Patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione
1. Premessa
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Con la piena adesione all’Unione Economica e Monetaria Europea, la significativa
riduzione delle dinamiche inflazionistiche ed il contenimento della spesa
pubblica, gli obiettivi principali del Protocollo sulla politica dei redditi
e dell’occupazione, sugli assetti contrattuali, sulle politiche del lavoro
e sul sostegno al sistema produttivo del 23 luglio 1993 sono stati in tutto
o in parte conseguiti. Successivamente con il Patto del Lavoro del settembre
1996 si è raggiunto un accordo tra Governo e parti sociali volto
al perseguimento di obiettivi di sviluppo e di promozione adempiendo all’impegno
di modificare il quadro normativo in materia di gestione del mercato del
lavoro e crisi occupazionali, in direzione di un governo attivo delle dinamiche
dell’occupazione.
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Il modello e le procedure messi in atto dal Protocollo del 23 Luglio
1993 hanno reso stabile e continuo il confronto tra Governo, organizzazioni
sindacali e associazioni datoriali. La responsabilità dei comportamenti
degli attori sociali derivata dal Protocollo si è rivelata una condizione
essenziale per garantire la modernizzazione del Paese e per determinare
il passaggio verso una condizione economica che pone oggi l’Italia in condizione
di maggiore competitività nella sfida della globalizzazione, garantendo
il mantenimento di condizioni sociali adeguate.
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Il Governo e le parti sociali nel mentre ribadiscono l’importanza del
modello, delle procedure e degli indirizzi indicati nel Protocollo del
1993 sottolineano la necessità di definire nella continuità
e nel rispetto delle prerogative e dei diritti costituzionalmente garantiti
una nuova fase di concertazione finalizzata a conseguire obiettivi di sviluppo
economico e di crescita occupazionale attraverso:
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una politica dei redditi orientata alla promozione dell’occupazione
e all’allargamento della base produttiva, mediante azioni di intervento
coerenti a tutti i livelli di governo (nazionale, regionale, locale);
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un rafforzamento della concertazione ed un assetto delle regole che
assicuri l’autonomia e la responsabilità alle parti sociali nonchè
garantisca meccanismi procedurali certi e trasparenti;
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un consolidamento del legame tra variabili di carattere macro-economico,
variabili di carattere micro-economico, mercato del lavoro, al fine di
garantire processi di sviluppo e di promozione di nuova occupazione anche
a livello locale.
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Il Governo e le parti sociali sono convinti della necessità di
una strategia integrata tra politiche macroeconomiche, politiche del mercato
del lavoro, politiche dell’occupazione, come già avvenuto in occasione
del Patto del Lavoro del settembre 1996. Governo e parti sociali ribadiscono
l’obiettivo di contenimento dell’inflazione e di controllo del deficit
pubblico nel rispetto dei criteri di convergenza determinati dalla partecipazione
all’Unione Economica e Monetaria Europea. La riduzione della disoccupazione
e la promozione dell’occupazione sono possibili solo in presenza di sane
politiche macroeconomiche che permettono una crescita non inflazionistica
capace di ampliare le opportunità di lavoro. Su questo fronte, l’impegno
del Governo è quello, nel definire gli obiettivi di inflazione programmata,
di riferirsi ai livelli medi dei paesi dell’Euro.
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Pertanto, viene confermato l’obiettivo di garantire un maggior raccordo
tra il livello centrale della politica dei redditi ed il livello decentrato,
al fine di accelerare il processo di sviluppo e di creazione di occupazione,
con priorità nel Mezzogiorno e nelle aree deboli, e di evitare effetti
destabilizzanti sulle variabili macroeconomiche.
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Ugualmente, si confermano le due sessioni di politica dei redditi previste
nel protocollo del 1993 nonchè l’impegno affichè esse si
svolgano in tempi coerenti con i processi decisionali della politica economica.
L’adesione alla Unione Economica e Monetaria Europea pone la politica dei
redditi in rapporto con i processi decisionali che avvengono a livello
europeo. Tali processi non riguardano solo le decisioni per il mantenimento
delle condizioni di convergenza macroeconomica ma si estendono anche, dopo
le decisioni del Consiglio Europeo Straordinario di Lussemburgo del novembre
1997, alle politiche dell’occupazione e del lavoro. A tal fine nell’ambito
delle sessioni annuali di politica dei redditi, o anche prevedendo una
apposita sessione comunitaria sull’occupazione, saranno identificate le
politiche di intervento, gli effetti sull’occupazione e gli stanziamenti
di bilancio richiesti sulla base delle politiche indicate nel Piano Nazionale
d’Azione per l’occupazione. Le parti sociali firmatarie del presente accordo,
d’intesa con il Governo, parteciperanno pienamente all’elaborazione di
tale Piano, al monitoraggio degli effetti conseguiti e alla sua implementazione
per le azioni che toccano direttamente la loro responsabilità.
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Il contesto politico, economico e sociale è peraltro oggi profondamente
diverso da quello del 1993. Non solo perché diversa è la
situazione del Paese, caratterizzata oggi da un quadro macroeconomico stabile
e sano nei suoi elementi fondamentali. Ma soprattutto perché diverse
sono le prospettive del Paese dopo il raggiungimento dell'obiettivo dell'Unione
Monetaria Europea. Il conseguimento di quell'obiettivo permette infatti
di riproporre oggi il tema di una iniziativa europea per l'occupazione
che sfrutti i margini di manovra disponibili a seguito del completamento
dell'Unione Monetaria e che attribuisca al lavoro una centralità
pari a quella assunta negli ultimi anni dal risanamento finanziario. Sotto
questo profilo il recente Consiglio europeo di Vienna ha rappresentato
un significativo mutamento nella qualità dell’impegno europeo nei
confronti dello sviluppo e dell’occupazione. In quella sede si sono, infatti,
poste le basi per un patto europeo per l’occupazione nel quadro del processo
di Lussemburgo. In questo ambito, il Governo italiano assumerà nei
prossimi mesi le iniziative opportune perché l'Unione Europea affronti
con decisione a livello sovranazionale la sfida imposta dalle nuove relazioni
internazionali e dalle nuove tecnologie.
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A sua volta, un diverso atteggiamento dell'Unione Europea nei confronti
dei problemi del lavoro sarà certamente reso più agevole
dalla diffusione di modelli concertativi in Europa e dall'adozione - a
livello dell'Unione - di pratiche omogenee al modello concertativo. Valga
per tutte, oltre al definitivo accoglimento nel Trattato di Amsterdam dell’Accordo
sulla politica sociale, che applica il metodo concertativo alle iniziative
della Comunità in materia sociale, la scelta del Consiglio Europeo
straordinario del 21 novembre 1997 con la quale si è stabilito che
- due volte l'anno - le riunioni dei Consigli Europei siano precedute da
incontri con le parti sociali sui temi oggetto delle riunioni.
