| NOTIZIARIO del Centro Documentazione e Lotta 7-12/11: Rolls Royce, Mc Donald's, Fiat, Tranvieri, Peroni,Fiat Mirafiori, Poste,
Filtrauto, Zanussi, Alenia, Ferrovie, Impiegati Fiat
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7 novembre 2000
5000 "ESUBERI" ALLA ROLLS ROYCE
I lavoratori hanno chiesto, tramite i loro rappresentanti sindacali, un incontro urgente
con i vertici della Rolls Royce. Le unions vogliono che "l'azienda dica chiaro e
tondo quali sono le sue intenzioni": la metà dei nuovi tagli riguarderebbe lo
stabilimento di Derby che impiega dodicimila persone. Secondo le voci di corridoio, i
tagli farebbero parte del piano di ristrutturazione (in ballo ci sarebbero centocinquanta
milioni di sterline) annunciato, ma mai confermato o esplicitato dall'azienda. Un piano
che mira,
come hanno detto i vertici aziendali, a raggiungere una "maggiore efficienza" e
che, come sottolineano i sindacati, ha già portato al taglio di duemila posti di lavoro
solo un anno fa. I cinquemila nuovi esuberi verrebbero messi fuori nei prossimi tre anni
riducendo di un ottavo la forza lavoro del settore areonautico della Rolls. Per i
sindacati si tratta di un "ulteriore chiodo sulla bara dell'industria high-tech"
britannica, come ha dichiarato il segretario generale della Manufacturing Science and
Finance Union, Roger Lyons. "I lavoratori - ha detto ieri Lyons - vogliono che i
vertici dell'azienda dicano chiaramente quali sono i piani futuri. La preoccupazione è
palpabile". Preoccupazione che si è trasformata in panico quando si sono aggiunte
quelle della possibile chiusura, entro il 2001, dello stabilimento di Derby dove si
producono componenti per motori e sul quale si dovrebbe abbattere la scure dei tagli
(almeno tremila). Gli altri duemila posti di lavoro saranno tagliati negli altri
stabilimenti inglesi ed esteri del gruppo.
8 novembre 00
ANCORA LOTTA AL MC DONALD'S DI FIRENZE
Il loro era stato il primo sciopero italiano in un McDonald's. Ma dopo appena un mese se
ne sono dovuti andare, proprio mentre la protesta dei dipendenti della multinazionale del
fast food si estendeva a macchia d'olio in tutta la penisola. Ora i ragazzi e le ragazze
del locale fiorentino di via Cavour raccontano: "Siamo stati costretti a licenziarci,
perché da quando avevamo fatto sciopero il lavoro era diventato impossibile, ancor peggio
di prima". Il confronto tra McDonald's Italia, i sindacati e i singoli licenziatari
in franchising va avanti a fatica, per cui comunque i quindici ormai ex dipendenti in part
time del locale sono passati con i loro avvocati alle denunce in sede penale e civile, ed
un ricorso alla magistratura del lavoro per riuscire ad ottenere il pagamento di quanto
avevano guadagnato lavorando in part time flessibile. Poi, subito dopo un'ultima
manifestazione davanti al loro vecchio posto di lavoro, con indosso cartelli espliciti:
"I crew si sono licenziati, per non essere più maltrattati", e "L'azienda
incontra i sindacati, quando ormai i dipendenti scomodi sono stati eliminati". Al
loro posto, il titolare del fast food ha già trovato i sostituti: tre lavoratori
"in affitto" reperiti dal più vicino ufficio di Manpower, e alcuni giovani
filippini. "Tanto loro non protestano, nemmeno di fronte alle sopraffazioni",
spiega una delle ragazze che si sono autolicenziate.
