RINNOVI CONTRATTUALI 2001

ALCUNE OSSERVAZIONI SUL CONTESTO
E SUL PROSSIMO RINNOVO CONTRATTUALE CHIMICO-FARMACEUTICO

 

Premessa

Nel periodo 1998/2000 l’attacco al salario (inteso globalmente nelle sue voci di salario diretto, indiretto e sociale, e di salario occupazione, ossia della massa dei salari) ed alla contrattazione, si è svolto su due livelli:

  1. CONFINDUSTRIA ha affrontato tutta la stagione dei precedenti bienni contrattuali e dei successivi rinnovi mettendo in discussione lo stesso accordo del 23 luglio, cioè la stessa politica concertativa, considerata superata dalla necessità di accelerare la messa in discussione della struttura contrattuale nazionale che, pur con tutti i suoi limiti rappresenta tuttora un freno alla totale deregolamentazione delle condizioni della prestazione e del salario.
  2. La lotta contrattuale è quindi segnata, oltre che dalla propensione Confindustriale a ridurre la quota di salario erogata su base collettiva (minimi tabellari ecc.), soprattutto dalla aggressione alle stesse forme salariali, alle norme che regolano la prestazione (orario, flessibilità) e l’occupazione, aumentandone la flessibilità sia per via contrattuale che legislativa.

  3. Con il nuovo "PATTO SOCIALE" del dicembre 1998 la politica concertativa rafforza il suo sistema di relazioni sindacali che si distingue su due questioni principali:
  • da un lato la contrattazione (sia salariale che normativa) viene ancor di più subordinata ai vincoli della redditività-produttività di impresa ed agli obiettivi di bilancio dello Stato
  • dall’altro si abbandona definitivamente la relazione "piattaforma-consultazione-vertenza-mandato a concludere" sulle materie regolate dal "Patto" (cioè salario ed occupazione) e si afferma il vincolo "a priori" delle coerenze agli obiettivi del patto con conseguente svilimento della democrazia sindacale e del ruolo delle RSU.

In definitiva l’interesse di impresa ha puntato alla realizzazione di una riduzione del salario e delle sue dinamiche (rimasto al di sotto del recupero dell'inflazione reale) e, soprattutto, ad una più marcata subordinazione della prestazione agli obiettivi di flessibilità e produttività.

Ciò ha sostenuto l’attacco alle forme salariali collettive e di maggiore impatto difensivo, in primo luogo i CCNL e le norme legislative che tutelano il mercato del lavoro e le condizioni della prestazione, a favore di una frantumazione-aziendalizzazione dell’azione sindacale.

Nel dettaglio, possiamo ridurre le strategie contrattuali di Confindustria al tentativo di affermare due semplici regole:

  • La retribuzione collettiva deve restare dipendente ed inferiore all’inflazione fino a perdere la sua preminenza nella composizione della busta paga. Nella concertazione Nazionale del salario diretto (l’attuale contratto collettivo Nazionale) la strategia Confindustriale si è indirizzata:
  • a modificare la retribuzione base (eliminazione dei residui contrattuali del sistema classificatorio di inquadramento unico)
  • a renderne marginale il peso in busta paga (aumento del minimo tabellare di categoria inferiore all’inflazione)
  • ad eliminare ogni forma di retribuzione di anzianità (eliminazione degli scatti di anzianità ecc.)
  • ad aumentare e sostenere la crescita di peso in busta paga della retribuzione individuale sotto forma di retribuzione incentivante (premi obiettivo, di partecipazione, quote di salario legate alla presenza ed al rendimento, straordinari), ed a retribuire il "merito" (assegni ad personam/superminimi, benefit).
  • La retribuzione individuale e le condizioni di lavoro devono essere "liberamente" determinate dal mercato e non da regole contrattuali. I Contratti aziendali si firmano solo se in qualche modo questi recepiscono riferimenti che formalizzano in modo esplicito una subordinazione delle condizioni della prestazione e del salario ai livelli di produttività individuali/aziendali, agli obiettivi ed ai risultati economici aziendali.

