ASSEMBLEA NAZIONALE
Abano 27-28-29 Giugno 1997
Relazione di G.
Patta (Non completa)
Chiedo ai compagni di avere pazienza perché la relazione non è scritta però purtroppo non siamo riusciti a produrre questo materiale, a premessa devo dire che nella cartella credo che ci sia un'elaborazione significativa fatta su vari temi ed alla lettura di quella rinvio per un approfondimento maggiore su alcuni temi che necessariamente non verranno approfonditi all'interno di questa relazione.
Pertanto io penso di toccare alcuni aspetti che ritengo importanti sapendo che sugli altri abbiamo alle spalle un anno di elaborazione che veniva già ricordato.
Quali punti penso che sia importante verificare: la prima questione credo che sia utile fare una riflessione sul quadro d’insieme per ricordare o per discutere intorno a tutta la situazione internazionale ma per sottolineare alcuni elementi che secondo me sono sottovalutati nell’analisi comune fatta di questa situazione anche perché il più delle volte la visione proposta della situazione internazionale è coperta molto da una visione di parte e da una visione ideologica. Dalla visione che il mondo liberale e il capitalismo hanno di se stessi. Bisogna andare più alla radice e penso che nel mese di settembre ottobre dovremo organizzare un momento specifico di discussione e di confronto intorno a queste tematiche che come sapete ormai incidono sulla vita quotidiana di tutti e che sono oggetto di dibattito e di discussione a tutti i livelli, anche nei bar, dappertutto insomma perché diventa una questione quotidiana ed hanno delle influenze immediate. La prima questione: come è andata dopo l’89. Voi sapete che in quegli anni discutevamo della possibilità che in seguito al crollo del muro di Berlino ci potesse essere un sistema di tipo pluralista a livello mondiale, più centri capaci di confrontarsi, di dialogare. Com’è andata? Io credo che se dobbiamo tirare un bilancio dobbiamo dire che questi anni hanno costruito un’egemonia degli Stati Uniti senza precedenti nel mondo e che alla logica bipolare non è seguita una logica più articolata. I dati economici sono impressionanti, anche in rapporto con le aree che tradizionalmente vengono considerate come più competitive rispetto agli Stati Uniti, segna dei punti strategici a favore degli Stati Uniti che sono piuttosto significativi. Il Giappone ha una situazione molto simile a quella italiana in termini di debito pubblico consolidato, di quello annuale, della crisi del sistema bancario e finanziario, della crisi del saggio di profitto. Le famose tigri dell’Oriente, quindi tutte comprese, dalla Cina alla Corea, a Taiwan, a Singapore , ecc., hanno segnato negli ultimi anni un deficit della bilancia commerciale. Importano più di quanto esportano (questo per dire come evolvono i dati reali al di là della propaganda) rispetto ad alcune aree di questo Paese. Il commercio nel sud-est asiatico è dal 95 complessivamente deficitario. La situazione dell’Africa è tale per cui si spera che nei prossimi anni il livello di vita di quelle popolazioni torni al livello del 1975. La situazione della Russia è drammatica. Avete sentito anche in televisione, simbolicamente, l’aspettativa di vita in Russia per un maschio è di 59 anni, 12-13 anni meno di quella nei Paesi occidentali. Questo è indicativo di un crollo delle sicurezze sociali e di altre questioni che sono avvenute all’interno di quel Paese. Gli Stati Uniti nel frattempo sono diventati il 27 % da soli della produzione mondiale. E com’è andata dal punto di vista di questa cultura del capitalismo diffuso, di questo capitalismo che doveva diventare sempre più a rete, dove le grandi famiglie andavano sostituite con un altro tipo di situazione? Sono usciti dei dati interessanti nei giorni scorsi. 1000 aziende nel mondo hanno un valore di mercato di circa 17 milioni di miliardi di Lire, e i loro profitti circa 750 miliardi di Lire, più di quanto incassi lo Stato italiano in un anno. Di queste 1000 gradi aziende, il 45 % sono degli USA, 23 % giapponesi. Negli USA incidono sul prodotto lordo del loro Paese per il 33,3 %, e nel Giappone per il 23,5 %. Per fare un paragone, in Italia le grandi imprese italiane incidono per il 5 %. Vuol dire che c’è stata una concentrazione di tipo oligopolistico e industriale negli ultimi anni, senza precedenti nella storia del mondo, e con pochi precedenti nella storia dell’umanità e che la centralità dell’impresa di queste concentrazioni non ha precedenti nella storia finanziaria, politica ed economica di questo pianeta. Il modello della piccola fabbrica, della fabbrica a rete, è ideologia diffusa in Europa. Per quanto riguarda invece la ristrutturazione economica, la ristrutturazione mondiale, sono le grandissime imprese quelle che decidono della situazione mondiale, del traffico delle merci, del mondo della finanza. Gli USA, hanno imposto il liberalismo a livello mondiale, e quando non si fa, fanno le rappresaglie. Gli ultimi accordi sono estremamente significativi e riguardano i settori più avanzati e nuovi di sviluppo industriale ed economico, l’abbattimento delle barriere doganali per i prodotti hardware e software entro il 2000 e la fine dei monopoli nazionali delle telecomunicazioni, questo vuol dire liberalizzare un sesto del commercio mondiale, in settore in cui la supremazia degli USA è assolutamente nota. Ormai gli USA dettano gli standard all’interno delle telecomunicazioni, con Internet hanno posto delle basi fondamentali per lo sviluppo di questo settore. Devo ricordare che l’85 % dei siti WEB in Internet a livello mondiale sono in lingua inglese. Il secondo Paese dei siti Internet, è la Francia con il 2 %. Questa è la situazione così come viene avanti. Il 54,7 % dei profitti di queste 1000 principali imprese viene realizzato negli USA. Il valore di mercato delle grandi imprese mondiali degli USA, dell’Europa e del Giappone insieme arriva al 95 % del totale mondiale. Dico questi dati, perché alcuni aspetti della filosofia attuale sono che il capitalismo con la totale liberalizzazione delle merci, dei flussi finanziari, delle persone, ecc. avrebbe e starebbe dando un contributo fondamentale all’emancipazione di larga parte della popolazione a livello mondiale. I dati veri che abbiamo di fronte dicono che c’è invece una concentrazione tremenda nei poli tradizionali di sviluppo e di potere a livello economico a livello mondiale. Questo tipo di fenomeni ha delle cifre precise, le fusioni tra le società e le acquisizioni mondiali hanno registrato l’anno scoro un valore pari a 1040 milioni di dollari, pari a poco meno del PIL di un anno in Italia. Negli ultimi anni sono stati tre volte tanti, tre PIL italiani, il volume di quattrini spesi per le fusioni e le concentrazioni industriali e finanziarie a livello mondiale. Non è un mistero per nessuno che queste concentrazioni nei settori strategici che negli USA stanno abbattendo tutti i monopoli nazionali, mentre qui parliamo di federalismo, ecc. Negli USA una politica monopolistica sta spazzando via tutti i tradizionali monopoli degli stati americani per farli diventare transnazionali ed internazionali. Pochissime imprese controllano i settori fondamentali, dall’aeronautica, all’aerospaziale, dall’informatica alle telecomunicazioni. Imprese che hanno un potere economico, finanziario e politico su scala finanziaria che non ha paragoni con nessuno stato nazionale. Come vedete quindi i problemi si pongono in maniera assolutamente diversa. I due Paesi guida del mondo, USA e Giappone hanno operato una politica della grande imprese, della grande concentrazione finanziaria. Su questo basano il loro dominio mondiale. Abbiamo una struttura di grandissime imprese USA e giapponesi e introno un pò di fabbrichette dei Paesi europei e di altri stati. Per di più Paesi europei svolgono una politica di abbattimento delle grandi imprese e di imprese che attualmente gestiscono gli stessi settori. Del resto grazie al controllo quasi totale dell’informatica avremo nei prossimi tempi una accelerazione di questi processi, perché voi sapete che l’informatica sarà decisiva per quanto riguarda la sanità, la formazione, i servizi bancari, i mercati