Milano 19 Settembre 1998
il documento di convocazione "Verso l'Europa sociale"
il documento conclusivo "Per un'alternativa al liberismo"
Documento di convocazione "Verso l'Europa sociale"
La crisi finanziaria mondiale, tanto temuta quanto minimizzata dalla cultura politica prevalente, comincia a scardinare i fragili equilibri dello sviluppo globale degli ultimi anni ed apre una nuova fase di incertezze mondiali. Da molte parti si sostiene la necessità di superare le politiche economiche liberiste, le ricette dei Fondo Monetario Internazionale, che sono alla base della crisi stessa. Tuttavia questa esigenza si scontra con una preoccupante continuità delle politiche monetariste che rischia di aggravare ulteriormente i costi sociali complessivi della crisi finanziaria mondiale. Nella stessa Europa prevale finora la tendenza a chiamarsi fuori illusoriamente dai turbini economici che sconvolgono il mercato globale, mentre la Banca centrale Europea pare insistere in una politica monetaria rigidamente deflazionista, quando il rischio é quello della depressione economica.
Questa inerzia dell'Europa di fronte alla crisi finanziaria mondiale è dovuta anche al modo con cui si è arrivati alla moneta unica.
In Italia ed in Europa l'avvio della moneta unica nasce a coronamento di una lunga fase di politiche economiche monetariste e liberiste. In molti paesi l'avvio della moneta unica, con la costituzione di un'autorità monetaria centrale al di sopra dei attuali poteri democratici, rappresenta uno strumento per rovesciare equilibri sul piano delle politiche economiche e sociali, a favore di una più radicale deregulation dei diritti sociali.
Tutto questo sta dando nuovo impulso all'interno dei sindacati, delle associazioni, della società civile, del mondo tradizionalmente legato alla cultura della sinistra e della politica democratica, ad un progressivo spirito di ritirata e disincanto. Cresce così l'idea della ineluttabilità dei processi, dell'impossibilità di contrastarli, che il solo spazio possibile sia quello di mitigarne in qualche modo la portata. 1 sindacati in Europa subiscono così una drammatica e progressiva crisi di rappresentatività a cui spesso reagiscono con chiusure conservatrici e difensive.
In questo modo tutta quella cultura e politica democratica, fondate sui diritti al e del lavoro, sui diritti sociali, che sono alla base della storia europea di questo secolo rischiano di essere messe in discussione, sia nei loro presupposti, sia nelle appartenenze, sia nelle capacità di iniziativa.
Bisogna reagire, nell'ambito delle possibilità di ognuno, ma nella consapevolezza che senza una ripresa in Italia ed in Europa dell'azione sociale e del conflitto finalizzato alla valorizzazione del lavoro, senza una proposta alternativa alle politiche economiche dominanti, senza sperimentazioni coraggiose, i rischi di regressione ulteriore e di isolamento e sconfitta di ogni tentativo di proporre terreni diversi da quelli dominati dal liberismo e dal monetarismo sarà molto forte.
Di fronte alla evidente crisi del liberismo sul piano della realizzazione delle promesse di sviluppo, davanti alla persistenza delle politiche economiche monetariste, si sta aprendo in Europa una. iniziativa, che vede in particolare muoversi le sinistre francesi e tedesca, tesa a proporre una svolta di dimensione continentali sul terreno delle politiche economiche con l'obiettivo centrale di lottare contro la disoccupazione.
Proponiamo dunque una serie di temi di discussione e di impegno con lo scopo esplicito, di partecipare a quei confronti e a quelle iniziative che, in Italia ed in Europa si pongono esplicitamente l'obiettivo di costruire un'iniziativa sociale e culturale contro il liberismo.
Il nostro primo riferimento sono quelle esperienze e quelle forze sindacali ed intellettuali che, spesso partendo da storie e posizioni molto diverse, riconoscono oggi la necessità di punti unitari di dialogo e lotta politica rispetto al pensiero unico economico dominante.