Nella concertazione articolata del salario diretto (l’attuale contratto aziendale) la strategia di impresa si è indirizzata

  • allo svuotamento del salario professionale ed alla sua sostituzione-affermazione di scale retributive legate alle diverse attività definite dall’organizzazione del lavoro flessibile (sviluppo dei mansionari, Indennità di posizione organizzativa)
  • alla massima flessibilità-mobilità tra questi diversi livelli e profili
  • all’estensione del sistema degli incentivi, del cottimo, degli straordinari e dei premi di merito

L’aumento del salario, necessario ai lavoratori e negato da una crescita nulla della retribuzione collettiva, verrà da questi ricercato nella retribuzione individuale anche a costo di pesanti peggioramenti delle loro condizioni di lavoro. Tutto questo produce una sostanziale aziendalizzazione sindacale, propizia a nuove ed ulteriori frammentazioni - subordinazioni, agli accordi di area ed a nuove gabbie salariali.

Dobbiamo considerare che questi obiettivi Confindustriali si sono sostanzialmente affermati. Da qui il totale cambiamento che stanno subendo la composizione della retribuzione e dell’occupazione:

dal lato della retribuzione:

  • La retribuzione collettiva tende a corrispondere ad un minimo di sussistenza calante, dato che i suoi aumenti saranno sempre inferiori all’aumento reale dei prezzi
  • Aumenta il peso della retribuzione individuale fatta di premi obiettivo, di merito e di prestazioni straordinarie finalizzati ad aumentare la sottomissione dei lavoratori, dato che questa quota individuale della retribuzione potrà incrementarsi solo a fronte di una disponibilità dei lavoratori a corrispondere alle strategie ed agli obiettivi di impresa.
  • la distinzione nei trattamenti salariali, introdotti in alcuni accordi (vedi autoferrotranvieri) tra personale occupato e nuovo assunto, oltre ad essere una inaccettabile discriminazione, produce una ulteriore frantumazione nell'unitarietà della contrattazione collettiva.

dal lato dell’occupazione

  • le nuove flessibilità di ingresso nel mercato del lavoro, formalizzate anche nei CCNL, rompono l’unità salariale tra i lavoratori (a fianco dei lavoratori a tempo determinato aumenta la quota dei lavoratori atipici, precari ed a termine) e producono una concorrenzialità interna al mercato del lavoro che incide direttamente sulla tenuta dell’attuale assetto contrattuale
  • le pesanti deregolamentazioni, soprattutto in alcuni CCNL, in materia di orario e di flessibilità, riducono gli spazi per lo sviluppo di una occupazione stabile, aumentano la dipendenza del tempo di vita al tempo di lavoro, aprendo di contro sempre maggiori possibilità per l’impiego di prestazioni a termine

L’attacco ai CCNL ed al salario, assieme all’indebolimento oggettivo prodotto dall’aumento della disoccupazione, dalla riduzione dell'occupazione stabile, dalla divisione-concorrenza tra lavoratori occupati e precari, unitamente alle sconfitte sindacali e politiche, hanno ridotto pesantemente la forza contrattuale dei lavoratori.

Di conseguenza lo scontro sul salario diretto e per la sua determinazione (Contrattazione Nazionale ed aziendale) vede oggi Confindustria su una posizione di forza che gli permette di imporre la progressiva affermazione delle sue regole segnando profondamente tutti gli accordi, i contratti e la legislazione del lavoro.

Da qui si evince l’inadeguatezza di una linea sindacale, incapace di esprimere un piano vertenziale generale sia sul piano difensivo (difesa dei CCNL e del salario) che di strategia (una azione che sostenga la difesa del salario e lo sviluppo dell’occupazione come assi non scindibili tra loro su cui costruire l’unità dei soggetti salario, occupati e precari).

La trascorsa stagione contrattuale, influenzata dal dibattito sullo "sviluppo delle flessibilità (sorto attorno alle polemiche nate in occasione della proposta di legge per la riduzione dell’orario di lavoro) e sulle compatibilità disposte dall’interesse di impresa rafforzate dal "Patto per lo Sviluppo" firmato a dicembre del 98, ha reso evidente l’incapacità sindacale di comprendere a pieno la portata dello scontro sui CCNL.