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Un vantaggio decisivo per la realizzazione degli obiettivi del nuovo
patto è rappresentato dai primi risultati già conseguiti
e da quelli in via di conseguimento con la profonda trasformazione della
pubblica amministrazione avviata con le recenti leggi di riforma. Il Governo,
come parte contraente, manifesta la ferma intenzione di proseguire nella
direzione dell’ammodernamento, della semplificazione e dell’innovazione
organizzativa dell’attività delle pubbliche amministrazioni. In
particolare, il Governo intende imprimere una forte accelerazione al lavoro
di predisposizione dei regolamenti di semplificazione di procedimenti amministrativi
già autorizzati dalle leggi 59 del 1997 e 191 del 1998 (dei 122
regolamenti previsti, molti dei quali relativi ad attività economiche,
21 sono stati approvati in via definitiva), e alla redazione dei regolamenti
previsti dalla "Bassanini quater" in corso di approvazione (61 nuovi regolamenti
di semplificazione), anche attraverso una struttura dedicata per la delegificazione,
la semplificazione e la valutazione dell’impatto della regolamentazione,
istituita presso la Presidenza del Consiglio. Il Governo intende, inoltre,
assicurare un costante impulso e monitoraggio delle misure di implementazione
delle semplificazioni, per esempio mediante programmi di formazione del
personale degli sportelli unici per le attività produttive (già
finanziati per la prima tranche di 49 mld.). Il Governo intende, infine,
agire in prospettiva lungo tre direttrici fondamentali: (i) il proseguimento
dell’azione di delegificazione, semplificazione e razionalizzazione normativa
e amministrativa anche attraverso la riorganizzazione in testi unici della
normativa vigente, (ii) l’assunzione di iniziative per valutare e migliorare
la qualità delle regolamentazioni, per misurare le ricadute delle
stesse sui cittadini e sulle imprese e per analizzarne la fattibilità
e la "copertura amministrativa", (iii) il proseguimento ed il completamento
della riorganizzazione del sistema amministrativo, l’attuazione delle riforme
avviate in materia di federalismo amministrativo con la piena attuazione
del principio di sussidiarietà e di lavoro pubblico, il potenziamento
e l’attuazione dei programmi di informatizzazione e di riqualificazione
tecnica e professionale delle amministrazioni in modo da realizzare un
significativo miglioramento della qualità dei servizi e delle prestazioni
pubbliche. Tempi e modalità dell’azione del Governo in questo campo
sono indicati nell’All. 1.
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Il patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione – con particolare attenzione
alle pari opportunità - disegna un percorso temporale che richiede,
in ogni sua fase, il pieno rispetto degli impegni assunti da tutte le parti
firmatarie sottoscrivendo il presente protocollo e gli allegati che ne
costituiscono parte integrante. Spetta al Governo, come garante del patto,
fare in maniera che tale coerenza di comportamenti si realizzi per tutta
la durata del presente accordo. Spetta al Governo, inoltre, come parte
firmataria, garantire il massimo coordinamento e l’unità di azione
dei diversi responsabili politici e dei diversi livelli di governo. Spetta,
invece, a questi ultimi prendere piena coscienza del nuovo ruolo delle
istituzioni regionali e locali ed assumere le corrispondenti responsabilità.
Al fine di ottemperare pienamente al proprio ruolo, oltre alle procedure
di verifica con le parti sociali di cui oltre, il Governo istituirà
presso la Presidenza del Consiglio una sede formale di monitoraggio per
controllare nel tempo, con puntualità e regolarità, l'attuazione
degli impegni assunti dal Governo stesso, dai singoli Ministeri e dalle
parti sociali firmatarie nel presente documento e dei risultati del patto,
in termini di occupazione e accumulazione, distribuzione del reddito e
competitività del sistema. Alla luce di questa valutazione, il Governo
si riserva di interrompere il corso, di mutare l’intensità e/o la
destinazione settoriale delle politiche per lo sviluppo e l’occupazione,
ed in particolare delle misure di carattere contributivo e/o fiscale.
2. Il metodo della concertazione
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Un’efficace politica dei redditi non può essere disgiunta da
un quadro stabile di concertazione. Il rafforzamento e lo sviluppo anche
a livello locale della concertazione sono necessari sia per la crescita
dell’occupazione sia per garantire il rispetto dell’autonomia e l’esercizio
della responsabilità che si esercitano nel territorio in forma autonoma
e con poteri crescenti.
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La scelta concertativa espressa dal Protocollo del 23 luglio 1993 deve
divenire una forte procedura di coinvolgimento volta a stabilizzare e potenziare
le scelte di politica economica e sociale. L’ingresso nella Unione Economica
e Monetaria Europea impone di individuare un assetto delle regole coerente,
trasparente e che offra certezza, anche sulla base dei processi decisionali
individuati nel quadro comunitario.
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Ne consegue una struttura della concertazione così delineata:
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per le materie di politica sociale che comportino un impegno di spesa
a carico del bilancio dello Stato, il Governo procederà ad un confronto
preventivo con le parti sociali, stabilendo anche termini temporali per
la formulazione di valutazioni ed eventuali proposte correttive;
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per quanto attiene, invece, alle materie che incidono direttamente sui
rapporti tra imprese, loro dipendenti e le rispettive organizzazioni di
rappresentanza e non comportino un impegno di spesa a carico del bilancio
dello Stato, ovvero per le parti normative di provvedimenti che, pur comportando
indirettamente tali impegni di spesa, riguardino le medesime materie, incluse
le relative discipline comunitarie, sarà definito un sistema di
regole che indichi un percorso temporalmente regolamentato, atto a sviluppare
i rapporti bilaterali delle parti sociali nella ricerca ed individuazione
di soluzioni coerenti con gli scopi e gli obiettivi della concertazione.
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In particolare, sulle materie appena richiamate:
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il Governo avvierà un confronto preventivo con le parti sociali
sugli obiettivi generali dell’intervento in oggetto. Sui contenuti di tale
provvedimento e sugli effetti di carattere sociale ed economico le parti
sociali esprimeranno le loro posizioni sul merito. Il Governo terrà
conto delle osservazioni pervenute, valuterà l’opportunità
di procedere a tale intervento e le soluzioni normative coerenti;
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nella suddetta fase di confronto, le parti sociali potranno decidere,
di comune intesa, di disciplinare, interamente o in parte, i contenuti
dell’intervento attraverso un accordo tra di loro. In tal caso, esse richiederanno
al Governo di fissare un termine prestabilito di durata ragionevole, entro
cui le parti potranno concluderlo;
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in questo caso, ove l’accordo sia concluso nei tempi prestabiliti e
sia coerente con gli orientamenti precedentemente espressi dal Governo
ovvero si traduca in un patto concertativo trilaterale, il Governo stesso
si impegnerà a promuoverlo e sostenerlo nelle sedi parlamentari,
anche utilizzando forme di consultazione permanente con le stesse parti.
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L’assetto procedurale sopra indicato deve ritenersi valido anche nell’ipotesi
in cui l’iniziativa di intervento nelle materie suddette sia esercitata
congiuntamente dalle parti sociali, previa fissazione degli obiettivi con
il Governo.
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La concertazione riguarderà anche la trasposizione delle direttive
comunitarie in relazione alle quali le parti sociali hanno rilevanti responsabilità
per espressa previsione dell’Accordo sulla politica sociale, ora incorporato
nel Trattato di Amsterdam. Le intese tra le parti sociali costituiscono
lo strumento prioritario affinché Governo e Parlamento adempiano
agli obblighi comunitari, soprattutto in riferimento a direttive che siano
state emanate a seguito del dialogo sociale. Il Governo assicurerà
alle rappresentanze del mondo del lavoro e delle imprese che non prendono
parte al dialogo sociale a livello comunitario un’adeguata sede di informazione
e raccordo con gli svolgimenti del dialogo sociale medesimo.