Intendiamo pertanto verificare la possibilità di costruire in
Italia, in collegamento con analoghe esperienze europee ed in particolare
con la proposta -di militanti sindacali è studiosi tedeschi di dare
vita ad un Forum sociale europeo con un meeting il 3 ottobre a Francoforte,
un percorso collettivo di sindacalisti, delegati dei luoghi di lavoro ,
militanti impegnati nell'azione sociale, intellettuali e ricercatori. Per
dare vita, accanto a momenti di confronto politico e di azione, ad. un
laboratorio autonomo di analisi, ricerca, documentazione e scambio, strumento
di conoscenza e contatto reciproco permanente.
PRIMI TEMI PER UNA DISCUSSIONE
I. Prima di tutto in Europa il movimento dei lavoratori deve ritornare ad affrontare alcune questioni di grande valore e nient'affatto ideologiche, al contrario di quanto spiega l'ideologia dei pensiero unico di mercato. Esse sono questioni che riguardano la vita e la condizione concreta di lavoratrici e lavoratori, le loro stesse sensibilità ed attese:
-d'ora in poi, i lavoratori non saranno più considerati soggetti con il diritto a partecipare alla redistribuzione della ricchezza prodotta con il loro lavoro? Nella produzione i lavoratori saranno esclusivamente un costo, necessariamente compatibile con il rendimento dei prodotti e delle rendite finanziarie? Questo è un futuro inaccettabile e lo scontro per la ridistribuzione degli aumenti di produttività e più in generale della ricchezza continuano ad essere il terreno delegazione sindacale per eccellenza;
-Il confronto politico sull'unità europea pare fondarsi su questo unico presupposto: la subordinazione del modello sociale ed economico alle regole del mercato mondiale finanziarizzato. La moneta unica nasce per costruire un contraltare forte al dollaro ed allo yen nell'epoca della competizione globale totale. Così il sistema europeo si pone come obiettivo prioritario ed assoluto l'elevata remunerazione dei capitali. Mentre viene incentivata la concorrenza al ribasso sul salario e sui diritti tra le classi lavoratrici, sia fra i singoli stati, sia all'interno di ogni stato. Questo delinea un futuro sociale di stampo anglosassone. .
-Al contrario proprio in Europa esistono le condizioni di storia, ricchezza accumulata, cultura, affinché si comincino a rivedere gli scopi generali del lavoro, il cosa produrre e per quale società. La costruzione di un modello sociale e di sviluppo diverso da quello attuale' che sia fondato sul rispetto dei diritti delle persone, e sul riconoscimento delle differenze, sulla valorizzazione e sulla tutela della natura, dei beni e della cultura dell'Europa, è oggi una grande occasione rispetto alle tendenze del liberismo selvaggio del mercato mondiale.
2. Lo stato sociale, in particolare le forme che questo ha assunto in Europa, sono oggetto di una costante offensiva deregolazione. Per difendere lo sociale bisogna misurarsi con le trasformazioni sociali nelle loro caratteristiche di fondo. L'ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro, i cambiamenti della famiglia, l'allungamento della vita media, l'aumento della scolarizzazione, i 9immigrazione sono fenomeni quantitativi e qualitativi ambivalenti perché rappresentano fattori insieme di crisi del vecchio assetto e di innovazione positiva dell’intero sistema di diritti sociali.
Per questo bisogna allo stesso tempo difendere e ripensare lo stato sociale, a partire dal legame tra produzione e riproduzione sociale, valorizzando il lavoro come l’insieme delle attività storicamente necessarie al funzionamento della società.
Non si tratta di trovare nel privato e nel mercato le soluzioni alla crisi dello stato sociale Keynesiano. Quando la spesa pubblica non serve più a sostenere la domanda, ma viene condizionata dalla esigenza deregolare i flussi monetari finanziari mondiali, si propone nuovamente la questione fiscale, anche nella sua dimensione internazionale, mentre vanno ripensati i meccanismi di formazione delle risorse e di distribuzione dello stato sociale, senza dismettere la natura universalista dei beni che esso assicura. Tutto questo richiede anche nuove forme di partecipazione e controllo democratico nella gestione delle risorse pubbliche.
In sostanza, lo scontro sulla difesa, e per la qualificazione dello stato sociale si configura sempre più come un terreno di azione per la valorizzazione del lavoro, che è stata alla base dell’evoluzione storica dello stato sociale europea e continua ad essere un riferimento decisivo per ogni scelta futura.
