Atesia è una società di "call center" del gruppo Telecom che utilizza, da oltre dieci anni, contratti di lavoro a cottimo e senza nessuna garanzia per i lavoratori. Attualmente conta circa 4.000 lavoratori, tutti precari con contratto trimestrale di collaborazione coordinata e continuativa pagati a cottimo.
E' in atto una trattativa tra la delegazione sindacale dei lavoratori e l'azienda in merito ad integrazioni contrattuali relative all'allungamento del contratto, una migliore condizione retributiva, riconoscimento delle rappresentanze dei lavoratori, etc.
L'atteggiamento dell'azienda è di forte chiusura. Dopo aver fatto "slittare" un incontro tra le parti che doveva effettuarsi nella seconda metà di dicembre, alla fine del mese l'Azienda non ha rinnovato il contratto ad oltre 200 lavoratori, tra i quali tre membri della delegazione sindacale, ed ha nuovamente abbassato il "contatto utile" a diverse campagne, attuando l'ennesimo attacco al salario.
Atesia non è nuova a queste azioni arroganti ed intimidatorie. Già nel giugno scorso, dopo aver interrotto le trattative, espulse oltre 400 persone, parzialmente reintegrate in seguito alle mobilitazioni dei lavoratori.

L'esistenza e la proliferazione di queste forme di lavoro, costituiscono un attacco nei confronti di tutti i lavoratori: lavoro mal pagato e senza diritti ed un allargamento di quell'"esercito di riserva" tanto funzionale alla ricattabilità padronale e alla "guerra tra poveri".
Non possiamo accettare che la sete di profitti sempre più elevati da parte dei padroni costringa i lavoratori a condizioni di sfruttamento "ottocentesco".

L’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati riunita a Milano l’11 gennaio 2002 esprime la propria solidarietà ai lavoratori di Atesia e a tutti i lavoratori che lottano per il miglioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro e che si mobilitano per favorire percorsi di solidarietà ed unità tra tutti coloro che pagano sulla propria pelle il processo di ristrutturazione in atto fatto di privatizzazioni, flessibilità, precarietà e bassi salari.