FIAT CONTRO GLI OPERAI A PRATOLA
Lo sciopero aveva per la prima volta bloccato la fabbrica, col 95% dei lavoratori in lotta
su indicazione unitaria di tutta la Rsu locale. Per questo l'azienda ha sospeso due dei
delegati sindacali che avevano partecipato allo sciopero. C'è qualcosa di paradigmatico,
in questo contrapporsi di "prime volte". E' come se tutte le chiacchiere che si
sentono sul "nuovo" tornassero improvvisamente, come meritano, nel
dimenticatoio. Contro la decisione della Fiat, che prelude in pratica al licenziamento,
l'attivo dei delegati Fiom-Fim-Uilm della Campania ha indetto per stamattina mezz'ora di
sciopero in tutte le aziende del gruppo Fiat e in quelle terziarizzate. Si tratta solo di
una "prima risposta - dicono le strutture sindacali territoriali - alla provocazione
portata avanti dalla Fiat". Le stesse strutture invitano i lavoratori a partecipare
"allo sciopero degli straordinari e allo sciopero di due ore di lunedì 20 a sostegno
della piattaforma integrativa".
Giorgio Cremaschi ha reso noto che la Fiat sta distribuendo tra i lavoratori delle
"una tantum" unilaterali di 450.000 lire o di 350 lire l'ora. Il che significa,
ha fatto notare, che "non è vero che la Fiat non ha soldi da dare, ma vuole darli in
maniera discriminatoria. A maggior ragione questo richiede la piena riuscita degli
scioperi previsti per i prossimi giorni".
Cosa che è puntualmente avvenuta.Lo sciopero di due ore proclamato dalle organizzazioni
sindacali e dalle Rsu in risposta alla sospensione di due delegati, dopo il grande
successo dello sciopero della settimana scorsa, ha ricevuto l'appoggio massiccio dei
lavoratori: il 95%. La manifestazione di solidarietà che si è svolta di fronte allo
stabilimento poco prima del turno delle 14 ha accolto centinaia di operai, molti
provenienti dagli altri stabilimenti del gruppo Fiat della provincia (Marelli, Iveco,
Limasud, Stampi 3) che, insieme alle altre fabbriche Fiat della regione, hanno scioperato
per mezz'ora. Scioperi di solidarietà nel gruppo Fiat si segnalano anche a livello
nazionale, a Bologna, Cassino, Milano.
I due delegati della Uilm, Antonio Di Capua e Donato Ciccarelli sono incredibilmente
accusati di aggressione ad altri lavoratori e a un poliziotto. La notizia ha fatto salire
la tensione alle stelle, in fabbrica. Antonio Di Capua, presidente delle Rsu aziendali,
uno dei più attivi nel preparare le assemblee, è sconcertato e ributta tutte le accuse:
"Io sono tranquillo, incidenti sinceramente non ce ne sono stati, e la
dimostrazione viene anche oggi dagli operai che hanno scioperato in massa. Non ho dato né
schiaffi a
operai né aggredito un poliziotto. E' evidente che con qualcuno c'è stato qualche
spintone, ma nulla di più. Quando gli operai hanno saputo della cosa erano increduli: ma
come, proprio tu? Sono cose che non stanno né in cielo né in terra. Per me è evidente
che la Fiat ha voluto dare un segnale: in una fabbrica dove in passato scioperavano poche
persone, ora si trova con questo colpo duro sulla testa. E il successo dello sciopero di
solidarietà di oggi è un colpo ancora più forte perché dimostra che la nostra lotta
non ha valore effimero". "La verità - dice un altro sindacalista - è che lo
sfruttamento dei lavoratori, e parliamo di operai che hanno dato tutto a questa azienda,
ha raggiunto il limite. Il 'prato verde' viene a conoscere cos'è lo sfruttamento e dà
una risposta per noi estremamente positiva".