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In ogni caso, nei rapporti con il Parlamento, il Governo assicurerà
una costante informazione e adeguate forme di coinvolgimento delle rappresentanze
parlamentari della maggioranza e dell’opposizione in ogni fase della concertazione,
in modo tale da promuovere, nel rispetto delle prerogative del Parlamento,
la convergenza tra i risultati della concertazione e la produzione legislativa
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La concertazione dovrà essere estesa e coinvolgere più
direttamente Regioni, Province e Comuni. Il vasto trasferimento di compiti
e funzioni fino ad oggi esercitate dallo Stato, trasferimento che assegna
agli enti locali leve amministrative e risorse cruciali per la concertazione
territoriale (dal mercato del lavoro ai settori produttivi ed alle politiche
sociali, al territorio e all’ambiente) necessita di adeguate forme di coordinamento
con i governi regionali e locali, in modo tale che gli accordi ci concertazione
impegnino anche i diversi livelli di governo e di amministrazione interessati.
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Di conseguenza, il Governo si impegna a promuovere un apposito Protocollo,
sottoscritto dalle istanze rappresentative delle Regioni, delle Provincie
e dei Comuni e dalle parti sociali, nel quale dovranno essere concordate
le forme ed i modi della partecipazione delle istituzioni regionali e locali
alla concertazione nazionale e all’attuazione, a livello locale, degli
obbiettivi del patto e degli impegni successivamente assunti in sede di
sede di concertazione nazionale nonché i principi e le materie della
concertazione territoriale negli ambiti di competenza dei governi locali.
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La concertazione dovrà essere consolidata anche per politiche
riguardanti specifici settori, prevedendo eventualmente apposite sedi di
approfondimento. Il Governo e le parti sociali considerano di particolare
importanza che il metodo della concertazione si rafforzi nel campo dei
servizi di pubblica utilità, anche attraverso l’attivazione di sedi
di confronto, regole e istituzioni specifiche, in particolare laddove si
registrano un tasso di conflittualità elevato e forti esternalità
verso il sistema economico sociale.
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Infine, sarà previsto che la concertazione accompagni il processo
di delegificazione e semplificazione normativa attualmente in atto attraverso
la costituzione presso il Ministero del Lavoro di un comitato consultivo
permanente per seguire le fasi applicative della legislazione primaria
e della normativa secondaria in materia sociale e del lavoro.
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Per rafforzare la concertazione come metodo di condivisione di obiettivi,
il Governo ritiene necessario dare maggiore rilievo alle sedi di verifica,
rispetto a quanto e’ avvenuto nell’attuazione del protocollo del 23 luglio
1993, e in particolare alla sessione di verifica preventiva prevista in
primavera. La sessione di primavera coincide con due rilevanti atti programmatici
del Governo, la presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria
al Parlamento e la presentazione del Piano nazionale d’azione per l’occupazione
all’Unione europea, secondo gli impegni presi dal Consiglio di Lussemburgo
sulla convergenza delle politiche dell’occupazione in Europa. Nell’ambito
di questa particolare sessione, il Governo e le parti sociali valuteranno,
tra l’altro, le implicazioni dirette e indirette delle linee di azione
concertate sulla realizzazione di pari opportunità tra donne e uomini
non solo nelle occasioni di lavoro e di sviluppo professionale, ma anche
di iniziativa imprenditoriale. Nella sessione di settembre dovrebbero formare
oggetto di confronto le misure attuative degli obiettivi concordati da
trasporre nella legge finanziaria e negli altri atti della manovra di finanza
pubblica.
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Nel quadro delle valutazioni comuni che precedono e degli sviluppi del
metodo concertativo sopra concordati, il Governo e le parti sociali confermano
l’assetto contrattuale previsto nel Protocollo del 23 luglio 1993.
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Nella sessione di verifica di primavera, il Governo e le parti sociali
effettueranno il relativo monitoraggio e la verifica sulla evoluzione della
competitività internazionale del Paese, del volume degli investimenti,
dello sviluppo dell’occupazione e della salvaguardia del salario reale.
In questo ambito sarà costituita una specifica sede di monitoraggio
fra Governo, parti sociali, Regioni ed Enti locali sullo sviluppo del Mezzogiorno.
3. Le politiche per lo sviluppo e l'occupazione
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Il ruolo positivo che il Protocollo del 23 luglio 1993 ha avuto all'interno
del processo di risanamento dell'economia italiana è ormai ampiamente
riconosciuto. Non altrettanto positivo è stato invece il bilancio
per quanto riguarda il rilancio delle politiche di sviluppo e di crescita
dell'occupazione. E ciò nonostante gli obbiettivi dello sviluppo
e dell’occupazione fossero stati ritenuti centrali tanto nel Protocollo
del 23 luglio 1993 quanto nel successivo Patto per il lavoro del settembre
1996.
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Da un lato, l’accumulazione di capitale fisso è proseguita a
ritmi non particolarmente sostenuti ed è stata in particolare intesa
ad incorporare nuova tecnologia piuttosto che ad allargare la capacità
produttiva. Dall’altro, l'assenza di coordinamento tra dicasteri diversi,
e tra questi e le istituzioni di governo regionali e locali, la presenza
di meccanismi procedurali farraginosi e l’insufficiente attenzione posta
al miglioramento di efficienza delle Pubbliche amministrazioni hanno impedito
a lungo l'attuazione degli interventi programmati ed hanno concorso a renderli
scarsamente efficaci, penalizzando in primo luogo il Mezzogiorno. Penalizzando
cioè l'area che nei prossimi anni - segnati dal processo di integrazione
europea - può rivelarsi un volano di crescita per tutto il Paese
purché lo Stato sappia e voglia fare la sua parte per rilanciare
una prospettiva di sviluppo sostenibile.
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Anche per ovviare a queste carenze, nel giugno 1998, sono stati istituiti
quattro gruppi di lavoro - allargati ai rappresentanti degli Enti locali
- con il compito di (i) verificare il sistema degli incentivi e delle convenienze
valutandone l'efficacia e avanzando proposte di eventuali adeguamenti,
(ii) semplificare le procedure autorizzative in relazione alla erogazione
degli incentivi, alle infrastrutture ed alla realizzazione di nuove attività
produttive, (iii) valutare gli strumenti messi in campo per il lavoro,
con particolare riferimento alle iniziative per l'emersione ed ai lavori
socialmente utili, (iv) individuare i punti di raccordo fra le amministrazioni
per consentire l'accelerazione ed il miglioramento delle procedure necessarie
alla piena utilizzazione dei fondi strutturali europei. Anche sulla base
del lavoro svolto dai tavoli quadrangolari, il Governo si è impegnato
e si impegna a rafforzare l’iniziativa per il rilancio dello sviluppo e
dell’occupazione.