finanziari, l’amministrazione pubblica, il controllo dei territori e la difesa. A fronte di questi dati impressionanti che caratterizzano la situazione degli USA e del Giappone, pur nelle difficoltà del Giappone, noi abbiamo una situazione europea che si muove all’interno del fenomeno degli stati nazionali che perdono controllo su alcune materie. Né l’Europa è riuscita ad avere un ruolo alternativo, neanche a livello della crisi della Russia e dei Paesi dell’est europeo. Non è un fatto sconosciuto che anche in termini di politica verso queste aree il ruolo più importante viene svolto dalla NATO, in tute le crisi regionali che abbiamo avuto, nell’allargamento dell’influenza verso la Russia con grosse preoccupazioni da parte della Russia stessa. Quindi gli Stati nazionali perdono controllo, la Nato si sta rafforzando e in futuro il contro verrà sempre meno sui seguenti settori: sui flussi finanziari, che ormai sono al di la di qualsiasi controllo e che sono controllati principalmente dal mondo finanziario inglese e americano. Nelle telecomunicazioni, nelle informazioni, nell’ecologia e nella circolazione delle persone, gli esempi possono essere molti. Contemporaneamente in Europa, il trattato di Maastricht ha ridimensionati il potere degli stati europei, costringendoli a fare scelte politiche per quanto riguarda le spese ed i provvedimenti fiscali, con pochi precedenti in tempo di pace, in quanto a durezza dei provvedimenti. Si aggiungono le limitazioni a di politica industriale, il divieto dei sussidi alle imprese, le liberalizzazioni imposte, prevalenze sulle politiche regionali universitarie delle politiche europee. Nello stesso tempo l’Europa non riesce a darsi una politica industriale in grado di competere anche dal punto di vista capitalistico con quanto sta succedendo nella parte forte del mondo. Anzi va in senso contrario. La totale liberalizzazione mentre in Europa favorisce al proprio interno il peso della Germania, a livello mondiale favorisce complessivamente la situazione delle imposizioni che provengono dagli USA. Ma il dominio e la caduta della capacità di controllo del territorio da parte degli stati lo troviamo anche in altre questioni. Dicevo sull’informazione il fatto che l’85 % dei siti Internet con le conseguenze che questi avranno anche sul mondo finanziario, sul controllo dei flussi finanziari sono angloamericani. L’uso delle nuove tecnologie è ampiamente localizzato nei Paesi angloamericani, persino la cultura, i libri, prodotti musicali e televisivi, nascono prevalentemente negli USA. Quindi esistono dei grossi problemi. In Europa stiamo già verificando cosa significano in prospettiva questi avvenimenti. L’Europa è un bivio, abbiamo da una parte l’Inghilterra che ha ripreso a guardare oltre l’Atlantico, la Germania che ha ripreso a guardare come tradizionalmente ha sempre fatto, verso est. Abbiamo alcuni stati che cominciano a pensare che tutto sommato la costruzione dell’Europa non li coinvolge così tanto e che forse anche non partecipare all’Euro non sarà drammatico, la Svezia, l’Islanda, per non citare l’Inghilterra, che nonostante siano in regola con tutti i parametri hanno deciso di non partecipare all’Euro stesso. Quindi l’Europa ha un grosso problema da questo punto di vista. Riuscirà a guardare da una parte oltre Atlantico, dall’altra ad est, e allo stesso tempo a mantenere quel livello di unità che è stata portata avanti fino ad adesso nei diversi trattati che si sono succeduti per la moneta unica europea o non sarà sottoposta a questo livello di tensione. Dico questo perché in qualche Paese, non soltanto in Italia, qualche problema sta nascendo. Pensiamo alla Germania che ha un deficit del 61 % del PIL, cifra elevatissima anche se inferiore a quella italiana, comunque elevatissima. E con la stagnazione, con i tassi di sviluppo europei che sono inferiori alle altre parti del mondo, agli USA e al Giappone segnatamente, il deficit pubblico è destinato a dilatarsi all’interno di tutti i Paesi a meno che non si voglia portare avanti una politica di smantellamento delle conquiste sociali ancora più feroce all’interno dei vari Paesi. In questo quadro l’Italia che è la quinta potenza a livello mondiale si dice, dal punto di vista economico, ha infatti il 4,1 % della produzione mondiale e l’1% della popolazione mondiale. Ha alcune caratteristiche peculiari, intanto il capitalismo italiano. Il capitalismo italiano con anche la fine che ha fatto de Benedetti, quella precedente di Gardini, quella precedente ancora delle grandi famiglie lombarde, dell’industria, è ridotto nelle famiglie importanti ad Agnelli sostanzialmente. Ha avuto una crisi di direzione industriale. Le uniche aziende italiane che possono competere con qualche dignità a livello mondiale, oltre alla FIAT sono tutte aziende che provengono dal blocco delle partecipazioni statali. Non abbiamo aziende significative se non in settori marginali, nel tessile e di poco più che provengono dal mondo privato. Le aziende che competono all’interno di quelle 1000, sono FIAT, ENI e le altre, dalla FINCANTIERI all’ANSALDO, ecc., la STET che provengono che provengono dal mondo delle partecipazioni statali. Abbiamo quindi un capitalismo delle famiglie che è profondamente in crisi, abbiamo ancora in Italia una politica rivolta ai ceti medi, una politica assolutamente particolare che è quella che abbiamo ereditato dal blocco democristiano che ancora ha una sua forza in Italia senza paragone a quella negli altri Paesi. E poi cosa abbiamo? Abbiamo una serie di primati: la minore crescita in assoluto (0,7 %), il più alto tasso di inflazione paragonato ad altri Paesi, Europa, USA, Giappone. Abbiamo il peggior rapporto tra debito pubblico e PIL, abbiamo uno dei maggiori deficit di bilancio e uno dei maggiori livelli di disoccupazione. Tutte le indagini dicono che abbiamo per il secondo anno consecutivo un peggioramento dei livelli di vita e delle aspettative della gente. Il più alto tasso di abbandono scolastico di tutti questi Paesi, il più basso valore di acquisti di libri, le più basse tirature di quotidiano per abitante, 40 $ contro 65 $ della Corea del Sud, 90 di Singapore, Paesi dove esistono condizioni di vita inaccettabili secondo l’idea che conosciamo. Siamo al penultimo posto tra i Paesi occidentali per l’acquisto di tecnologie e l’ultimo posto tra i Paesi occidentali per crescita del livello di tale spesa. Un basso livello di spesa in ricerca e sviluppo, pari al 2 %, che è inferiore a quello che spende Taiwan e la Corea del Sud. Uno dei più bassi livelli di investimenti dei Paesi esteri, il più basso tasso di natalità del mondo, e solo il Messico presenta una più bassa percentuale di donne che lavorano. In tutti gli altri Paesi il contributo delle donne è molto più alto di quello che si registra in Italia. Questi sono dei limiti strutturali. Come vedete le questioni relative al mondo del lavoro e quindi al suo costo, che sono stati oggetto di una campagna per tanti anni, alla sua flessibilità ecc., non sono tra i punti principali dei problemi di questo Paese. E nessuno ormai li pone più al centro come problemi fondamentali italiani. Abbiamo alcune specificità che spiegano questi livelli di arretratezza dell’Italia e che ci fanno diversi dal resto dei Paesi sviluppati e dal resto dell’Europa. Prima questione: nel mondo finanziario abbiamo una delle strutture più deboli dell’occidente. La borsa è controllata da poche imprese da sempre, che non vogliono allargare la partecipazione, non è uno strumento finanziario a livello di nessun altro Paese sviluppato a livello mondiale. La redditività delle banche ha livelli bassissimi. Secondo me Fazio quando non abbassa il livello di sconto, non pensa affatto agli interessi del Paese e questo nel nostro ambiente è scontato. Ma non si aspetta neanche a ulteriori abbassamenti del livello di inflazione. Siamo arrivati ad un punto talmente basso di redditività delle banche, che Fazio non abbassando i tassi di interesse sta semplicemente difendendo gli interessi delle banche che già con il livello che hanno, non si sentono di abbassare il costo delle loro prestazioni, perché di questo si tratta. E quindi è