| dal Coordinamento RSU di Bologna IL NOSTRO SOSTEGNO ALL'INIZIATIVA REFERENDARIA
14 Maggio 2002
Come delegati e delegate eletti/e nei luoghi
di lavoro consideriamo l'insieme dell'iniziativa referendaria
come un impegno centrale per i prossimi mesi.
Viviamo una fase di forti mobilitazioni sociali;
una nuova classe lavoratrice ha fatto la sua comparsa nelle
piazze e nelle strade di questo paese, riprendendosi nelle
mobilitazioni quella soggettività negata dal dilagare della precarietà nelle
condizioni di vita e di lavoro.
Li abbiamo visti nelle piazze tinte di rosso dalle bandiere
della Fiom nello sciopero generale del 6 luglio del '01, li
abbiamo rivisti per le strade di Genova durante le straordinarie
mobilitazioni contro gli otto prepotenti della terra, erano insieme a noi
nelle memorabili giornate del 23 marzo e del 16 aprile scorso.
Giovani operatori dei call centers, veri e propri operai di
linea, gli immigrati, i lavoratori e le lavoratrici interinali, a
partita d'iva, a ritenuta d'acconto?.
Quell'esercito di uomini e di donne che il pensiero
dominante vorrebbe imprenditori di sé, ma che nella realtà
subisce le mortificazioni e lo sfruttamento del lavoro dipendente senza averne gli stessi
diritti.
Proprio quei diritti che il Governo Berlusconi, in perfetta simbiosi con il
padronato, vorrebbe cancellare o ridimensionare al punto da
cancellarli nella materialità.
L'obbiettivo del Governo e dei padroni è quello solito e tristemente noto:
far leva sulla riduzione dei salari per conquistare fette di
mercato e migliorare le performance d'impresa.
Si, parliamo del salario, proprio perché il salario è in buona
sostanza determinato dalla capacità dei lavoratori e delle lavoratrici di costruire
un argine alla ingordigia padronale, alla sua insaziabile fame di profitti.
Un lavoratore senza diritti è ostaggio del padrone,
come potrà quindi pensare di organizzarsi sindacalmente, di rivendicare
migliori condizioni di vita e di lavoro se dietro l'angolo c'è lo spettro del
licenziamento??
Le deleghe del Governo Berlusconi sui temi dell'art.18, del
mercato del lavoro con il famoso libro bianco, delle pensioni, rappresentano un disegno
eversivo nel merito e nel metodo:
· Nel merito in quanto propongono un modello di società nella quale gli uomini e
le donne sono asserviti in tutte e per tutto ai bisogni del mercato, in termini di
flessibilità della prestazione lavorativa che realizza la precarietà nella vita; per
l'ennesimo taglio delle pensioni attraverso la cosiddetta incentivazione a proseguire il
lavoro una volta
giunti all'età pensionabile in un paese che detiene un tasso di disoccupazione tra i più
alti d'Europa;
· Nel metodo, in quanto lo strumento delle deleghe al Governo, peraltro già in
voga negli anni del Centrosinistra, eliminando il confronto parlamentare propone un
modello di governo autoritario del paese.
In questo scenario l'iniziativa referendaria si unisce
e rafforza la mobilitazione nel paese contro i provvedimenti del Governo. La
rafforza in quanto è portatrice di una concezione estensiva dei diritti sindacali ed
individuali.
Le limitazioni dell'applicazione degli artt.18 e 35 ai lavoratori e alle
lavoratrici di aziende con meno di 15 dipendenti non era
giustificabile allora in quanto ha prodotto una forte spinta alla
parcellizzazione dei processi produttivi, è ingiustificabile oggi alla luce del
fatto che buona parte del sistema delle imprese si basa sulle piccole e medie aziende.
L'estensione dell'illegittimità del licenziamento senza
giusta causa e l'allargamento dei diritti sindacali anche
alle aziende sotto i 15 dipendenti non sono
gli unici quesiti che riteniamo doveroso sostenere, affrontare i
temi della lotta alle varie forme di inquinamento significa muoversi nella
stessa direzione, quella di contrapporre alla logica per la quale uomini e donne sono
variabili subordinate all'impresa l 'affermazione del diritto alla salute ed a un ambiente
vivibile.
Così come è necessario riaffermare il carattere pubblico dell'istruzione, ed
il diritto ad un sapere anch'esso libero dai vincoli e dai dettami delle imprese.
Per queste ragioni ci impegniamo a costruire
comitati a sostegno dei referendum nei luoghi di
lavoro. Pensiamo inoltre di costruire un appuntamento
nazionale, un'assemblea probabilmente seguita da un concerto, con tutte le
forze sindacali che insieme a noi condividono gli obbiettivi dei referendum.
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