Questo documento si pone l'obiettivo di aprire una discussione utile al chiarimento di alcune importanti questioni, anche organizzative, non sufficientemente presenti nel dibattito in Sinistra Sindacale in Cgil.

Invitiamo quanti, iscritti alla Cgil, lavoratori, delegati, a leggerlo e discuterne i contenuti e le proposte ed a inviare a alma@pmp.it contributi, integrazioni, proposte e l'adesione in modo da poterlo distribuire in occasione della prossima assemblea nazionale della sinistra sindacale convocata il prossimo 13 settembre 2001 a Roma come contributo alla discussione, anche sugli aspetti organizzativi legati alla costruzione dell'area programmatica congressuale..

per una migliore lettura del documento puoi scaricarlo in formato word zippato

--------------------------------------------------------------------------

Necessità di un Congresso di svolta nella Cgil
Ripartire dai delegati per costruire la battaglia congressuale e l’area programmatica

 

Necessità di un documento alternativo

E’ evidente a tutti che lo scenario della lotta sindacale nei prossimi anni sarà caratterizzato da una pesante accelerazione dell’attacco al sindacato ed al salario complessivamente inteso nelle sue forme di retribuzione, occupazione e salario differito e sociale.

A differenza di quanto è avvenuto nel 1994, gli interessi di Capitale e di Rendita sono oggi solidamente ancorati ad una organica alleanza con il Governo di Centro destra e questo permette lo sviluppo sempre più esplicito di una strategia per l’affermazione della loro piattaforma di classe che vede nella sconfitta sindacale (della Cgil in particolare) una delle condizioni necessarie alla realizzazione di una devoluzione del residuo quadro di diritti e di tutele che ancora sostiene la difesa degli interessi della classe lavoratrice. Condizioni che passano necessariamente attraverso una involuzione in senso neocorporativo del precedente quadro concertativo e all'accettazione da parte sindacale di questo nuovo modello di relazione-subordinazione sindacale.

A questo attacco, Cofferati e la sua maggioranza in Cgil risponde oggi (vedi contratti a termine, contratto meccanici, ecc) riposizionandosi su una linea di difesa più decisa della "concertazione" (anche se con qualche cambiamento formale). Ma è una risposta monca ed inadeguata che non tiene conto di almeno tre cose:

  1. la linea concertativa ha già fallito ed ha anzi prodotto quel contesto di compatibilità che ha favorito la progressiva riduzione dei salari e l’indebolimento della contrattazione collettiva. Riproporla, anche se in una forma più rivendicativa e sostenuta da lotte più incisive non modifica il quadro di insieme che nella migliore delle ipotesi rallenterebbe soltanto la dinamica di riduzione del salario e lo smantellamento della contrattazione collettiva.
  2. Proprio la linea concertativa, affermatasi in questi anni ha inciso notevolmente sulle forme stesse (non solo sulle quantità) del salario e della prestazione sottoponendole a processi di subordinazione all’interesse di impresa tali da non permettere più lo svolgimento di una adeguata azione sindacale, anche solo di difesa, sul piano della tenuta salariale (premi obiettivo, legati alla produttività ed alla redditività di impresa, ecc.), delle flessibilità in entrata ed in uscita e della flessibilità dell’orario di lavoro e della prestazione. Tutte questioni a cui è possibile rispondere solo abbandonando la linea e la prassi concertativa che ha generato questo processo degenerativo delle forme contrattuali del salario e delle condizioni della prestazione.
  3. Una linea concertativa (anche rivista a sinistra come si propone Cofferati e la sua maggioranza in Cgil) è ormai destinata, tanto più con questo quadro istituzionale, a scivolare in una forma "neocorporativa" delle relazioni sindacali. Cosa per altro già avviata con il "patto di Natale del 1998" e sempre più sostenuta dalla deriva di Cisl ed Uil e dall’interesse degli apparati sindacali in generale che vedono in un consolidamento anche istituzionale della concertazione il modo migliore di vedersi garantita la rappresentanza sociale

Dobbiamo tenere ben presente come, l'interesse di rendita e di capitale anche perchè favorito da un quadro istituzionale oggi a lui più favorevole, sia oggi più di ieri fortemente orientato a modificare in senso neocorporativo le relazioni sindacali attraverso la progressiva subordinazione del sindacato e della contrattazione a nuove e più ideologiche compatibilità, piegando ed involvendo in questo senso il modello concertativo attuale.

