Per inviare contributi e/o adesioni al contenuto ed alle proposte avanzate nel presente documento potete scrivere a alma@pmp.itUn nuovo movimento politico
I Compagni Patta,
Agnello, Perini, coordinatori nazionali della nostra area programmatica, sono impegnati
nella costruzione di un loro movimento politico che, affermano, vorrebbe rappresentare
quelle istanze di partecipazione e di cambiamento che il mondo del lavoro esprime ed a
cui, secondo loro, nessuna forza politica è in grado di rispondere. Si vuole in realtà incrociare il progetto politico di Cofferati,
cercando di imporsi come forza contrattuale in quel rimescolamento della sinistra Ulivista
a cui in molti stanno lavorando. Questa loro
intenzione, già anticipata con un documento appello, prende ora contorni più precisi ed
impegnativi avendo questi compagni annunciato per il prossimo febbraio la nascita del loro
movimento (in prospettiva un partito?), Lavoro e Libertà. Abbiamo avuto modo di considerare in un nostro precedente intervento quanto poco ci convinca questa operazione, ma anche come ognuno sia libero di fare scelte e praticare propri percorsi di impegno politico, a patto però che le sue intenzioni siano esplicite. La stessa libertà (in risposta a qualche reazione stizzita di chi non ha apprezzato il nostro precedente intervento) vale anche per chi esprime critiche di merito sulle ipotesi perseguite da questi compagni. La loro presunzione di rappresentare politicamente la voglia di partecipazione e di cambiamento è, appunto, una loro presunzione, una delle tante legittimamente in campo, non necessariamente quella corretta ed adeguata alla situazione. Ma la
questione vera, quella che tutta larea non può esimersi dal discutere, è però il
peso che la scelta fatta da compagni che rivestono il ruolo di coordinatori nazionali può
avere sulla stessa area programmatica. Si è infatti determinata una situazione
assolutamente nuova per la storia della sinistra sindacale in Cgil che pure ha visto e
vede compagni iscritti ad un partito, ma mai impegnati in prima persona nella direzione o
nella fondazione di una loro forza politica. E quindi legittimo porre ad una
verifica interna allarea la questione
se compagni che hanno ruoli di responsabilità e di direzione dellarea e che hanno
fatto una scelta di impegno diretto in politica, possano continuare a mantenere anche il
ruolo di coordinatori dellarea programmatica. Su
questo bisognerebbe arrivare ad una verifica al nostro interno. Per determinare regole certe ed esigibili sul funzionamento
dellarea programmatica, per evitare condizionamenti esterni sulle sue dinamiche
interne, per garantirne lautonomia dagli interessi particolari che la scelta, fatta
da questi compagni di fondare un loro movimento politico, mette inevitabilmente in moto. Una
verifica necessaria anche per il rilancio dellarea programmatica che, a nostro
parere, deve risolvere ritardi e limiti, che anche nelle posizioni politiche e nelle
analisi con cui è motivata la scelta di impegno politico di questi compagni,
trovano riscontro. Crediamo
non sia senza motivo che nel loro documento-appello sia stranamente assente
lindividuazione delle responsabilità della Cgil che, con la sua politica
concertativa e lindisponibilità al cambiamento, sta nei fatti compromettendo e
frenando proprio quelle istanze di partecipazione e di cambiamento che anche Patta e gli
altri individuano insorgere dal mondo del lavoro. Infatti essi non rilevano come, dopo ben
tre scioperi generali la Cgil non ha ancora definito una piattaforma generale. Non
denunciano lisolamento con cui si lasciano i meccanici sul loro rinnovo
contrattuale, lindisponibilità finora manifestata ad uno sciopero generale per il
lavoro ed in difesa dellattacco alloccupazione in Fiat, lostilità verso
i referendum per lestensione dei diritti, la deriva concertativa continuamente
riproposta e difesa negli accordi contrattuali e territoriali. Perché
questo silenzio sulla Cgil da parte di Patta e gli altri? Probabilmente
il loro interesse per la lotta in Cgil, per una svolta sindacale, ha urgenze diverse da
quello che la realtà invece impone e che abbiamo chiaramente indicato nel nostro
documento congressuale. Probabilmente questi compagni considerano, pur nella sua
contraddittorietà e carenza, il semplice e
recente cambiamento di atteggiamento della Cgil come sufficiente a rilevare
lesistenza di una svolta. Cosa questa che giustificherebbe nuovi scenari
e alleanze, compresa lipotesi di una nuova maggioranza a cui alcuni della sinistra
sindacale stanno già guardando, condizionando così liniziativa ed il ruolo
dellarea programmatica a questo loro obiettivo, funzionale per altro agli scenari