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In primo luogo, ci si è mossi in questa direzione introducendo,
nel disegno di legge finanziaria e nei provvedimenti collegati, ipotesi
normative coerenti con gli obbiettivi sopra indicati ed utili al fine di
garantirne il raggiungimento. Alcuni interventi riguardano l’area dell’investimento
diretto pubblico - associato alla canalizzazione di capitali privati -
e la realizzazione di infrastrutture, materiali ed immateriali. Sotto questo
profilo il disegno di legge collegato alla finanziaria contenente disposizioni
in materia di "investimenti, incentivi all'occupazione, Inail, Enpals e
materia previdenziale" prevede importanti norme relative (i) all'attività
di progettazione preliminare sia delle opere a cura delle Amministrazioni
statali che di quelle a cura delle Amministrazioni regionali e locali,
(ii) alle attività di programmazione, valutazione e monitoraggio
degli investimenti pubblici, (iii) alla risoluzione di alcune criticità
inerenti l'attuazione del decreto "sblocca-cantieri", da un lato, ed alcuni
aspetti giurisdizionali in materia di opere pubbliche, dall'altro. Lo stesso
disegno di legge individua, inoltre, particolari norme procedurali per
l'autostrada Salerno-Reggio Calabria e per la cosiddetta Pedemontana Veneta
ed apre così la strada all'adozione di procedure ulteriormente semplificate
per un numero limitato e selezionato di opere di interesse nazionale in
settori strategici. Al fine di rafforzare e accelerare il ciclo di programmazione
di nuove opere sono state destinate risorse per le aree depresse - specificamente
alla realizzazione di studi di fattibilità – così da creare
un parco progetti sui quali orientare rapidamente gli investimenti. Al
tempo stesso, si è avviata – sempre con risorse destinate specificamente
alle aree depresse - una selezione di progetti già disponibili al
fine di avviare sia dall’aprile 1999 il completamento di opere sinora non
funzionali.
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Al fine di garantire, attraverso incentivi, forme di compensazione degli
svantaggi di minore produttività e di maggiore costo del capitale,
la legge finanziaria per il 1999 prevede, infatti, la proroga della fiscalizzazione
degli oneri sociali per il Mezzogiorno per il 2000 e 2001, a seguito di
un nuovo accordo raggiunto con la Commissione. La stessa legge prevede,
inoltre, sgravi contributivi triennali per i nuovi assunti – incrementali
rispetto ai dipendenti a tempo indeterminato preesistenti negli organici
delle singole aziende (ivi inclusi i nuovi soci lavoratori) – nel Mezzogiorno
e per i giovani che avviino un'attività di lavoro autonomo e l'introduzione
di un credito d'imposta di 1 milione per ogni lavoratore nuovo assunto
a tempo indeterminato nelle zone "cuscinetto".
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Sempre nei disegni di legge collegati alla finanziaria hanno trovato
posto, inoltre, alcuni interventi rilevanti in materia di politiche per
il lavoro, fra cui (i) i provvedimenti in tema di emersione, (ii) la delega
al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione, (iii) la delega
al Governo per la riforma degli ammortizzatori sociali, (iv) la delega
la Governo relativa al riordino della tematica dei lavori socialmente utili.
A questi interventi si aggiunge, la delega al Governo per la ridefinizione
dell’assetto normativo della materia dell’assicurazione contro gli infortuni
sul lavoro e le malattie professionali. In questo campo, l'impegno del
Governo e di tutte le parti firmatarie sarà inteso – nel rispetto
del metodo della concertazione - a garantire l'esercizio di tutte le predette
deleghe.
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A seguito degli emendamenti introdotti dal voto parlamentare per ottemperare
alla normativa europea, le norme previste dalla legge finanziaria per il
1999 a sostegno della pratica dei contratti di riallineamento per l’emersione
dal lavoro nero risultano inadeguate e insufficienti rispetto agli impegni
precedentemente assunti. Perciò il Governo si impegna ad avviare
immediatamente le necessarie interlocuzioni con l’Unione europea al fine
di superare ogni obiezione alla concessione di benefici contributivi previsti
dalla finanziaria anche alle imprese che abbiano praticato il percorso
di emersione. In caso ciò non si renda possibile, il Governo è
comunque impegnato a concertare con le parti sociali altre forme possibili
di sostegno tali da ripristinare condizioni di effettiva convenienza.
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Nel campo dell'intervento pubblico per la promozione di iniziative a
sostegno dello sviluppo locale, delle aggregazioni economiche e produttive
e degli accordi fra soggetti privati ed amministrazioni locali attraverso
l’attivazione degli strumenti esistenti della programmazione negoziata,
il Governo ha operato per attuare gli impegni assunti nel Patto per il
lavoro del 1996 e le sue successive verifiche e nel Documento di programmazione
economico-finanziaria. Per quanto riguarda i patti territoriali, è
stata data una prima attuazione ai 12 patti già approvati, è
stato costruito un bando di gara (ancora assai parziale nel merito dei
criteri) per la selezione trasparente e programmatica dei nuovi patti da
finanziare, è stato approvato dalla Commissione europea il Programma
multiregionale "patti per l’occupazione" con altri 9 patti territoriali.
Per quanto riguarda i contratti d’area, ne sono stati sottoscritti 7. Per
altri è in corso la procedura di valutazione. Per quanto riguarda
i contratti di programma sono stati chiusi alcuni vecchi contratti e si
è proceduto a recuperare il ritardo nelle erogazioni. Questi primi
risultati positivi andranno rafforzati (i) da una sede permanente di concertazione
con le parti economiche e sociali che, avvalendosi anche di un monitoraggio
sullo stato di avanzamento delle iniziative, affronti le priorità
programmatiche nell’attuazione di questi strumenti, (ii) da ulteriori semplificazioni
e da un miglioramento qualitativo delle procedure, (iii) dall’adozione
di criteri di valutazione ex-ante dei progetti che consenta un miglioramento
della qualità dei bandi di gara.
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A quanto ottenuto in queste due direzioni di intervento, va aggiunto
il riordino delle strutture con compiti di promozione e di sostegno al
sistema produttivo nazionale e l'istituzione della società "Sviluppo
Italia" con funzioni di coordinamento, di riordino, di indirizzo e di controllo
delle attività di promozione dello sviluppo imprenditoriale e dell'occupazione.
Il Governo si impegna a rispettare ed a far rispettare le scadenze indicate
nel Decreto legislativo relative alla costituzione di Sviluppo Italia spa
ed al completamento delle attività di riordino.
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Tutto ciò premesso, il Governo riconosce come gli impegni assunti
nell'ambito del Patto per il lavoro siano, in parte, ancora inevasi e ritiene
quindi, in primo luogo, di doverne garantire il pieno rispetto, ponendo
in essere le necessarie condizioni, laddove queste ancora manchino, o rivedendone
il contenuto – nel rispetto del metodo della concertazione - , laddove
esse si siano dimostrate inefficaci. Ciò attiene tanto alle modalità
dell'intervento pubblico, in particolare nel Mezzogiorno, quanto alla evoluzione
delle politiche del lavoro.
