La comunicazione introduttiva all'incontro nazionale delle delegate e dei delegati Rsu appartenenti alle diverse sigle sindacali, a cura deelle deleate e dei delegati promotori dell'appello che ha convocato l'incontro del 1 Dicembre 2001

CONTRO GUERRA, FINANZIARIA E LIBRO BIANCO

CHIEDIAMO ED ORGANIZZIAMO LO SCIOPERO GENERALE

PER RISPONDERE ALLA PIATTAFORMA DEI PADRONI

COSTRUIAMO E SOSTENIAMO UNA NOSTRA PIATTAFORMA

SU SALARIO, OCCUPAZIONE, DIRITTI

 

Centinaia di delegate e di delegati Rsu, appartenenti a diverse sigle sindacali hanno aderito nei giorni scorsi ad un appello per lo sciopero generale. Un appello che ha raccolto il sentire comune che sorge dai luoghi di lavoro che ha posto con forza la necessità di una risposta importante, generale, di lotta ai caratteri che l’offensiva di Governo e Confindustria ha assunto con la presentazione della legge Finanziaria, del libro Bianco sul lavoro, dei nuovi interventi sulla previdenza.

Un attacco al lavoro, al salario, ai diritti che è in atto da diversi anni, presente già nelle linee economico finanziarie dei precedenti Governi, attivo già nei comportamenti di una Confindustria che ha ufficialmente messo in discussione la contrattazione nazionale e che sfruttando la disponibilità concertativa dei sindacati ha in questi anni incassato a suo favore pesanti arretramenti sul piano delle flessibilità, degli orari e della prestazione e del salario.

Un attacco che oggi (e questo appare evidente anche all’ultimo dei lavoratori) assume i caratteri di una piattaforma organica, di un intervento esplicitamente liquidatorio nei confronti di un quadro residuo di diritti e tutele, che il mercato considera tutt’ora insopportabili.

Una offensiva preoccupante non solo per i contenuti ma anche perchè sostenuta da un blocco sociale conservatore e di destra che vede organica un’alleanza tra le forze politiche al Governo e gli interessi di Capitale e di rendita.

Consideriamo un errore gravissimo che in uno scenario così descritto le OOSS non abbiamo saputo e voluto rispondere con lo sciopero generale nazionale di tutti i lavoratori.

Ciò toglie ai lavoratori la possibilità di costituirsi come forza antagonista ad un progetto che celebra la centralità dell’impresa e del mercato e che rivendica la totale subordinazione del mondo del lavoro a questa centralità, che pretende di imporsi come centralità economica, politica e culturale.

Ma ciò apre anche scenari preoccupanti, sul breve e medio periodo su quelle che possono essere le conclusioni negoziali dello scontro aperto.

L’assenza della proclamazione di uno sciopero generale, l’indizione di due ore di sciopero con assemblee, la proclamazione di uno sciopero generale solo per i lavoratori del pubblico impiego il giorno 14 dicembre, da un lato frantuma l’iniziativa organizzandone i diversi spezzoni su obiettivi particolari (art.18 e copertura contrattuale per il pubblico impiego) dall’altro lascia irrisolta la necessità di avere una piattaforma su tutti gli aspetti oggi aperti.

Non solo l’art.18 quindi.

  • Cè un’attacco al salario che passa attraverso la liquidazione dei contratti nazionali come anche la vicenda del biennio metalmeccanici dimostra
  • C’è un attacco allo stato sociale che passa attraverso la privatizzazione dei servizi, della sanità e della scuola, la riduzione della spesa pubblica
  • C’è un attacco al salario previdenziale che, continuando sulle linee degli obiettivi della controriforma del 95 rompe il legame tra sistema pensionistico e stabilità-incremento dell’occupazione, rafforza il peso delle pensioni integrative private
  • C’è poi l’attacco ai diritti ed alle tutele per il lavoro, con la definitiva liberalizzazione delle flessibilità in entrata e con sfondamenti importanti sulla flessibilità in uscita. Infatti, se anche fosse ritirata la proposta di congelamento dell’art.18, rimarrebbero in campo tutte le ipotesi di rafforzamento delle procedure di conciliazione, ma sopratutto di arbitrato, che rendono negoziabili anche i diritti esigibili per norma di legge e contrattuale.