nei quali intende muoversi il loro movimento politico. Cosa
sta succedendo nella sinistra sindacale in Cgil? Non
nascondiamo la nostra preoccupazione sullo stato attuale della sinistra sindacale in Cgil. La
voglia di partecipazione e di cambiamento, che ha ispirato la nascita e lo sviluppo della
sinistra sindacale in Cgil, e indicato la necessità di una battaglia non solo contro la
concertazione, ma anche per una effettiva democrazia delle organizzazioni sindacali,
sembra non essere più lelemento distintivo
e discriminante della nostra pratica. Al
radicamento nei luoghi di lavoro e ad una prassi fortemente partecipativa che ha nelle
rappresentanze di base il perno fondante di un nuovo modo di fare sindacato, si è
sostituito un rapporto di delega che accentra (spesso malamente) nelle burocrazie e nelle
strette cerchie dei direttivi ogni decisione e presunzione di rappresentatività, senza
occasioni e momenti di verifica. Alle
vicissitudini politiche degli ultimi anni che hanno prodotto divisioni nella sinistra
politica, e da cui non è stata immune la sinistra sindacale, corrisponde oggi una
organizzazione più di cordata che di area programmatica, una involuzione
favorita dallassenza, ormai da tempo, di reali momenti di partecipazione,
discussione e verifica collettiva
delliniziativa e degli obiettivi. Per
ogni decisione lapparato convoca se stesso. Se va bene, i delegati di base
dellarea programmatica sono chiamati a partecipare a qualche seminario ed a qualche
assemblea di area nella quale non possono neppure intervenire perché gli interventi sono
già concordati e le conclusioni sono blindate a tutela dei delicatissimi
equilibri tra le varie anime della burocrazia. Si
conducono vertenze e si firmano accordi senza che i responsabili ed i coordinatori di
sinistra sindacale si preoccupino di sottoporre a verifica dei compagni dellarea
programmatica la conduzione e la conclusione delle trattative, come sta recentemente
accadendo per il CCNL vetro e Ceramica, per citare solo gli ultimi ed i più eclatanti. Sul merito ci preoccupa la caduta di iniziativa, la
debolezza delle proposte, lincapacità di coerenza e di sintesi collettiva, che
hanno caratterizzato la sinistra sindacale negli ultimi anni. Già in
occasione dei bombardamenti sulla Jugoslavia, parte degli apparati della sinistra
sindacale ha dimostrato una preoccupante caduta di autonomia dal quadro politico (che
allora vedeva al Governo DS, PcdI e Verdi) vivendo con imbarazzo, a volte osteggiandola,
la lotta che dai delegati era partita contro la guerra. La
stessa linea anticoncertativa si è oggi annacquata in una forma di realismo
sindacale che si accontenta di emendare solo formalmente i comportamenti
concertativi della Cgil, senza più contrapporre a questi un nuovo modello di
contrattazione. Anzi si arrivano a sostenere cose, come quella del riferimento
allinflazione presunta a livello Europeo (ipotesi sostenuta tra laltro dalla
Cisl), come conquiste significative, mistificandone i risultati economici e presentandoli
come dimostrazione di una svolta da apprezzare, o come risultato dellefficacia delle
proposte dellarea. Persino
sulla piattaforma della Fiom si alzano risolini e imbarazzi al nostro interno, al punto
che la lotta per il sostegno alla Fiom con la generalizzazione dei contenuti di quella
piattaforma in tutte le categorie non è neppure allordine del giorno. Cosa
questa che ha dellassurdo, alla luce dellalleanza con Sabatini e Rinaldini
nella fondazione di questo nuovo movimento politico che dovrebbe decollare a Febbraio. Se
si è costituito questo inedito asse sul piano politico, come mai non cè traccia di
questo anche nella battaglia in Cgil, dove la Fiom è sempre più isolata allinterno
delle categorie, e dove le stesse burocrazie della sinistra sindacale non si stanno certo
esponendo per sostenere e generalizzare quel tipo di piattaforma e di percorso
vertenziale. Quali basi e quale credibilità ha loperazione di Patta e degli altri,
la loro alleanza con Rinaldini e Sabatini fuori dalla Cgil, se non riesce neppure a
produrre, dentro la Cgil, effetti pratici di svolta e cambiamento a partire dal sostegno
alle contraddizioni aperte dalla Fiom. Ma
senza continuare nellelencazione delle situazioni di sofferenza, basti dire del
divario che si può registrare tra le attuali e difficili condizioni dello scontro tra
Capitale e Lavoro, ed il ruolo, la capacità di iniziativa della Sinistra sindacale in
Cgil, anche in rapporto a quanto sostenuto col nostro documento congressuale. Di
tutto questo, Patta e gli altri, sembrano non preoccuparsi, anzi probabilmente smentiranno