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Nel campo degli investimenti pubblici, l'impegno del Governo è
diretto, in primo luogo e per la sua parte, all’approvazione delle intese
istituzionali di programma, e cioè dello strumento attraverso cui
le scelte di investimento pubblico possono essere rese più aderenti
ai fabbisogni del territorio e quindi accelerate. Si prevede, in particolare,
(i) l’approvazione - entro il 15 febbraio 1999 - delle intese istituzionali
di programma e dei primi, relativi, Accordi quadro con le Regioni Lombardia,
Toscana, Umbria, Marche e Sardegna, (ii) l’approvazione – entro il 30 aprile
1999 – delle intese istituzionali di programma con le restanti sette Regioni
meridionali, e (iii) nello stesso periodo, l’avvio e lo sviluppo del confronto
per la definizione delle intese istituzionali di programma con le restanti
regioni. Il conseguimento di tali obbiettivi è subordinato alla
rapida attuazione da parte delle singole Regioni degli adempimenti procedurali
individuati nel corso della negoziazione con il Governo e necessita del
rafforzamento da parte di ogni Regione di tavoli di confronto con le forze
sociali.
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Sempre nel campo degli investimenti pubblici, il Governo si impegna,
inoltre, (i) ad identificare, all’interno delle intese istituzionali di
programma, le specifiche opere di completamento e ad allocare – entro il
30 aprile 1999 – le risorse finanziarie di competenza e di cassa ex l.
208/1998 di cui alla delibera Cipe del 9 luglio 1998, con priorità
per quelle del cd. decreto sblocca-cantieri collocate nelle aree depresse,
(ii) ad accelerare l’attuazione del ciclo di programmazione dei fondi strutturali
comunitari 1994-1999 al fine di centrare l’obbiettivo di almeno il 70 per
cento dei fondi erogati entro il 1999 nelle aree dell’obbiettivo 1, e (iii)
a concludere - entro il luglio 1999 - con la presentazione della documentazione
alla Commissione la prima fase del processo di programmazione per il ciclo
di investimenti pubblici da realizzare con i fondi comunitari 2000-2006,
secondo le linee descritte nell'All. 2. A tal fine, il Governo si impegna
ad attuare, per la sua parte, con celerità gli impegni di cui all’All.
2 e, in particolare a realizzare una sede permanente di partenariato con
le parti sociali in tema di programmazione e monitoraggio dei fondi strutturali
comunitari che sia caratterizzata da operatività e responsabilità
delle parti. Occorrerà, infine, completare il quadro normativo introdotto
dalla legge "Merloni-ter" per il finanziamento su base project financing
ed accelerarne l’applicazione attraverso una rapida emanazione del relativo
regolamento.
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Nel campo della promozione imprenditoriale, l'impegno è quello
di una revisione - in sede amministrativa ed entro il gennaio 1999 - delle
procedure della programmazione negoziata al fine di accelerare i tempi
di approvazione e finanziamento, le modalità di erogazione e la
qualificazione delle iniziative. Nello stesso intervallo temporale saranno
attivati i contratti di programma per distretto economico e produttivo
ed attivate le modifiche imposte ai contratti di programma dall’elevata
obsolescenza degli impianti.
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Nel campo delle politiche del lavoro, il Governo considera essenziale
pervenire all’effettiva attuazione della riforma dei servizi per l’impiego
entro il primo semestre 1999. A tal fine si impegna a realizzare le misure
di sua competenza diretta nonché, in accordo con le Regioni, a porre
in atto tutte le iniziative necessarie per l’operatività della riforma.
Saranno inoltre assunte le opportune sollecitazioni perché, in ogni
caso, nei termini previsti i cittadini possano usufruire nel territorio
di adeguati servizi per l’impiego.
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Istruzione, formazione e ricerca. Rimane peraltro evidente che
i ritardi, le contraddizioni e le inerzie nell'attuazione del Protocollo
del 23 luglio 1993 e del Patto per il lavoro del settembre 1996 hanno riguardato,
in particolare, i temi - fondamentali per il futuro dell'economia e della
società italiana - della scuola, della formazione e della ricerca.
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Un modello sociale equilibrato e una capacità competitiva elevata
nel nuovo contesto europeo e internazionale si basano su un crescente ruolo
della creazione e diffusione di conoscenza, e, quindi, sul ruolo del sistema
di istruzione, formazione e ricerca. Il ritardo accumulato dal nostro Paese
(e, sia pure in misura diversa, in Europa) in questi campi è particolarmente
grave e rischia di minacciare la collocazione dell’Italia e dell’Europa
stessa nell’economia mondiale.
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Il Governo conferma come suo impegno fondamentale l’organizzazione di
un’offerta integrata di istruzione, formazione, ricerca e trasferimento
tecnologico. Lo sforzo programmatico non può però fermarsi
alle previsioni normative. Nel settore dell’istruzione, della formazione
e della ricerca è necessario proseguire nel riequilibrio tendenziale
del rapporto fra spesa pubblica e PIL, già avviato con la Legge
finanziaria per il 1999, nonché della composizione interna di detto
rapporto verso i livelli medi europei. Il Governo si impegna a presentare
prima del Documento di Programmazione Economico-finanziaria 2000-2002
un Piano pluriennale (Master Plan) delle attività, dei tempi
e delle risorse necessarie a realizzare gli obiettivi di riforma e modernizzazione
del sistema dell’istruzione, della formazione professionale e della ricerca,
in una logica di sviluppo e di governo integrato del sistema. Al fine di
assicurare il costante coordinamento delle iniziative volte alla realizzazione
di tali obbiettivi, sarà istituito presso la Presidenza del Consiglio
– entro il gennaio del 1999 – un comitato con la partecipazione dei Ministeri
interessati, della Conferenza Stato-Regioni e delle parti sociali. Comitati
con le stesse finalità saranno istituiti a livello regionale.
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La formazione (non solo quella professionale, ma quella che altrove
è nota come education) occupa un posto centrale nella ridefinizione
dei meccanismi di welfare. Solo attraverso un investimento in questo
campo si può passare dalla redistribuzione della ricchezza esistente
alla produzione di nuova ricchezza. Tale formazione deve avere caratteristiche
di flessibilità e deve essere in grado di fornire a tutti i giovani
quelle conoscenze, competenze e capacità che sono indispensabili
in un mercato del lavoro e in un sistema produttivo in incessante trasformazione.
Ciò significa una durata del percorso scolastico e formativo che
sia, in linea di principio, uguale per tutti e che consenta a tutti i giovani
di 18 anni di conseguire un diploma di scuola secondaria o la certificazione
delle competenze corrispondenti alle professionalità richieste dal
mercato del lavoro. E che sia, contemporaneamente, garante delle possibilità
di rapide riconversioni professionali. E’ ormai condiviso, infatti, che
solo una formazione di base ampia ed articolata (e comunque quantitativamente
e qualitativamente maggiore dell’attuale obbligo) consente di realizzare
senza danni per il lavoratore e senza costi per il sistema Paese quei processi
di mobilità professionale (ed eventualmente territoriale) che sono
e saranno sempre più frequenti
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A tal fine, il Governo si impegna ad attuare gli interventi in grado
di riformare la scuola sui seguenti versanti: (i) completamento dell’autonomia
scolastica introdotta con l’art. 21 della legge 59/97 mediante i regolamenti
attuativi ancora occorrenti, (ii) definizione di un sistema nazionale di
valutazione, autonomo e indipendente rispetto all’Amministrazione, (iii)
approvazione in via definitiva del disegno di legge sull’elevamento dell’obbligo
scolastico nella prospettiva dell’elevamento della durata dell’obbligo
a 10 anni e dell’introduzione dell’obbligo formativo a 18, (iv) rapida
ridefinizione, alla luce anche delle nuove norme sull’obbligo, del disegno
di legge sul riordino dei cicli scolastici, (v) impegno per una efficace
e innovativa azione per il diritto allo studio dei giovani studenti e degli
adulti in condizioni svantaggiate.