10 novembre 00
TRANVIERI
Si è arenata la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei ferrotranvieri. Il
sottosegretario al Lavoro, Raffaele Morese, ha rinviato a martedì prossimo l'incontro con
le parti. Il punto di rottura si è determinato sulla regolamentazione degli orari di
lavoro. Mentre gli orari delle aziende aderenti a Federtrasporti (per esempio quelle di
trasporto urbano come la milanese Atm e la romana Atac, 70.000 lavoratori in tutta Italia)
sono stabiliti dal contratto, quelli dei circa 35.000 lavoratori delle aziende
aderenti ad Anav e Fenit (imprese private di trasporto pubblico locale o che gestiscono le
ferrovie in concessione) sono regolati da una legge. La Filt-Cgil ha chiesto che anche gli
orari di questi ultimi lavoratori vengano fissati per contratto, "in modo da evitare
che la loro applicazione concreta avvenga senza un confronto con il sindacato e in modo
illegittimo". Abusi nei confronti dei lavoratori, quindi, ma non solo. La
iperflessibilità imposta dalle aziende può essere pericolosa anche per tutti i cittadini
che usano i mezzi pubblici. Guido Abbadessa, segretario generale Filt-Cgil, denuncia che
"in molti servizi extraurbani i conducenti sono impegnati per tantissime ore
giornaliere e saltano i riposi settimanali con conseguenze spesso drammatiche
per la sicurezza". Fenit e Anav non vogliono inserire gli orari nel contratto e così
la Filt ha chiesto al ministro dei Trasporti, Bersani, e a quello degli Interni, Bianco,
di intensificare i controlli e le sanzioni. Martedì prossimo, ancora una volta, i
sindacati tenteranno di ottenere la contrattualizzazione degli orari.
45 LICENZIATI ALLA PERONI
La Peroni di Napoli licenzia 45 persone e i lavoratori decidono di scendere in piazza l'11
novembre per un corteo che si concluderà con un'assemblea pubblica davanti alla fabbrica.
La deputata Cobas, Mara Malavenda, che interverrà alla manifestazione, ha presentato un
ordine del giorno "antilicenziamenti" alla Camera, sia per la Birra Peroni che
per l'insieme delle aziende operanti nel Mezzogiorno. Il voto è previsto per il 17
novembre prossimo.
SCIOPERO ALLA FIAT MIRAFIORI
Il 9 i lavoratori della Fiat Mirafiori hanno scioperato per mezz'ora (dalle 7.30 alle
8.00) per protestare contro l'aggravamento dei carichi di lavoro e l'indisponibilità
della Fiat a rispettare gli accordi sui tempi e sul mix produttivo. Secondo i sindacati
confederali l'adesione ha raggiunto l'80% degli operai della linea di montaggio della
Marea. Il S.In.Cobas sottolinea "la necessità di una nuova lotta per un rinnovo
contrattuale sostanzioso che ridia dignità alle buste paga, oltre a un netto no a ogni
forma di
flessibilità sull'orario di lavoro". La giornata di sciopero nazionale in tutto il
gruppo Fiat è prevista per il prossimo 20 novembre.
CONTRATTO POSTE
E' rottura tra i sindacati e i vertici di Poste spa per il rinnovo del contratto di lavoro
scaduto da tre anni. I sindacati autonomi e di categoria, conseguentemente, hanno
proclamato una giornata di sciopero in una data da fissarsi tra i primi giorni di
dicembre. I sindacati avevano sottoposto all'amministratore delegato di Poste spa, Corrado
Passera, le richieste che prevedevano la salvaguardia del potere d'acquisto dei salari
attraverso il recupero dell'inflazione per i bienni 98/99 e 2000/2001. Ma l'offerta
economica dell'azienda si è rivelata molto distante.
SCIOPERO ALLA FILTRAUTO
Alla Filtrauto Italia di Sant'Antonino di Susa (To), fabbrica metalmeccanica di 400
dipendenti dell'indotto auto, stanno difendendo il posto di lavoro. Hanno scioperato per
due ore e si sono recati in corteo al municipio della cittadina piemontese, dove una
delegazione è stata ricevuta dalle autorità locali. Dopo un lungo percorso di cambio
proprietà (Gilardini, Tecnocar, Filtrauto Italia, Labinal) con i relativi strascichi che
comportano le cessioni, i lavoratori si trovano nuovamente ad affrontare la mobilità
aperta dalla multinazionale che ha comprato per ultima, la Valeo.