producendo unaltra lettura, più ottimistica, della situazione della sinistra
sindacale, tutta basata sul consenso della maggioranza degli apparati e della stretta
cerchia di delegati che contano. Il
pesante silenzio sulla Cgil negli appelli da loro lanciati per acquisire consensi sulla
loro discesa in politica, lo stato, i limiti e le carenze della nostra iniziativa, la
necessità di nuove regole, impongono una discussione e una verifica urgente
dellattuale tattica e strategia dellarea. Le
regole su cui si basa oggi il funzionamento della sinistra sindacale in Cgil, non solo si
dimostrano inadeguate a rappresentare le istanze di partecipazione e di cambiamento di cui
proprio i nostri militanti sono convinti rappresentanti (avendo fatto di questo
lelemento distintivo della battaglia per una svolta in Cgil) ma si dimostrano deboli
anche a garantire una democratica gestione dellarea programmatica in una situazione
dove, proprio la discesa in politica dei nostri coordinatori nazionali, rischia di
consolidare la propensione ad organizzarsi per cordate, più tese al controllo degli
apparati che alle coerenze con i compiti per cui centinaia di militanti hanno costruito e
reso possibile il progetto di sinistra sindacale in Cgil. Un
rischio questo già evidente, non solo nella propensione allautonomizzazione dei
comportamenti di parte dellapparato dai naturali e democratici luoghi della
partecipazione, della decisione e della verifica collettiva, ma anche nella propensione a
emarginare gli elementi (sindacalisti e delegati) poco affidabili e non in coerenza con i
progetti dei capi cordata. Una
situazione questa che temiamo possa aggravarsi ulteriormente se la sinistra sindacale non
sarà capace di una spregiudicata verifica della sua recente esperienza, e se non saprà
darsi regole in grado di allargare la partecipazione alle decisioni ed alla verifica del
suo operare. Per un rilancio della
Sinistra sindacale in Cgil
Noi
rimaniamo convinti che la situazione attuale richiede ancora una forte sinistra sindacale,
ed una esplicita lotta ad una linea concertativa che la Cgil tuttora ripropone nei
suoi obiettivi e nella sua pratica. Crediamo che sia un errore, come alcuni della sinistra
sindacale già sostengono e praticano, ritenere che esistano oggi le condizioni per una
nuova maggioranza in Cgil. E
tuttora invece evidente come, anche dal punto di vista del modello sindacale, la
questione della partecipazione, della democrazia e delle istanze di cambiamento di cui
siamo portatori siano tuttora allordine del giorno della battaglia in Cgil. Parafrasando
il documento di Patta ed altri, possiamo dire che è urgente che le istanze di
partecipazione e di cambiamento che il mondo del lavoro esprime debbano irrompere nel
sociale e nella politica, ma ciò, aggiungiamo noi, deve e può avvenire solo con il
rilancio delliniziativa, con la pratica di un modello effettivamente democratico e
partecipativo di sindacato. Deve e può avvenire con la discesa in campo delle lotte e del
protagonismo dei lavoratori e della base sindacale e non già delegando ciò alla discesa in politica di alcuni che presumono (non
necessariamente a ragione) di rappresentare tutto ciò soggettivamente. Liberi
Patta e gli altri di impegnarsi direttamente sul fronte politico (movimento o partito che
sia è comunque sulla forma del nuovo partito del lavoro su cui sono impegnati
in prima persona) ma ciò non deve condizionare ulteriormente una sinistra sindacale che
deve oggi verificare e rilanciare se stessa, anche dandosi regole di funzionamento
adeguate a difenderne lautonomia. Per
questo riteniamo che sia necessario avviare un percorso di discussione interna, di
rilancio della nostra strategia e di definizione di regole certe ed esigibili per il
funzionamento della sinistra sindacale secondo quei principi di democrazia e
partecipazione che ne hanno segnato le origini e che oggi, grazie allimportante
sviluppo dei movimenti, possono irrompere con ancora più forza nel sindacato. Crediamo
che occorra superare lattuale situazione per cui i coordinatori dellarea sono
automaticamente i sindacalisti più alti nella carica (categoriale e territoriale) che
spesso agiscono solo come coordinatori di loro stessi o dei pochi da loro considerati
affidabili. Occorre superare lattuale situazione per cui i coordinamenti (spesso mai
convocati) sono costituiti esclusivamente dai membri dei direttivi, i quali quasi mai (non essendoci percorsi
esigibili che garantiscano ciò) sono chiamati a verificare il loro mandato con i compagni
che li hanno eletti e con quelli dei loro territori di appartenenza dei quali dovrebbero
essere i rappresentanti ed i portavoce. Occorre
