Incontri Governo-Sindacati-Confindustria
In sordina e senza alcun mandato da parte dei lavoratori
Cgil-Cisl-Uil, per conto di chi stanno trattando ???

Il governo Amato non molla e punta a realizzare la riforma del Tfr entro la fine della legislatura. Di qui alla fine del suo mandato, il premier dichiara che intende lavorare per verificare se ci sono le condizioni per consegnare all'esecutivo che uscirà dalle prossime elezioni il tassello più importante per la verifica della riforma delle pensioni, in programma entro l'anno. Nei prossimi giorni l'esecutivo inizierà a valutare l'ordine dei problemi, in primo luogo sostanza e portata delle proposte da sottoporre alla Confindustria, affinché rimuova le sue pregiudiziali sulla riforma del Tfr (trasferimento delle liquidazioni dalle casse delle imprese ai fondi integrativi dei lavoratori), manifestate in occasione della Finanziaria.

Amato punta sopratutto a verificare la disponibilità delle parti sociali rispetto a un eventuale scambio Tfr-flessibilità. A quel punto potrebbe farsi concreta - considerati i tempi stretti - l'ipotesi di un decreto.
Il governo è cosciente che la Confindustria è particolarmente sensibile non solo all'idea di nuovi sgravi fiscali e contributivi, in primo luogo per le imprese del Sud, ma soprattutto al tema della flessibilità del lavoro.

Che cosa chiedono le imprese? Dopo la sonora bocciatura del referendum dei radicali per l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, gli industriali non hanno più battuto sul tasto dei licenziamenti, tentando piuttosto una strada più "moderata", quella che passa attraverso il ricorso all'arbitrato nelle controversie individuali. Sarà questo uno dei punti - con part time e tempo determinato - che verranno affrontati nel confronto tra le parti sociali che il Governo ha già convocato per i prossimi giorni. Nel primo incontro sindacati e industriali tenteranno innanzitutto di trovare un accordo sulla regolamentazione dei contratti a tempo determinato sul quale però il sindacato sembra perplesso e restio e già da ora dichiara di voler escludere una più ampia liberalizzazione dell'uso di questo strumento di flessibilità, come viceversa chiede la Confindustria.

Per quanto riguarda l'arbitrato, nel maggio scorso gli industriali avevano proposto un testo ai sindacati che era stato parzialmente bocciato dalla Cgil, ma che potrebbe tornare nuovamente utile. La proposta confindustriale prevedeva la possibilità di ricorrere all'arbitrato, in alternativa al giudice e su base volontaria, nel momento in cui fallisce la conciliazione: il lodo arbitrale interverrebbe entro due mesi (prorogabili di altri due) dall' apertura della controversia e sarebbe impugnabile davanti al magistrato solo per presunti errore, dolo, violenza o inosservanza delle leggi. Nessun riferimento ai contratti, come invece chiede la Cgil: "Se gli industriali cambiano posizione su questo punto possiamo firmare subito", ha dichiarato nei giorni corsi Giuseppe Casadio, della segreteria nazionale Cgil.
L'istituto dell'arbitrato è già stato introdotto, con il via libera del governo, nel pubblico impiego. Era la metà di ottobre. Un accordo sullo stesso tema era stato anche raggiunto nel giugno scorso tra Cgil, Cisl, Uil e Cispel, l'organizzazione sindacale delle aziende pubbliche di servizio. Qui è stato esplicitamente previsto che il lodo finale dell'arbitro debba tenere conto anche delle norme derivanti dalla contrattazione collettiva.

Ciò detto appare evidente come, senza alcun mandato da parte dei lavoratori si stia procedendo da parte di Cgil-Cisl-Uil ad una negozziazione che andrà ad incidere non poco sull'allargamento delle flessibilità e sulle normative che reglano i diritti e le tutele per il lavoratori.

In particolar modo, sull'arbitrato e sulla conciliazione abbiamo gà in precedenza manifestato notevoli dubbi. Praticamente, anche i diritti esigibili per legge, potranno essere demandati ad una contrattazione individuale (assistita in sede di conciliazione) con possibilità, quindi, di deroghe, alle normative nazionali.Per esempio, in caso di licenziamento ingiustificato (impugnabile di fronte al pretore) si arriva a riconoscere la possibilità di concordare soluzioni, tipo la monetizzazione. E così sarebbe per tutte le azioni discriminatorie che un'impresa può svolgere nei confronti dei lavoratori.

Non è materia di poco conto, e sarebbe utile che dei contenuti di questa trattativa venissero informati i lavoratori, ai quali affidare il compito di dare o meno il mandato a Cgil-Cisl-uil di concludere o meno sulla materia (sia per quanto riguarda le ulteriori flessibilità, sia per quanto riguarda la modifica della legge su arbitrato e conciliazione).

I materiali:

Una nota della Cgil del 20 febbraio 2000 sullo stato del confronto
il testo dell'accordo Sindacati-Cispel sull'arbitrato e conciliazione nel pubblico impiego

27 maggio 2000 - La posizione di Alternativa Sindacale della Lombardia contro l'arbitrato ed i rischi di cedimento sindacale