  • da un lato non si è data alla stagione contrattuale la caratteristica di lotta generale (organizzata su un coordinamento negli obiettivi e su coerenze negoziali), cosa necessaria a rispondere ad una strategia Confindustriale che era e rimane informata da un impianto vertenziale "generale"
  • dall’altro alcune categorie, tra queste i Chimici, hanno affrontato il tema delle flessibilità assumendo quasi il punto di vista imprenditoriale, disarmando così anche la possibilità della più minima azione difensiva

Il già debole e compromesso impianto contrattuale su cui è oggi organizzata la contrattazione sindacale rischia di non reggere, così come rischia di essere debole anche una azione puramente difensiva.

Alla strategia complessiva di Confindustria occorre far corrispondere una azione generale del sindacato fondata sulla difesa del salario e dell’occupazione e per l’unità di tutti i soggetti salario (in fabbrica come nel territorio, lavoratori occupati, disoccupati e precari).

L’azione dei lavoratori risulta infatti indebolita dalle frantumazioni e dalle divisioni che gli interventi sull’occupazione, sulla previdenza e sullo stato sociale sono stati realizzati in questi anni. E solo una riunificazione dei tanti particolari interessi in una linea vertenziale generale può permettere oggi una minima possibilità di risposta all’offensiva di Confindustria e Governo per l’affermazione di un "regime delle flessibilità" sotto il quale sono condannati a deflagrare i Contratti Nazionali, la legislazione del lavoro, la legislazione sociale, la democrazia sindacale e lo stesso sindacato.

L’idea di un progetto complessivo, di "una vertenza generale per il salario e per il lavoro" capace di riunificare quanto la crisi e l’offensiva padronale hanno invece diviso in questi anni, è, crediamo, la questione più importante oggi aperta.

Senza la costruzione di uno scenario vertenziale generale, e di uno scontro congressuale all'interno del sindacato per l’affermazione di questa necessità, sarà impossibile reggere anche solo una linea di difesa dell’attuale impianto contrattuale.

La questione all'ordine del giorno, rimane quindi la necessità di sottoporre a critica e di superare il modello negoziale-concertativo del 23 di luglio.

Occorre quindi impostare la nostra prossima strategia contrattuale, non solo sulla critica e sulla tenuta-difesa nei confronti degli effetti dirompenti del 23 luglio, ma avanzare linee ed indirizzi negoziali che nel merito e nel metodo contrappongano al modello sindacale concertativo, un altro e piu' adeguato modello negoziale, collegando questa battaglia anche alla battaglia congressuale in Cgil per un cambiamento di rotta nella linea dell'organizzazione.

Una efficace proposta per la prossima stagione contrattuale deve quindi basarsi su una strategia unitaria tra tutte le categorie, sapendo che il superamento del 23 luglio si può realizzare non solo nella lotta categoriale ma anche e soprattutto in un coordinamento ed in una determinazione di linea e di lotta confederale.

La stagione contrattuale 2001-2002

La scelta della maggioranza della Cgil di rinviare il confronto congressuale aumenta l'impegno, da parte della sinistra sindacale di aprire da subito il confronto in Cgil in chiave congressuale.

Ciò deve avvenire non solo nella discussione-preparazione del documento alternativo ma anche e soprattutto nella prassi quotidiana, sia dal lato del metodo che del merito.

La prossima stagione contrattuale è il punto focale attorno cui questo impegno può e deve concretizzarsi.

Sulla democrazia

Partiamo dal presupposto che i soggetti principali della lotta contrattuale sono i lavoratori ed i delegati sindacali di luogo di lavoro.

Per questo, fin dall'avvio della discussione sulle proposte contrattuali occorre rivendicare percorsi e metodologie di lavoro che consegnino ai luoghi di lavoro la possibilità di contare e di decidere in merito alle linee rivendicative superando quel processo di centralizzazione che vede oggi tutto il potere decisionale nelle segreterie e negli apparati sindacali.

