16 aprile 2002
Sciopero generale
Per una piattaforma generale del mondo del lavoro
Ma non c’è solo l’articolo 18 ….

La scadenza del 16 aprile 2002 non deve essere per il mondo del lavoro solo un momento di protesta. Anche se è importante dire NO alle deleghe che il Governo si ostina a voler difendere (su fisco, previdenza e lavoro) è necessario costruire urgentemente una vera e propria piattaforma del mondo del lavoro. Una piattaforma da far scaturire dalla discussione tra i lavoratori, che sappia rappresentarne i bisogni.
Non è infatti sufficiente oggi una lotta solo per lo stralcio dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Se anche lo si ottenesse grazie alla lotta, si riaprirebbe immediatamente una trattativa sull’insieme delle norme previste dal libro Bianco del Governo, come sulla previdenza e sul fisco. Una trattativa insidiosa che affronterebbe temi importanti come l’aumento delle flessibilità, nella prestazione come nelle tipologie di lavoro che Cgil-Cisl-Uil non possono pensare di condurre senza avere avuto a riguardo un preciso mandato da parte dei lavoratori sugli obiettivi di questa trattativa.
E’ una questione importantissima di contenuti e di democrazia sindacale, dove si gioca anche la forma del sindacato che uscirà da questa vicenda.
La concertazione è ormai decaduta, non già e non solo perché Governo e Confindustria l’hanno disdettata, ma anche e soprattutto perché si è dimostrata incapace di tutelare l’interesse dei lavoratori, sia sul potere d’acquisto dei loro salari, sia nel degrado delle norme su diritti e tutele che in questi anni si è prodotto. La concertazione non è però decaduta nella prassi e nella linea delle organizzazioni sindacali che la rivendicano come risposta alla arroganza del Governo.
Occorre affermare con assoluta chiarezza che la lotta che stiamo conducendo non è per salvare e riproporre la prassi di un sindacato concertativo che dicendo NO all’attacco all’articolo 18 si dichiara poi disponibile ad una trattativa senza aver discusso con i lavoratori gli obiettivi di questa trattativa. Una trattativa, inoltre, resa problematica dalle disponibilità su punti sollevati dal libro Bianco del Governo già espressa in modo esplicito da alcune organizzazioni sindacali.
Ma se anche il Governo non retrocedesse e mantenesse il carico di deleghe contro il mondo del lavoro, rimane tutta intera l’importanza di costruire una piattaforma su cui aprire una vera e propria vertenza col Governo.
Il bisogno di maggiore tutela del potere d’acquisto dei salari e del loro incremento, la necessità di contrastare il ricorso sempre maggiore alla flessibilità ed alle tipologie di lavoro precarie ed a termine, la necessità di rimettere mano a interventi in difesa della pensione gestita dal pubblico così come la difesa e l’estensione dei diritti anche alle aziende al di sotto dei 15 dipendenti e per i lavoratori precari, sono bisogni non più rinviabili, che vanno affrontati assieme alla lotta contro le deleghe.
In questo senso, pur giudicando inevitabile e corretto il ricorso allo strumento referendario per chiedere l’abrogazione delle deleghe che il Governo potrebbe unilateralmente applicare, non vorremmo che il ricorso al referendum sostituisca una più forte ed incisiva iniziativa vertenziale sui contenuti di una piattaforma capace di rappresentare i bisogni del mondo del lavoro e capace di incidere, modificandolo, sul sistema di relazioni sindacali tutt’ora ordinato attorno ai principi dell’accordo concertativo del 23 luglio.