a difesa della rendita finanziaria che Fazio si muove, quella finanziaria, quella bancaria e quella dei titoli di stato. Delle imprese italiane nel mondo dicevo già quali sono e cosa sono. Nei settori più avanzati,, con la chiusura dell’Olivetti abbiamo una situazione drammatica. Abbiamo una macchina fiscale, anche questa è una specificità italiana, che è tra le peggiori nel mondo. Un contribuente ha il 6 per 1000 di possibilità che la sua dichiarazione fiscale sia controllata. Abbiamo tre milioni di liti pendenti, con 100.000 dipendenti tra finanzieri e amministrazione fiscale e finanziaria. Questi sono nodi italiani che la dicono lunga sull’intreccio che c’è sempre stato in Italia, tra rendita industria e classi e ceti medi e mondo del lavoro autonomo. L’Italia paga questo intreccio e questo blocco di poteri. Mentre non ha più i problemi, che secondo noi non ha mai avuto, che venivano imputati al mondo del lavoro. Non è vero che l’Italia ha una struttura rigida a confronto con gli altri Paesi. L’Italia è una delle strutture più flessibili al mondo, per quanto riguarda la possibilità di far fronte alle evenienze, alle produzioni, ecc. Vediamo alcuni dati. In Italia un terzo dei lavoratori è autonomo. E voi sapete che parliamo in genere di finiti autonomi. In Europa la media è del 17 %, non del 30 %. Siamo i primi Europa per applicazione dei turni di lavoro. Un quinti dei lavoratori italiani non è in regola. Questi sono i lavoratori delle piccole aziende. Hanno fatto il conto a livello europeo, in Italia prendono la metà di quelli delle grandi aziende. Questo è il grande fenomeno della flessibilità che abbiamo avuto in Italia e che si è scaricato completamente sulla forza lavoro. Mentre tradizionalmente abbandoniamo i settori avanzati e ci poniamo in una situazione più flessibile da questo punto di vista e di capacità di intervento sull’innovazione, noi ci siamo adagiati su una fascia debole, secondaria, rispetto alle grandi innovazioni tecnologiche e industriali a livello planetario, e abbiamo lavorato sul solito fattore, che è l’uomo, e cioè i lavoratori. Questa è la specificità che è il peso abnorme che alcuni lavoratori autonomi ed il ceto medio hanno sempre avuto dal punto di vista politico in questo Paese per cui sono falliti in Italia tutti i tentativi anche moderati del movimento operaio di fare il famoso patto per il lavoro che abbiamo proposto più volte, la CGIL stessa propose quando c’era Luciano Lama, o il patto fra produttori, meglio definito da Bruno Trentin. Non si è mai fatto perché abbiamo questo tipo di specificità che pesa in maniera vigorosa e vistosa sulla politica e sull’economia di questo Paese. Queste quindi sono le specificità con le quali ci presentiamo di fronte all’Europa. Ed è chiaro che un approccio di questo tipo con l’Europa sta alimentando in Italia tensioni sociali e di tipo economico, perché siamo una catena debole anche se siamo tra i primi cinque o sei Paesi. Tensioni di cui sono vistosi alcuni caratteri, che provo a riassumere. Il più vistoso di tutti è questa tendenza delle regioni forti ad autodeterminarsi. Parlo del fenomeno della Lega, ma non parlo solo di questo, parlo di una cultura diffusa che va in questo senso anche all’interno del mondo del lavoro. E quindi una tensione sull’unità nazionale, che è particolare e che non è solo dell’Italia. Abbiamo delle tensioni tra generazioni, i tagli alle spese sociali, hanno avuto questa come una delle prime conseguenze. Una rottura tra anziani e giovani. Abbiamo delle rotture significative che in Europa sono mediate diversamente, da come vengono mediate in Italia tra occupati e disoccupati. Tra lavoratori della grande impresa e della piccola impresa. Abbiamo una somma di contraddizioni in questo Paese che stanno aumentando e che rendono la situazione delicata e difficile ed alla quale si vuole rispondere non con l’allargamento del consenso sociale, ma con l’idea di governabilità e di governo di queste contraddizioni attraverso operazioni di ingegneria istituzionale, poi arriveremo alle questioni della bicamerale, dello stato e di riforma complessiva di cui sta discutendo questo Paese. In questo quadro noi ragioniamo oggi in un quadro politico mutato in Europa in cui hanno vinto le sinistre moderate, ha vinto Blair che ha fatto da sponda alla Germania, perché Blair in Inghilterra guarda oltre Atlantico invece che al continente, al di la dei governi che si succedono, abbiamo una possibilità di una sinistra europea che possa dire delle cose alternative e meno banali di quelle che abbiamo sentito fino ad adesso. Una sinistra europea che invece di dire sciocchezze sul ruolo degli stato nazionali, dica che tipo di progetto alternativo al liberalismo completo e totale ha in mente e che tipo di politica economica e di politica sociale ha, e che tipo di istituzioni democratiche intende darsi per governare questa situazione complessa e difficile. Noi realizziamo questo convegno in questa situazione, devo dire che ci sono delle speranze che qualcosa cambi, anche se dal punto di vista effettivo dei processi sociali effettivamente messe in atto da queste vittorie, devo dire che non abbiamo visto gran che. Non vediamo nel vivo della società un movimento che va in questo senso. Abbiamo avuto la lotta della Renault di Vilvoorde, ma le grandi masse operai, impiegati, ecc. non sono assolutamente protagonisti della costruzione dell’Europa, ne tantomeno pesano all’interno di questi schieramenti di sinistra che vanno affermandosi nei vari Paesi europei, c’è una questione di classe più in generale in Europa. Si pone in Italia, ma si pone anche negli altri Paesi. Noi però dobbiamo puntare molto su una svolta e dobbiamo fare in modo che la CGIL ed il mondo sindacale italiano sia un punto attivo per una evoluzione positiva del protagonismo sociale su una piattaforma politica chiara che sia alternativa al liberismo, sapendo che questo però mette in contraddizione certamente i nostri rapporti di tipo internazionale e le tendenze che sono state imposte allo sviluppo economico mondiale in questi ultimi anni. Però per mio è un’occasione. Questo è il senso anche di una manifestazione limitata, la nostra andata ad Amsterdam e l’adesione di molti dirigenti di Alternativa Sindacale. 50.000 tra lavoratori e giovani che hanno sfilato per le strade chiedendo di rivedere i parametri di Maastricht e una evoluzione verso un Europa sociale sono un fatto importante. Noi nella CES non siamo stati capaci, nonostante assemblee fatte con i lavoratori di unire su una piattaforma politica i lavoratori di questo continente. Su una piattaforma che dica quali sono veramente le centralità sociali.
Che i lavoratori si paghino la pensione, la pensione integrativa, che i lavoratori si piglino i soldi della pensione e li si danno ai giovani disoccupati, ecc. si fa tutto e alla fine si fa lo stato minimo sempre con i contributi ed i soldi dei lavoratori.
In cui si dà una soglia più bassa a tutti e poi ogni categoria si arrangia. Questo è il progetto che abbiamo alle spalle. Ora noi ci siamo posti questo tipo di concezione, abbiamo realizzato una mediazione significativa anche all'interno della CGIL in cui abbiamo detto "fermi, visto che sulle pensioni fate i conti ormai ogni anno e dall'anno prossimo cominciano i conti ogni anno, allora i lavoratori hanno il diritto di sapere che fine fanno i loro contributi e quindi i conti si fanno così". E allora ci vuole una separazione netta con tutte le altre questioni si vada verso un Istituto previdenziale del mondo del lavoro unico e trasparente. Vogliamo discutere dell'indennità di disoccupazione ai giovani, benissimo è vero che sui giovani in Italia non c'è una politica seria lo dimostra il fatto che lo Stato è totalmente assente dalla vita dei giovani salvo dalla vita scolastica. I dati dell'ISTAT dell'ultimo anno dicono che stanno in famiglia fino a 34 anni; quindi non c'è lo Stato e c'è la famiglia. La famiglia non è mai stata più forte, mi dispiace per molti compagni e compagne che hanno lottato per il superamento di questa istituzione, per la sua messa in crisi ma la famiglia italiana non è mai stata così forte come in questo momento.
