| Venerdì 15 novembre sono stati effettuati su mandato della procura di Cosenza, 20 arresti e diverse perquisizioni, a Cosenza, Taranto, Vibo Valencia e Reggio Calabria. Sono stati arrestati 20 esponenti del movimento "no global" con numerosi capi d'imputazione tra i quali, a quanto si legge nelle agenzie di stampa, figurano anche reati come "cospirazione politica mediante associazione al fine di turbare l'esercizio delle funzioni di governo (...), sovvertire l' ordinamento economico costituito nello Stato (...)". Accuse che in
buona parte potrebbero essere rivolte anche a tutte quelle lavoratrici ed a tutti quei
lavoratori che hanno preso parte agli scioperi in difesa dell'articolo 18 legge 300/1970 e
contro le deleghe del governo in materia di lavoro. Se è riconosciuto
reato il diritto di esprimere ed organizzare opposizione alle politiche del
Governo, e se chi lo esercita viene colpito dalla Magistratura è tutta la democrazia ad
essere oggi in pericolo. Un fatto che si
carica di ulteriore preoccupazione perché tutto fa pensare anche ad una strategia che
punta a dividere il movimento in buoni e cattivi. Non dobbiamo
cadere in questa trappola ma difendere lesperienza del grande movimento che da Porto
Allegre, passando per Genova e fino a Firenze ha avviato una forte battaglia per i
diritti, contro la guerra. Una battaglia di
cui il mondo del lavoro è parte determinate. Per questo anche
dal mondo del lavoro deve essere forte la risposta alla riproposizione di un clima da
Codice Rocco, a partire dalla richiesta della immediata scarcerazione dei
compagni arrestati.
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