E’ quindi necessario caricare la giornata di sciopero generale indetta per il prossimo 16 aprile anche con la forte richiesta di una piattaforma che sola può dare coerenza e continuità ad una iniziativa sindacale che si prefigge di sconfiggere la linea della Confindustria e del Governo. Una iniziativa che non può fermarsi il 16 aprile ma che deve incalzare in modo vertenziale le controparti fino al raggiungimento degli obiettivi.
Molte delegate e delegati RSU avevano chiesto questo in occasione dell’assemblea nazionale autoconvocata dello scorso 11 gennaio 2002 alla Camera del lavoro di Milano, e dai contenuti e dalle proposte di quella assemblea possiamo ripartire:

- Per dire che è necessario ed urgente dotarsi di una piattaforma, discussa e condivisa dai lavoratori, con cui avviare una fase di vera e propria vertenza col Governo sul salario, sul lavoro, sui diritti, sul fisco e sulle pensioni.
- Per conquistare una modifica del quadro che oggi regola le relazioni contrattuali ancora ordinate sull’accordo concertativo del 23 luglio, per superarne i limiti ed i vincoli.
- Per affermare, in questo quadro di cambiamento, una svolta democratica anche della forma sindacato, attraverso il rilancio di una legge sulle RSU che sancisca e renda esigibile la democrazia dei luoghi di lavoro, e la possibilità attraverso le assemblee e le votazioni di definire il mandato vincolante dei lavoratori alla presentazione delle piattaforme ed alla firma degli accordi.

Ma se questa, riteniamo, è oggi l’esigenza principale per dare prospettive allo sciopero generale indetto per il prossimo 16 di aprile se vogliamo evitare che si riduca solo ad un grande momento di protesta, dobbiamo ripartire dai luoghi di lavoro, dalle Rsu, dalle assemblee dei lavoratori.
Dobbiamo ripartire dalla necessità di una piattaforma che vincoli anche le strutture sindacali ed i loro apparati su obiettivi e su percorsi vertenziali condivisi e verificabili.
Un obiettivo questo che non può lasciare indifferente una sinistra sindacale Cgil, ultimamente troppo appiattita sulla iniziativa della maggioranza di Cofferati.
Se è vero, e va riconosciuto, che la sinistra sindacale ha avuto un ruolo importante a mantenere alta la pressione perché si arrivasse allo sciopero generale, è altrettanto vero che dal punto di vista del merito sono mancate iniziative e pressioni che qualificassero il contenuto della lotta verso la definizione di una piattaforma che rompesse con i limiti ed i vincoli della linea concertativa.
Noi riteniamo che la questione, fortemente presente nel documento alternativo al congresso Cgil di una battaglia alla linea concertativa sia tutt’ora questione all’ordine del giorno. Lo dimostrano le ultime conclusioni contrattuali, e lo dimostra anche il carattere emendativo della risposta sindacale alle proposte del Governo.
Anche se importante, la lotta contro le deleghe, non ha modificato l’impianto rivendicativo delle organizzazioni sindacali, e non ha cambiato il modo di fare sindacato, ancora ordinato secondo una logica centralistica e di compatibilità concertativa.
Alla Sinistra sindacale spetta tutt’ora il compito di dare continuità al documento congressuale alternativo, e di dimostrare coerenza di prassi e di linea a quei lavoratori che lo hanno votato.
Crediamo quindi che sia oggi urgente, utile e necessario arrivare ad una assemblea nazionale delle delegate e dei delegati di “Lavoro società – cambiare rotta”, per definire i termini ed i contributi che la sinistra sindacale può e deve dare alla qualificazione delle lotte in corso attraverso la richiesta che il sindacato si doti di una piattaforma capace di rappresentare i bisogni dei lavoratori da contrapporre alla linea di Governo e Confindustria (che non si limita all’attacco all’articolo18) e capace di chiedere a tutta la Cgil una scelta chiara e precisa di abbandono della linea e della prassi concertativa.
Avanziamo questa proposta coscienti che non sia rinviabile una iniziativa che permetta a tutta la sinistra sindacale di rilanciare le proposte del nostro documento congressuale dentro il dibattito Cgil proprio in questa fase importante di lotte.

2 Aprile 2002

le delegate ed i delegati iscritti alla Cgil che si riconoscono nel movimento per un "Coordinamento nazionale delle RSU