Ma senza il primato della dimensione pubblica la disgregazione e la gerarchizzazione sociale cresceranno: nella educazione scolastica; nella sanità, dove le differenze di classe, di censo e di genere ritornano a farsi pesantemente sentire; nella previdenza dove le privatizzazioni stanno determinando differenze ingiuste tra generazioni, tra lavoratrici e lavoratori, tra lavoratori stabili e precari. Una nuova dimensione del pubblico indispensabile per aggredire quella frattura sociale che in Europa pare sempre più allargarsi tra chi ha la possibilità di essere incluso nei processi di distribuzione della ricchezza e chi invece ne è progressivamente escluso o emarginato.
3. Proprio per la storia dei movimenti sindacali in Europa, è ogni giorno più evidente come i processi di deregolazione dei diritti fondamentali dei lavoratori spingano versouna contrattazione sindacale sempre meno in grado di redistribuire la ricchezza prodotta e sempre più soggetta all'obiettivo della riduzione dei costi, della flessibilità dei lavori e dei salari: per questa via rimettendo in discussione i diritti fondamentali della persona che lavora, anch'essi una variabile da contrattare, quando compatibili.
Per questi motivi assumono un valore particolare alcuni aspetti della condizione di lavoro e della condizione sociale che devono diventare condizioni di ricostruzione di un movimento a livello europeo:
-la lotta per l'occupazione non può essere separata dall'obiettivo del miglioramento delle condizioni di lavoro. Oggi invece questa viene sempre più spesso contrapposta ad esso, in modo che il diritto al lavoro e i diritti del lavoro finiscano per apparire come conflittuali tra di loro. In questo modo però il diritto al lavoro perde quel carattere di fondamentale diritto di cittadinanza con cui era stato opposto alla base delle altre grandi costituzioni democratiche del dopoguerra. Riconfermare la necessità che la lotta all'occupazione sia anche lotta per un lavoro sicuro e dignitoso riguarda non solo i diritti del lavoro, ma l'essenza stessa della democrazia;
-la lotta contro la precarizzazione, la gerarchizzazione e l'emarginazione sociale che ormai tocca nel vivo il variegato mondo dei lavoratori dipendenti nelle a diverse forme giuridiche che viene ad assumere il rapporto di lavoro: per riconquistare il. diritto all'uguaglianza e per riconquistare una pratica di solidarietà diretta;
-la riconquista, a partire dai luoghi di lavoro e nel. territorio, di reali poteri di conoscenza e di controllo degli aspetti fondamentali delle prestazioni lavorative; l'accesso e l'uscita dal lavoro ridando visibilità e riconoscimento ai lavori esistenti, per contrattarli; la sicurezza e la salute nel lavoro, contro il degrado sociale e legislativo in atto; il tempo del lavoro, a partire dalla riduzione effettiva e controllabile dell'orario settimanale a 35 ore; i saperi professionali, dei tempi della formazione, dei principio che a parità di lavoro deve corrispondere parità di salario; la difesa del salario, del suo potere di acquisto;
-in questo quadro diventa decisiva una politica dei tempi che affronti tutta la dimensione del rapporto tra tempi individuali e tempi sociali, produzione e riproduzione. Oggi la tendenza prevalente è quella di una crescita del dominio dell'impresa e del mercato sull'intero meccanismo dei tempi. Questo sta producendo perdite di libertà drammatiche per il lavoro meno qualificato, allungamento dei tempi di lavoro e una crescente precarizzazione. Ciò comporta un generale peggioramento delle condizioni di vita di uomini e donne, per le donne comporta anche un appesantimento del lavoro di cura. Su di esse viene storicamente fatta ricadere infatti la responsabilità finale della gestione della vita quotidiana e quindi: l'inadeguatezza dei salari, il senso di insicurezza e la progressiva deresponsabilizzazione dello stato rispetto alle condizioni sociali. Tutto questo richiede, tra l'altro, un'offensiva sul tempo e, sui tempi in cui la riduzione dell'orario di lavoro contribuisca a una ricomposizione dei diversi tempi della vita per tutti/e, attraverso una politica progettuale su orari delle città e servizi sociali, nuove attività sociali e culturali, e questione essenziale riconoscimento del valore del lavoro di cura e sua redistribuzione tra donne e uomini. Redistribuzione che potrebbe aiutare a superare la divisione dei ruoli, a ridefinire la relazione tra pubblico-privato e contribuire a costruire relazioni migliori tra uomini e donne e tra generazioni.
