NOVEMBRE 2001 - Ritorno da Kragujevac

Una importante settimana di solidarietà tra i lavoratori italiani e quelli della jugoslavia si è conclusa a Kragujevac.
E' infatti arrivato a Kragujevac domenica 29 ottobre il Tir con gli aiuti di cui vi abbiamo
parlato nel precedete messaggio.
Una iniziativa resa possibile dall'impegno di tante delegate e delegati Rsu, luoghi di lavoro un po in tutta Italia (Bologna, Torino, Empoli, Milano, Mantova, Lodi) dalla Fiom di Lecco, dalla Cgil di Massa carrara, dal Comune di Carrara, dal Comune di Rho e da Emergency, che ha permesso la consegna di materiale sanitario (tra cui un impianto di radiologia) e medicine, al presisio sanitario "zastava" di Kragujevac. Altro materiale (sopratutto cancelleria per la scuola, giocattori, scarpe per bambina e bambino) al sindacato zastava ed agli orfanotrifi di Belgrado e Kragujevac.
Inoltre nella giornata di sabato 28 sono stati consegnati direttamente alle famiglie gli aiuti economici relativi al progetto di adozioni a distanza di Torino, nella mattinata di domenica 29 le adozioni di Lecco, mentre nel pomeriggio sono state consegnate le adozioni di Bologna.
Nei giorni precedenti era già arrivata a Kragujevac una delegazione di ABC (pace e solidarietà) di Roma con altre adozioni a distanza.
Nei prossimi giorni cercheremo di preparare una relazione più dettagliata delle cose che abbiamo potuto verificare durante il viaggio. Per ora ci preme sottolineare alcune informazioni che potrebbero tornare utili per una valutazione della situazione.

1. Paradossalmente, all'eliminazione relativa dell'embargo e quindi, al maggiore aflusso di merci alle frontiere, fa da contro altare un aumento dei controlli della dogana e della polizia yugoslava che sono aumentati a dismisura.
Per effetto di queste rigidità il nostro Tir è stato tenuto fermo per ben 28 ore alla frontiera. In questo lasso di tempo abbiamo potuto verificare come molti Tir venissero scaricati completamente per verificarne il carico.
Molti autisti, ormai allo stremo dell'incazzatura erano addirituura fermi gi à da 4 giorni. Il tutto apparentemente senza motivo. Infatti i Tir venivano tenuti fermi senza che alcuno facesse nulla per giorni interi ed a nulla serviva chiedere chiarimenti o informazioni sul perchè e sul quando si sarebbe potuto essere "verificati".
Si aveva quasi l'impressione che si volesse "esasperare" una situazione. Molti camionisti hanno perso i nervi ed alcuni, tra cui un autotrasportatore di Gorizia che portava tondini di ferro è stato addirittura minacciato di arresto.
La coda dei Tir che dovevano entrare in yugoslavia (praticamente ferma) raggiungeva ormai i 7 chilometri, bloccando anche la frontiera e la dogana della Croazia.
Anche sulle auto in transito i controlli sono apparsi subito più rigidi del solito.
In occasione delle precedenti spedizioni i controlli erano sicuramente accurati (come in slovenia e croazia nè più nè meno).
Comunque, alla fine, siamo riusciti a passare alle ore 15 di domenica 29, dopo che eravamo arriuvati alla frontiera alle ore 11 di sabato 28 ottobre.
Un cambiamento del genere (addirittura controproducente alla ripresa del flusso di merci per la jugoslavia), coincidente col cambio dell'assetto politico della Jugoslavia, sembra denotare un generale irrigidimento dell'apparato jugoslavo per il controllo del territorio. Infatti la stessa maggiore rigidità l'abbiamo notata nella presenza della polizia sulle strade (siamo stati infatti fermati altre molte volte sulla strada per kragujevac), precedentemente praticamente assente.

