RINNOVI CONTRATTUALI 2001 ALCUNE OSSERVAZIONI SUL CONTESTO
Premessa Nel periodo 1998/2000 lattacco al salario (inteso globalmente nelle sue voci di salario diretto, indiretto e sociale, e di salario occupazione, ossia della massa dei salari) ed alla contrattazione, si è svolto su due livelli:
La lotta contrattuale è quindi segnata, oltre che dalla propensione Confindustriale a ridurre la quota di salario erogata su base collettiva (minimi tabellari ecc.), soprattutto dalla aggressione alle stesse forme salariali, alle norme che regolano la prestazione (orario, flessibilità) e loccupazione, aumentandone la flessibilità sia per via contrattuale che legislativa.
In definitiva linteresse di impresa ha puntato alla realizzazione di una riduzione del salario e delle sue dinamiche (rimasto al di sotto del recupero dell'inflazione reale) e, soprattutto, ad una più marcata subordinazione della prestazione agli obiettivi di flessibilità e produttività. Ciò ha sostenuto lattacco alle forme salariali collettive e di maggiore impatto difensivo, in primo luogo i CCNL e le norme legislative che tutelano il mercato del lavoro e le condizioni della prestazione, a favore di una frantumazione-aziendalizzazione dellazione sindacale. Nel dettaglio, possiamo ridurre le strategie contrattuali di Confindustria al tentativo di affermare due semplici regole:
Nella concertazione articolata del salario diretto (lattuale contratto aziendale) la strategia di impresa si è indirizzata
Laumento del salario, necessario ai lavoratori e negato da una crescita nulla della retribuzione collettiva, verrà da questi ricercato nella retribuzione individuale anche a costo di pesanti peggioramenti delle loro condizioni di lavoro. Tutto questo produce una sostanziale aziendalizzazione sindacale, propizia a nuove ed ulteriori frammentazioni - subordinazioni, agli accordi di area ed a nuove gabbie salariali. Dobbiamo considerare che questi obiettivi Confindustriali si sono sostanzialmente affermati. Da qui il totale cambiamento che stanno subendo la composizione della retribuzione e delloccupazione: dal lato della retribuzione:
dal lato delloccupazione
Lattacco ai CCNL ed al salario, assieme allindebolimento oggettivo prodotto dallaumento della disoccupazione, dalla riduzione dell'occupazione stabile, dalla divisione-concorrenza tra lavoratori occupati e precari, unitamente alle sconfitte sindacali e politiche, hanno ridotto pesantemente la forza contrattuale dei lavoratori. Di conseguenza lo scontro sul salario diretto e per la sua determinazione (Contrattazione Nazionale ed aziendale) vede oggi Confindustria su una posizione di forza che gli permette di imporre la progressiva affermazione delle sue regole segnando profondamente tutti gli accordi, i contratti e la legislazione del lavoro. Da qui si evince linadeguatezza di una linea sindacale, incapace di esprimere un piano vertenziale generale sia sul piano difensivo (difesa dei CCNL e del salario) che di strategia (una azione che sostenga la difesa del salario e lo sviluppo delloccupazione come assi non scindibili tra loro su cui costruire lunità dei soggetti salario, occupati e precari). La trascorsa stagione contrattuale, influenzata dal dibattito sullo "sviluppo delle flessibilità (sorto attorno alle polemiche nate in occasione della proposta di legge per la riduzione dellorario di lavoro) e sulle compatibilità disposte dallinteresse di impresa rafforzate dal "Patto per lo Sviluppo" firmato a dicembre del 98, ha reso evidente lincapacità sindacale di comprendere a pieno la portata dello scontro sui CCNL.
