Per
una vertenza generale contro il Governo per lo sviluppo e l'estensione dei diritti per il rilancio della contrattazione su salario ed occupazione per una forte unità tra movimento sindacale e movimenti sociali Il Coordinamento nazionale dei Social Forum deve parlare dal palco al circo massimo a Roma il prossimo 23 marzo La decisione della Cgil di non accettare il piano di
confronto proposto dal Governo, e di indire contro le deleghe sul lavoro, sul fisco e
sulla previdenza la manifestazione nazionale del 23 marzo e uno sciopero generale per il 5
aprile, è sicuramente un fatto importante. Ciò nonostante la propensione concertativa delle OOSS tutte, non sembra essere stata scardinata dalla evidente ed esplicita volontà di confindustria e di Governo di aprire uno scontro generale per la determinazione di nuovi e maggiori livelli di subordinazione del lavoro, del sindacato, alla strategia ed all'interesse di impresa. Una propensione concertativa che, dura a morire ed a prendere coscenza della sua incapacità di rappresentare i reali interessi dei lavoratori e la vera portata dello scontro aperto, traspare non solo nei "pasticciati" tentativi di Cisl e Uil di voler tenere sempre e comunque una porta aperta, ma anche nel carattere emendatario e "parziale" della piattaforma che la Cgil ha elaborato in risposta alla piattaforma del Governo. Una piattaforma che non assume i caratteri di linea generale, ma che si pesenta (appunto) in forma di critica ai singoli provvedimenti e di controproposte sindacali sulle singole questioni. Tutto lo scontro è presentato unicamente sul ritiro dell'articolo 18, che viene vissuto come unico e vero ostacolo al dialogo, assieme alla questione previdenziale (solo dal lato della decontribuzione) e fiscale (solo dal lato della giustizia sociale). La stessa difesa del lavoro precario non è sostanziata da obiettivi rivendicativi ma solo da generici richiami alla costituzione. Di contro, sulla flessibilità, competitività, responsabilità rivendicativa, importanza della produttività ecc. (tutti elementi dei vincoli concertativi) la piattaforma sindacale mantiene intatto il suo impianto concertativo di questi anni, salvo alcune modifiche negli atteggiamenti e nel peso quantitativo e qualitativo che si da alle tutele da difendere. Manca ancora quel salto strategico, quel "cambiamento di rotta" che è stata oggetto della battaglia congressuale della sinistra sindacale in Cgil. Lo dimostra sopratutto la pratica rivendicativa che tutt'ora governa i rinnovi contrattuali; tutti conclusi al di sotto delle stesse condizioni previste dall'accordo del 23 luglio e con cedimenti vistosi sul piano delle condizioni della prestazione. Se ciò che sta avvenendo in questi giorni, è quindi un fatto importante, una necessaria e dovuta risposta all'offensiva padronale, non ha ancora però la forza di mettere in discussione la fallimentare opzione concertativa. Il percorso (ormai inevitabile vista l'accellerazione e l'arroganza dell'offensiva padronale) di riavvicinamento tra Cisl-Uil e Cgil contribuirà non poco a tenere fortemente ancorata l'azione sindacale alla difesa ed a un riconoscimento del proprio ruolo "!istituzionale", un ruolo che nella migliore delle ipotesi riaffermerà l'esistenza di uno spazio sindacale concertativo, e nella peggiore delle ipotesi produrrà una deriva neocorporativa (sulla falsa riga del tentativo avviato e non propriamente riuscito, col "patto di Natale" del 1998). Che queste problematiche siano reali ed attualissime lo dimostra il fatto che sulla piattaforma non si stanno tenendo assemblee nei luoghi di lavoro, che tutta la partita è assunta dalle burocrazie sindacali. Non ci troviamo quindi di fronte ad una "vertenza" ma ad una "protesta", magari anche sostanziata da un minimo di proposta, ma senza quei vincoli che solo un preciso coinvolgimeno dei lavoratori nella definizione della "piattaforma" e nella definizione del "mandato" possono dare. Ciò fa temere che la piattaforma che la Cgil ha elaborato sia disponibile di modifica, non già nel confronto con i luoghi di lavoro, ma nel processo di mediazione unitaria tra Cgil, Cisl, Uil oggi più di ieri messi nella condizione di ricercare una convergenza unitaria. Che questo sia il percorso (ossia una unità ritrovata e possibile nel segno di una difesa e di una riproposizione della linea concertativa) lo dimostra il diniego della Cgil ad aprire il proprio percorso alla interlocuzione si soggetti sociali come il "social Forum". La decisione della Cgil non è solo "inopportuna e sbagliata" alla luce di una lotta che è in se lotta generale per la difesa e l'estensione dei diritti e che richiederebbe quindi una apertura a tutti quei movimenti che si muovono in quella direzione, ma è oltremodo "incomprensibile" dopo le aperture prodotte in occasione del congresso nazionale e "settaria" nel voler imporre la Cgil come unico soggetto generale di rappresentanza sociale. E' la ripetizione del grave errore che portò la gil a non essere presente nell'organizzazione ed alla partecipazione nelle manifestazioni del luglio 2001 a Genova. Una chiusura che al di là della sua valenza immediata dimostra come la preoccupazione della Cgil sia principalmente mirata alla ricerca di unità con Cisl ed Uil, ossia quelle organizzazioni che per la loro linea sindacale produrranno inevitabilmente un ulteriore "annaquamento" dei caratteri generali di una vertenza. Tutto ciò dimostra la validità delle intuizione e delle indicazioni emerse dall'assemblea nazionale delle delegate e dei delegati rsu tenutasi lo scoro 11 gennaio a Milano e dimostra la necessità di aumentare la nostra battaglia per qualificare il merito e gli obiettivi della lotta generale contro il Governo e la Confindustria. Obiettivi che hanno al centro la sconfitta ed il superamento della linea concertativa, l'estensione dei diritti e delle tutele per il lavoro, una più efficace linea rivendicativa salariale capace di incrementare il potere d'acquisto dei salari. E, assieme a tutto ciò, una nuova, efficace ed esigibile democrazia sindacale. Saremo quindi in piazza, nella manifestazione indetta dalla Cgil, il prossimo 23 marzo, ma dobbiamo esserci forti della nostra richiesta di una "Piattaforma generale" capace di sostenere una vertenza che vada al di là del breve periodo, capace di rinnovare la stessa politica contrattuale nazionale e decentrata. Ma saremo, il 23 marzo, assieme al "Social Forum" per testimoniare la nostra forte convizione della necessità di un forte legame tra movimento sindacale e movimenti sociali, un legame necessario ed irrinunciabile se si vuole costruire un fronte unitario e non settario, ampio e generale, capace di contrastare l'attacco ai diritti e di fondare le basi per una nuova piattaforma del mondo del lavoro e non solo. Per questi motivi, proponiamo a tutte le delegate ed i delegati Rsu di partecipare alla manifestazione del 23 marzo dietro allo striscione del coordinamento RSU
a fianco dello spezzone del corteo dei Social Forum. Appuntamento in Piazza Esedra a Roma
Il Coordinamento nazionale delle Rsu
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