Infine occorre una battaglia profonda, culturale e sociale contro la tendenza alla chiusura delle frontiere esterne all'Europa. L'immigrazione deve essere acquisita come un elemento strutturale, un'occasione per l'Europa ai fini della crescita democratica e culturale. La società multiculturale è già una realtà: la questione è farla diventare fattore centrale per la cittadinanza europea. L'immigrazione non solo ci svela la solidarietà come interdipendenza di interessi e diritti, ma ci costringe a ridefinire la nostra identità di europei e la nostra stessa società, come una democrazia che includa e valorizzi le differenze nel quadro dell'uguaglianza dei diritti.
4. Oggi ridiventa centrale l'autonomia contrattuale dei sindacati. Condividiamo l'esigenza di lavorare per un sindacalismo europeo che non viva e non operi esclusivamente nella dimensione istituzionale: un sindacato capace di definire una la sua piattaforma, di riconquistare il terreno del movimento e di organizzare il conflitto sociale. In tutta Europa il movimento sindacale subisce un'erosione profonda di rappresentatività, a cui tende a reagire con politiche difensive e di istituzionalizzazione che finiscono per aggravare la crisi stessa. Il sistema delle a imprese propone alle organizzazioni sindacali una scelta aziendalista di sopravvivenza, fondata su una cogestione subalterna della competitività, che finisce per mettere in discussione i principi fondanti di uguaglianza e solidarietà generale che sono alla base dei sindacalismo democratico in Europa. Il rinnovamento democratico e programmatico delle organizzazioni sindacali è quindi indispensabile per evitare quella che potrebbe essere la crisi di uno degli assi portanti della democrazia sul continente. Diventa dunque fondamentale un innovazione democratica radicale nella vita del sindacato, nelle sue forme di decisione, partecipazione, organizzazione della rappresentanza, come strumento decisivo per affrontarne la crisi di rappresentatività.
Spesso il liberismo e la: rottura della solidarietà passano nella coscienza collettiva attraverso il rifiuto della burocratizzazione e dell'inerzia con cui le grandi organizzazioni della rappresentanza sociale e politica si presentano ai soggetti interessati ad essi.
Per questo è necessaria anche una riflessione profonda sulle forme e sui contenuti e della rappresentanza democratica, sulle modalità del suo esercizio nell'epoca della comunicazione di massa e del villaggio televisivo globale.
Nel passato il movimento operaio ha saputo ricorrere ai moderni mezzi
di comunicazione per estendere la propria influenza ed iniziativa. Oggi
pare invece travolto dalle forme della comunicazione mediatica e televisiva.
5. Tutti questi temi che toccano direttamente la necessità di ricostruire un agire sociale collettivo, ricostruendo quei legami di unità, di rifiuto della concorrenza al ribasso sulle proprie condizioni che sono all'origine della costruzione del sindacato e del mondo operaio in tutto il mondo industriale si intreccia con la necessità di elaborare un progetto economico sociale e culturale alternativo al liberismo.
t evidente che tale progetto non potrà che essere il frutto delle elaborazioni che emergeranno dalla ripresa del conflitto sociale, il quale però crescerà anche la denuncia argomentata e documentata sullo stato effettivo delle cose, contro le mistificazioni del pensiero unico. E' evidente che elaborazioni precise sul terreno delle politiche economiche, delle politiche industriali, dell'utilizzo degli strumenti del potere pubblico, a partire dalla leva fiscale, sono indispensabili. Si tratta cioè di valutare la prospettiva e le possibilità del rilancio di un'ipotesi neo-keynesiana a partire dall'Europa che, partendo dalla consapevolezza della crisi del modello fordista e dell'impossibilità dei puro allargamento della spesa e del deficit pubblico, ponga invece al centro delle proprie iniziative la costruzione di un diverso modello di sviluppo in grado di rispondere a quel intreccio di bisogni antichi e modernissimi che sta alla base della crisi sociale europea. Tutto questo dovrà in sintesi fare i conti con:
-un mutato quadro della natura, dislocazione e circolazione dei capitali e, come conseguenza, anche delle forme di proprietà che tendono da un lato ad ingigantirsi (multinazionali planetarie) dall'altro a frammen-
-un mutato rapporto tra capitale investito nell'economia reale, che comporta ancora una più o meno ingente quantità di lavoro, e il capitale speculativo, che in ogni caso può determinare la stabilità e l'esistenza stessa delle imprese;
-la moltiplicazione e la frammentazione delle figure del lavoro rispetto al tradizionale quadro fordista;
-la mutazione delle soggettività del lavoro, dell'idea dei diritti e delle aspettative delle persone assieme alla crisi del movimento operaio in ogni singolo paese e alle influenze profonde sudi essa della crisi del 1989.