Su tutte queste questioni il sindacato non da risposte precise. Anzi

  • sulla finanziaria continuano i tavoli tecnici, ed a parte questioni come la copertura contrattuale per i dipendenti pubblici non si conoscono gli obiettivi con cui il sindacato sta discutendo.
  • Sulla previdenza, e’ già stato dato da Cgil-Cisl-Uil un giudizio positivo, di disponibilità a discutere sul merito dei 5 punti della proposta del Governo
  • Sul lavoro, le posizioni di Cgil Cisl Uil sono vaghe ed imprecise soprattutto perché diverse sono le posizioni. La Cisl soprattutto, ha posizioni molto disponibili e vicine alle proposte del libro bianco.

L’unico elemento veramente di atrito pare essere l’art. 18, sul quale però esiste la disponibilità del Governo a prendere atto di un eventuale accordo in materia tra Confindustria e sindacati. Si riaffaccia la questione dell’arbitrato e Confindustria ha già avanzato richiesta di apertura di un tavolo in materia.

In pratica non ci viene fornita una lettura complessiva dei caratteri dell’offensiva in atto e ciò è grave e perdente per le OOSS.

E’ la riproposizione del sindacato concertativo, nella sua prassi e nella sua linea. Una prassi ed una linea perdenti già in partenza.

Ci preoccupa non solo la mancata proclamazione dello sciopero generale nazionale, ma anche e per certi versi soprattutto l’assenza di una piattaforma, ed i modi con cui sono condotti i confronti con Governo.

Si ripropone tutta la nostra critica alla fallimentare politica dei redditi e della concertazione.

Come lavoratrici e lavoratori abbiamo subito sulla nostra pelle in tutti questi anni un pesante arretramento delle condizioni materiali, dei diritti e delle tutele per il lavoro, in nome di una politica dei redditi che dichiarava di voler rilanciare l'economia e l'occupazione, di risanare il bilancio dello stato.

Alla riduzione del potere d'acquisto dei nostri salari, alla riduzione della copertura previdenziale, alla riduzione del nostro potere contrattuale non ha corrisposto nessuna redistribuzione di sacrifici e benefici

Oggi i lavoratori sono più poveri ed i padroni più ricchi ed arroganti, sostenuti in ciò da un Governo che pianifica la liquidazione dello Stato Sociale, della sanità e della scuola pubblica, dei diritti e delle tutele per tutti e tutte, residenti e migranti.

I motivi, contenuti nell’appello, che hanno portato all’incontro nazionale di oggi sono quindi tutti riconfermati.

Riconfermata è la nostra critica alla inconsistenza della risposta sindacale.

Riconfermata è anche la necessità, indicata nell’appello firmato dalle delegate e dai delegati RSU, di costruire il fronte più unitario possibile per uno scontro che si prefigura difficile, importante e lungo.

Pur nelle diverse posizioni, di fronte ai nostri diversi percorsi, non è questo il momento delle divisioni e dei settarismi.

Dai lavoratori, dai delegati e dalle delegate RSU appartenenti alle diverse sigle sindacali, dai luoghi di lavoro viene la richiesta di una unità efficace, viene la richiesta di una piattaforma e di percorsi adeguati di lotta e di iniziativa per sostenerla.