"Solo nel 1997, con il passaggio di proprietà dalla Filtrauto Italia alla Labinal,
gli operai hanno fatto un anno di cassa integrazione straordinaria a rotazione, dopodiché
l'azienda ha dichiarato 119 esuberi ed ha avviato la mobilità, - racconta Maurizio
Zanirato della Fiom - Successivamente, nel dicembre 1999, l'impresa ha firmato l'accordo
di termine della crisi con il sindacato, per poi a luglio 2000 vendere alla Valeo che
immediatamente si è presentata con un'altra procedura di mobilità per altri 72
dipendenti".
Dice Maria Caracciolo delegata di fabbrica: "Dopo avere appena concluso la fase di
fuoriuscita degli operai e con l'accordo che sanciva la fine della crisi, è stato un duro
colpo per noi essere ceduti a un altro gruppo e constatare che niente era cambiato essendo
di fronte all'ennesima revisione dell'organico. Se le cose vanno avanti di questo passo,
di cessione in cessione, da ristrutturazione a ristrutturazione, nel 2003 l'azienda non
esisterà più e tutti gli operai perderanno il loro lavoro. Credo che sia
troppo facile licenziare facendo ricadere su di noi le inefficienze aziendali e recuperare
i deficit accumulati in questi anni tagliando sul costo del lavoro, deficit non certo
procurato dai dipendenti che si sono sempre impegnati per aiutare l'azienda a uscire da
una fase difficile".
"La cosa grave è che a nessuno interessa la sorte di noi operai, neanche quando ci
sono i margini per evitare dei licenziamenti - continua Caracciolo - così, mentre si fa
di tutto per l'alta velocità in Val di Susa, che nessuno degli abitanti vuole, non si fa
niente per conservare i posti di lavoro tradizionali presenti in questa zona. Così
facendo, con questi continui cambi di proprietà e ridimensionamenti, viene distrutto il
lavoro anche quando si potrebbe farne a meno". "E per che cosa? - conclude
Zanirato - Per la logica della globalizzazione che diventata una spirale senza fine, tutto
globalizzato
tranne il lavoro, sempre più depauperato".
Per la logica del capitalismo, aggiungiamo noi.
11 novembre 00
ZANUSSI
L'ostinazione dei lavoratori nel bocciare la precedente intesa ha permesso la conclusione
della lunga vertenza per il contratto aziendale che la scorsa estate era finita sotto i
riflettori per la richiesta dell'impresa di introdurre il "job on call", il
lavoro a chiamata, una sorta di moderno caporalato industriale per cui un lavoratore (pur
assunto a tempo indeterminato) rimaneva a casa a disposizione dell'azienda, che lo faceva
lavorare solo in caso di (sua) neccessità; con le relative - e negative -
ripercussioni salariali. In una frase, il massimo della precarietà possibile. Oltre a
questa "proposta", Zanussi imponeva in quell'accordo (firmato da Fim e Uilm e
poi bocciato in un referendum) altre misure di flessibilità, prima fra tutte ingenti
aumenti di produttività cui legare i premi di produzione.
L'intesa firmata fa scomparire il "job on call"; il part-time legato alle
produzioni stagionali sarà concordato fabbrica per fabbrica con le Rsu e non deciso
unilateralmente dall'impresa; scompare progressivamente la differenziazione salariale per
gli ultimi assunti (che non godevano dei premi relativi al lavoro notturno); viene
introdotto il diritto individuale all'uso della banca ore previsto nel contratto
nazionale; i premi di produzione saranno gestiti a livello di stabilimento e non saranno
calcolati al netto degli investimenti, ma legati alla prestazione reale. Infine, l'aumento
salariale per i prossimi quattro anni sarà di 1.450.000 lire.
Ora l'ipotesi d'intesa sarà valutata dalle Rsu (martedì), poi illustrata nelle assemblee
e infine sottoposta a referendum, seguendo la stessa procedura che alcuni mesi fa ha
permesso a operai e impiegati di respingere un pessimo accordo.