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Il Governo intende dare piena attuazione e sviluppare le scelte contenute
nell’Accordo per il lavoro del 24 settembre ’96. In questo quadro, al fine
di potenziare la crescita culturale e professionale dei giovani, si impegna
a istituire, con una norma da inserire nel collegato alla legge finanziaria
per il 1999 recante misure in tema di "investimenti, incentivi all'occupazione,
Inail, Enpals e materia previdenziale" l’obbligo di frequenza ad attività
formative fino a 18 anni. Le competenze acquisite mediante la partecipazione
ad attività formative saranno certificate e avranno valore di crediti
formativi, secondo quanto previsto dal Regolamento attuativo della l. 196/97.
Il Governo, d’intesa con la Conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie
locali e le parti sociali, provvederà a definire con gli opportuni
provvedimenti normativi, prima del Dpef 2000-2002, tempi e modalità
dell’attuazione dell’obbligo di frequenza, nonché del suo raccordo
con l’obbligo di istruzione.
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Con l’istituzione dell’obbligo di frequenza ad attività formative
a 18 anni, il Governo e le parti sociali intendono realizzare una riforma
dell’offerta formativa, ovvero dell’intero sistema di istruzione e formazione,
in grado di interpretare le nuove domande di formazione di qualità
già presenti nelle nuove realtà del lavoro; di rispondere
alle domande di senso dei giovani per una formazione civile e il conseguimento
di competenze professionali spendibili sul mercato del lavoro. Il Governo
si propone di incrementare sensibilmente il numero di diplomati, di contrastare
e ridurre i fenomeni di abbandono e dispersione scolastica, di aumentare
le opportunità formative per i giovani di ogni condizione sociale.
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La formazione per gli apprendisti sarà intensificata ed estesa.
Per la realizzazione di questo obiettivo Governo, Regioni ed Enti locali
assicureranno la necessaria offerta formativa da parte delle strutture
della formazione professionale e della scuola, integrate tra loro.
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Il Governo concorda sulla necessità di estendere i tirocini formativi
in tutti i percorsi di istruzione e formazione, come strumento indispensabile
di raccordo tra formazione e lavoro, secondo le modalità stabilite
dall’art. 18 della l. 196/97 e relativo decreto attuativo (progetti formativi
concordati tra strutture formative e aziende, tutoraggio, coinvolgimento
di istituzioni e parti sociali).
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I lavoratori ad alta qualificazione rappresentano in tutti i paesi più
sviluppati una parte crescente, per dimensione e per ruolo, del mondo produttivo
e dei servizi, coinvolta in rapidi e profondi mutamenti dei profili e dei
contenuti professionali. Il Governo ritiene che l'offerta formativa destinata
ai giovani e ai lavoratori, occupati e non occupati, deve quindi riqualificarsi
e ampliarsi su due versanti, sulla base di orientamenti ed esperienze consolidate
in ambito europeo ed internazionale: (i) pieno coinvolgimento del sistema
universitario e (ii) costruzione di un sistema di Formazione superiore
Integrata (FIS) e, al suo interno, del nuovo canale di Istruzione e Formazione
tecnico-superiore (IFTS).
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Il Governo si impegna, nel campo dell’alta formazione universitaria,
a ricercare tutte le forme e gli strumenti capaci di elevare la partecipazione
all’istruzione universitaria, contenere la durata dei corsi di diploma
e di laurea, contrastare l’alto tasso di dispersione, superare la crescente
discriminazione sociale negli accessi, aprire l’Università al territorio
e assicurare la coerenza dei corsi di studio con le esigenze di nuove professionalità
emergenti dal tessuto economico-produttivo e sociale del paese. Su tali
temi, il Governo conferma le modalità di concertazione con le parti
sociali e l’esperienza del tavolo quadrangolare.
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Il Governo procederà in tempi rapidi alla costituzione della
Fondazione per la formazione continua, secondo le modalità definite
dal Regolamento di attuazione della L. 196/97. La Fondazione sosterrà
la realizzazione di interventi di formazione continua, previsti da piani
formativi aziendali e territoriali concordati tra le parti sociali, che
saranno rivolti, oltre che ai lavoratori dipendenti – operai, impiegati,
quadri e dirigenti – e ai soci lavoratori delle imprese cooperative, e
- con risorse specifiche - ai piccoli imprenditori, ai titolari soci e
coadiuvanti delle imprese artigiane, del commercio e dei servizi. Il Governo
si impegna a presentare, entro il mese di gennaio 1999, d’intesa con le
Regioni e le parti sociali, il piano di ripartizione delle risorse, stanziate
nella legge finanziaria per il 1999 per la formazione, tra gli interventi
di formazione continua, l’apprendistato, e gli eventuali altri capitoli
della formazione professionale.
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Il Governo intende sollecitare le parti sociali a concordare meccanismi
contrattuali che finalizzino quote di riduzione di orario alla formazione
dei lavoratori, attraverso l’utilizzo delle 150 ore, l’utilizzo delle banche
ore annuali previste dai CCNL, e ulteriori strumenti per consentire ai
lavoratori di accedere pienamente alle attività di formazione continua
e di educazione degli adulti. Il Governo impegnerà una parte delle
risorse del Fondo per la riduzione degli orari per sostenere gli strumenti
contrattuali individuati dalle parti sociali che finalizzino quote di riduzione
di orario alla formazione continua dei lavoratori.
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Il Governo, le Regioni e gli Enti locali si impegnano a riservare quote
definite di risorse pubbliche alla formazione dei lavoratori per ogni progetto
di intervento pubblico, in particolare nei patti territoriali, nei contratti
d’area, nei contratti di programma di distretto. Ciò servirà
a sostenere patti formativi locali tra istituzioni e parti sociali, finalizzati
alla professionalizzazione e all’occupabilità dei lavoratori, sia
in funzione della creazione di impresa che dell’inserimento nelle strutture
produttive esistenti.
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Il Governo intende connettere fortemente e rendere coerenti le scelte
indicate precedentemente per la formazione integrata con le politiche attive
del lavoro. Attraverso il riorientamento delle risorse, il consolidamento
della collaborazione con Regioni e Enti locali, la concertazione con le
parti sociali, il Governo intende realizzare il decentramento disegnato
con il decreto legislativo 469/97, e assicurare standards minimi di qualità
dei servizi all’impiego, in linea con le migliori pratiche a livello comunitario.