Il già debole e compromesso impianto contrattuale su cui è oggi organizzata la contrattazione sindacale rischia di non reggere, così come rischia di essere debole anche una azione puramente difensiva. Alla strategia complessiva di Confindustria occorre far corrispondere una azione generale del sindacato fondata sulla difesa del salario e delloccupazione e per lunità di tutti i soggetti salario (in fabbrica come nel territorio, lavoratori occupati, disoccupati e precari). Lazione dei lavoratori risulta infatti indebolita dalle frantumazioni e dalle divisioni che gli interventi sulloccupazione, sulla previdenza e sullo stato sociale sono stati realizzati in questi anni. E solo una riunificazione dei tanti particolari interessi in una linea vertenziale generale può permettere oggi una minima possibilità di risposta alloffensiva di Confindustria e Governo per laffermazione di un "regime delle flessibilità" sotto il quale sono condannati a deflagrare i Contratti Nazionali, la legislazione del lavoro, la legislazione sociale, la democrazia sindacale e lo stesso sindacato. Lidea di un progetto complessivo, di "una vertenza generale per il salario e per il lavoro" capace di riunificare quanto la crisi e loffensiva padronale hanno invece diviso in questi anni, è, crediamo, la questione più importante oggi aperta. Senza la costruzione di uno scenario vertenziale generale, e di uno scontro congressuale all'interno del sindacato per laffermazione di questa necessità, sarà impossibile reggere anche solo una linea di difesa dellattuale impianto contrattuale. La questione all'ordine del giorno, rimane quindi la necessità di sottoporre a critica e di superare il modello negoziale-concertativo del 23 di luglio. Occorre quindi impostare la nostra prossima strategia contrattuale, non solo sulla critica e sulla tenuta-difesa nei confronti degli effetti dirompenti del 23 luglio, ma avanzare linee ed indirizzi negoziali che nel merito e nel metodo contrappongano al modello sindacale concertativo, un altro e piu' adeguato modello negoziale, collegando questa battaglia anche alla battaglia congressuale in Cgil per un cambiamento di rotta nella linea dell'organizzazione. Una efficace proposta per la prossima stagione contrattuale deve quindi basarsi su una strategia unitaria tra tutte le categorie, sapendo che il superamento del 23 luglio si può realizzare non solo nella lotta categoriale ma anche e soprattutto in un coordinamento ed in una determinazione di linea e di lotta confederale. La stagione contrattuale 2001-2002 La scelta della maggioranza della Cgil di rinviare il confronto congressuale aumenta l'impegno, da parte della sinistra sindacale di aprire da subito il confronto in Cgil in chiave congressuale. Ciò deve avvenire non solo nella discussione-preparazione del documento alternativo ma anche e soprattutto nella prassi quotidiana, sia dal lato del metodo che del merito. La prossima stagione contrattuale è il punto focale attorno cui questo impegno può e deve concretizzarsi. Sulla democrazia Partiamo dal presupposto che i soggetti principali della lotta contrattuale sono i lavoratori ed i delegati sindacali di luogo di lavoro. Per questo, fin dall'avvio della discussione sulle proposte contrattuali occorre rivendicare percorsi e metodologie di lavoro che consegnino ai luoghi di lavoro la possibilità di contare e di decidere in merito alle linee rivendicative superando quel processo di centralizzazione che vede oggi tutto il potere decisionale nelle segreterie e negli apparati sindacali. Questa battaglia (non scontata) si deve collegare all'iniziativa (che non può assolutamente venire a meno) per l'ottenimento di una legge sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale. Già nelle fasi di elaborazione della prossima piattaforma per il rinnovo del CCNL Chimico-Farmaceutico, la questione della democrazia sindacale deve per noi essere elemento discriminante nella valutazione dei percorso negoziale. Elementi per una proposta rivendicativa per il CCNL Chimico Farmaceutico Salario
Occorre quindi liberare la contrattazione da questa subordinazione rendendo automatici ed esigibili il recupero in sede contrattuale dell'inflazione programmata ed il recupero a consuntivo annuale dello scarto formatosi tra questa e il livello dell'inflazione reale. La contrattazione sindacale, può così essere liberata ed indirizzata essenzialmente per la ridistribuzione sul salario della produttività e della ricchezza prodotta. Solo rendendo efficace la tutela del potere d'acquisto dei salari e svolgendo una contrattazione per la ridistribuzione alle retribuzioni della ricchezza prodotta e degli incrementi di produttività è possibile frenare la tendenza alla riduzione relativa dei salari affermatasi con la cancellazione della scala mobile prima e dalla linea concertativa poi.
