Si è riunito, venerdi' 10 maggio a Parma, il Coordinamento nazionale Rsu per una valutazione sulla situazione sindacale e per definire le prossime iniziative

 

I punti discussi durante la riunione e gli orientamenti assunti

- dopo lo sciopero del 16 aprile
- la sinistra sindacale
- la campagna referendaria

2002_0323RSU.jpg (41752 byte)

 

 

dopo lo sciopero del 16 aprile

Dopo le riuscite manifestazioni generali, conclusesi con il grande sciopero generale del 16 aprile, si riapre tutta la discussione sindacale sulla strategia. Se era fuor di dubbio la riuscita delle manifestazioni e degli scioperi era altrettanto fuori dubbio che la strategia di Confindustria e Governo non avrebbe arretrato di fronte a cio'. Per questo era necessario dotare l'iniziativa sindacale di una piattaforma capace di darle continuità e capace di rappresentare una svolta rispetto alla ormai indifendibile linea concertativa.

Ma i limiti dell'analisi sindacale si dimostrano nell'incapacità di comprendere la reale portata dello scontro e nell'illusione di poter recuperare il loro ruolo concertativo semplicemente mandando alle controparti "forti" segnali. Una illusione questa che ora viene sempre più riproposta, nello stupore della Cisl (incapace di credere che il Governo abbia deciso di continuare sulla sua strada), nell'allentamento del dibattito in Cgil (ormai quasi unicamente presa dal riassetto politico ed organizzativo conseguente alla prossima uscita di Cofferati), e dalla pratica continua e fuori logica di una linea contrattuale categoriale concertativa che ripropone risposte sindacali in linea con le politiche di contenimento salariale e di disponibilità sulla flessibilità che a volte (vedi chimici) peggiorano le stesse condizioni dell'accordo del 23 di luglio.

L'offensiva sindacale, così come era apparsa all'inizio delle mobilitazioni contro le deleghe del governo, sembra ora essersi "frantumata", quasi rassegnata a subire l'offensiva di Confindustria e Governo rimandando il tutto alla minaccia (su cui si registrano però significative divergenze nello stesso sindacato) di un referendum abrogativo della legge che sancirà la scomparsa dell'arrticolo 18.

Senza nulla togliere alla necessità di prepararci ad una campagna per la promozione di un referendum abrogativo non possiamo pensare di ridurre l'iniziativa sindacale ad un referendum, sia perchè comunque si farà (se si farà) fra due anni (uno strumento quindi non non incide minimamente sullo scontro attuale), sia perchè rimane tutta intatta la urgente necessità di disporre da subito di una risposta generale ed efficace all'offensiva di Confindustria e Governo.

Una risposta sui temi delle deleghe, ma non solo. Tutta aperta è anche la necessità di rispondere immediatamente all'offensiva sul lavoro, sullo stato sociale, sulle politiche previdenziali e fiscali, così come non è più rinviabile un cambiamento radicale della linea contrattuale.

Si tratta quindi, come già sostenuto in occasione di tante iniziative (non ultima l'assemblea delle delegate e dei delegati Rsu di gennaio 2002 - vedi relazione e ordine del giorno finale) di riproporre per intero la necessità di una piattaforma generale del lavoro da contrapporre alla piattaforma dei padroni da cui far derivare:

  1. una vertenza confederale contro il Governo per la conquista e l'estensione di tutele e diritti per il lavoro, e risposte concrete sul fronte della spesa e dell'investimento pubblico per politiche di sviluppo e sostegno del lavoro e dei  bisogni sociali (servizi e prestazioni) per i lavoratori e le loro famiglie.
  2. Un rilancio generale e fortemente coordinato delle lotte contrattuali (nazionali e decentrate) con l'obiettivo di incrementare il potere d'aquisto dei salari, contrastare il sempre maggiore ricorso alla flessibilità ed al lavoro precario, e di estendere diritti e tutele in modo da unificare nel mondo del lavoro i lavoratori occupati nelle diverse tipologie.
  3. Un piano vertenziale generale da accompagnare anche con un rilancio dell'iniziativa (ed a questo punto anche della lotta) per una legge sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro.

