Considerazioni Le osservazioni qui riportate sono il
frutto di una discussione di delegate e delegati presenti alla riunione nazionale del 13 e
14 settembre, che possono essere integrate da osservazioni e contributi di altri delegati
e delegate. Si è conclusa la riunione nazionale della Sinistra Sindacale Cgil, con un documento che tutto sommato conferma i contenuti programmatici del documento Congressuale e prende posizione sulla guerra all'Iraq sostenendo (vedi l'emendamento assunto dalla presidenza) la necessità anche di una mobilitazione generale del mondo del lavoro, fino allo sciopero generale. Ciò non di meno, al di là dei contenuti della
discussione (come dicevamo ... condivisibile) si è avvertita profondamente una
difficoltà nella parte operativa e nella organizzazione del "che fare". L'obiettivo dichiarato della riunione nazionale era "Spingere la Cgil a passare dalle parole ai fatti". Ci si è giustamente lamentati di come pur in presenza di una conclusione unitaria del congresso e di un cambiamento di atteggiamento da parte della Cgil, ancora si osservano resistenze nelle categorie e nei territori, più preoccupati di lasciar passare "la nottata" piuttosto che riorganizzare la propria strategia alla luce della nuova fase. Ed il perchè non è difficile capirlo. C'è tutta una burocrazia, in Cgil (confederale e categoriale) nata e cresciuta attorno all'illusione concertativa che ancora non si capacita del fatto che questa è andata in crisi. Principale preoccupazione di questa burocrazia non è quella di assumere la capacità critica di "una svolta", di una risposta strategica diversamente orientata, capace di rispondere ai caratteri che l'offensiva di Confindustria e Governo ha assunto, ma semmai quella di richiamare le controparti alla ragione, alla bontà di una politica dei redditi che viene continuamente riproposta come "logica", "giusta", "opportuna". (vedi il contributo distribuito dal coord.Rsu prima della riunione) Se nelle sue analisi (vedi osservazioni sulla riunione del direttivo Cgil del 9 settembre), la Cgil prende atto che in tutti questi anni la contrattazione ed i salari si sono indeboliti (la classe lavoratrice si è impoverita nella capacità di rispondere ai suoi bisogni materiali e nei suoi diritti), rimane tutto da chiarire il come uscirne. A guardare le cose da vicino (vedi relazione di Epifani al direttivo Cgil del 9 settembre) la Cgil resta tutt'ora convinta che la linea giusta sia quella di riaffermare una politica dei redditi, magari emendata, ed una pratica concertativa, magari su posizioni meno consenzienti vista la natura iper-liberista dell'attuale Governo. Ne consegue l'attualità delle critiche alla Cgil che abbiamo espresso nel nostro documento congressuale, ed intatti rimangono i compiti che ci siamo assunti come Sinistra Sindacale. Battere la linea concertativa ed ogni illusione di una sua riproposizione in altra forma, liberare l'azione contrattuale dai vincoli che per anni hanno di fatto determinato la perdita del potere d'acquisto dei salari e del potere di controllo sindacale sull'organizzazione del lavoro. Come ovvio, la riunione nazionale dell'area ha riconfermato la validità di questa posizione, ma (così come lo chiediamo alla Cgil è bene chiederlo anche all'area di sinistra sindacale) questa indicazione non è stata accompagnata da un programma di lavoro, dalla messa in campo di iniziative concrete per forzare la Cgil tutta verso la necessità di una vera svolta. Non è di poco conto e non è da sottovalutare infatti la indisponibilità della presidenza ad assumersi come impegno di andare, dopo la riunione nazionale, alla convocazione di tutta l'area, nelle sue articolazioni categoriali e territoriali, per coinvolgere tutta la rete dei delegati che hanno sostenuto la costruzione dell'area programmatica e, con loro, rendere esplicita e organizzata l'iniziativa sulla richiesta di una svolta in Cgil. E non mancavano neppure le necessità e le urgenze per operare in questo modo.