I giovani stanno lì fino a 34 anni, di più, la famiglia procura la casa se leggete il 65% delle nuove coppie vanno via di casa quando hanno una casa di proprietà loro. E quando, possibilmente al Nord, lavorano in due. Quindi la famiglia copre dalla fase dell'istruzione, la fase dell'avviamento al lavoro, la fase della costruzione dell'autonomia personale/individuale fino alla casa. E' uno dei pochi Paesi al mondo in cui esiste questo ruolo della famiglia così forte.
Quindi è un problema dei giovani per cui la famiglia esiste, io direi non bisogna accettare questa cultura dell'idea che bisogna sostenere economicamente la famiglia; però sicuramente i giovani vanno sostenuti.
Qualcuno può dire che è la stessa cosa, ma non è la stessa cosa. In Francia per esempio dopo i 25 anni c'è un sussidio di disoccupazione che è significativo, non sono le mille lire. In Germania ai disoccupati danno quasi uno stipendio, hanno 4 milioni di disoccupati e rotti ai quali danno una marea di soldi.
Quindi un problema c'è. Noi siamo contrari all'assistenzialismo al fatto di far pensare che uno prende il sussidio e non va a lavorare e non si dà da fare, non è un'idea che fa parte della mia cultura.
Però certamente poi non possiamo continuare a pensare che la situazione sia così. Per cui da una parte da una parte diciamo che c'è il 12% dei disoccupati facciamo le proiezioni e anche il Governo nelle sue previsioni resterà nell'11,8% , ma sostanzialmente nei prossimi anni saremo a questi livelli. Quindi non siamo in grado di offrire un lavoro e dall'altra non siamo in grado di dire comunque…. gli diciamo semplicemente c'è mamma e papà arrangiatevi in famiglia perché questo è lo Stato Sociale all'italiana. Quindi c'è un problema. C'è il problema di intervenire su questo settore, però abbiamo anche detto siccome i disoccupati sono di tutti non è che si prendono i contributi dai datori dipendenti e si pagano tutti i disoccupati; questo è un problema della fiscalità generale. Quindi è sul fisco che si deve intervenire. Devono pagare tutti. Perché anche il commerciante, anche l'artigiano anche il contadino hanno il figlio disoccupato, e pertanto se si fa una politica sugli occupati si fa a livello generale e fiscale per tutti i lavoratori, per tutti i cittadini italiani e non si prende dall'INPS che deve essere profondamente trasformato, deve piantarla di operare su questa situazione.
Ci sono problemi di solidarietà che restano nel mondo del lavoro? Le Casse integrazioni, le crisi industriali. Noi siamo affinché il mondo del lavoro continui a contribuire, anche per via contributiva a sostegno di queste necessità e che quindi ci sia un livello di solidarietà interno. Badate che le prestazioni per le Casse integrazioni sono in attivo da parecchio. Non sono in passivo. Noi abbiamo avuto un problema grosso con i prepensionamenti, che costano un occhio della testa e ma per quanto riguarda le Casse integrazioni noi finanziamo la previdenza, non è il contrario. Molte volte diciamo la previdenza finanzia le Casse integrazioni non è così. Quindi siamo in grado di pensare ad un livello di solidarietà nel mondo del lavoro per quanto riguarda i lavoratori ed i problemi occupazionali che si pongono nell'arco della loro vita e quindi siamo in grado di fare una discussione generale.
A che condizioni però? A condizione che si dica che la spesa sociale non va ridotta, perché se ci dicono che la spesa sociale va ridotta noi non facciamo nessuna azione riformatrice in questo Paese; noi facciamo solamente e puramente dei tagli. Poi possiamo decidere dove e quanti. Possiamo fare un po'
all'italiana che giocando sui trasferimenti e le risorse possiamo dire alla gente che abbiamo migliorato; quando poi in realtà i conti non tornano mai. Però questa è la premessa e nel documento della CGIL si dice che la tendenza nostra deve essere quella di riallinearci come spesa sociale a quella europea. Questa è la premessa del documento unitario; e la Confederazione nel suo Direttivo ha votato su questa materia, e questo è un punto fermo.
Dopo di che possiamo iniziare una discussione su un piano organico di ragionamento che però non può essere quello dello stato minimo uguale per tutti; in Italia del resto sarebbe insopportabile. Ma voi vi immaginate con i giovani che stanno a casa fino a 34 anni, quindi molte volte hanno persino il padre e la madre pensionati, immaginate che gli diamo 700.000 lire ad un giovane disoccupato quando finisce la scuola e poi diamo 240.000 lire alla vedova a pensione sociale. Che coesione sociale pensiamo di costruire in questo Paese? Sarebbe un disastro e non si spiegherebbe in nessuna parte ed i fenomeni politici a cui darebbe vita sarebbero drammatici; e pertanto ci vuole una visione unitaria di equilibrio in cui le risposte che si danno ai cittadini nella fase della loro vita abbiano un senso di giustizia e di equità. E come tale venga percepito anche da chi riceve questo tipo di sostegno.
Pertanto noi non ci rifiutiamo di fare una discussione e abbiamo del resto messo per primi il dito nella questione e c'è del materiale apposito. Posso dare una buona notizia ai compagni, poi ne parlerò, Rassegna Sindacale fa un supplemento di Alternativa Sindacale sulle Pensioni in cui c'è la nostra elaborazione ed il nostro contributo alla trattativa pur sapendo che noi siamo legati al documento unitario che abbiamo contribuito a scrivere nella CGIL. Ma lì c'è un arricchimento su una serie di questioni.
Ne cito qualcuna: anche sulla previdenza quanto Cofferati dice "…quando andiamo a vedere i conti andiamo a vedere chi sballa…" lo dice perché in quella previdenza ci sono una serie di problemini piuttosto grossi. Ne cito uno il più macroscopico 750.000 coltivatori hanno un deficit che è pari a quello che producono 11 milioni di lavoratori dipendenti. Non ne parla nessuno. Ed hanno un debito consolidato di 90.000 mld. Nessuna penalizzazione. E' la storia di questo Paese. E' passato da Paese agricolo a Paese industriale non è che si dice "…chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto…" riflettiamo sui fondi di categoria lo dico a tutti anche a noi elettrici, ferrovieri, ecc.. Cioè su che fine fanno i fondi di categoria come tendenza, guardando ai coltivatori.
Però viva dio si può dire che è assistenza ormai questa cosa qui. Si può dire che è un problema di tutta la società italiana che non può essere un problema semplicemente dell'INPS e degli iscritti all'INPS? Che la storia di questa categoria va assunta come problema di tipo generale e che quindi passa la fiscalità e non passa il contributivo che ha l'INPS in forma definitiva. Vogliamo dire una volta per tutte che le pensioni di anzianità non sono più dei lavoratori dipendenti ma che sono dei lavoratori autonomi; guardate che ogni tre pensioni di anzianità due sono di lavoratori autonomi. Perché cumulano; perché vanno in pensione e cumulano con la pensione mentre i lavoratori dipendenti non possono farlo con la pensione di anzianità. Due su tre, e guardate che la maggior parte di questi pensionati degli autonomi non hanno l'età di vecchiaia, l'80% non ha l'età di vecchiaia, invece il 40% dei pensionati di anzianità dei lavoratori dipendenti ha l'età di vecchiaia. Ma tenete conto che questi due su tre non sono pari numeri: 11 milioni sono lavoratori dipendenti gli artigiani e i commercianti sono 4 milioni; quindi il paragone si moltiplica in peggio nel rapporto con i lavoratori autonomi ecc..