Ma si tratta, in questa fase sopratutto, di rilanciare e di riaprire con forza la questione della democrazia sindacale, delle forme e delle regole che devono rendere esigibile per i lavoratori la partecipazione diretta alla elaborazione delle piattaforme, alla verifica sull'andamento delle trattative ed alla valutazione finale sugli accordi. Se infatti è impossibile battere la strategia di Confindustria e Governo senza una piattaforma ed una vertenza generale, è altrettanto impossibile vincere col modo attuale (fortemente centralizzato e ordinato sull'interesse degli apparati) di "fare sindacato".

 

la sinistra sindacale

A questo scenario ed a queste necessità ed urgenze deve rispondere la sinistra sindacale (ovunque collocata), cercando di superare le "dipendenze" alle forme organizzate di appartenenza ed i settarismi. Sopratutto la sinistra sindacale in Cgil deve riprendere con forza la critica e l'iniziativa contro le derive moderate e neocorporative del sindacato confederale, ridando voce ai contenuti del documento congressuale alternativo e per riaprire in Cgil una battaglia per "cambiare rotta" rispetto alle illusioni concertative che ancora guidano le linee e le scelte strategiche dell'organizzazione.
Se era prevedibile e normale un certo calo di iniziativa e di visibilità a fronte delle mobilitazioni che il sindacato ha dovuto organizzare (mobilitazioni che andavano infatti sostenute e allargate), ora la realtà ci ripropone quel sindacato blindato e chiuso in difesa della sua linea che la Sinistra Sindacale ha combattuto in occasione del congresso nazionale. All'immobilismo ed al pragmatismo della maggioranza Cgil deve riprendere la battaglia per una piattaforma generale del mondo del lavoro impegnando in questa battaglia tutte le risorse dell'area programmatica a partire dalle delegate e dai delegati di luogo di lavoro, e impegnando tutta la Cgil, in ogni occasione, in ogni riunione dei suoi organismi a rispondere alle necessità imposte dalle attuali condizioni dello scontro sindacale ed a fondare concretamente un percorso vertenziale che superi l'immobilismo ed il tatticismo concertativo.

Come Delegate e delegati Rsu iscritti alla Cgil che aderiscono al movimento "per un Coordinamento Nazionale delle Rsu" riteniamo quindi indispensabile che "Lavoro Società - cambiare rotta" si muova per la convocazione di una assemblea nazionale dei quadri, dei delegati e delle delegate, degli attivisti aderenti all'area per lanciare, a partir dai contenuti del documento congressuale, una battaglia in Cgil per una piattaforma e per una vertenza generale del mondo del lavoro e per impostare le lotte contrattuali nazionali e decentrate su una linea chiaramente anticoncertativa.

Ma anche per "Lavoro Società - cambiare rotta" è urgente dotarsi di regole e modelli partecipativi ed organizzativi dell'area che favoriscano il superamento degli errori di centralismo. Esistono coerenze, anche nell'area, che vanno rilanciate per superare palesi contraddizioni evidenziatesi sopratutto in merito alle politiche contrattuali.
Problemi questi che possono e devono trovare risposta attraverso la pratica di un modello organizzazivo partecipato e democratico che dia parola e potere di discussione, indirizzo e verifica a tutti i compagni dell'area e non solo ai componenti gli organismi e gli apparati.

E' necessario sburocratizzare il funzionamento dell'area e ridare maggiore spazio alle dinamiche partecipative dal basso anche per rimuovere i rischi che uno sontro tra apparati può provocare. Siamo infatti oggi di nuovo di fronte al rischio di una "scissione" per altro giocata non sui contenuti della lotta ma sulle questioni di assetto negli apparati che sono oggi terreno di confronto non facile tra le varie anime dell'apparato di "Lavoro Società - cambiare rotta".