Ci sono oggi bisogni sociali espressi dai lavoratori che non sono più mediabili nè rinviabili, che vanno anzi consolidati e rafforzati come:

  • la conquista della esigibilità di un riallineamento periodico e automatico delle retribuzioni e delle pensioni all'inflazione reale. Dobbiamo liberare la contrattazione (nazionale ed aziendale) dal quadro di compatibilità e dai vincoli derivanti dall'accordo del 23 luglio ’93.
  • dare maggiore certezza all'occupazione, respingendo tutte le soluzioni indicate nel "libro bianco" del Governo. Abbiamo invece bisogno di nuove rigidità, di ridurre l'attuale disponibilità di legge e contrattuale al ricorso al lavoro precario e flessibile, e ridurre il ricorso al lavoro precario e flessibile.
  • respingere l'attacco allo statuto dei lavoratori, richiedendo inoltre l'estensione di questi diritti ai lavoratori precari ed alle aziende sotto i 15 dipendenti per frenare il processo di divisione e subordinazione del lavoro agli interessi di un mercato sempre più liberista, sempre più opressivo dei diritti.
  • respingere i nuovi interventi proposti dal Governo sulle pensioni, dobbiamo dire NO all’allungamento dell’età lavorativa e rilanciare la lotta per l’occupazione e la stabilità lavorativa. Dobbiamo anche mettere mano alla stessa Controriforma Dini, ridando vita a quella solidarietà intergenerazionale, che la riforma Dini ha smantellato, in quanto elemento cardine del sistema previdenziale pubblico.
  • difendere lo stato sociale, la sanità e l'istruzione pubblica richiedendo che si aumentino e rafforzino la quantità e la qualità dei servizi e delle prestazioni.
  • chiedere l'immediato ritiro della decisione del Governo e della maggioranza parlamentare di partecipazione alla guerra. Siamo contro la guerra e agli obiettivi di egemonia territoriale, economica e politica che questa sottintende, siamo contro a quell'economia di guerra che oggi sostiene l’aumento delle spese militari finanziandole con la riduzione dei diritti, dei salari, dello stato sociale.

Questi sono i punti principali attorno a cui è necessario costruire una forte iniziativa sindacale. Attorno a questi punti occorre costruire una piattaforma di lotta.

Per noi è necessario contrapporre alla piattaforma dei Padroni una nostra piattaforma, costruita e condivisa dai lavoratori ed aprire un confronto vertenziale e di lotta che non si esaurisca nei tempi della discussione della legge Finanziaria, che abbia come prospettiva la conquista degli obiettivi.

E’ necessario riaprire con più forza la nostra critica alla politica sindacale concertativa a partire dai contenuti e dalle modalità di conduzione di questa vertenza.

Quando diciamo che serve una piattaforma dei lavoratori diciamo anche che nessun sindacato ha oggi il mandato di trattare sui temi come il lavoro, la previdenza, lo stato sociale, senza averne avuto il mandato dai lavoratori, senza aver costruito a partire dai luoghi di lavoro gli obiettivi di una piattaforma condivisa e verificabile nello suo svolgimento vertenziale.

Diciamo anche c’è la necessità non più rinviabile di maggiore democrazia e partecipazione, di una legge democratica sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro. Occorre dare tutto il potere ai lavoratori per eleggere i loro rappresentanti eliminando, laddove sussiste, quel 33% di diritto di rappresentanza alle organizzazioni sindacali maggioritarie che godono così di una assurda rendita di posizione. Così come è necessario liberare i lavoratori del pubblico impiego dai pesanti condizionamenti normativi che favoriscono le OO.SS. "maggiormente rappresentative".

Abbiamo bisogno di un sindacato diverso, fondato sulla leggittimità che gli viene direttamente dai lavoratori che rappresenta, in cui le delegate ed i delegati siano tutti democraticamente eletti dai lavoratori, senza filtri di organizzazione. Abbiamo bisogno come lavoratori e come delegati di contare di più.

Se fosse per i lavoratori e per i delegati, sicuramente oggi saremmo qui ad organizzare lo sciopero generale e non a chiederlo. Oggi avremmo già una piattaforma presentata al Governo ed alla Confindustria.

Lo sioperino, o lo sciopericchio come alcuni hanno chiamato la decisione di Cgil Cisl Uil è un termine che non basta a rendere l’idea del pericoloso vuoto di iniziativa sindacale. Questa assurda decisione mette il mondo del lavoro in un PANTANO. Lo disarma, lo rende incapace di rappresentare con chiarezza e determinazione i suoi interessi. Lo spoglia da ogni possibilità di controllo sull’iniziativa sindacale. Lo rende privo di direzione.

