoro
sotto forma di un bonus del 30%. Una opzione lasciata volutamente aperta per valutare con
calma la reazione delle varie componenti politiche e sociali. Il vicepresidente Gianfranco Fini assicura che, come era scritto nel
"Patto per l'Italia", le riforme previdenziali «sono riforme da fare nel
dialogo con le parti sociali». Cosa significa riforma previdenziale? «Un tempo
riguardava le pensioni di anzianità - risponde Fini - ora che il problema è meno grave
del passato significa anche altro».
La reazione sindacale, pur con qualche distinguo, non è stata così
dura.
Cisl e Uil hanno dichiarato che non accetteranno mai alcun
intervento strutturale teso ad aumentare l'età della pensione, ma fanno capire che del
bonus se ne può parlare. Anche la Cgil si dichiara non contraria pregiudizialmente a
tutto ciò, a patto che rimanga la volontarietà del lavoratore a continuare a lavorare
oltre il limite pensionabile. Resta da chiederci cosa rimarrà di "opzionale" al
lavoratore nel momento in cui gli verrà portato via anche il Tfr. Sembra inoltre che ci
si dimentichi lo stretto rapporto che esiste tra difesa del sistema pensionistico e la
difesa dell'occupazione.
Nessuno sembra inoltre dar peso al fatto che l'apparente tono soft
con cui il Governo riapre il capitolo pensioni serve solo a preparare la "seconda
linea", dove ci si troverà a dover sostenere il colpo vero e proprio sulle pensioni
di anzianità.
Tutto oggi fa pensare che se il Governo lo chiederà ci si arriverà
a sedersi al tavolo della trattativa, dove tra l'altro il Governo potrà giocare sulla
"disponibilità ad andare a vedere" da parte delle forze Uliviste.
A questo punto è bene essere chiari da subito sull'indisponibilità
a qualsiasi modifica al sistema pensionistico, e ciò almeno per tre ragioni:
- tutti ormai confermano che il conto economico del fondo lavoratori
dipendenti del 2002 è in attivo
- che cosa c'entra l'allungamento dell'età pensionabile con la difesa
dell'occupazione
- l'intervento sulle pensioni a cui il Governo pensa non è
"neutro" nè tanto meno solamente "tecnico". E' in realtà funzionale
e strategico allo smantellamento del sistema.
Diciamo subito a Cgil Cisl e Uil che sulla questione pensioni essi
non hanno dai lavoratori alcun mandato a trattatare. Sono ben altre semmai le cose che
chiediamo ai sindacati di affrontare, con il consenso ed il mandato dei lavoratori, la
questione salariale e occupazionale, con strumenti e strategie nuove, non con la
riproposizione di una linea concertativa ormai dimostratasi fallimentare ed incapace di
rappresentare i bisogni del lavoro.
Che si abbia il coraggio "democratico" di andare ai
lavoratori a chiedere se continuare o meno con la linea concertativa, o se non sia
arrivato il momento di cambiare pagina.
Giu' le mani dalle pensioni
10 gennaio 2003
Il Coordinamento Rsu
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