La polemica di Cremaschi sui dati del primo round congressuale

liberazione - 05-01-06


di Fabrizio Salvatori


«E’ in discussione il nodo del pluralismo in Cgil». Così Giorgio Cremaschi ieri nel corso dell’incontro a Roma dei vari raggruppamenti della sinistra sindacale che hanno sostenuto le tesi presentate da Gianni Rinaldini nel corso delle assemblee congressuali nei luoghi di lavoro. Al centro della polemica (oggi stesso la Cgil diffonderà i dati definitivi) ci sono le percentuali, e le relative attribuzioni dei delegati, registrate dalle tesi alternative (contratti e democrazia).

Secondo il segretario nazionale della Fiom i conti non tornano. «Prima del 10 dicembre le tesi di Rinaldini erano al 22% e dopo sono scese al 16%». L’appunto di Cremaschi è, in sostanza, sulla gestione dei dati. Dopo quella data, infatti, sono stati conteggiati i numeri provenienti dal Sud. Qui, secondo lui, si sono verificati alcuni picchi di partecipazione davvero inusuali: Napoli per esempio registra una percentuale di afflusso al voto più alta di Bologna. La Filcams del Lazio, poi, avrebbe addirittura fatto il pieno segnando l’80%. Tutte cose che dovranno essere chiarite.

«Il dato politico di fondo - sottolinea Cremaschi - è che le tesi di Rinaldini prendono più di Patta». C’è da aggiungere che le tesi alternative del segretario generale della Fiom sono state presentate solo nel 10% dei congressi. «E quindi è un risultato che vale doppio». «Questo dato deve essere rappresentato», aggiunge Cremaschi.

Su questo ci sarà lo scontro a partire da domani. Il rischio è che non essendo un congresso basato su documenti contrapposti i sostenitori delle tesi alternative non ricevano una adeguata rappresentanza nei vari congressi territoriali. Cremaschi cita il caso della Funzione pubblica di Milano. Qui le tesi alternative sono riuscite a spuntare un 4% di consensi ma a questo non ha corrisposto nemmeno un delegato.

L’arcipelago della sinistra sindacale che si è ritrovata nelle tesi di Rinaldini ha deciso di darci un nuovo appuntamento a dopo le elezioni politiche. E’ lì che si deciderà sulle forme in cui continuare il confronto dentro la Cgil. I nodi arriveranno al pettine a luglio quando potrebbe arrivare il nuovo accordo sulla contrattazione.