anche superare la frammentazione categoriale e territoriale della nostra iniziativa (per
cui sembra che noi si abbia tante linee quante sono le categorie ed i territori), ridando
a questa i caratteri di un programma complessivo che ha come obiettivo principale la lotta
per una vera svolta sindacale da perseguire ovunque in modo che la nostra azione sia
riconoscibile, coerente con la nostra linea generale presentata al congresso, e non
reinterpretata di volta in volta a seconda dellinteresse locale, del momento, o
delle alleanze. Crediamo
che serva fare ciò urgentemente anche per rilanciare liniziativa dellarea
sulle questioni oggi aperte: Sui
referendum:
Dobbiamo sostenere i referendum sullarticolo 18 e 35 a cui larea ha aderito
(pur con apprezzabile scarsità di impegno da parte di molti, come una attenta disamina
delle firme raccolte dimostra) anche aprendo la battaglia in Cgil, a tutti i livelli,
perché questa aderisca alla campagna referendaria superando e risolvendo la sua attuale,
ingiustificabile ostilità Sulla
guerra:
Dobbiamo chiedere con forza che la Cgil dia uno sbocco concreto alla sua dichiarazione di
indisponibilità alla guerra impegnandosi per lo sciopero generale nazionale immediato in
caso di guerra. Sulloccupazione:
Dobbiamo rilanciare liniziativa per una piattaforma ed una iniziativa generale,
capace di unificare tutto il mondo del lavoro e tutti i fronti aperti, per contrastare il
ricorso al lavoro precario, per ridare poteri e ruolo alle Rsu sul controllo delle
prestazioni e dellorganizzazione del lavoro, sugli ammortizzatori sociali. Bisogna
battere lattuale indisponibilità della Cgil ad uno sciopero generale per respingere
gli attacchi alloccupazione alla Fiat, mentre a livello territoriale si continua con
la stipula di Patti concertativi che dimostrano ogni giorno di più il loro fallimento. Sui
contratti di lavoro: Come
dimostrano anche gli ultimi accordi e piattaforme, la politica rivendicativa,
tuttora ancorata alla linea concertativa, non riesce a dare risposte adeguate ai
bisogni ed alla necessità di ridurre la subordinazione del lavoro allinteresse di
mercato e di impresa. Lunico contratto che ci prova a rompere questa situazione è
quello dei meccanici che come sinistra sindacale dobbiamo sostenere concretamente,
lottando per estenderne i contenuti in tutte le categorie. Sulla
democrazia:
Lattuale situazione di precarietà dellunità sindacale impone di rendere
esigibile il diritto dei lavoratori ad avere loro rappresentanze di base, liberamente
elette nei luoghi di lavoro, e lesigibilità di percorsi democratici e verificabili
per la costruzione delle piattaforme e lapprovazione degli accordi. Come sinistra
sindacale, che abbiamo fatto di questa battaglia uno degli elementi dirimenti della nostra
esperienza, dobbiamo riportare con forza la discussione e liniziativa a sostegno di
ciò in tutti i luoghi di lavoro e dentro al sindacato perché questo diventi obiettivo
primario di tutta la Cgil, anche con la lotta, per conquistare una legge sulla
rappresentatività e sulla democrazia nei luoghi di lavoro. E
facendo questo, prima di qualsiasi altra cosa, che come sinistra sindacale contribuiremo
non poco a fare irrompere nel sociale e nella politica il protagonismo, le istanze di
partecipazione e cambiamento che il mondo del lavoro esprime. Serve,
a nostro parere, una forte iniziativa di rilancio del nostro progetto. Servono
regole nuove ed esigibili che tutelino lesperienza di sinistra sindacale dai
condizionamenti indotti dai percorsi politici che i suoi coordinatori nazionali hanno
autonomamente e liberamente scelto di percorrere, e dalla deriva burocratica che
larea ha subito ultimamente . Serve
rilanciare, anche nella nostra prassi quotidiana, nel nostro modo di operare, un modello
di sindacato capace di dar voce e vita alle istanze di partecipazione e cambiamento che il
mondo del lavoro esprime, a partire dalle delegate e dai delegati di luogo di lavoro a cui
va data la possibilità concreta di partecipare direttamente alla costruzione ed alla
verifica delliniziativa dellarea programmatica, di cui nessuno può presumere
di essere rappresentante univoco. Crediamo quindi che si debba andare urgentemente alla convocazione di riunioni in tutte le categorie ed in tutti i territori per arrivare entro febbraio ad una assemblea nazionale dellarea dove costruire risposte e soluzioni a queste necessità. Chiediamo e proponiamo questo a tutti i compagni dellarea, in primo luogo ai nostri coordinatori, nazionali, categoriali e territoriali 4 gennaio 2002 Le
delegate ed i delegati del Coordinamento Rsu
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