Non sottovalutiamo i problemi e sappiamo che sono oggi in atto tentazioni di egemonia da parte di alcuni su tutta l'area programmatica che sicuramente non condividiamo. Ma l'unico modo di scardinare i rischi di burocratizzazione dell'area è quello di lottare per costruire e garantire una più marcata e diretta partecipazione delle delegate e dei delegati alla gestione dell'area, legando gli apparati a forme di verifica da parte dei delegati e dgli attivisti, sia sui contenuti che sulle scelte organizzative. Questo per evitare che gli apparati diventino alla fine gli unici gestori e controllori dell'area.
La costruzione e lo sviluppo della Sinistra Sindacale in Cgil è cosa troppo importante e che deve riguardare tutti i compagni che hanno contribuito alla sua costruzione ed alla sua affermazione congressuale. La questione della democrazia è quindi importante anche in un'area come "Lavoro Società - cambiare rotta", un'area che non è proprietà di nessuno e che si fonda sulla condivisione e sulla partecipazione aperta alle decisioni ed alla loro organizzazione.

Proponiamo quindi che (come si diceva sopra) sia convocata al più presto l'assemblea nazionale di "Lavoro Società - cambiare rotta", sia per definire la ripresa dell'iniziativa in Cgil sia per discutere di metodi e di regole di funzionamento dell'area in modo da riportare, anche le recenti tensioni, nell'ambito di una discussione e di un confronto collettivo.

Come delegate e delegati Rsu iscritti alla Cgil riproponiamo quindi alla discussione ed all'iniziativa, al confronto tra tutti i delegati, i contenuti della proposta avanzata da oltre 200 delegati Rsu all'assemblea nazionale della Sinistra Sindacale Cgil tenutasi nel novembre 2000 a Milano. Sia per quanto riguarda la democrazia, sia per quanto riguarda il merito.

E' bene infatti ricordare che l'emendamento sulla scala mobile, proposto dal Coordinamento Rsu al documento congressuale di "Lavoro Società - cambiare rotta" è arrivato in sede di congresso nazionale. L'emendamento non è stato messo in votazione perchè l'assemblea congressuale di "Lavoro Società - cambiare rotta" ha deciso di assumerlo per riproporlo alla discussione in occasione di una prossima assemblea nazionale dell'area.

 

la campagna referendaria

Sosteniamo la campagna referendaria attualmente avviata, sia i quesiti relativi ai temi dell'ambiente e delle battaglie contro le privatizzazione, così come, ed in particolare, quello relativo all'estensione dell'art. 18 alle aziende sotto i 15 dipendenti.

Una battaglia importante perchè pone chiaramente la questione dell'estensione dei diritti e non contraddice, anzi la sostiene, la proposta di una vertenza generale a sostegno di una piattaforma del mondo del lavoro. Così, la discussione e l'iniziativa attorno a questo referendum può rappresentare un veicolo importante di discussione attorno alla necessità di un rilancio e di una qualificazione dell'iniziativa sindacale.

Per questo come Coordinamento Rsu, oltre ad aderire e partecipare direttamente ai comitati promotori dei referendum, proponiamo di organizzare entro le prossime settimane una iniziativa nazionale a sostegno dei referendum. Una iniziativa specifica del mondo del lavoro anche per discutere dello stretto collegamento tra questa battaglia referendaria e la necessità di una piattaforma generale del mondo del lavoro e dell'avvio di una vertenza nazionale contro Governo e Confindustria.

L'iniziativa deve prevedere:

  1. la convocazione di un incontro nazionale di delegate e delegati Rsu, aperto ai rappresentanti e sindacalisti delle sinistre sindacali, ovunque collati, con all'ordine del giorno, referendum e iniziative per affermare la necessità di dare continuità alle mobilitazioni di questi mesi ed allo sciopero generale con una piattaforma e di una vertenza generale contro il Governo e la Confindustria
  2. l'organizzazione, alla fine dell'incontro nazionale (nella stessa giornata) di un concerto. Il ricavato andrà a sostenere la campagna a sostegno dei referendum

In merito ai tempi ed all'organizzazione di questa giornata di iniziativa seguiranno altre informazioni non appena saranno risolti i problemi logistici di collocazione. Per ora anticipiamo che si sta valutando la possibilità di organizzare il tutto nella città di Bologna.

Il coordinamento Rsu