E’ chiaro quindi che anche i recenti e più decisi atteggiamenti della maggioranza in Cgil non possono essere considerati sufficienti ed adeguati, né a tutelare efficacemente l’interesse di salario, nè a far fronte e ad attrezzare la lotta che necessariamente la classe dei lavoratori dovrà sostenere contro una piattaforma di classe che il padronato e le forze di destra e conservatrici hanno già avviato da diversi anni.

Il limite e l'errore della posizione della Cgil è infatti quello di riproporre la sua azione difensiva tutta all'interno di un quadro concertativo ormai compromesso ed ormai orientato in una sua trasformazione in senso neocorportivo.

Una Cgil che non comprendesse la necessità di riordinare tutta la sua azione e la sua linea in modo da adeguarsi efficacemente alle mutate condizioni dello scontro di classe sarebbe destinata in poco tempo ad essere riassorbita nella deriva neocorporativa come già sta avvenendo per Cisl ed Uil.

Rimane quindi tutta intatta la necessità di una battaglia in Cgil con un documento alternativo per una svolta di linea e di prassi rivendicativa, per dare gambe ad una piattaforma di classe sul salario e per il lavoro, capace di affrontare efficacemente l'azione che padronato e forze conservatrici stanno realizzando a sostegno della loro piattaforma di classe.

Possibilità di un documento alternativo in Cgil

Esistono anche le possibilità che questa battaglia in Cgil porti a risultati migliori di quanto realizzato col precedente congresso.

E’ ormai avviato da mesi un percorso di unificazione tra i vari pezzi della sinistra sindacale in Cgil che è andata oltre le precedenti aree programmatiche e che propone oggi una aggregazione capace di mettere assieme ed in modo efficace esperienze e percorsi, uniti oggi dalla consapevolezza dei limiti della linea concertativa e dalla necessità di rilanciare la contrattazione ed il ruolo della Cgil su basi completamente diverse.

Sul piano quantitativo le forze oggi disponibili (nell’apparato e nelle segreterie) sono decisamente maggiori delle forze su cui abbiamo potuto poggiare in occasione del precedente congresso Cgil, praticamente fatto solo con il lavoro delle delegate e dei delegati RSU. Una maggiore presenza negli apparati e nelle segreterie, se ben orientata, unitamente ad una capacità di favorire e permettere il protagonismo delle delegate e dei delegati RSU rappresenta di per sé una capacità operativa da non sottovalutare.

Occorre inoltre essere consapevoli di quanto la linea concertativa (anche nelle reinterpretazioni di Cofferati e della sua maggioranza in Cgil) sia da tempo vissuta e compresa come inadeguata ed inefficace da parte di un sempre maggiore numero di lavoratori nei luoghi di lavoro. Questi anni di contrattazione hanno praticamente denunciato il limite di questa linea e di ciò è avvertita la coscienza tra i lavoratori che misurano questo limite con il loro salario e con il peggioramento delle più generali condizioni di lavoro e di vita.

La capacità nostra deve essere quella, utilizzando bene le nostre risorse organizzative, di collegare tra loro le proposte del nostro documento congressuale e le necessità espresse dai lavoratori iscritti alla Cgil.

Nessun dubbio

Abbiamo parlato di necessità per i lavoratori e di nostre possibilità nella battaglia congressuale in Cgil sapendo che queste osservazioni sono in larga parte condivise all'interno dell'area della sinistra sindacale.

Osserviamo però in parti dell’apparato della sinistra Cgil una sorta di sfiducia in merito al prossimo congresso. Una sfiducia, non organizzata esplicitamente ma a suo modo diffusa e visibile sotto forma di scarsa attenzione all'organizzazione della battaglia congressuale.

L’argomentazione principale di questa posizione di insicurezza e di scarsa convinzione sulla necessità del congresso ruota attorno ad un’unica questione anche se presentata in modo diverso.