Questa battaglia (non scontata) si deve collegare all'iniziativa (che non può assolutamente venire a meno) per l'ottenimento di una legge sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale.

Già nelle fasi di elaborazione della prossima piattaforma per il rinnovo del CCNL Chimico-Farmaceutico, la questione della democrazia sindacale deve per noi essere elemento discriminante nella valutazione dei percorso negoziale.

Elementi per una proposta rivendicativa per il CCNL Chimico Farmaceutico

Salario

  • Se è fuor di dubbio la necessità di difendere i due livelli contrattuali, questa non può essere solo una enunciazione. Sappiamo come il livello contrattuale nazionale sia di per se indebolito soprattutto dalla subordinazione di questo agli obiettivi di inflazione programmata imposti dalle leggi finanziarie e dalla programmazione economica del Governo.

Occorre quindi liberare la contrattazione da questa subordinazione rendendo automatici ed esigibili il recupero in sede contrattuale dell'inflazione programmata ed il recupero a consuntivo annuale dello scarto formatosi tra questa e il livello dell'inflazione reale.

La contrattazione sindacale, può così essere liberata ed indirizzata essenzialmente per la ridistribuzione sul salario della produttività e della ricchezza prodotta.

Solo rendendo efficace la tutela del potere d'acquisto dei salari e svolgendo una contrattazione per la ridistribuzione alle retribuzioni della ricchezza prodotta e degli incrementi di produttività è possibile frenare la tendenza alla riduzione relativa dei salari affermatasi con la cancellazione della scala mobile prima e dalla linea concertativa poi.

  • Obiettivo della nostra proposta vertenziale deve essere anche quello di riportare sotto controllo le forme della erogazione salariale ormai sempre più strumento di divisione e di concorrenza tra i lavoratori e di loro subordinazione alle necessità ed agli obiettivi della flessibilità e produttività di impresa. E' sotto gli occhi di tutti come i "premi di partecipazione" od i "premi obiettivo" (peraltro in larga parte esclusi da ogni possibilità di "consolidamento" in busta paga) rappresentino una assurda manipolazione della concezione stessa di salario che riduce il salario diretto alla sola forma di incentivo e di premio in relazione agli obiettivi dell'azienda.

Il non consolidamento dei premi di partecipazione, che vanno rinegoziati ogni anno in cambio di nuove disponibilità sul terreno del recupero di produttività, rappresenta inoltre un meccanismo di contenimento e riduzione salariale non più sostenibile (come dimostra la ricerca fatta alla Palmolive di Nettuno).

Occorre quindi riportare le stesse forme della contrattazione salariale sotto il controllo collettivo dei lavoratori, proponendo di contro forme di erogazione salariale più difensive, certe ed unificanti a partire dalla necessità di stabilire, in questo rinnovo contrattuale forme certe di consolidamento nella retribuzione del premio di partecipazione contrattato annualmente.

Altra questione oggi all'ordine del giorno nel dibattito in preparazione della piattaforma per il rinnovo del CCNL Chimico-farmaceutico è la necessità, ovviamente condivisibile, che da più parti viene sollevata di definire proposte per riportare sotto controllo le quote di salario individuale erogato individualmente dalle aziende.

Tra le proposte oggi sul tappeto c'è quella di agire su un'aumento della scala parametrale da finanziare con una quota del salario rivendicato e su cui operare una sorta di assorbimento dei superminimi individuali e degli assegno ad personam.

Se è condivisibile pensare a strumenti di assorbimento di quote di salario individuale, non crediamo sull'efficacia di una operazione di riparamerazione.