ALENIA
Dopo oltre otto mesi di trattative e otto ore di sciopero è statao siglato l'accordo
aziendale 2001-2004 per gli 8 mila lavoratori del gruppo Alenia aeronautica. Il premio di
risultato basato sui parametri di redditività e produttività è pari a regime a 2,4
milioni. E' stato, inoltre consolidato il vecchio meccanismo di premio per 1,4 milioni,
mentre 400 mila lire rientrano nel nuovo meccanismo. Sul fronte economico, l'accordo
prevede anche il pagamento di una "una tantum" di 1,8 milioni: 800 mila in
dicembre e un milione a luglio 2001.
DIRITTI SINDACALI IN FERROVIA
Riammessi su sentenza della magistratura, i ferrovieri aderenti alla lista
"Ferrovieri uniti, ferrovia unita" (ovvero Fltu-Cub e SinCobas) hanno dovuto
contestare in moti seggi della zona di Napoli il fatto di non essere stati inseriti sulle
schede lettorali per il rinnovo delle Rsu. Al seggio numero 2 alla stazione centrale si è
arrivati alla denuncia per irregolarità, con successivo arrivo dei carabinieri. Già solo
per "contattare" la Commisione regionale di garanzia i sindacalisti delle due
sigle erano stati costretti a
ricorre all'ufficiale giudiziario. Si tenga presente che le elezioni erano nel farttempo
iniziate, e che, per le contestazioni in atto, i seggi saranno chiusi un giorno dopo in
diversi impianti della Campania.
LA FIAT LICENZIA I "FEDELI" IMPIEGATI
L'annuncio della Fiat è calato sulla testa dei lavoratori come un fulmine, in un cielo
già pieno di minacciose nubi. 1.000 impiegati, soprattutto a Torino e per la precisione a
Mirafiori, sono "esuberanti". La colpa di questa "sofferta"
considerazione, secondo la multinazionale del Lingotto, sarebbe della
"reingegnerizzazione", in parole povere della ristrutturazione del lavoro
impiegatizio attraverso l'utilizzo di internet e di tutte le tecnologie che renderebbero
superfluo il lavoro umano. Per di più, una consistente fetta dei quasi 5 mila impiegati
italiani del settore auto è in età vicina alla
pensione, e quindi tutto si potrebbe risolvere senza traumi attraverso l'utilizzo della
mobilità breve (fino a tre anni), un traghetto semi-indolore verso la pensione.
La Fiat ha comunicato la sua intenzione di trovare una soluzione condivisa per
raggiungere l'obiettivo entro l'anno, precisando che in caso di mancato accordo
"avrebbe deciso autonomamente". Insomma, o i sindacati sottoscrivono i 1000
licenziamenti oppure la decisione sarà unilaterale dell'azienda.
Nonostante una sua buona presenza sui mercati italiano, europei e latinoamericani (le
quote dei marchi della casa torinese sono in crescita), la redditività procede in
direzione opposta. Insomma, la Fiat non fa soldi, anzi.
La concorrenza è spietata e per vendere si fa di tutto. E questo bilancio, oltre a
preoccupare la direzione aziendale non deve far piacere alla sorella maggiore americana,
la General Motors che grazie all'accordo di qualche mese fa è diventata proprietaria del
20% della Fiat Auto, cioè di una società che perde soldi e in cambio ha ceduto ai suoi
soci italiani il 5% della società americana, che invece i soldi li fa. E qual è il modo
più semplice per abbassare i costi, se non licenziare i lavoratori
"esuberanti"?
E' significativo che in seguito al processo di riorganizzazione della Fiat, avviato con
l'accordo con Detroit, i lavoratori dichiarati esuberanti (cioè zavorra) siano proprio
quelli tagliati fuori dalle due joint venture tra le due multinazionali, una sui motori e
l'altra sugli acquisti. I mille che potrebbero usufruire della mobilità breve verso la
pensione lavorano in grandissima parte a Mirafiori e nell'area torinese, ma la direzione
Fiat ha precisato che il provvedimento potrebbe interessare anche un nucleo di impiegati
di Pomigliano d'Arco dove si produce per il marchio Alfa Romeo.
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