Potremmo fare un elenco lunghissimo e l'abbiamo fatto c'è il documento e vi rinvio alla lettura di questi dati che sono assolutamente significativi di cosa diciamo quando diciamo che siamo disponibili ad una discussione sapendo che il problema dei problemi all'interno della previdenza si chiama evasione. Badate è straordinario perché in Italia non si riesca a colpire gli evasori; è uno dei pochi Paesi al mondo che ha questa situazione. L'Italia ha rispetto agli altri Paesi europei una sua specificità, ha il 13,5% di evasione contro il 3,5% degli altri Paesi europei. Non si sa bene mai il perché. Io lo leggo in quel blocco storico-politico-sociale-economico che ha governato l'Italia e che questa è la specificità di questo Paese.
Per essere più recenti e non per passare alla storia a seguito delle iniziative della Life (si chiama così mi pare) la risposta che è venuta dallo Stato non è stata quella di dire le leggi fin che ci sono si applicano. E' stata all'italiana. Non mandiamo più gli ispettori. Diciamo che le leggi si applicano ma non le facciamo applicare perché gli ispettori non li mandiamo. Ora non sia assumono gli ispettori, le piante organiche dell'INPS si fanno marcire e poi scopriamo dall'ufficio legale dell'INPS che dal '93 l'INPS non persegue gli evasori e non chiede i redditi accertati. Non mette in atto le pratiche legali per avere i soldi accertati non quelli presunti. E del resto unna qualche luce politica la gettata il ragionamento di Prodi sui controlli fatto pubblicamente, il Presidente del Consiglio, che dice che insomma questi ispettori. E' il ragionamento che D'Alema ha fatto al Congresso del PDS quindi le cose non vengono per caso, hanno sempre qualche motivazione alle spalle e ci sono degli orientamenti precisi rispetto a questa partita ed è per questo che sarà bene che la delegazione sindacale al tavolo delle trattative precisi esattamente i termini di queste questioni.
Noi in questo quadro quindi abbiamo detto che abbiamo sostenuto la posizione della CGIL che la maggioranza deve portare una proposta perché noi abbiamo solo da completare la realizzazione della 335 con le armonizzazioni, le deleghe, il regime unico per tutti i lavoratori, l'evasione fiscale e contributiva e quant'altro la maggioranza porti una proposta se è in grado di elaborarla anche unitaria e poi si discute.
C'è stato qualche strappo a questo orientamento della CGIL ma la trattativa è iniziata lo stesso, in condizioni non esattamente identiche a quelle che il Direttivo aveva chiesto. Abbiamo anche detto che occorre fare una consultazione dei lavoratori, dire esattamente cosa vogliamo. Ed anche qui siamo in ritardo, abbiamo dato l'indicazione e la mediazione di fare le assemblee informative ma mi pare che non si stiano facendo. Addirittura c'è qualche organismo unitario che è previsto per la metà di luglio, questo è positivo se tutto i sindacato ritiene che si debba andare a settembre. E' negativo invece per il ritardo che stiamo accumulando nel rapporto con i lavoratori che sono molto preoccupati della situazione così come si sta evolvendo.
Pertanto noi ribadiamo queste proposte siamo unitari con il Direttivo della CGIL ma se invece ci si allontana eccessivamente da quell'orientamento è evidente che si pone un problema dell'unità interna dell'organizzazione. Per cui allo stesso modo in cui siamo capaci di fare l'unità siamo anche capaci di fare la battaglia politica; aperta all'interno dei lavoratori come abbiamo fatto per esempio nel contratto della FIOM. Pertanto noi continuiamo invece e speriamo che l'orientamento della CGIL resista alle pressioni di tutti i tipi che ci sono state e ci sono quotidianamente su questa organizzazione e che si vada ad un rapporto positivo. Io non voglio toccare altre questioni dello Stato sociale. Ho fatto capire qual è l'impianto generale; lo stesso ragionamento che ho fatto sulla previdenza potrei farlo sulla sanità. Dico solo questo il Paese più privatistico del mondo per la sanità: gli Stati Uniti d'America spende il 15 del PIL, l'Italia che sarebbe meno statalista spende il 7, la metà o il 9 compresa la sanità privata.
E tutti dicono io non lo conosco, non lo so, che sia perfino più efficiente il sistema sanitario italiano rispetto a quello americano. Pertanto anche sulla sanità forse va indagato di più l'intreccio tra pubblico e privato, sapendo che il privato in sanità non esiste; son tutte convenzioni. E c'è la situazione scandalosa in cui legalmente ci guadagnano tutti il medico a differenza del dipendente pubblico che se ha un doppio lavoro e non va a part-time viene licenziato, il medico è un dipendente pubblico speciale a cui è consentito di lavorare dove vuole e quando vuole; nella struttura pubblica come nella struttura privata. Se non è disponibile gli si affitta perfino qualche piano dell'ospedale per dirgli ma insomma cerca di lavorare qui ti diamo un piano, ti diano gli strumenti, non devi fare neanche la fatica di dare un altro indirizzo ai tuoi pazienti, ma neanche a queste condizioni accettano.
Dico i medici per dire che c'è tutta la classe dirigente di questo Paese che non vuole dare nessun tipo di contributo alla politica che ha deciso, non che abbiamo deciso noi, ma che hanno deciso loro. Si potrebbe parlare dei docenti universitari perché non provate a togliere gli scatti di anzianità ai docenti universitari. Abbiamo provato a contrattualizzare con la Bassanini i docenti universitari, i docenti di tutti i partiti in Parlamento hanno fatto un emendamento che escludeva dalla contrattualizzazione i docenti universitari.
Vogliamo parlare degli alti gradi dell'esercito, vogliamo parlare dei giornalisti, vogliamo parlare della classe dirigente di questo Paese allargata che contributo intende dare. La risposta più spontanea che viene a questi signori è il numero chiuso per esempio medicina perché ci sono troppi medici. Ma i numeri chiusi c'erano anche nel Medioevo, li facevano anche gli operai; non u un modello che può funzionare solo per i medici erano le categorie che si tutelavano corporativisticamente. Perché per i medici numero chiuso e tutti numero chiuso a medicina; non so perché numero chiuso agli operai no, per quello c'è libero mercato addirittura mondiale anzi gli operai debbono competere con Taiwan. Anzi i confronti si fanno addirittura tra l'azienda della Brianza e Taiwan, mentre invece noi dobbiamo chiudere i privilegi delle classi privilegiate. Per dire la visione liberale aperta all'economia competitiva che la classe dirigente allargata di questo Paese ha di se stessa, dei suoi interessi e di come invece abbia un rapporto particolare con lo Stato altro che liberalismo sono tutti in convenzione con lo Stato dai docenti, ai giornalisti, ai magistrati, ecc.. Tutto il corpo liberale di questo Paese; pertanto essendoci questo tipo di problema non mi attardo ad andare oltre. Però due parole permettetemele sul mercato del lavoro perché la situazione è troppo grave.
Qui c'è l'attacco più forte che è venuto alla forza dei lavoratori italiani attraverso la destabilizzazione, i lavori atipici, la loro moltiplicazione, adesso anche la legge che recepisce e peggiora l'accordo del 24 settembre realizzato con le relazioni sindacali ne introduce di altri e peggiora anche rispetto all'accordo i contratti di formazione lavoro e le garanzie delle aziende che operano nel lavoro interinale.
E in più siamo arrivati in Italia unico Paese al mondo, io devo dirlo mi scusino i compagni, io questa idea che si possa lavorare in una azienda privata gratis e che lo Stato dia i soldi al padrone che si tiene uno gratis per un anno la trovo incredibile. A me non è mai passata per la mente nei momenti di fantasie più acute e di soluzioni dei problemi sindacali. Se un sindacalista avesse fatto quell'accordo che si potesse lavorare gratis a spese dello Stato dentro le fabbriche avremmo avuto delle reazioni incredibili altro che i bulloni di Bruno Trentin dopo l'accordo sulla scala mobile. Quindi io do un giudizio assolutamente negativo dell'impianto con cui sta operando questo Governo; sono impianti tampone e quindi continua in questo Paese una politica di dumping fiscale generale rispetto agli altri Paesi europei, dumping sociale attraverso tutta questa strumentazione. Siccome non si può finanziare più l'industria di Stato, finanziamo direttamente i padroni attraverso l'assunzione dei lavoratori. Questo è il solito modo di condannare Italia. Tre quarti dei ricorsi alla corte di Bruxelles riguardano l'Italia è per questo che i tedeschi non ci vogliono. Il clima che c'è in Europa nei nostri confronti per queste operazioni all'italiana è generato appunto anche da questo tipo di situazioni e di nomea che questo Paese si è costruito grazie all'operato dei suoi governi.