  1. Da un lato si guarda con attenzione a quelle che vengono definite le "aperture di Cofferati" e della sua maggioranza in Cgil, e si spera che queste, nel corso del confronto congressuale possano arrivare ad essere meglio precisate. Le questioni del merito congressuale e della necessità del documento alternativo sono considerate meno importanti del raggiungimento di una unità formale della Cgil da realizzarsi sulla base di un'accordo con la maggioranza.
  2. Dall’altro si guarda con preoccupazione alle "aperture di Cofferati" e della sua maggioranza in Cgil, perché (si dice) renderebbero più difficile la comprensione da parte dei lavoratori la scelta di presentare un documento alternativo. Un pessimismo ingiustificato che parte dal timore di un risultato congressuale sfavorevole ai presentatori del documento alternativo.

Perplessità e pessimismi che sottovalutano la "necessità" del documento alternativo e sopravalutano le capacità autocritiche di una burocrazia Cgil tutt'ora ordinata in difesa dell'esperienza precedente e della "necessità" della concertazione.

Perplessità che risiedono in una lettura tutta d'apparato della situazione attuale perchè non partono e non considerano le necessità che oggi lo scontro di classe pone con urgenza dal lato dell'interesse dei lavoratori.

Perplessità che nascono, in alcuni, per loro responsabilità. Molti sono infatti i compagni entrati nell'apparato Cgil dopo l'ultimo congresso e che hanno sviluppato più attenzione ai delicati equilibri di apparato che non ad un lavoro di organizzazione, di aggregazione e di mobilitazione nelle categorie e nei territori, dei delegati e dei quadri di sinistra sindacale attorno agli obiettivi che tutti ci eravamo dati col documento al precedente congresso.

Molti sono stati in questi anni i momenti (compreso quello dell'opposizione alla guerra) e le vertenze dove si sono registrati scollamenti tra parti dell'apparato di sinistra sindacale ed i delegati ed attivisti della sinistra sindacale. In molti ha prevalso più la valutazione tattica che la coerenza con i contenuti della nostra battaglia per una linea sindacale diversa e per l'autonomia di classe della Cgil.

A questi compagni è bene precisare come oggi più di ieri la necessità di una battaglia in Cgil a partire dalla presentazione di un documento alternativo è e rimane urgente per l'interesse dei lavoratori (e non di chi presenta il documento) e che questa battaglia va fatta indipendentemente dai consensi congressuali che riusciremo ad ottenere perchè comunque la questione del crollo della linea concertativa è questione attualissima ed è questione aperta che travarica la durata del congresso.

Leggiamo inoltre da diversi giorni (sul manifesto in modo particolare) continui richiami ad una più attenta considerazione del bisogno di unità in Cgil, ed all’utilità di un Congresso aperto non blindato in una discussione su documenti contrapposti. Anche questi interventi sono tutti interni alle logiche di apparato perchè, senza dirlo, propongono un'accordo, un'intesa tra gli apparati lavorando così per escludere la possibilità per i lavoratori iscritti alla Cgil di esprimersi liberamente ed esplicitamente sulla linea della Cgil, votando i documenti presentati.

La Cgil si troverebbe così senza un vero congresso proprio in uno dei momenti più delicati della sua storia, ed ai lavoratori iscritti sarebbe tolta la possibilità di esprimersi, in modo efficace sulla linea dell'organizzazione.

A questi compagni è bene precisare che mai come oggi la Cgil ha bisogno di percorsi democratici ed espliciti di confronto perchè la necessità di cambiare è urgente, e che solo un percorso democratico e partecipato, solo la scesa in campo diretta dei lavoratori iscritti in una discussione franca e spregiudicata può creare le condizioni per un rafforzamento dell'organizzazione su basi unitarie che nascono, non dall'accordo tra gli apparati ma direttamente dalla discussione nei luoghi di lavoro.

Chiediamo a questi compagni di sostenere un bisogno, che è anche il nostro, di unità ed autonomia di classe della Cgil di fronte ai padroni ed al Governo riconoscendo la legittimità e l'utilità di un confronto franco ed esplicito e di evitare una discussione al limite del moralismo che finisce inevitabilmente per presentare una Cgil divisa in buoni e cattivi, in unitari e disfattisti, in realisti ed estremisti lavorando così (loro) per indebolire la stessa Cgil che verrebbe così privata di un congresso vero, fatto di contenuti, di verifiche e di scelte.