Rispondere a queste necessità ed urgenze dicendo "che chi vuole può riunirsi comunque" è come dire che se si fa qualcosa bene, se no pazzienza. E' un po come dire che, da parte dei funzionari, non esiste alcuna preoccupazione di "dirigere" il lavoro di un'area programmata, e che ci si accontenta di parlare nell'ambito ristretto dei gruppi dirigenti, come se ciò bastasse a modificare la realtà. L'assenza di preoccupazione nel produrre indicazioni
operative, la non capacità (e volontà) di trasformare in prassi le proprie indicazioni
di linea attraverso l'attivazione e la partecipazione della propria base, può
essere significativo anche di una crisi dell'area programmatica, del suo essere e del suo
modo di rappresentare il movimento che l'ha sostenuta e realizzata. In definitiva, come si diceva all'inizio, la riunione nazionale ha da un lato confortato in materia di coerenza sul documento congressuale, ma è risultata poco convincente sulla solidità della sua intenzione a mantenere aperta una battaglia in Cgil come area programmatica. Sembra che l'illusione di poter incidere, finalmente, come apparato, negli equilibri interni della Cgil, abbia messo in secondo piano l'idea, propria degli elementi fondanti della nostra esperienza, che aveva nel progetto di dare ruolo alla base ed ai delegati uno dei suoi aspetti più dirompenti e positivi. E' bene non dimenticare che il progetto di una sinistra sindacale in Cgil ha avuto proprio nell'entrata in scena delle delegate e dei delegati, il suo elemento propulsivo principale, dalla lotta contro la controriforma Dini sulle pensioni, alle condizioni che hanno permesso l'affermazione della sinistra sindacale nei congressi del 1996 e del 2001. Ed in effetti, dal congresso in poi, si è sempre più ridotto il coinvolgimento dei delegati dell'area nella costruzione delle iniziative. L'applicazione delle regole della Cgil (per cui il segretario più alto in carica diventa automaticamente coordinatore dell'area e per cui i coordinamenti di sinistra sindacale sono formati esclusivamente dai componenti i direttivi) si è trasformata in un vero e proprio buco nero nel quale scompaiono i tanti contributi che molti delegati hanno dato e possono ancora dare alle iniziative dell'area programmatica. Un'area sempre più chiusa su se stessa e sui suoi apparati che parla sempre meno ai delegati che ne hanno permesso l'esistenza e la crescita. Non sono osservazioni nuove, già altre volte il problema del funzionamento dell'area programmatica è stato sollevato (vedi il contributo all'assemblea del Lirico nel novembre 2000, o le lettere ai coordinatori nazionali in occasione della discussione del documento congressuale ed in occasione di un rischio di spaccatura dell'area) Diventa quindi urgente e necessario che l'area programmatica (se vuole evitare il rischio di burocratizzazione) trovi momenti di partecipazione più ampia, che non si chiuda nel rispetto rigido delle regole Cgil, spesso utilizzate solo per garantirsi il controllo dell'area restringendo gli ambiti di discussione, ed i compiti di direzione e verifica in ambiti ristretti. Ciò può essere fatto a partire da subito, dalla convocazione in ogni territorio ed in ogni categoria di attivi delle delegate e dei delegati Rsu che si riconoscono nell'area per discutere delle conclusioni della riunione nazionale e per apprestare programmi di lavoro territoriali e categoriali che sostanzino l'iniziativa dell'area in Cgil, sulle vertenze contrattuali e sulle vertenze territoriali. Le osservazioni qui riportate sono il frutto di una discussione di delegate e delegati presenti alla riunione nazionale del 13 e 14 settembre, che possono essere integrate da osservazioni e contributi di altri delegati e delegate. su questo argomento si apre quindi un forum di interventi, osservazioni e proposte che sarà ospitato sul sito del coordinamento RSU, sul quale potrete leggere ogni settimana gli interventi arrivati. Per partecipare al Forum e dire la vostra scrivete quindi all'indirizzo: alma@pmp.it
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