  • In primo luogo sarebbe questa una operazione sicuramente antipopolare e non condivisa dai lavoratori. Già la scala parametrale è notevolmente sventagliata a favore delle categorie più alte (Quadri) che tra l'altro usufruiscono anche di una indennità di funzione che, se calcolata sul valore del parametro aumenta ancor di più lo sventagliamento verso l'alto. Un ulteriore intervento di riparametrazione da finanziare con le risorse salariali rivendicate contrattualmente favorirebbe essenzialmente le categorie più alte a scapito di quelle più basse. Una operazione quindi ingiusta che non coglie la necessità di fare di questa contrattazione salariale un momento di recupero salariale per tutti i lavoratori, egualmente colpiti dalla riduzione delle dinamiche salariali negli ultimi anni.
  • Inoltre è da considerare il valore puramente simbolico dell'operazione. La quota salariale (sulla già minima richiesta che la Fulc propone nei limiti dell'inflazione programmata) da destinare alla riparametrazione ed agli assorbimenti sarebbe così minima da permettere l'assorbimento di quote risibili ed insignificanti di salario individuale. Un valore simbolico che, di contro, allargando le differenze salariali tra i vari minimi professionali favorirebbe, e non poco, l'incunearsi della strategia Federchimica orientata chiaramente all'introduzione di ulteriori differenziazioni salariali nella scala parametrale, o con un'aumento delle IPO o con l'introduzione di nuove scale e parametri di valutazione (legate alla produttività) che dividerebbero ulteriormente i lavoratori, già oggi sostanzialmente divisi su un numero di livelli classificatori notevole e non corrispondente alla composizione in valore del lavoro così come è attualmente organizzato e composto.

E' nostra opinione che vada escluso ogni intervento sulla scala parametrale. Sarebbe semmai da rivedere e riportare ad una situazione più consona alle reali distinzioni in valore della forza lavoro l'attuale numero dei livelli professionali. Visto che ciò può essere oggi considerato impraticabile, rimane comunque necessario impedire nuove ed ulteriori distinzioni tra i lavoratori, sia sul numero dei livelli di inquadramento, sia sulle differenze parametrali.

Una operazione sul controllo dei salari di fatto può invece essere sicuramente tentata a partire da una linea di difesa e di tenuta delle forme collettive di salario, oggi indebolite dalla loro marginalità in busta paga (scatti di anzianità) o dalle difficili operazioni di consolidamento (premi di partecipazione). Sarebbe infatti opportuno rivendicare (dopo 10 anni dal loro congelamento) una rivalutazione del valore dello scatto di anzianità, così come sarebbe opportuno e necessario stabilire criteri certi di consolidamento nella retribuzione dei premi di partecipazione annuali, realizzando nello svolgimento di queste operazioni il possibile assorbimento di quote di salario individuale superminimi individuali ed assegni ad personam).

Occupazione

  • I livelli occupazionali e le forme dei rapporti di lavoro sono oggi fortemente subordinati alle profonde modifiche in negativo (contrattuali e di legge) che sostengono l'obiettivo della flessibilità del lavoro e la sua precarizzazione.

Lo scontro principale oggi aperto è sull'affermazione della "libertà di licenziamento" che Confindustria, poteri forti e molte forze politiche (anche di centro sinistra) sostengono come necessaria e utile per armonizzare definitivamente il quadro normativo di supporto all'ideologia liberista che avendo già sfondato sul terreno della "libertà di assunzione", nelle forme flessibili e precarie oggi possibili, ha oggi bisogno per affermarsi compiutamente, di normare anche la materia della "libertà di licenziamento". La sconfitta dei referendum radicali è stato un passaggio importante ma non risolutivo.

La nostra azione immediata deve quindi tenere conto di questo fronte di lotta, operando contro qualsiasi tentativo di intaccare ulteriormente la centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e la norma della "giusta causa" in caso di licenziamento.

  • Occorre però intervenire sui guasti prodotti dal dilagare delle norme, sostenute anche dagli ultimi governi di centro sinistra, che hanno reso possibile l'attuale pesante frammentazione del mondo del lavoro con l'estendersi di strumenti contrattuali e di legge che hanno prodotto l'allargamento dell'area della flessibilità e della precarietà del lavoro.