Ma il congresso non risolve tutto

Dobbiamo quindi prepararci alla battaglia congressuale sapendo però che questa battaglia non finisce col congresso.

Ci sono intanto altri fronti aperti che vanno immediatamente collegati alla battaglia congressuale, in primo luogo le vertenze contrattuali aperte ed in apertura.

Se la vicenda dei meccanici sembra oggi avere messo il dito nelle contraddizioni della linea concertativa, la brutta piattaforma rivendicativa dei Chimici, il brutto accordo per il biennio degli alimentaristi, la difficile gestazione dei contratti del commercio, degli elettrici ed altri, il mancato referendum sul Ccnl della scuola dimostrano come le indecisioni della Cgil e la sua posizione in difesa di una linea di concertazione siano questioni da battere anche al di fuori dei previsti percorsi congressuali.

Da subito, dentro le vertenze aperte va riproposta con forza la messa in discussione di piattaforme (già perdenti nel loro impianto) che non servono a tutelare l'interesse dei lavoratori dagli affondi confindustriali.

E' urgente e non rinviabile l'apertura di una iniziativa che porti la Cgil a vedere la portata dello scontro oggi aperto per quello che è. Uno scontro generale e di classe, aperto da Confindustria e Governo per l'affermazione di un'impianto neocorporativo delle relazioni sindacali che passa attraverso la riduzione-subordinazione del salario e del lavoro all'ideologia neocorporativa ed alla sconfitta di tutte le residue sacche di resistenza sindacale.

La prima risposta a questo scenario deve essere quella di sostenere la lotta dei metalmeccanici, facendola diventare lotta generale, adeguando le piattaforme dei contratti aperti in coerenza con gli obiettivi di tenuta e di difesa del salario in un quadro di uscita dal modello concertativo. L'asse portante di questa strategia deve essere la lotta generale per un sistema di adeguamento automatico dei salari all'inflazione reale.

Nel documento di sinistra sindacale per il congresso questa valutazione è presente, ma a nostro parere non adeguatamente esplicitata ed orientata.

Anche nel documento della sinistra sindacale, infatti, la risposta all'attacco al salario di Confindustria e Governo è rimandata ad una risposta sindacale categoriale da giocare tutta all'interno dei singoli rinnovi contrattuali. In questo modo si nasconde la portata reale dello scontro ed il fatto che la difesa del salario e la risposta all'attacco di classe della Confindustria e del Governo deve essere necessariamente generale, di tutta la classe dei lavoratori. L'obiettivo non può infatti essere quello di sperare che categorie forti riescano a tutelare meglio il loro salario attraverso un migliore rinnovo contrattuale lasciando di contro le categorie deboli a giocarsi la partita in completa solitudine.

L'ipotesi di una vertenza generale è l'unica possibilità di smascherare il carattere generale e di classe dell'offensiva padronale per l'affermazione di un sistema neocorporativo di relazioni sindacali, e la lotta per un sistema di tutela automatica del salario all'inflazione reale è la risposta generale e di classe che può contrastare questa offensiva.

Notiamo che dentro la sinistra sindacale la coscienza di tutto questo rimane per ora a livello di semplice enunciazione e che la stessa nostra presenza nelle lotte contrattuali aperte è ancora troppo ancorata a valutazioni tattiche categoriali non sempre per altro condivisibili. E' poco credibile un ragionamento che demanda al confronto congressuale tra i documenti una discussione che è invece già aperta ed urgente. Non vorremmo che si ripetesse quanto già avvenuto in precedenza e cioè che mentre si è tutti d'accordo sul merito della battaglia congressuale, poi, nei fatti, dopo il congresso, parti non piccole dell'apparato di sinistra sindacale si isolano nella propria categoria o nel proprio territorio rielaborando le proprie coerenze e le proprie azioni sulla base di valutazioni tattiche categoriali o territoriali che lasciano scivolare in secondo piano le ragioni generali della battaglia in Cgil.