Un vuoto enorme, un PANTANO pericoloso che come delegate e delegati RSU non accettiamo, che combattiamo invece cercando di avanzare un percorso di lotta e di iniziativa che non ha solo lo scopo di criticare la non linea sindacale e la sua subordinazione ad un quadro di disponibilità ormai insostenibile.

Quello che ci poniamo come obiettivo è di costruire anche, nell’iniziativa, una risposta di merito ed una capacità organizzativa che riproponga i luoghi di lavoro, le delegate ed i delegati eletti dai lavoratori come forza rappresentativa, capace di modificare lo stesso modo di fare sindacato.

Abbiamo quindi ribadito qui tutta la validità dei contenuti dell’appello che ha convocato l’incontro odierno.

Sinceramente ci aspettavamo di fare la riunione odierna a fronte di uno sciopero generale nazionale convocato dalle OOSS. Ne eravamo convinti, anche perché, soprattutto dopo la rottura col Governo dei giorni scorsi tutto lo lasciava pensare.

Lo abbiamo pensato in molti. I lavoratori dell’emilia, del piemonte, tutti quelli che hanno scioperato in questi giorni, che hanno discusso e votato in tutta Italia, documenti, ordini del giorno che chiedevano lo sciopero generale, Non come tappa di arrivo, ma come inizio e partenza di una riscossa del mondo del lavoro contro l’arroganza dei padroni.

Prendiamo quindi atto di come la linea concertativa abbia, nonostante le sue evidenti contraddizioni riconquistato in pieno il controllo di una prassi sindacale che si dimostra, con la scelta delle 2 ore di assemblea, completamente inadeguata ad affrontare lo scontro oggi aperto.

Noi rimaniamo convinti che sia necessario continuare a lottare ed a lavorare per uno sciopero generale e nazionale di tutte le categorie. Rimaniamo convinti che sia necessario dotarsi di una piattaforma per collegare strettamente lotta ed obiettivi. Rimaniamo convinti che serva, non solo una azione di contrasto, ma anche e soprattutto una battaglia in positivo, per riconquistare parte di ciò che abbiamo perso in questi anni, per dare stabilità, tutele ed esigibilità al quadro dei bisogni che oggi il mondo del lavoro esprime.

Non è solo una lotta salariale ma anche una lotta di dignità e di democrazia per la difesa di un mondo del lavoro che in molti vorrebbero invece sconfitto, completamente subordinato al punto di vista di quegli interessi che Governo e Confindustria rappresentano.

Noi, delegate e delegati RSU, eletti nei luoghi di lavoro abbiamo oggi il compito di riempire questo vuoto prodotto da una iniziativa sindacale inadeguata, terribilmente al di sotto delle necessità.

Soprattutto a questo vogliamo dedicare l’incontro nazionale che abbiamo convocato oggi a Bologna.

Dobbiamo oggi ribadire la necessità di uno sciopero generale di tutti i lavoratori.

Come delegate e delegati RSU proponiamo che ci si assuma oggi la responsabilità di proporre a tutto il movimento, a tutto il sindacato, Confederale e di base, un momento di iniziativa nazionale, di sciopero generale da realizzare entro il prossimo gennaio.

Non uno sciopero sfogatoio, come troppe volte siamo stati chiamati a fare in passato, ma uno sciopero nazionale vero. A sostegno di una piattaforma. Punto di partenza di una vertenza che deve concludersi con la conquista di obiettivi precisi, a partire dai punti che in avvio di questa comunicazione abbiamo presentato.

Su questo piano di iniziativa dobbiamo costruire l’adesione ed il consenso dei luoghi di lavoro, muovendoci da subito per creare le premesse per una grande assemblea nazionale delle delegate e dei delegati RSU da convocare ai primi di gennaio a cui affidare il compito di direzione e di decisione, di proclamazione delle iniziative di lotta.