Sia sul piano contrattuale che su quello legislativo diventa quindi essenziale rivendicare punti fermi di controllo, vincoli, condizioni che riducano il ricorso al lavoro precario e flessibile solo per far fronte a temporali e verificabili necessità imprenditoriali.

Nei CCNL, a partire da quello Chimico-Farmaceutico vanno messi in discussione i "tetti" garantiti ed esigibili contrattualmente da parte dell'impresa di ricorso a forme di lavoro interinale, a tempo determinato ecc. Il ricorso a queste forme di lavoro deve tornare ad essere oggetto di contrattazione nei luoghi di lavoro, sulla base di necessità eccezionali, dando a questa contrattazione regole certe e dando alle Rsu poteri di controllo e di negoziazione in materia. D'altronde ciò si rende necessario anche per ripristinare le condizioni per un controllo sull'organizzazione del lavoro ed un confronto negoziale sulle politiche di impresa che sempre più sfuggono all'azione sindacale ed alle Rsu.

Nel caso che comunque rimangano previsti contrattualmente tetti esigibili per l'azienda al ricorso di forme di lavoro temporaneo, occorre fare in modo che, senza modificare il tetto complessivo, vengano posti limiti precisi per ogni tipologia di lavoro temporaneo. Limiti sia quantitativi che normativi, sottoposti a verifica ed a negoziazione a livello aziendale. Si tratta cioè di stabilire per quali casi si possa ricorrere al lavoro interinale (brevi necessità non altrimenti risolvibili con l'organico esistente), al lavoro a tempo determinato (necessità risolvibili con prestazioni che prevedono tempi più lunghi e comunque non risolvibili con l'organico presente in azienda) ecc.

La dove le condizioni lo permettono (ripetitività di eventi che richiedono il ricorso al lavoro precario e flessibile, carenze di organico ecc) deve diventare norma e prassi negoziale, prevista e supportata contrattualmente, anche la rivendicazione di trasformazione in tempo di lavoro indeterminato delle forme di lavoro a tempo determinato impiegate nell'impresa.

  • Strumento importante per la difesa e lo sviluppo dell'occupazione è anche la riduzione dell'orario di lavoro. Le ultime vicende contrattuali hanno dimostrato quanto sterile e strumentale fosse la polemica sulla riduzione dell'orario per legge o per contrattazione sindacale.

Le proposte di legge sono ormai sparite dall'agenda del Governo, ed il sindacato ha di fatto abbandonato la strategia della riduzione d'orario sposando di contro l'idea che l'occupazione si può tutelare praticando la linea della flessibilità del lavoro e della prestazione, perdendo di fatto anche sul terreno del controllo degli orari di lavoro.

Occorre quindi riproporre la questione dell'orario e della sua riduzione generalizzata anche come elemento per la messa in discussione di quei cedimenti introdotti dalla legge (legge sugli straordinari) e dai contratti (annualizzazione dell'orario).

Accanto alla battaglia per la riduzione dell'orario di lavoro bisogna quindi riproporre con forza la necessità di ristabilire in sede contrattuale e legislativa il riferimento alla durata della giornata e della settimana lavorativa e per introdurre vincoli e rigidità sulle condizioni della prestazione. Si tratta cioè di coniugare la battaglia sulla durata della giornata lavorativa al ripristino di tutele efficaci alla prestazione per dare alle Rsu strumenti e potere di negoziazione efficace in materia di organizzazione-condizioni della prestazione e di controllo degli orari.

Per il CCNL Chimico farmaceutico questo vuol dire rimettere mano all'articolo contrattuale sull'orario di lavoro, rivendicando l'eliminazione dei cicli pluriperiodali, ripristinando il riferimento alla settimana lavorativa ed all'obbligo di negoziare con le RSU eventuali deroghe alla distribuzione dell'orario di lavoro su più settimane.