Il non consolidamento dei premi di partecipazione, che vanno rinegoziati ogni anno in cambio di nuove disponibilità sul terreno del recupero di produttività, rappresenta inoltre un meccanismo di contenimento e riduzione salariale non più sostenibile (come dimostra la ricerca fatta alla Palmolive di Nettuno). Occorre quindi riportare le stesse forme della contrattazione salariale sotto il controllo collettivo dei lavoratori, proponendo di contro forme di erogazione salariale più difensive, certe ed unificanti a partire dalla necessità di stabilire, in questo rinnovo contrattuale forme certe di consolidamento nella retribuzione del premio di partecipazione contrattato annualmente. Altra questione oggi all'ordine del giorno nel dibattito in preparazione della piattaforma per il rinnovo del CCNL Chimico-farmaceutico è la necessità, ovviamente condivisibile, che da più parti viene sollevata di definire proposte per riportare sotto controllo le quote di salario individuale erogato individualmente dalle aziende. Tra le proposte oggi sul tappeto c'è quella di agire su un'aumento della scala parametrale da finanziare con una quota del salario rivendicato e su cui operare una sorta di assorbimento dei superminimi individuali e degli assegno ad personam. Se è condivisibile pensare a strumenti di assorbimento di quote di salario individuale, non crediamo sull'efficacia di una operazione di riparamerazione.
E' nostra opinione che vada escluso ogni intervento sulla scala parametrale. Sarebbe semmai da rivedere e riportare ad una situazione più consona alle reali distinzioni in valore della forza lavoro l'attuale numero dei livelli professionali. Visto che ciò può essere oggi considerato impraticabile, rimane comunque necessario impedire nuove ed ulteriori distinzioni tra i lavoratori, sia sul numero dei livelli di inquadramento, sia sulle differenze parametrali. Una operazione sul controllo dei salari di fatto può invece essere sicuramente tentata a partire da una linea di difesa e di tenuta delle forme collettive di salario, oggi indebolite dalla loro marginalità in busta paga (scatti di anzianità) o dalle difficili operazioni di consolidamento (premi di partecipazione). Sarebbe infatti opportuno rivendicare (dopo 10 anni dal loro congelamento) una rivalutazione del valore dello scatto di anzianità, così come sarebbe opportuno e necessario stabilire criteri certi di consolidamento nella retribuzione dei premi di partecipazione annuali, realizzando nello svolgimento di queste operazioni il possibile assorbimento di quote di salario individuale superminimi individuali ed assegni ad personam). Occupazione
Lo scontro principale oggi aperto è sull'affermazione della "libertà di licenziamento" che Confindustria, poteri forti e molte forze politiche (anche di centro sinistra) sostengono come necessaria e utile per armonizzare definitivamente il quadro normativo di supporto all'ideologia liberista che avendo già sfondato sul terreno della "libertà di assunzione", nelle forme flessibili e precarie oggi possibili, ha oggi bisogno per affermarsi compiutamente, di normare anche la materia della "libertà di licenziamento". La sconfitta dei referendum radicali è stato un passaggio importante ma non risolutivo. La nostra azione immediata deve quindi tenere conto di questo fronte di lotta, operando contro qualsiasi tentativo di intaccare ulteriormente la centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e la norma della "giusta causa" in caso di licenziamento.
Sia sul piano contrattuale che su quello legislativo diventa quindi essenziale rivendicare punti fermi di controllo, vincoli, condizioni che riducano il ricorso al lavoro precario e flessibile solo per far fronte a temporali e verificabili necessità imprenditoriali. Nei CCNL, a partire da quello Chimico-Farmaceutico vanno messi in discussione i "tetti" garantiti ed esigibili contrattualmente da parte dell'impresa di ricorso a forme di lavoro interinale, a tempo determinato ecc. Il ricorso a queste forme di lavoro deve tornare ad essere oggetto di contrattazione nei luoghi di lavoro, sulla base di necessità eccezionali, dando a questa contrattazione regole certe e dando alle Rsu poteri di controllo e di negoziazione in materia. D'altronde ciò si rende necessario anche per ripristinare le condizioni per un controllo sull'organizzazione del lavoro ed un confronto negoziale sulle politiche di impresa che sempre più sfuggono all'azione sindacale ed alle Rsu. Nel caso che comunque rimangano previsti contrattualmente tetti esigibili per l'azienda al ricorso di forme di lavoro temporaneo, occorre fare in modo che, senza modificare il tetto complessivo, vengano posti limiti precisi per ogni tipologia di lavoro temporaneo. Limiti sia quantitativi che normativi, sottoposti a verifica ed a negoziazione a livello aziendale. Si tratta cioè di stabilire per quali casi si possa ricorrere al lavoro interinale (brevi necessità non altrimenti risolvibili con l'organico esistente), al lavoro a tempo determinato (necessità risolvibili con prestazioni che prevedono tempi più lunghi e comunque non risolvibili con l'organico presente in azienda) ecc. La dove le condizioni lo permettono (ripetitività di eventi che richiedono il ricorso al lavoro precario e flessibile, carenze di organico ecc) deve diventare norma e prassi negoziale, prevista e supportata contrattualmente, anche la rivendicazione di trasformazione in tempo di lavoro indeterminato delle forme di lavoro a tempo determinato impiegate nell'impresa.