E’ questo un percorso che va preparato, col lavoro di tutti noi e di quanti ancora sappiamo disponibili a lavorare per produrre questo risultato.

Proponiamo quindi all’incontro nazionale di oggi di assumere questo obiettivo e di lavorare per la sua realizzazione, proponendolo in tutti i territori, con la convocazione da qui ai primi di gennaio di assemblee, incontri regionali, provinciali, di territorio, ovunque ci siano lavoratori e delegati.

A partire dai contenuti dell’incontro di oggi dobbiamo costruire una rete organizzativa che renda visibile la possibilità delle delegate e dei delegati RSU di essere forza attiva, propulsiva di una proposta forte ed efficace di partecipazione e di democrazia sindacale, per continuare a chiedere ed organizzare l’obiettivo dell’apertura di una fase di lotta su obiettivi condivisi, sul salario, sul lavoro, sui diritti, sullo stato sociale, sulla previdenza.

Lavoriamo quindi per rendere praticabile tutto ciò.

In particolare proponiamo quindi un programma di lavoro così articolato:

  1. Proponiamo di preparare un ordine del giorno da presentare in tutte le assemblee che saranno convocate nei prossimi giorni in concomitanza con le due ore di sciopero indette dal sindacato. Un ordine del giorno che chieda lo sciopero generale a gennaio e che proponga i punti principali di quella che deve essere la piattaforma da collegare strettamente allo sciopero generale ed alle lotte. Un ordine del giorno, quindi, da far votare ai lavoratori e che aderisca alle proposte dell’incontro nazionale delle delegate e dei delegati RSU che oggi stiamo tenendo a Bologna.
  2. Proponiamo di lavorare perché la giornata del 14 dicembre, giorno in cui sono convocati gli scioperi dei lavoratori del settore pubblico (sia confederali che del sindacalismo di base) si caratterizzi come primo momento generale di lotta da caratterizzare sugli obiettivi nostri che chiedono lo sciopero generale e una piattaforma rivendicativa. Per questo dobbiamo chiedere e sostenere che gli scioperi del 14 dicembre siano fatti con manifestazione nazionale a Roma. Sulla giornata del 14, proponiamo che anche le RSU del privato, la dove è possibile, indichino fermate di sciopero ed organizzino la presenza all’interno della manifestazione per caricarla della richiesta di sciopero generale nazionale e per rivendicare un percorso democratico che leghi lo sciopero generale ad una piattaforma.
  3. Proponiamo che da oggi si promuovano incontri, assemblee, riunioni di delegate e delegati RSU, di tutte le sigle sindacali, in tutti i territori per discutere i contenuti della riunione di oggi e per preparare e sostenere le prossime iniziative nazionali. Proponiamo che in ogni territorio siano realizzate iniziative di sensibilizzazione e di controinformazione, nei luoghi di lavoro e fuori a sostegno della richiesta e necessità di uno sciopero generale a gennaio e sui contenuti di merito di questa lotta, dall’art. 18 ma non solo.
  4. Proponiamo di lavorare da subito per la convocazione di una assemblea nazionale delle delegate e dei delegati RSU da realizzare a Milano il prossimo venerdi’ 11 gennaio. Un’assemblea che dovrà, anche alla luce delle condizioni che si saranno determinate, e forte del consenso che dovremo costruire con le iniziative delle prossime settimane, indire le iniziative nazionali di mobilitazione e di lotta da realizzare successivamente.

E’ un percorso difficile e con obiettivi ambiziosi, ma è quello che dobbiamo saper fare, saper costruire per organizzare al meglio tutte le energie di cui il mondo del lavoro è capace, per dare al mondo del lavoro la capacità di sostenere lo scontro a cui è oggi costretto.

Dobbiamo saper fare tutto ciò anche per rompere con una linea concertativa che non difende il lavoro ma ne permette invece una sempre maggior subordinazione.

Dobbiamo saper fare tutto ciò per rimettere al centro della lotta e dell’iniziativa sindacale quelli che ne sono i soggetti principali. I lavoratori e le delegate ed i delegati eletti nei luoghi di lavoro.