Diritti

Altri elementi da inserire nella piattaforma contrattuale possono essere:

  • diritti riconosciuti per i lavoratori assunti temporaneamente all'interno dell'impresa di essere assistiti sindacalmente dalla RSU e dall'organizzazione sindacale di competenza, per quanto riguarda l'orario di lavoro, la prestazione e la corresponsione del salario di partecipazione. Loro diritto a partecipare alle assemblee ed alle iniziative sindacali promosse in azienda.
  • Introduzione, per il periodo di comporto in caso di malattia, di un allungamento progressivo di tale periodo (fino alla guarigione clinica) in funzione dell'età anagrafica del lavoratore. Operazione questa resa necessaria dall'allungamento dell'età pensionabile che espone soprattutto le persone più anziane e prossime alla pensione al rischio di essere licenziati per superamento dei periodi di comporto in caso di assenza per malattia. L'innalzamento della età anagrafica necessaria per i requisiti pensionistici espone infatti molti lavoratori a maggiori rischi di malattia e di assenza dal lavoro con l'avanzamento dell'età.

Per una piattaforma generale su salario ed occupazione

Una battaglia contrattuale che sappia contrapporsi al modello concertativo del 23 luglio può essere più adeguatamente sostenuta unicamente in presenza di un fronte confederale di carattere generale. Solo costruendo un quadro di tutela del lavoro (contro lo sfruttamento) sarà possibile recuperare quella frammentazione (anche sindacale ed organizzativa) che oggi tutti denunciamo avere investito il mondo del lavoro mettendo tra loro in concorrenza i lavoratori a tempo indeterminato con quelli costretti a "concedersi" in modo precario e flessibile.

Sappiamo infatti come i rapporti di forza e la stessa democrazia sono strettamente dipendenti dall'efficacia di una battaglia per il lavoro e l'occupazione. Una battaglia che tra l'altro concorre a determinare anche il livello del salario complessivo destinato ai lavoratori ed alle loro famiglie (con l'aumento della massa dei salari e con la riduzione del numero di lavoratori costretti alla condizione di salariato flessibile e precario) e che può diventare terreno di forte unità ed aggregazione di tutti i soggetti salario, oggi divisi e frammentati. Una battaglia che impone la messa in discussione delle politiche liberiste anche nello loro determinazioni di programmazione economica, di legge e contrattuali

Ciò comporta perchè a livello confederale si definiscano proposte:

  1. sulle iniziative vertenziali nei confronti del Governo, delle Regioni e delle Provincie per contrastare le politiche liberiste e rivendicare politiche economiche e sociali orientate a tutela del lavoro e del salario a partire dalla messa in discussione del 23 luglio e dal rifiuto ad ogni ulteriore concessione in materia di flessibilità del lavoro.
  2. sulle politiche contrattuali categoriali, nazionali e aziendali, e sulle vertenze di gruppo, sulle quale un adeguato intervento confederale dovrebbe indicare e coordinare politiche per ristabilire il controllo sull'organizzazione del lavoro, per riaffermare il diritto di confronto e di negoziazione nel merito delle scelte imprenditoriali, in difesa del salario e dell'occupazione, per riportare sotto controllo le forme precarie e flessibili di lavoro e di salario. Per far diventare, in pratica, la lotta contrattuale un momento alto di lotta generale.
  3. sulle politiche dell'immigrazione rivendicando (sull'esempio della Cgil di Brescia) una dignità per la condizione del lavoratore immigrato ed un quadro normativo che tuteli l'inserimento nel mondo del lavoro e nella società di questi lavoratori, con politiche non repressive in materia di accoglienza e di rilascio dei permessi di soggiorno.

Nel predisporci alla battaglia contrattuale dobbiamo sapere che non tutto dipenderà da come riusciremmo a condurre questo rinnovo contrattuale, che molto dipende dalla capacità di portare tutto il sindacato e la sua azione confederale a muoversi su un piano fortemente orientato alla tutela del lavoro e del salario.

Senza un contesto ed una iniziativa confederale di questo tipo sarà ancora più difficile sostenere la prossima battaglia contrattuale.

Per questo la battaglia contrattuale deve essere anche battaglia per modificare l'attuale linea sindacale.

Bologna 25 febbraio 2001

Il Coordinamento nazionale delle delegate e dei delegati eletti nelle RSU