Per un'area programmatica della Sinistra Sindacale in Cgil

Noi siamo convinti che una battaglia per portare tutta la Cgil su posizioni adeguate alle attuali condizioni dello scontro di classe non si esaurirà nel percorso congressuale.

Anche se importante e fondamentale, il momento congressuale è sopratutto occasione utile per chiamare tutta la Cgil ad un confronto di idee e proposte. Il vero cambiamento potrà avvenire però essenzialmente nello svolgimento del lavoro, nella realizzazione delle lotte, adeguando nell'iniziativa quotidiana e concreta la stessa organizzazione ed il modo di lavorare della Cgil verso una maggiore democrazia interna e verso la realizzazione di una autonomia di classe capace di rappresentare prima di tutto l'interesse dei lavoratori e delle loro famiglie.

La stessa organizzazione della sinistra sindacale dovrà a nostro parere corrispondere a questi obiettivi attraverso lo strumento organizzativo dell'area programmatica all'interno della Cgil. Notiamo con non poca perplessità che di questo si parla poco o nulla nel dibattito aperto nella sinistra sindacale.

La risposta più frequente a questo quesito è quella che sostiene l'importanza, per ora, di attirare sul documento alternativo al congresso il maggior numero di forze possibili, di arrivare a disporre di una larga aggregazione congressuale, che nella sua eterogeneità vivrebbe come una forzatura la discussione di come e se organizzare la sinistra sindacale in area programmatica. Dopo il congresso, si dice, si vedrà. Ognuno sarà libero di comportarsi come meglio crede.

In realtà dietro a queste attenzioni e sensibilità particolari si nasconde il verme che potrebbe fare marcire la mela.

E' bene sottolineare come, a nostro parere, la questione urgente non è solo la presentazione di un documento alternativo al congresso, ma anche (e per certi versi sopratutto) la formalizzazione di una organizzazione (l'area programmatica) che renda visibile e continuativa anche dopo il congresso la battaglia per cambiare la Cgil.

In occasione del congresso verranno definite le presenza negli organismi dirigenti (direttivi categoriali e territoriali a vari livelli) negli apparati e nelle segreterie.

Tutti i compagni che vi entreranno a far parte lo saranno in virtù di una battaglia congressuale sostenuta e portata avanti da tutti. Tutti i compagni che rappresenteranno la sinistra sindacale negli organismi e nelle strutture della Cgil dovranno pur rendere conto a qualcuno, dovranno essere strumenti per la continuazione di una discussione e di una lotta che richiede momenti di discussione, valutazione e proposta collettive.

Cerchiamo di essere chiari fin da subito.

Non abbiamo alcuna intenzione di sostenere in occasione del congresso l'ingresso negli organismi e nelle strutture di compagni che, subito dopo il congresso decidano di fare da soli non riconoscendo la necessità di un'area programmatica che permetta, collettivamente momenti di discussione e direzione per continuare la lotta e l'iniziativa.

Per questo riteniamo necessario che da subito, dentro la sinistra sindacale ci si esprima, come si è fatto in occasione dell'adesione al documento alternativo, anche a sostegno dell'area programmatica su cui dovrà poi organizzarsi l'iniziativa ed in cui dovranno essere verificate le coerenze dell'iniziativa successiva della sinistra sindacale.

Dopo la fusione delle due precedenti aree congressuali (Alternativa sindacale ed Area dei comunisti) e l'allargamento dell'aggregazione in Lavoro Società - cambiare rotta, abbiamo notato un peggioramento nel rapporto tra strutture e delegati di fabbrica.

La nuova area ha funzionato solo a livello di apparati e si è manifestata solo con momenti generali di discussione (per altro molto blindati per non suscitare problemi tra le varie aree) e attraverso la figura dei coordinatori che non sempre hanno operato per lo sviluppo di una democrazia interna basata sul coinvolgimento dei delegati alle discussioni ed alle decisioni.

In diverse occasioni e vertenze abbiamo registrato scollamenti tra i compagni dell'apparato di sinistra sindacale e la sua base categoriale e/o confederale. Scollamenti causati da divergenti valutazioni di merito e dall'assenza di momenti di confronto aperto e democratico al nostro interno. Troppo spesso le discussioni si sono fermate solo ai livelli dei componenti i direttivi nazionali, non sempre rappresentativi delle posizioni espresse dalla maggior parte delle delegate e dei delegati di luogo di lavoro.

