LAVORO-SOCIETA’ IN F.I.L.C.A.M.S: QUALI PROPOSITI?

 Si è tenuto a Bologna il 28 gennaio u.s. un attivo di quadri e delegati nazionali di Lavoro-Società della Fi.l.c.a.m.s. C.g.i.l. su cui riteniamo di dover spendere qualche parola in merito a quanto discusso.

Aleggiava nella sala durante i lavori uno “spettro pericoloso” percepito da una parte di funzionari  e delegati con animo sinceramente speranzoso: quello di un nuovo Governo “amico” su cui puntare per instaurare nuove relazioni sindacali in una rinnovata stagione politica puntellata da uno spirito neo-concertativo, per cui, grazie ad uno slittamento semantico di significati, ciò che ieri era visto ed analizzato in uno modo ( legge Treu, Riforma Dini, 23 luglio, etc.) ora viene al più riletto come base scomoda su cui ripartire in chiave pre-congressuale.

Nell’analisi introduttiva dei lavori di Maurizio Scarpa ( Segreteria nazionale F.i.l.c.a.m.s.) all’interno di valutazioni debolmente critiche sull’operato della categoria ( rinnovi c.c.n.l. Turismo e Commercio in particolare), non si è individuata a nostro giudizio un’identità precisa dell’area e, nel contempo, si è sempre mantenuta, sottotraccia, l’intenzione di presentarsi con un Documento unitario al prossimo appuntamento congressuale.

Riteniamo questa volontà una scelta piuttosto grave.

Da anni centinaia di delegati si sono sempre opposti alle logiche ed alle prospettive concertative che, seppur camuffate dalla lotta contro il Governo Berlusconi, la Confederazione ha sempre mantenuto; si pensi agli ultimi rinnovi contrattuali raggiunti ed il livello di bontà normativa salariale ottenuto: molto basso, anche se in presenza di forti potenzialità combattive ( tessili, auto-ferrotranvieri, etc. ).

A ciò si aggiunga il fatto che, specialmente in F.i.l.c.a.m.s., l’estate scorsa, a ridosso del rinnovo c.c.n.l. Commercio, si sono create grosse falle di partecipazione democratica a riguardo di scelte incomprensibili ( abbandono della logica conflittuale ed arretramento rivendicativo ) gestite dall’alto, su cui, poi, si è data “voce” solamente a 60.000 lavoratori circa del settore su una platea di quasi 1.500.000 di addetti: un po’ troppo poco crediamo!

Premessa l’importanza di preservare posizioni di classe anche all’interno di questa delicata categoria, riteniamo che qualora volontà di apparato optassero per avviare il processo di scioglimento dell’area ( cosa, peraltro, ritenuta legittima  da alcuni dirigenti in virtù dell’avvenuto cambiamento di rotta della C.i.g.l. in questi anni ), esso debba essere preceduto da intere assemblee di delegati e figure di base ai quali conferire   il diritto di esprimersi e non di ratificare decisioni prese in altri ambiti.

La “concertazione” sindacale, ovvero quell’impianto di scambi e relazioni sociali avviato il 23 luglio 1993 su cui puntare per il rilancio di investimenti, produzione e sviluppo a precise condizioni di contenimento economico-normativo, ha rappresentato un disastro per milioni di lavoratori ed ha espresso le necessità di fondo del sistema capitalistico basato, oggi più che mai, sullo sfruttamento dell’intera classe lavoratrice.

Se il rispetto di certe compatibilità del sistema legate all’estrema competitività dei vari capitali – ieri la legge Treu, la Riforma Dini, il 23 luglio, la Riforma Berlinguer-De Mauro, oggi l’ex-legge 30, la Riforma Maroni, il presunto “dialogo sociale”, la Riforma Moratti – impongono nuove e più efficaci riflessioni, a maggior ragione consideriamo ancor più necessario mantenere un’area programmatica tale da opporsi da un versante di classe in modo netto e rigoroso contro tutte queste brutture.

2 febbraio 2005

Enrico Pellegrini - Direttivo regionale Veneto F.i.l.c.a.m.s.C.g.i.l.

Antonio Amoroso  - R.S.U. Postal Market Milano F.i.l.c.a.m.s.C.g.i.l.