Quindi non dobbiamo andare verso una situazione di rigidità in cui si affrontano i problemi della disoccupazione, della formazione; siamo d'accordo a togliere all'INPS la gestione di questi processi, farli regionalizzare, legarli ai lavoratori ed alle Associazioni padronali industriali dei territori, darsi delle politiche territoriali serie rispetto ai problemi occupazionali ma non possiamo accettare questi livelli di dumping sociale che sono peggiori persino degli accordi che prevedono le gabbie salariali perché comunque sono lavori garantiti, saranno il 10% il 20% in meno ma c'è un guado di certezze, noi non possiamo procedere su questa strada. Bisogna assolutamente evitarla e per di più stanno dilagando anche nel Pubblico Impiego creando situazioni gravissime ormai sono centinaia di migliaia i lavoratori che anche nel Pubblico Impiego hanno forme di contratto di questa natura.
Sulla questione che invece ci ha caratterizzato molto per il Congresso: la questione del 23 luglio noi sapete che siamo alla verifica a settembre. Noi manteniamo, io credo, il giudizio sul 23 luglio non c'è stata la politica sui redditi, c'è stata la politica sul solo reddito quello da lavoro dipendente; che è stato tenuto sotto l'aumento del costo della vita, dell'aumento dell'inflazione e che ha recuperato sempre tardivamente e questa è una delle cause non l'unica del divario che c'è stato in Italia. Mentre invece gli alti redditi hanno avuto tutele doppie rispetto all'inflazione; dai titoli di Stato per arrivare a tutte le rendite, agli immobili, gli affitti sono aumentati del 9% l'anno scorso. E tutte le rendite mobiliari ed immobiliari che hanno avuto un'altra dinamica. Per cui sul 23 luglio noi non siamo affatto pentiti anche quando lottiamo per far rispettare ai padroni gli impegni previsti all'interno di quell'accordo. Il nostro giudizio è quello e la politica sul reddito solo sul quale si è caricato, una politica restrittiva decisa per rientrare appunto all'interno dei parametri di Mastichi.
Adesso andiamo alla verifica. Abbiamo notato con interesse che qualcuno si è accorto che con tassi di inflazione bassa ormai dobbiamo guardarci negli occhi con i padroni; che si fa? Come si fa a fare un contratto con 20.000 o 30.000 lire e poi due livelli di contrattazione. Che si fa dobbiamo smascherare davanti a tutti che quando l'inflazione è bassa quel guadagno che c'è nell'accordo del 23 luglio diventa esplicito. Abbiamo notato con interesse che anche qui è arrivato un contributo, che all'interno della categoria dei chimici c'è stato un qualche timido tentativo di innovazione. Qualcuno ha ripescato l'allineamento automatico quello che dicevamo solo noi, dopo aver verificato che la contrattazione biennale non era un semplice adeguamento ma era un altro contratto, un contrattino con scioperi ed annessi e connessi. Come quello dei metalmeccanici e degli edili sui quali abbiamo dati giudizi negativi sono stati espliciti, del tipo di contrattazione e della certezza della difesa del salario che era sottintesa nell'accordo del 23 luglio.
Quindi noi appoggiamo questa intesa che viene dai chimici e la vogliamo verificare, nello stesso tempo diciamo chiaramente che i contratti in scadenza quest'anno si devono fare tutti sia quello dei chimici che quello dei bancari e quello dei due milioni e rotti dei lavoratori del Pubblico Impiego che scadono il 31 dicembre. Anche se Fossa ha dichiarato che non si devono fare e se si devono fare, si devono fare a costo zero. Siccome ho la responsabilità, tra l'altro, contrattuale dei lavoratori del Pubblico Impiego poiché la CGIL ha spezzettato le responsabilità, quindi la previdenza, le istituzioni, il mercato del lavoro e quant'altro dipendono da altri Segretari della CGIL; noi abbiamo già convocato le Segreterie Unitarie delle Categorie e l'altro giorno abbiamo detto che entro luglio dobbiamo essere in grado di avere un orientamento confederale sui contratti nazionali del Pubblico Impiego ed entro settembre le piattaforme debbono essere consegnate anche se non piene di tutto ma il contratto vecchio va disdettato e consegnato. Non vorremmo avere la responsabilità, come sindacato, che non parta neanche la carenza prevista dall'accordo del 23 luglio e quindi la scala mobile carsica per ritardi delle OO.SS..
Quindi sulla stagione contrattuale siamo in questa situazione, vedremo nel dibattito di settembre che tipo di modifiche e che tipo di battaglia fare per modificare l'accordo del 23 luglio. Ecco, questo sono le questioni più importanti, diciamo di politica contrattuale; prima di parlare di Alternativa Sindacale e di chiudere questa relazione, che si sta dimostrando troppo lunga, due parole sulle questioni dell'unità sindacale.
Avete visto che recentemente abbiamo realizzato un'intesa anche su questo punto nel Direttivo Nazionale della CGIL, abbiamo ribadito quello che avevamo già detto al Congresso che noi non siamo contro l'unità delle OO.SS. dei lavoratori, che siamo favorevoli, che la sinistra ha sempre subito le scissioni non le ha mai provocate. Però abbiamo detto anche che l'unità sindacale non è un fatto religioso è un fatto politico e come tale va trattata, quindi vanno discusse le condizioni a cui si realizza l'unità sindacale, quali sono i programmi ed i contenuti all'orizzonte che questo sindacato unitario si deve dare e quali sono le regole, sia di vita interna pluralista e democratica, sia di rapporto con i lavoratori per quanto attiene la contrattazione.
Sapendo certamente che non adremmo al sindacato unico visto il numero tra l'altro dei sindacati che ormai ci sono in Italia e prevalentemente di destra, poi dirò qualcosa su questo punto.
Quindi abbiamo ribadito questo intendimento però devo dire che non esiste assolutamente una pratica dell'unità sindacale, io per franchezza, vi devo dire che siamo nella battagliuola quoditiana a chi gioca a fare più l'unitario ma non c'è nessuna pratica unitaria. Si fa una Segreteria unitaria una volta all'anno, per dire il vertice delle OO.SS.. Siamo sempre ad ogni contratto a guardarci in faccia pensando ma la CISL e la UIL faranno un accordo separato. L'ultimo negli edili 10 giorni fa. Quindi esiste questo tipo di situazione di tensione, la CISL ha un altro progetto sociale e politico che ha esplicitato, che è molto diverso da quello che sta alla base dell'iniziativa della CGIL.
Quindi chi vuole l'unità deve discutere di questi problemi se la vuole sul serio non evocare l'unità. Evocare addirittura lo scioglimento della CGIL, in un anno in sei mesi in due anni, quello che è ogni tanto c'è una data mitica; che crea semplicemente allarme e basta e non produce nessun tipo di fatto politico. L'unità è un terreno di battaglia politica, non è un dato intorno al quale fare professione di fede, e così noi la viviamo. In questo quadro la ripresa dell'iniziativa per la legge sindacale è per noi fondamentale. Treu ci ha detto che adesso che ha terminato l'esame del pacchetto la Commissione alla Camera dovrebbe iniziare un esame di una legge per le OO.SS., quello che ho capito possa avere in mente Treu è una legge leggera, che misura semplicemente il peso delle OO.SS. non è questo il nostro problema. Che invece è regolamentare nella contrattazione l'esercizio della contrattazione stessa nel rapporto con i lavoratori non di pesare semplicemente quanti iscritti ha ogni OO.SS. e come partecipa in proporzione alle trattative; questo è uno degli aspetti che abbiamo e che andrà discusso, ma non è quello principale che ci ha fatto fare il referendum, la battaglia per la democrazia, ecc. quello principale è quell'altro , siccome queste Organizzazioni che comunque sono soggetti privati di natura privatistica contrattano per contratti che noi vogliamo abbiano forza di legge per tutti i lavoratori, devono in qualche maniera regolamentare la loro attività contrattuale; dopo di che la loro attività interna se la decidono loro con i loro Congressi, con i loro iscritti, sulla base del modello sindacale che vogliono. La CISL non deve avere paura che dalla CGIL venga fuori qualcuno che dice allora regolamentiamo la democrazia e la vita interna delle OO.SS., no. Questo è un terreno che resta di sovranità in tutte le culture che ci sono in CGIL delle OO.SS., della libertà di associazione che è altrettanto importante di quell'altro aspetto di cui parlavo.