Siamo in presenza di un grave deficit di organizzazione, di democrazia e di partecipazione che ha ridotto sensibilmente il ruolo della base e che ha reso meno visibile la presenza della sinistra sindacale. Questione questa da risolvere al più presto, prima del congresso.

Proponiamo quindi che già nell'organizzazione che ci diamo per lo svolgimento della campagna congressuale siano create le premesse di quella che dovrà essere l'area programmatica che necessariamente dovrà essere formalmente costituita subito dopo il congresso. Proponiamo inoltre che da subito i compagni e le compagne che hanno aderito al documento alternativo siano chiamati a dare la loro formale adesione all'area programmatica.

La non adesione, il non impegno a riconoscersi in un modo di lavorare organizzato e collettivo, con regole certe di democrazia di mandato di fronte ai delegati ed agli attivisti che avranno reso possibile la battaglia congressuale, ci libera dall'impegno di sostenere candidature negli organismi e negli apparati di quei compagni che non si riconoscono nella necessità di continuare a lavorare come area programmatica.

Con questi compagni ci continuerà a legare la condivisione di un merito che assieme avremo sostenuto in occasione del congresso, sapendo che questi, legittimamente, si sono riservati la possibilità di continuare il loro percorso fuori da una ipotesi organizzata.

Sosterremo con convinzione invece l'ingresso negli organismi dirigenti e negli apparati della Cgil quei compagni che a partire dalla condivisione del documento alternativo si dichiarino sin da subito convinti di un procedere organizzato in area programmatica.

Come dicevamo prima il Congresso non risolve tutto, gran parte del lavoro e delle lotte per cambiare la Cgil dovrà realizzarsi in un costante e continuo procedere di iniziative, in un costante lavoro di rafforzamento di un'area programmatica capace di convincere, coinvolgere, dare ruolo ai tanti militanti, delegate e delegati, attivisti di base di cui si compone il sindacato e di su cui si appoggia la stessa possibilità della battaglia congressuale.

La nostra proposta di area programmatica a partire dal modello organizzativo per la gestione della battaglia congressuale.

Il soggetto principale di una battaglia per cambiare la Cgil sono gli iscritti, le delegate ed i delegati di luogo di lavoro. Per questo proponiamo che a tutti i livelli (categoriali e territoriali) siano costituiti dei coordinamenti di Sinistra Sindacale che facciano riferimento all'attivo delle delegate e dei delegati di sinistra sindacale.

L'attivo delle delegate e dei delegati di sinistra sindacale. E' un momento periodico ed un luogo aperto di confronto, discussione e decisione sulle iniziative della sinistra sindacale. Agli attivi possono partecipare tutti quelli che hanno aderito all'area programmatica di sinistra sindacale anche se la sua convocazione (successivamente al congresso) deve privilegiare sopratutto il corpo dei delegati eletti nelle assemblee congressuali di luogo di lavoro.
All'attivo, oltre che l'organizzazione delle iniziative, è demandata la risoluzione di questioni di merito quando si è in presenza di opzioni diverse e con la loro discussione e decisione, in coordinamento con gli altri livelli dell'area programmatica, definisce la linea a livello categoriale e confederale (al suo livello di competenza) dell'area.
In fase congressuale dovrà essere l'attivo dei delegati (formato in primo luogo dai delegati eletti nei congressi di luogo di lavoro) che dovrà indicare i compagni da candidare in rappresentanza dell'area programmatica negli organismi dirigenti (direttivi) della Cgil.

I coordinamenti di Sinistra Sindacale. Il coordinamento di sinistra sindacale (ai vari livelli, categoriale e confederale) è eletto dall'attivo delle delegate e dei delegati di sinistra sindacale a cui rende conto periodicamente ed a cui demanda la risoluzione di eventuali divergenze. Il coordinamento di sinistra sindacale, a tutti i livelli, è formato da almeno il 50% da delegate e delegati Rsu di luogo di lavoro e per il restante 50% da delegate e delegati presenti negli organismi e da compagni nelle segreterie e negli apparati.
Tra i compiti del Coordinamento di sinistra sindacale, oltre alla convocazione dell'attivo ogni volta si renda necessario (e comunque almeno due volte all'anno per le realtà decentrate ed almeno una volta all'anno per gli attivi nazionali) c'è quello di organizzare una informazione periodica a tutti i delegati che aderiscono all'area sulle attività e sulle questioni nella quale sono assunte posizioni come area programmatica a livello territoriale e/o confederale.

