Marzo 2002 - Ritorno dalla Zastava di Kragujevac Siamo partiti il 15 marzo da Firenze raccogliendo altri per la strada. Alla fine la delegazione era formata da 7 compagni. Oltre alla sottoscritta, Patrizia da Firenze, Elvira e Lino di Milano, Milena di Bari, Enzo di Padova e Gilberto da Trieste. Siamo arrivati la mattina del 16 a Belgrado per consegnare materiali all'orfanotrofio ed abbiamo poi proseguito per Kragujevac. Il 17 marzo sono state convocate due assemblee (una la mattina ed una il pomeriggio) per la consegna delle adozioni a distanza alle famiglie dei lavoratori Zastava. Immediatamente dopo siamo ripartiti per l'Italia. Quello che abbiamo poturo verificare è un peggioramento della situazione in cui versano le famiglie, ma anche una rinnovata capacità di iniziativa da parte del sindacato in difesa dei diritti dei lavoratori e per conquistare prospettive produttive per la fabbrica. I lavoratori attualmente impiegati in azienda sono 15.000 ma non lavorano tutti i giorni. Sono praticamente in una sorta di cassa integrazione a rotazione che li impegna nei pochi reparti attivi, sopratutto l'utensileria (dal punto di vista del salario ciò vuol dire che non raggiungono i 200 euro al mese). La produzione di auto e camion è praticamente simbolica ed a oggi non ha prospettive di ripresa anche perchè con le nuove leggi del Governo è stata liberalizzata l'importazione di auto nuove ed usate (noi stessi abbiamo contato alla frontiera e lungo l'autostrada decine di Tir cariche di auto che venivano sopratutto dall'Italia e dalla germania). Oltre a questi, per effetto della ristrutturazione in corso altri 9.200 lavoratori sono stati collocati in esubero (quindi pur mantenendo la titolarità del posto di lavoro non sono mai chiamati a lavorare e rimangono in una situazione paragonabile alla nostra cassa integrazione a zero ore con una indennità mensile che non raggiunge i 25 euro al mese) e 3.500 sono stati licenziati, percependo così una indennità di disoccupazione pari a 8/10 euro al mese. A questi si aggiungono gli oltre 800 lavoratori della Zastava di Pec (in Kosovo) che, in quanto di nazionalità Serba, sono stati cacciati dalla fabbrica di Pec. Oggi questi lavoratori (praticamente senza reddito) sono assistiti dal sindacato zastava di Kragujevac per quel che può fare. Veramente commovente è stata la consegna di una adozione alla vedova di uno di questi lavoratori, ucciso a Pec dall'UCK mentre era al lavoro, durante una delle varie iniziative squadriste organizzate per cacciare i lavoratori Serbi dalla fabbrica. A questo riguardo è bene sottolineare che alla Zastava di Kragujevac lavorano anche lavoratori Kosovari-Albanesi che non hanno mai subito alcuna violenza. Ciò a dimostrazione di come non è dal mondo del lavoro che nascono i nazionalismi ed i razzismi. Durante la nostra permanenza abbiamo inoltre potuto farci un quadro aprossimativo della situazione sindacale. Si sono tenuti in questi giorni i rinnovi delle cariche sindacali in Zastava. Il risultato è che il "Sindacato autonomo Zastava" ha mantenuto il 90% dei consensi tra i lavoratori iscritti riuscendo così a riconfermarsi il primo sindacato della fabbrica. Gli altri sindacati (nati per scissione dal sindacato autonomo zastava e sostenuti dalle varie forze politiche presenti nel Governo e nella amministrazione comunale) si sono dimostrati del tutto minoritari. Oggi il sindacato autonomo zastava si trova di fronte a problemi enormi. Deve tenere uniti i lavoratori nonostante le forti pressioni alla disgregazione del tessuto sociale e deve lottare per costruire una prospettiva di lavoro per il maggior numero di lavoratori. Un compito immane che si scontra con una politica aziendale che si limita a gestire in termini liquidatori una linea di vendita al capitale estero dei pochi pezzi di fabbrica rimasti attivi (l'utensileria sopratutto) e con un Governo che ha approntato una politiva sociale ed economica non dissimile da quella che stiamo contrastando in Italia contro il Governo Berlusconi. Anche in Jugoslavia sono all'ordine del giorno lo smantellamento del sistema contrattuale nazionale, i diritti e le tutele, le pensioni, la libertà di licenziamento. Significativo l'attacco alle tutele per le lavoratrici madri che oggi si sono viste decurtare a 3 mesi il periodo di copertura al 100% contro i 5 in vigore precedentemente. Continua inoltre l'impennata dei prezzi. Sopratutto di luce, gas ed acqua. L'apertura dell'embargo se ha favorito l'importazione delle merci ne ha aumentato i prezzi che rendono le merci irraggiungibili per un normale reddito da lavoro. Particolarmente colpite sono le città operaie (Kragujevac, Pancevo, Nis) in cui la totale distruzione delle fabbriche da cui dipendeva la loro economia le ha cacciate in una fascia di vera e propria povertà. Contro tutto questo anche in Jugoslavia si stanno facendo manifestazioni e scioperi, nonostante le enormi difficoltà in cui versa il mondo del lavoro. Questa è solo una prima relazione di resoconto del viaggio. Seguiranno ulteriori approfondimenti anche a cura degli altri partecipanti il viaggio.
Ciao Alma Rossi.
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