Certamente il soggetto sindacale deve essere molto pluralista, molto di più di quanto lo sia la CGIL, perché se deve mettere insieme queste anime le garanzie che stanno alla base di questo soggetto unitario e quindi il nuovo Statuto di questo soggetto unitario deve essere molto, ma molto più garantita e più pluralista di quanto non preveda lo Statuto della CGIL, che pure è uno Statuto rispetto agli altri, abbastanza avanzato ma non è sufficiente per essere una base per un sindacato unitario.
Quindi questi due aspetti vanno ripresi e noi contribuiremo
anche su questo terreno facendo delle proposte precise, di nuovo Statuto,
di costituente, di come si fa, ecc. incalzando appunto coloro che parlano
di unità e poi la evocano nei Congressi e un ogni tot mesi nei nella
vita sindacale. Ecco è in questo quadro che va fatto un bilancio
anche di noi stessi e di Alternativa Sindacale ovviamente legato alla CGIL.
Io credo sin dalla CGIL in questo momento soffra una situazione di isolamento,
che è assolutamente evidente, che però abbia segni di ripresa
nel rapporto con i lavoratori; l'abbiamo visto nelle elezioni, sia delle
RSU che degli organi del Pubblico Impiego, la CGIL avanza un po' dappertutto
in termini di adesioni elettorali ed un po' anche sul fronte del tesseramento.
Però soffre di un isolamento che è consistente perché
è politico, gli avvenimenti esterni a noi cozzano contro la storia
e la tradizione di questo sindacato anche nelle sue espressioni più
moderate perché comunque alla base delle cultura di questa OO.SS.
……
Ad un anno dal Luglio del 1996 in cui si concluse il XIII Congresso della CGIL che sancì la formazione di Alternativa Sindacale quale area programmatica congressuale della CGIL, i delegati e le delegate che al congresso nazionale scelsero di sostenere il documento di A.S., riuniti in assemblea insieme al gruppo dirigente, traggono un bilancio importante della azione svolta ad affermare i contenuti del documento congressuale e approvano la relazione introduttiva e le conclusione svolte dal compagno G. Patta.
Sia sulle questioni in cui si è raggiunta una sintesi unitaria sia nelle situazioni in cui si è registrata una divergenza ( contratto dei metalmeccanici ed edili, Patto per il Lavoro) la presenza di Alternativa Sindacale ha inciso, a tutti i livelli, la nella CGIL.
La scelta operata a Rimini di puntare sull'autonomia programmatica di Alternativa Sindacale come strumento per recuperare l'autonomia della CGIL si è rivelata efficace, il parziale recupero di autonomia della CGIL si accompagna al permanere di debolezze e tendenze contrarie accentuate dalle pressioni forti e violente del quadro politico; la trattativa per la riforma dello Stato Sociale, la verifica dell'accordo del 23 Luglio '93, l'impostazione della prossima stagione contrattuale, saranno il terreno sul quale verificheremo se il processo di autonomia proseguirà oppure avrà nuove regressioni.
Noi dirigenti e militanti della CGIL di Alternativa Sindacale sulla base del documento congressuale, delle posizioni contenute nei documenti prodotti e consegnati ai compagni e alle compagne presenti (Opuscolo sulle Pensioni, documenti su: verifica del 23 Luglio, Lavoro e Mezzogiorno, Stato Sociale, Mercato del Lavoro, Sanità, Pubblico Impiego, ENEL, Telecomunicazioni, Riduzione dell'orario, Scuola, Contrattazione nei Chimici), nonchè del consenso consolidato presso numerosi iscritti e delegati, intendiamo marcare decisamente le prossime scadenze con le nostre posizioni contribuendo al raggiungimento di sintesi unitarie e, quando non risulti possibile, alla promozione del dissenso.
Le scelte di fondo e le posizioni di linea sindacale contenute nel documento congressuale conservano all'oggi piena validità ed efficacia; nuove ragioni emergono a confermare il nostro progetto di una alternativa sindacale di rinnovamento democratico e classista del sindacato italiano.
Il nostro progetto si propone di coniugare una alternativa politica e sociale al liberismo ed alla riduzione dei lavoratori ad appendice del capitale con una linea sindacale e contrattuale che ripropone la centralità del lavoro nella società.
Il recente vertice europeo di Amsterdam ha visto, anche per l'iniziativa del nuovo governo francese, l'emergere di difficoltà a proseguire il processo di unità europea rigidamente nei dettati neoliberisti di Maastricht.
Pochi giorni dopo il vertice del G8 guidato da Clinton riconfermiamo la nostra opposizione alla costruzione monetarista di Maastricht a favore invece di una costruzione sociale e politica dell'Europa; è una scelta di fondo che colloca l'azione di A.S. nella CGIL nel quadro di una alternativa sociale e politica a livello europeo.
Si pone allora l'esigenza non solo per le politiche sociali ma anche per quelle contrattuali di un ruolo diverso della CES; in questo senso è urgente costruire un rapporto tra tutte quelle forze sindacali che in Europa si pongono sul terreno della alternativa al liberismo.
Alternativa Sindacale ha contribuito a definire la posizione unitaria della CGIL per la trattativa apertasi con il Governo sullo Stato Sociale: quella posizione è un vincolo non derogabile.
Gli incontri col Governo debbono verificare in modo puntuale e trasparente proposte e posizioni e, prima di aprire la trattativa, deve essere realizzata una consultazione vincolante dei lavoratori; da subito va realizzata una campagna di assemblee di discussione e verifica.
L'intangibilità del livello attuale della spesa sociale rispetto al PIL, la verifica della 335 sul versante della attuazione delle deleghe relative alle armonizzazioni, il mantenimento del carattere universalistico del sistema sanitario contro qualsiasi ipotesi di taglio, la revisione del sistema sociale di sostegno al reddito che sia equo ed efficace anche per le tutele, sono gli orientamenti inderogabili nella trattativa sulla riforma del Welfare.
C'è bisogno, per incidere sull'occupazione, della fuoriuscita dalla recessione attraverso il rilancio dello sviluppo economico ed industriale; il recupero dell'evasione fiscale e contributiva, il ripensamento delle attuali politiche di privatizzazione di settori determinanti ( ENI,ENEL,STET, FINMECCANICA) nonchè dei processi di privatizzazione del sistema scolastico e formativo pubblico sono alcuni degli elementi importanti per la ripresa e modifica dello sviluppo.
Il bilancio dell'accordo del 23 Luglio '93 conferma il nostro precedente giudizio negativo; i salari contrattuali non sono riusciti a recuperare completamente l'inflazione, i redditi da lavoro hanno perso 5 punti sul complesso, la produttività è aumentata del 10%, la disoccupazione è cresciuta dal 10% al 12.5%.
C'è dunque il bisogno di una sostanziale discontinuità; i salari che, in una fase di inflazione decrescente, debbono vedere, nella prossima stagione contrattuale, oltre il recupero dell'inflazione, quote aggiuntive derivanti dalla redistribuzione della ricchezza prodotta.