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Il Governo, infine, si impegna a realizzare rapidamente tutte le misure
necessarie a: (i) elevare la qualità dei sistemi formativi, a partire
dalla ristrutturazione degli Enti di formazione, (ii) raccordare l’attività
dei nuovi servizi per l’impiego con gli interventi formativi, (iii) consolidare
il ruolo nevralgico delle Regioni e degli Enti locali per la programmazione
dell’offerta formativa, (iv) costituire e rafforzare, a livello nazionale
e decentrato, le sedi della concertazione tra istituzioni e parti sociali
sulle politiche formative e sulla loro integrazione con quelle dell’istruzione
e dell’Università, (v) incrementare la percentuale del FSE impegnata
nella programmazione per gli anni 2000 – 2006, tenendo conto della proposta
comunitaria di riforma del FSE, (vi) promuovere un’offerta formativa qualificata
per la valorizzazione dei beni culturali, (vii) riqualificare l’edilizia
scolastica pubblica, in particolare nelle aree di maggiore sofferenza,
e sviluppare l’edilizia universitaria.
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Per fare in modo che la scienza, la tecnologia, la disponibilità
di risorse umane qualificate possano costituire elemento decisivo per lo
sviluppo, la competitività e la modernizzazione del Paese, occorre
puntare ad una significativa qualificazione della domanda e dell’offerta
di ricerca. In particolare, il Governo si impegna a (i) attivare immediatamente
gli organismi di coordinamento, programmazione e valutazione della politica
nazionale della ricerca previsti dal recente decreto legislativo n. 204/98,
(ii) razionalizzare il sistema pubblico della ricerca, (iii) rivedere,
integrare e coordinare gli strumenti di intervento a sostegno della ricerca
nei diversi settori economici, (iv) favorire l’internazionalizzazione delle
iniziative di ricerca imprenditoriali.
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Le esigenze di riorganizzazione e di ristrutturazione del sistema scolastico,
della formazione professionale, dell’università e della ricerca
– riconosciute dal Governo e dalle parti sociali – sono elencate in dettaglio,
accanto agli impegni che ne derivano tanto per il Governo quanto per le
parti sociali, nell’All. 4.
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I processi di riforma amministrativa in atto, la semplificazione dei
procedimenti e l’innesto nel settore pubblico di strumenti gestionali propri
del settore privato creano le premesse per migliorare i livelli di efficienza
e per far assumere alle amministrazioni pubbliche, statali e locali, un
ruolo di promozione dello sviluppo e dell’occupazione. Il Governo intende
accompagnare il processo di riforma amministrativa con interventi per la
valorizzazione e la riqualificazione delle risorse umane, rientranti in
più vasti programmi formativi e di assistenza che favoriscano la
diffusione delle esperienze di eccellenza e l’introduzione, anche in via
sperimentale, di sistemi e procedure di funzionamento innovative, dando
esecuzione all’impegno assunto nel Protocollo sul lavoro pubblico del marzo
1997, di incrementare progressivamente le risorse destinate alla formazione
dei dipendenti nei bilanci delle Amministrazioni pubbliche, fino a giungere,
nel triennio, alla soglia dell’1 per cento del monte salari del settore
pubblico. Il Governo si impegna a presentare alle parti sociali entro il
mese di aprile 1999 un piano straordinario sulla formazione del settore
pubblico che raccolga le varie proposte e linee programmatiche, e a procedere
al riordino del settore anche con l’attuazione della delega relativa e
con la riorganizzazione della Scuola superiore di Pubblica amministrazione.
In questo quadro, il Governo si impegna a dare attivazione immediata ai
progetti previsti e finanziati nella programmazione pluriennale straordinaria
del Dipartimento della Funzione Pubblica e coordinati dal Formez, di cui
all’All. 4.
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Gli oneri contributivi e fiscali. Tanto il lavoro quanto le imprese
scontano oggi le conseguenze negative dei vincoli derivanti da un carico
contributivo complesso, da un lato, e da un carico legislativo ed amministrativo,
dall'altro, fuori linea rispetto alla media europea.
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Sul fronte dei vincoli di carattere amministrativo connessi alla incentivazione
di investimenti produttivi, - oltre a quanto già detto - l’attenzione
riservata alle procedure amministrative consentirà in tempi brevi
di attivare una mole consistente di investimenti: gli impegni prevedibili
nel primo trimestre 1999 assommeranno a ca. 6.000 mld. e consentiranno
di attivare investimenti per ca. 20.000 mld. Il Governo è impegnato
a dare piena attuazione alla riforma del sistema di incentivazione pubblica
agli investimenti di cui al d. lgs. 123/1998. E’ intenzione del Governo
assicurare la stabilità delle condizioni incentivanti alimentando
– con periodicità e ripetitività - lo strumento agevolativo
dato dalla l. 488/1992 che – entro il primo trimestre 1999 – dovrebbe essere
esteso al settore del turismo e – entro il 1999 – al settore del commercio.
Nel campo del vincoli amministrativi, l'impegno primario del Governo riguarda,
inoltre, la concreta attuazione - e quindi anche il relativo finanziamento
ove occorre e, in particolare, nel Mezzogiorno- dello sportello unico delle
attività produttive (di cui all’All. 1, 4 e, per alcuni provvedimenti
minori, all’All. 5).
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L’azione del Governo ha già recentemente affrontato anche gli
aspetti contributivi. Da un lato la legge finanziaria ha previsto la eliminazione
degli oneri impropri che gravano sul costo del lavoro pervenendo ad una
riduzione complessiva è pari allo 0,82 per cento. Dall'altro lato,
il regolamento governativo sugli insediamenti produttivi ha unificato i
vari procedimenti amministrativi in uno solo, istituendo lo sportello unico
delle attività produttive, in modo da consentire all'impresa di
avere un unico interlocutore cui rivolgersi per ottenere le autorizzazioni
alla localizzazione, realizzazione, ampliamento, ristrutturazione e riconversione
di impianti produttivi e tempi di rilascio certi e notevolmente più
brevi rispetto all'esistente. Ancor più recentemente, è stata
varata la riforma della normativa sui centri di assistenza fiscale per
le imprese.
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Ulteriori provvedimenti nelle direzioni accennate appaiono possibili
ed urgenti. Alla luce della legge 626/94, il Governo e le parti sociali
firmatarie si impegnano, in primo luogo, a rivedere i premi pagati dalle
imprese all'Istituto Nazionale per gli Infortuni sul Lavoro anche riconsiderandone
gli aspetti settoriali e gestionali .
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Sul fronte del carico contributivo - premesso che tanto il Governo quanto
le parti sociali firmatarie ritengono che in prospettiva vada ridotta la
dispersione implicita nell'attuale struttura delle aliquote contributive
e delle basi imponibili - la riduzione ulteriore degli oneri sulle retribuzioni
richiede che si prenda in considerazione una riduzione del carico contributivo
equivalente in tutti i settori dell’economia. In particolare, il Governo
e le parti sociali firmatarie concordano sulla opportunità che,
con la necessaria gradualità, la riduzione del carico contributivo
si realizzi attraverso lo spostamento sulla fiscalità generale di
funzioni che afferiscono alla cittadinanza sociale, a partire dalle garanzie
di reddito in caso di maternità (rapportate alla retribuzione in
godimento) e per seguire con gli assegni al nucleo familiare. La revisione
del suddetto istituto dovrà avvenire nel rispetto delle prestazioni
oggi assicurate ai lavoratori dipendenti e nel rispetto delle funzioni
redistributive da esse esercitate. I provvedimenti attuativi saranno opportunamente
concordati con le parti sociali.