2. negli incontri avuti con le famiglie dei lavoratori della zastava in occasione delle assemblee fatte per le adozioni, abbiamo potuto verificare come le condizioni di vita stiano sensibilmente peggiorando.
Al generale aumento dei prezzi dei generi di prima necessità (non più sottoposti a regime di prezzo amministrato) si somma il peggioramento e l'aumento del costo dei servizi.
In particolare Luce ed acqua. Oltre all'aumento del prezzo (45% e 70%) è stato annullato anche il regime di assistenza.
Fino ad ieri infatti, per via dell'embargo e della guerra, per via dell'alto tasso di disoccupazione e povertà, il governo jugoslavo, aveva congelato il pagamento delle bollette.
Ora questo congelamento è stato abolit e le aziende erogatrici pretendono il pagamento anche degli arretrati.
Cosa che molte famiglie non possono permettersi, essendo oltretutto senza reddito ormai da mesi, da quando la Nato ha bombardato la fabbrica.
Abbiamo potuto verificare, essendo andati di sera a salutare una famiglia che ho adottato personalmente, come a questi era stata da giorni tagliata la luce. La madre a letto ammalata, il padre (operaio alla verniciatura della zastava) senza reddito, due figli e tre familiari profughi dal Kosovo (tutti in una stanza ed una cucina), con una candela ed una pila. Situazione analoga ad altre famiglie vicine di casa.
Temono per il loro futuro anche alla luce delle manovre economiche prannunciate dal nuovo governo.
La stessa situazione sofrono i servizi sociali (orfanotrofio, ospedali ecc.) che senza più alcun impegno a sostenerne l'attività (la linea è quella della privatizzazione) sono destinate a chiudere, a ridurre la qualità e la quantità dei servizi, oppure a entrare nella logica della privatizzazione erogando così i servizi solo a quelli che se li potranno pagare.
Da quello che abbiamo potuto vedere, anche se il programma economico del nuovo governo non si è ancora manifestato chiaramente, già da ora la prima conseguenza è quella del peggioramento delle condiziooni di vita delle famioglie dei lavoratori, dei pensionati, dei ceti più deboli, al quale (come sempre) fa riscontro un arricchimento dei soliti speculatori che anzi oggi trovano nelle nuove amministrazioni occasione di consolidamento delle loro posizioni (alcuni si stanno mettendo in politica assumento cariche pubbliche nei comuni, nelle aziende, nello stato) E' triste dover verificare come per molte famiglie l'unica possibilità di soppravvivenza (e non è una esagerazione) dipenda dalla quota di adozioni a distanza che dall'italia continuano per fortuna ad arrivare.

3. Nel sindacato zastava è oggi aperta una lotta tra la corrente che fa riferimento al DOS e quella più di sinistra che fa riferimento a quanti, fin dai bombardamenti hanno subito cercato contatti con gli altri sindacati europeri e che si sono impegnati in iniziative contro la guerra, contro l'embargo e per i programmi di solidarietà ai lavoratori della fabbrica.
Compagni, concreti, che al di la degli schieramenti politici a cui facevano riferimento, hanno affrontatio principalmente i problemi della ripresa del lavoro e del sostegno alle condizioni materiali dei lavoratori, nella linea di una apertura al confronto con quei sindacati che, in europa, erano impegnati contro le linee liberiste e la globalizzazione, e che oggi sono impegnati contro l'aumento dei prezzi e la cancellazione dello stato sociale in jugoslavia.
La corrente del sindacato zastava (che fin dall'inizio aveva critcato la stessa apertura del sindacato zastava alla sinistra sindacale europea) che fa riferimento al DOS, forte degli aiuti occidentali che gli arrivano tramite il DOS, sta attaccando la corrente di sinistra del sindacato Zastava. La loro linea è quella del sostegno esplicito al Governo, ed alla sua linea economica.
Vista l'agressività di questo attacco (ricordiamo le agressioni subite dai delegati zastava nei giorni scorsi) l'attuale presidentessa del sindacato zastava (Rusika) ha convocato per il prossimo 24 novembre il congresso del sindacato zastava aprendo quindi il confronto sulle cose fatte e da fare e non sulla pretesa legittimazione derivante dall'appartenenza ai partiti attualmente al governo.
Ciò detto il clima rimane pesante, al punto che in occasione delle assemblee per la consegna delle quote di adozioni a distanza, alcuni esponenti della corrente del DOS hanno cercato di interromperle criticando l'iniziativa come propagandistica (la cosa paradossale è che alcuni di loro sono beneficiari di adozioni a distanza che il sindacato ha distribuito in forza delle condizioni materiali delle famiglie e non della loro appartenenza politica) e filo occidentale (della serie va bene la solidarietà dei governi che hanno bombardato la jugoslavia che arriva e viene distribuita mediante il DOS - questa si diciamo noi a fini propagandistici, e non va bene la solidarietà
che viene dai lavoratori italiani che ann combattuto la guerra ed il loro governo che l'ha sostenuta e fatta materialmente).

Il congresso alla zastava del prossimo 24 novembre è quindi una scadenza importante dove si confronteranno due linee. Una sindacale basata su una proposta di iniziativa a tutela dei salari e delle condizioni di vita (contro l'aumento dei prezzi, contro le privatizzazioni e la riduzione dello stato sociale, per l'occupazione) ed una, quella della corrente DOS, di aperto sostegno al governo ed alla sua politica liberista.

4. l'impegno e la nostra solidarietà. Comunque vada il congresso alla zastava non deve venire meno il nostro impegno di solidarietà alle famiglie dei lavoratori. Credo che sia utile continuare la nostra esperienza che ci ha portato (a differenza di altre
iniziative e missioni come quella tutta politica di arcobaleno) a costruire rapporti diretti con i lavoratori e le loro famiglie senza mediare questo rapporto con istituzioni e forze politiche. Il nostro sostegno va inoltre a quei delegati zastava che hanno operato
all'interno di questa esperienza e che hanno difeso la sua peculiarità di gestione e rapporto diretto tra lavoratori italiani e lavoratori jugoslavi. A quei delegati che sono oggi impegnati in una linea di opposizione sindacale alle politiche liberiste del governo e che lottano per l'autonomia dell'azione sindacale dai partiti, che hanno aderito alla prossima iniziativa per la carta dei diritti dei lavoratori convocata a Nizza per il prossimo dicembre dalle sinistre sindacali europee.