Le proposte di legge sono ormai sparite dall'agenda del Governo, ed il sindacato ha di fatto abbandonato la strategia della riduzione d'orario sposando di contro l'idea che l'occupazione si può tutelare praticando la linea della flessibilità del lavoro e della prestazione, perdendo di fatto anche sul terreno del controllo degli orari di lavoro. Occorre quindi riproporre la questione dell'orario e della sua riduzione generalizzata anche come elemento per la messa in discussione di quei cedimenti introdotti dalla legge (legge sugli straordinari) e dai contratti (annualizzazione dell'orario). Accanto alla battaglia per la riduzione dell'orario di lavoro bisogna quindi riproporre con forza la necessità di ristabilire in sede contrattuale e legislativa il riferimento alla durata della giornata e della settimana lavorativa e per introdurre vincoli e rigidità sulle condizioni della prestazione. Si tratta cioè di coniugare la battaglia sulla durata della giornata lavorativa al ripristino di tutele efficaci alla prestazione per dare alle Rsu strumenti e potere di negoziazione efficace in materia di organizzazione-condizioni della prestazione e di controllo degli orari. Per il CCNL Chimico farmaceutico questo vuol dire rimettere mano all'articolo contrattuale sull'orario di lavoro, rivendicando l'eliminazione dei cicli pluriperiodali, ripristinando il riferimento alla settimana lavorativa ed all'obbligo di negoziare con le RSU eventuali deroghe alla distribuzione dell'orario di lavoro su più settimane. Diritti Altri elementi da inserire nella piattaforma contrattuale possono essere:
Per una piattaforma generale su salario ed occupazione Una battaglia contrattuale che sappia contrapporsi al modello concertativo del 23 luglio può essere più adeguatamente sostenuta unicamente in presenza di un fronte confederale di carattere generale. Solo costruendo un quadro di tutela del lavoro (contro lo sfruttamento) sarà possibile recuperare quella frammentazione (anche sindacale ed organizzativa) che oggi tutti denunciamo avere investito il mondo del lavoro mettendo tra loro in concorrenza i lavoratori a tempo indeterminato con quelli costretti a "concedersi" in modo precario e flessibile. Sappiamo infatti come i rapporti di forza e la stessa democrazia sono strettamente dipendenti dall'efficacia di una battaglia per il lavoro e l'occupazione. Una battaglia che tra l'altro concorre a determinare anche il livello del salario complessivo destinato ai lavoratori ed alle loro famiglie (con l'aumento della massa dei salari e con la riduzione del numero di lavoratori costretti alla condizione di salariato flessibile e precario) e che può diventare terreno di forte unità ed aggregazione di tutti i soggetti salario, oggi divisi e frammentati. Una battaglia che impone la messa in discussione delle politiche liberiste anche nello loro determinazioni di programmazione economica, di legge e contrattuali Ciò comporta perchè a livello confederale si definiscano proposte:
Nel predisporci alla battaglia contrattuale dobbiamo sapere che non tutto dipenderà da come riusciremmo a condurre questo rinnovo contrattuale, che molto dipende dalla capacità di portare tutto il sindacato e la sua azione confederale a muoversi su un piano fortemente orientato alla tutela del lavoro e del salario. Senza un contesto ed una iniziativa confederale di questo tipo sarà ancora più difficile sostenere la prossima battaglia contrattuale. Per questo la battaglia contrattuale deve essere anche battaglia per modificare l'attuale linea sindacale. Bologna 25 febbraio 2001 Il Coordinamento nazionale delle delegate e dei delegati eletti nelle RSU
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