Difendere il contratto nazionale ed il 2° secondo livello di contrattazione significa anche indicare che una parte importante delle quote aggiuntive deve andare alla riduzione dell'orario a parità di salario in direzione delle 32-36 ore rivendicando anche politiche pubbliche di sostegno ed evitando scambi tra diritti ed orario e tra diritti e salario.
La prossima fase di contrattazione nazionale dovrà realizzare l'estensione delle tutele e dei diritti a tutte le figure anche nuove prodotte dal processo di frammentazione del lavoro a partire dall'omogeneità di diritti tra coloro che svolgono lo stesso lavoro.
L'affermazione di questi contenuti è strettamente intrecciata alla definizione, tramite un provvedimento legislativo, delle regole della rappresentanza, della rappresentatività e del mandato.
La scelta di Padova come sede dell'assemblea nazionale di A.S: ha per noi un profondo significato morale, politico e istituzionale a fronte dell'emergere in tutta la sua pericolosità dei fenomeni secessionisti ai quali occorre dare una risposta nazionale del movimento sindacale attraverso la ricostruzione di una identità di classe e della capacità di rispondere adeguatamente alla frammentazione del mondo del lavoro respingendo ogni avvicinamento a idee di organizzazione politica e/o sindacale con identità territoriali.
L'assemblea Nazionale di A.S. sollecita la CGIL ad indire al più presto un CD nazionale per assumere orientamenti ed iniziative; in ogni caso A.S. si senta impegnata e si attiverà sin d'ora.
Abano 29 Giugno 1997
Approvato all'unanimità con 4 astenuti
Ordine del giorno sul lavoro interinale
I compagni e le compagne di Alternativa Sindacale, in coerenza con la battaglia congressuale ed il voto negativo espresso nel CD della CGIL inerente il Patto per il Lavoro, confermano la loro netta contrarietà ad ogni forma di precarizzazione dei rapporti di lavoro.
Nello specifico del lavoro interinale, ribadiscono che le Organizzazioni
Sindacali non devono in alcun modo gestire in forma diretta od indiretta
tali agenzie, ed anzi occorre sviluppare ogni forma di mobilitazione e
di lotta tesa ad impedire l'affitto della forza lavoro nel nostro paese,
e quindi la attivazione di tali agenzie.
Ordine del giorno contro la violenza sulle donne
Le compagne di Alternativa Sindacale CGIL, riunite in assemblea, esprimono il loro sdegno e la condanna più ferma per le violenze imposte alle popolazioni, ed in particolare alle donne, della Somalia.
Ritengono molto grave il tentativo da parte delle forze politiche, militari e di governo di insabbiamento dei fatti drammatici e violenti avvenuti.
Chiedono pertanto che si accerti con chiarezza la verità e
che si prendano, di conseguenza, seri ed adeguati provvedimenti.
Dopo 30 mesi riprendono le trattative del CCNL delle imprese di pulimento.
Questo contratto deve essere firmato in tempi rapidissimi senza accogliere le proposte della contropiattaforma padronale.
A queste lavoratrici e lavoratori va garantito il diritto al contratto di lavoro.
E' necessario un forte intervento del governo, non solo per il risanamento del settore, ma anche per la firma del contratto.
Qualora non si giungesse alla conclusione della trattativa, le confederazioni
sindacali, firmatarie dell'accordo del 23 Luglio '93, hanno il dovere politico
e morale di chiamare ad una mobilitazione generale nazionale dei lavoratori
per dare visibilità anche nel sindacato a questa categoria.
Ordine del giorno contro la riapertura del processo su via rasella
L'assemblea nazionale di Alternativa Sindacale esprime la più totale solidarietà ai partigiani romani Carla Capponi, Rosario Bentivegna e Pasquale Balsamo contro i quali il gip Pacioni vuole indagare perchè a via Rasella avrebbero commesso un "illegittimo atto di guerra"!
Noi invece ringraziamo loro e tutti i partigiani per avere contribuito
a liberare l'italia dai barbari nazifascisti e a ridare la libertà
che permette a lavoratrici e lavoratori di lottare per i propri diritti
in condizioni migliori che sotto la dittatura fascista.
Ordine del giorno sul diritto di sciopero
L'assemblea nazionale di Alternativa Sindacale giudica inaccettabili proposte che mirino a comprimere ulteriormente il diritto di sciopero per i lavoratori dei servizi pubblici ed in particolare nel settore dei trasporti.
La legge 146, che regola il diritto di sciopero è già di per se troppo restrittiva per la molteplicità di ostacoli che pone all'esercizio dello sciopero, mentre non prevede ne vincoli ne sanzioni per i datori di lavoro, neanche quando svuotano deliberatamente sedi e procedure di composizione e costringono i lavoratori al conflitto.
L'equilibrio tra due diritti (diritto di sciopero e diritto alla mobilità) sta progressivamente saltando anche a causa del ruolo improprio che la commissione di garanzia si è nel tempo auto assegnata e che la qualifica sempre meno come garante al di sopra delle parti e sempre più come schierata contro i lavoratori.
Il ministro dei trasporti Burlando propone ora al sindacato un'intesa generale sull'applicazione nei trasporti della legge 146/90; l'intenzione sembra buona ma il merito non è condivisibile.
Proporre uno scambio tra concertazione ed ulteriore riduzione del diritto di sciopero non può essere un terreno utile di confronto.
Per ottenere risultati occorre cambiare la filosofia della proposta: ripristinando il ruolo di garante della commissione di garanzia, abolendo il privilegio delle controparti datoriali con l'introduzione nei contratti di sanzioni, concordando procedure di programmazione degli scioperi e di conciliazione, evitando concomitanze e sovrapposizioni che non siano per scioperi generali e per rinnovi contrattuali, conservazione delle fasce per assicurare la pendolarità ma eliminazione dei servizi minimi che si sono dimostrati fonte di confusione per gli utenti e profondamente lesivi del diritto di sciopero.
Possono essere sperimentate forme innovative di sciopero, purché siano integrative e non sostitutive delle tradizionali forme di lotta.
Ma soprattutto occorre affrontare il nodo della rappresentanza e della rappresentatività e delle regole di elezione che le rendono esigibili.
Il Ministro dei trasporti Burlando invece di inseguire obiettivi
assai pericolosi farebbe meglio ad impegnarsi per rimedi veri e democratici
come l'approvazione della legge sulla rappresentanza ferma ormai da due
anni in parlamento.
Dare concretezza all'obiettivo di "fare sindacato" in modo alternativo per contrastare la deriva neoliberista è il punto sul quale abbiamo concentrato l'attenzione in questa assise nazionale di A.S..
Non c'è un modello generale di comportamento che consenta di realizzare questa strategia politica, si tratta, piuttosto, di intervenire in tutte le specificità dell'attività sindacale che si prestano a sbocchi alternativi nella contrattazione e nella politica quotidiana del lavoro.
uno di questo settori di intervento è quello della sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro e della tutela della salute di lavoratori e lavoratrici.
Le ragioni sono molteplici:
1) Il decreto legislativo 626/94 inserisce questa materia in un contesto nuovo che apre alla possibilità di interventi concreti a favore delle tutele per chi lavora
2) Se la formazione è un costo, pretendere che venga attuata nei luoghi previsti dal 626 può limitare l'applicazione esasperata delle forme di mobilità del lavoro
3) Applicare correttamente le metodiche inerenti il rispetto dei criteri di valutazione dei rischi significa intervenire sulla organizzazione del lavoro a partire dai tempi
4) Chi opera nell'ambito della sicurezza sui luoghi di lavoro,si trova a stretto contatto con gli RLS e con gli stessi lavoratori, ha la possibilità di confrontarsi direttamente con i datori di lavoro e può realizzare momenti di aggregazione e di socializzazione delle esperienze (corsi di formazione, aggiornamento, ecc..)
5) In un modo o nell'altro, molti compagni e compagne di A.S. hanno incarichi nel settore.
Dobbiamo cogliere questa situazione come un'occasione che consenta di svolgere una azione in difesa dei diritti dei lavoratori e di intervento sull'OdL anche realizzando momenti di incontro e di valorizzazione delle esperienze.