I sindacati
hanno accettato l'impostazione che il Governo ha dato al confronto. Ieri sera (13
novembre) i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, uscendo dall'incontro con Maroni, hanno
dato il via libera.
Entusiasmo sindacale per l'impegno del Governo
a rispettare le forme della concertazione. L'idea avanzata da Tremonti di fare slittare la
richiesta di delega sulla riforma al 15 dicembre, consentirebbe un mese in più per
negoziare.
Soddisfazione sindacale anche sul merito delle
proposte del Governo in tema previdenziale. I cinque punti su cui si articolerebbe la
riforma, illustrati ieri da Maroni, non sembrano allarmare i sindacati.
"La novità di fondo - ha affermato il responsabile per le politiche sociali della
Cgil, Beniamino Lapadula - è che dal Governo è venuta finalmente una risposta positiva,
visto che il ministro Maroni ci ha detto esplicitamente che non ci sarà alcun intervento
sulle pensioni di anzianità, se non in termini di incentivazione alla permanenza al
lavoro. La linea di Confindustria, dunque, sembra aver perso, visto che si prospetta non
una nuova riforma delle pensioni, che non ha motivo d'essere, ma semplicemente un
completamento della riforma Dini".
Concetto ribadito da Luigi Angeletti, segretario generale della Uil: "A prima vista
penso che ci sia la possibilità di trovare un'intesa con l'esecutivo. Non so con
Confindustria".
Ma vediamo I cinque punti di Maroni sul sistema previdenziale:
1) La Certificazione dei diritti acquisiti
Maroni ha spiegato che occorre un "patto tra lo Stato e i lavoratori che
maturano i requisiti per la pensione di anzianità e di vecchiaia". Questi ultimi, se
decidono di continuare, devono avere garanzie sul fatto che i diritti acquisiti non si
toccano.
2) Gli incentivi a restare in attività
Non è previsto alcun intervento sulle pensioni di anzianità, ma una "norma di
incentivazione al lavoro per i pensionandi di anzianità".
3) Liberalizzazione dell'età pensionabile:
via il tetto dei 65 anni per gli uomini e dei 60 per le donne. Ognuno potrà andare in
pensione quando vuole. "Per chi supera i limiti di vecchiaia, la permanenza
sarà legata al consenso del datore di lavoro".
4) Abolito il divieto di cumulo
Sarà abolito progressivamente il divieto di cumulo tra redditi da pensione e redditi
da lavoro, oggi previsto solo per una parte dei lavoratori autonomi.
5) Smobilizzo dei Tfr
Sì allo smobilizzo di una quota del Tfr per incentivare fondi pensione. Sono previste
misure parallele per compensare la perdita di liquidità delle aziende. Sulla parte
restante del Tfr ci sono varie ipotesi: lasciarla alle imprese, dirottarla in busta paga
("a patto che non si trasformi in un aggravio per i lavoratori dal punto di vista
fiscale"), metterla a disposizione dei lavoratori per esigenze particolari.
In sostanza siamo di fronte alla solita
retorica, e cioè ...... Visto che l'intervento sulle pensioni non è così crudele come
si pensava allova va bene, tanto pù che ci viene riconosciuto il ruolo di rappresentanza
e quindi di fare trattative ed accordi.
Intanto solleviamo subito un problema. Per conto chi trattano i sindacati ???.
I sindacati trattano senza aver avuto alcun mandato dai lavoratori e danno per scontato
che i lavoratori siano d'accordo sui termini del confronto.
Secondo problema (grande come una casa) è
quello dell'occupazione. Come si concilia la
disponibilità ad aumentare le incentivazioni a continuare il lavoro anche dopo l'età
pensionabile con lo sviluppo dell'occupazione. O in realtà il Governo incentivando
l'allungamento della vita lavorativa (e quindi dell'orario di lavoro) pensa di realizzare
un risparmio su un sistema previdenziale che (se rimane la riforma Dini) è condannata al
collasso ??.
In realtà, considerando accettabili le
posizioni del Governo, non si fa che contribuire al peggioramento delle garanzie
previdenziali già contenute nella riforma Dini.
Il vero problema previdenziale oggi è quello
della rottura della solidarietà intergenerazionale, tra chi è sottoposto a regime
contributivo e retributivo.
Chi è soggetto a regime contributivo versa i
contributi per se, chi li versa col vecchio sistema retributivo li versa per il
mantenimento del sistema, perchè paga le pensioni a chi è già in pensione. Chi pagherà
le pensioni per chi andrà in pensione fra 8 o 10 anni ???.
Dietro l'accettazione del poco danno proposto
da Maroni, e dietro l'entusiasmo di un tavolo concertativo (più fumo che arrosto) salvato
dal rinvio della delega al prossimo 15 dicembre c'è tutta l'incoscenza dei sindacati che
ancora oggi non vogliono riconoscere che con la controriforma Dini si è dato il via allo
smantellamento della pensione INPS.
Non è un caso che tutti, sindacati compresi,
puntino allo sviluppo dei sistemi previdenziali integrativi e privati, con la destinazione
a questo scopo di ulteriori quote di salario, TFR compreso.
Le ragioni di uno sciopero generale e di una
piattaforma alternativa a quella del Governo rimangono tutte. Non solo l'art. 18 ed il
mercato del lavoro. Anche sulla previdenza dobbiamo avere il coraggio di capire che non
basta dire NO ai 5 punti di Maroni. Non basta limare l'osso per ridurre il danno. Dobbiamo
recuperare quello che la controriforma Dini ci ha tolto .. la solidarietà
intergenerazionale, e dobbiamo riprendere una serie lotta sull'occupazione, riducendo la
quota di lavoro precario, per aumentare la base contributiva a sostegno delle pensioni.
Dobbiamo inoltre riproporre tutti interi quei problemi che già erano stati posti in
passato: La lotta all'evasione contributiva, al lavoro nero e precario, la divisione netta
tra assistenza e previdenza.
Il Coordinamento RSU
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