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Il Governo si impegna ad attuare – nell’ordine sopra indicato - questo
proposito anche emendando opportunamente il disegno di legge collegato
alla finanziaria contenente disposizioni in materia di "investimenti, incentivi
all'occupazione, Inail, Enpals e materia previdenziale". Il Governo si
impegna altresì all’attuazione dell’art. 2 del decreto legge 67/1997
convertito con l. 135/97. E’ intenzione del Governo fare ricorso, a questo
proposito, alle risorse derivanti dall’applicazione dell’art. 8 del disegno
di legge collegato alla finanziaria recante disposizioni in materia di
"stabilizzazione della finanza pubblica".
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Il processo di risanamento della finanza pubblica ha contribuito a far
sì che in passato tanto le scelte lavorative quanto quelle imprenditoriali
non trovassero incentivi adeguati nella struttura del sistema fiscale.
Anche sotto questo profilo i progressi dell'azione di Governo sono stati
rilevanti. La recente riforma fiscale italiana costituisce una riforma
strutturale di grande rilievo che va nella giusta direzione, come riconosciuto
anche in sede internazionale. Essa ha consentito: (i) una rilevante semplificazione;
(ii) una maggiore neutralità; (iii) l’avvio della riduzione del
carico fiscale delle imprese. La Dit consente la graduale riduzione del
prelievo sugli utili dal 37 al 27 per cento in circa dieci anni – e quindi
al ritmo di un punto percentuale circa all’anno - anche in presenza di
un mix di finanziamento invariato rispetto al passato (ovvero in assenza
di aumenti del capitale sociale). Un incentivo ulteriore è previsto
nella legge finanziaria per il 1999 la quale prevede che la Dit sia potenziata,
il che, a sua volta, consente una rapida riduzione dell'incidenza media
effettiva dell'Irpeg, valutabile in circa un punto percentuale all'anno.
Nel disegno di legge collegato alla finanziaria recante disposizioni in
materia di "perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale", art.
2, una norma di delega provvede infine alla eliminazione degli effetti
distorsivi della progressività del prelievo Irpef sul reddito d'impresa
delle ditte individuali e delle società di persone, rispetto alle
società di capitali.
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Nel nuovo contesto dell’Unione monetaria sarà inevitabile una
graduale convergenza dei sistemi fiscali degli Stati membri. Le parti convengono
sul fatto che un certo grado di concorrenza fiscale può risultare
opportuno in quanto elemento di flessibilità per l’evoluzione delle
legislazioni nazionali. Tuttavia sono anche consapevoli che la concorrenza
fiscale dannosa rappresenta una distorsione grave alla concorrenza soprattutto
per Paesi, come l’Italia, che presentano un maggior grado di rigidità
del bilancio pubblico a causa dell’elevato indebitamento passato; una certa
convergenza fiscale in Europa rappresenta un interesse fondamentale per
il Paese. Per queste ragioni si ritiene valido il cosiddetto pacchetto
Monti. In prospettiva diverrà necessaria una convergenza dei regimi
di tassazione delle imprese, pur mantenendo un certo grado di concorrenza
fiscale tra gli stati. Si ritiene quindi utile la proposta di stabilire
un regime comune di definizione della base imponibile che le imprese possano
adottare in alternativa a quelli nazionali, mantenendo la fissazione delle
aliquote in capo agli Stati membri.
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Le parti convengono altresì nel riconoscere che l’evasione fiscale
rappresenta tuttora una grave questione nazionale che va affrontata con
determinazione. L’evasione costituisce non solo un problema di equità,
ma soprattutto un problema di efficienza economica e di alterazione delle
condizioni di concorrenza, particolarmente dannose ai fini della competitività
complessiva del Paese. Si conviene quindi sulla necessità di contrastarla,
con impegno deciso e fattivo da parte del mondo delle imprese. Il Governo,
da parte sua, è impegnato a dare attuazione alla restituzione dei
proventi della lotta all’evasione sotto forma di riduzione delle imposte
dirette, secondo quanto previsto dalla norma contenuta nel collegato alla
legge finanziaria per il 1999. Pur valutando positivamente i risultati
finora raggiunti, si ritiene che la svolta decisiva possa avvenire sia
con l’introduzione a regime degli studi di settore sia, soprattutto, con
la riforma del Ministero delle finanze secondo linee di indirizzo che prevedono
la riorganizzazione dell’amministrazione finanziaria anche attraverso agenzie.
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Le parti convengono, infine, sulla opportunità di un rafforzamento
della Dit, attraverso una accelerazione della crescita della base verso
l’intero patrimonio netto. In particolare le parti concordano sull’opportunità
di favorire, con un provvedimento temporaneo, gli investimenti in macchinari
e impianti.
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E', infine, intenzione del Governo valutare i tempi ed i modi di attuazione
di provvedimenti settoriali di rilancio, con particolare riferimento al
settore del commercio.
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Sul fronte degli incentivi al lavoro si conviene sull’importanza di
ridurre il cuneo fiscale, operando prioritariamente sulla riduzione dell’aliquota
del secondo scaglione dell’Irpef e sulle detrazioni sul lavoro, utilizzando
le risorse rivenienti dall’attuazione della delega di cui all'art. 1 del
disegno di legge collegato alla finanziaria recante disposizioni in materia
di "perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale", e cioè
facendo ricorso al recupero dell’evasione.
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Il nuovo ambiente economico richiede infine che, tanto per i lavoratori
quanto per le imprese, si ridefinisca la natura della rete di tutele e
di garanzie, irrobustendole. Per quanto riguarda i primi, forme nuove di
tutela sono necessarie per rispondere ai rischi di esclusione. Affermando,
in primo luogo, il diritto alla reimpiegabilità (e, quindi, ad una
formazione efficace, per la quale si rinvia a quanto detto in precedenza).
Ridefinendo, poi, alcuni istituti dello stato sociale, (fra cui il sistema
degli ammortizzatori sociali cui si è accennato). Creando i canali
efficaci di rappresentanza e di partecipazione cui si è già
fatto cenno. Riaffermando il diritto alla dignità del lavoratore.
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Per quanto riguarda, invece, il mondo delle imprese, esse vanno tutelate
non già "dal" mercato, com'è successo fin troppo spesso in
passato, ma "nel" mercato come ancora troppo poco accade oggi. Le parti
sociali condividono e sostengono l'obiettivo governativo di una piena apertura
dei mercati e, quando necessario, di una loro regolamentazione in quanto
elemento essenziale per garantire una presenza di rilievo dell'Italia in
Europa. Così come esse fanno propria la indicazione governativa
secondo la quale sono le imprese - le grandi così come le piccole
e medie imprese e le imprese artigiane e commerciali - il "motore primo"
dell'occupazione.
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Contestualmente, il Governo si impegna, da un lato, a promuovere e valorizzare
il sistema italiano della certificazione e della qualità la cui
adeguatezza costituisce ormai un elemento di certificazione importante
nella concorrenza con i sistemi di altri paesi. Dall’altro, a garantire
la sicurezza e la certezza del diritto delle imprese su tutto il territorio
nazionale secondo le linee di cui all'All. 6.
Roma, 22 dicembre 1998