Almeno ogni due anni, in sede di convocazione dell'attivo delle delegate e dei delegati aderenti all'area programmatica si procederà alla verifica di mandato ed alle eventuali sostituzioni) dei componenti il Coordinamento di sinistra sindacale.

La discussione sulla necessità di dar vita subito ad una nostra operatività su base organizzata e programmatica non nasce solo dalla necessità di far fronte ai compiti organizzativi per il congresso o ad una generica richiesta di democrazia al nostro interno.

Il porsi da subito la questione dell'organizzazione, della sua forma e delle sue regole (basate sul ruolo delle delegate e dei delegati Rsu e della democrazia di mandato) parte dalla necessità, come sinistra sindacale, di determinare un "fare sindacato" in modo organizzato e democratico, in modo da contenere le tendenze alla burocratizzazione (presenti anche nella sinistra sindacale) e di rispondere (anche nelle scelte dei modelli organizzativi) alla riduzione di democrazia ed alla centralizzazione decisionista che la deriva neocorporativa produce.

A tutto questo la sinistra sindacale deve saper rispondere, non solo col documento di merito, alternativo alle proposte ed alla linea della maggioranza della Cgil, ma anche sostenendo e praticando modelli organizzativi capaci di favorire l'agire democratico del sindacato a cui noi pensiamo.

Chiariamo subito che il nostro obiettivo principale deve essere quello di fare funzionare le strutture organizzative della Cgil cercando di dare a queste il massimo di apertura democratica alla capacità di rappresentare tutti. Quando ci riferiamo alla necessità, per la sinistra sindacale, di avere anche un proprio ambito organizzativo lo facciamo riferendoci alla possibilità statutaria prevista in Cgil di organizzarsi in area programmatica, sopratutto per coordinare e dirigere l'attività della sinistra sindacale e non già della Cgil tutta.

Se assieme elaboriamo e sosteniamo una piattaforma alternativa, assieme (quindi in modo organizzato) dobbiamo poterne verificare e costruire le coerenze generali e particolari nello sviluppo della nostra azione futura.

Partiamo subito

Come delegate e delegati iscritti alla Cgil che aderiscono al "Movimento per un Coordinamento nazionale delle RSU:

  • Chiediamo a tutta l'aggregazione Lavoro Società - cambiare rotta di avviare da subito a tutti i livelli, in fase di organizzazione della battaglia congressuale, la discussione sull'area programmatica della sinistra sindacale ed a porre la questione dell'adesione alla sua costituzione. Proponiamo che da subito, l'organizzazione della sinistra sindacale per la battaglia congressuale, si strutturi in Attivi e Coordinamenti territoriali e categoriali.
  • Invitiamo tutte le delegate ed i delegati iscritti alla Cgil ad attivarsi perchè questa discussione venga portata in tutti gli ambiti ed ai vari livelli della sinistra sindacale

Come delegate e delegati iscritti alla Cgil e aderenti al "Movimento per un coordinamento nazionale delle Rsu" siamo impegnati a costruire e sostenere questo modello organizzativo basato sulla democrazia di mandato.

---------------------------------------------------

Chiediamo, su questo documento, l'adesione dei lavoratori, delle delegate e dei delegati Rsu iscritti alla Cgil in modo da presentare questo documento, almeno nelle sue parti propositive, alla prossima assemblea nazionale della sinistra sindacale già convocata a Roma per il prossimo 13 settembre 2001.

Il documento è un "ragionamento aperto" su cui aspettiamo contributi ed integrazioni ai suoi contenuti in modo da realizzare una stesura definitiva prima dell'assemblea nazionale del 13 settembre prossimo.

Per contributi ed adesioni - scrivere a

alma@pmp.it