In questo quadro è necessaria un'elaborazione specifica sul terreno della democrazia e della costituzione democratica. In gran parte dei,paesi europei, in Italia sicuramente, le costituzioni uscite dalla seconda guerra mondiale contengono un intreccio profondo tra diritti sociali e politici che l'offensiva liberista vuole sconvolgere non solo il diritto al lavoro, ma il diritto in sé rischia di regredire a puro contrattualismo, a puro pragmatismo di mercato negando quel concetto di diritti delle persone, delle collettività, della natura, indisponibili e superiori rispetto alle Logiche di mercato. Il primato dei diritti della persona sulle logiche di mercato è fondativo del costituzionalismo moderno ed è anche alla base della cultura democratica emersa dalla vittoria contro il fascismo. Anche per questo va ripristinata con forza la consapevolezza che la cultura democratica europea non è acquisita per sempre e che può essere scardinata dalle fratture sociali, dalla disoccupazione di massa, dalle guerre tra i poveri, dalle devastazioni ambientali oggi alimentate dalle politiche liberiste. Le guerre etniche e di religione il disprezzo e la mortificazione delle culture differenti, l'aggressione alle donne ed ai fanciulli che riemergono nel cuore della civilissima Europa sono inquietanti segnali di allarme rispetto a questo rischio.
Sono questi solo alcuni dei primi temi per un confronto e una discussione che attraverso il filo comune del rifiuto delle politiche economiche e sociali oggi prevalenti e della loro ideologia, produca piattaforme e progetti alternativi.
Per un'alternativa al liberismo
E' tempo di opporre una linea di contrasto al pensiero unico che ha fatto del mercato l'elemento regolatore di ogni relazione sociale.
E' tempo di abbandonare la credenza nell'ineluttabilità dei processi e nell'impossibilità di contrastarli.
E' tempo di affrancarsi dallo spirito di ritirata che affligge tanta parte della cultura di sinistra è sindacale oggi convinta che il pragmatismo, la navigazione a vista, il gioco di rimessa puramente proteso a mitigare gli effetti più dirompenti della vulgata liberista, siano le uniche opportunità date.
E' tempo di riscrivere le ragioni della competizione economica in un sistema di regole e di valori condivisi, ispirati all'idea di bene comune.
E' tempo di rifare dignità alla politica, di sottrarla alla funzione gregaria e di accompagnamento delle convenienze del capitale per riconferirle capacità di progetto e di trasformazione della realtà.
E' tempo di rifare vigore a un'idea di progresso che faccia del diritto a un lavoro tutelato e sicuro, alla salute, alla previdenza, i punti irrinunciabili di un programma e di un'iniziativa sociale di dimensioni europee.
L'impegno di Forum è quello di contribuire alla rifondazione di un pensiero critico, alla ripresa di un'azione sociale autonoma, di una disposizione mentale a considerare che non tutte le coordinate sono già tracciate e che le risposte necessarie, di libertà ed eguaglianza, possono vivere soltanto fuori dal paradigma liberista e dal monetarismo dominanti.
E' maturata l'esigenza di lavorare a una piattaforma sociale e di contribuire
alla costruzione di un movimento di massa , ove la lotta alle crescenti
disuguaglianze, alla precarizzazione, alla emarginazione, alla competizione
tra stati e tra lavoratori si saldi a un progetto solidale per il lavoro,
di redistribuzione del lavoro e della ricchezza, di rilancio dei valori
fondativi delle più avanzate costituzioni europee sortite dalla
sconfitta del fascismo.
Milano, 19 Settembre 1998