Di fronte ad un'intervista sul Sole 24 ore rilasciata da Gian Paolo Patta, che può aver dato spazio ad in fraintendimenti, un giornale come Liberazione ed un partito come il PRC, che hanno a cuore la difesa di una politica sindacale di classe, avrebbe fatto bene, se interessati ad unire e non a dividere, a chiamare l'interessato, chiedergli semplicemente una lunga intervista di chiarimento sui temi della contrattazione, sulla linea politica della Cgil, sul ruolo della Fiom nel futuro della Cgil. Essendo Patta il coordinatore della più ampia sinistra sindacale organizzata che la Cgil abbia mai conosciuto nella sua storia, non credo sia un fatto irrilevante per i lettori di Liberazione conoscere il pensiero del diretto interessato. A quel punto, chiarito che vi era la volontà di una rottura con la Fiom, l'apertura di una polemica anche aspra e forte, era più che legittima. Ma se al contrario in questa sede fosse stata riproposta l'unità d'azione che, con la Fiom e con altri settori importanti della Cgil, si attua ormai dal congresso di Rimini e che avuto un suggello importante sia nel congresso unitario della Fiom, dove Lavoro Società ha rinunciato alla presentazione di un proprio documento sia nei lavori del Forum per l'alternativa, beh, si sarebbe fatta un'importante opera di rafforzamento dell'unità a sinistra, si sarebbe evitato di sostenere gli strumentali attacchi alla Fiom con il relativo tentativo d'isolamento. Ma la politica non si fa con i se e i ma. Quindi i lettori di Liberazione non sapranno mai cosa avrebbe detto Patta, ma tutti noi sappiamo ora che Liberazione ed il PRC pensano con certezza che il coordinatore dell'area Lavoro Società abbia voluto attaccare la Fiom, allineandosi alle posizioni dei settori moderati della Cgil, con la segreteria dei DS e non ultima Federmeccanica. Se non un "traditore", insomma, una cosa che gli assomiglia molto. Su questo vorrei approfittare dello spazio sulle vostre colonne per esprimere il mio pensiero. Sinceramente la strada proposta da Liberazione è un percorso sciagurato che, se perseguito, avvierà inevitabilmente una nuova lotta fratricida come quella che, malauguratamente, inaugurò la costituzione dell'area programmatica dei comunisti. Perché? Perché non parte da una valutazione di merito sulle questioni di strettamente pertinenza sindacale, ma da valutazioni che esulano dalla vita interna della Cgil, e, mi pare di capire, ripropongono in essere un'ingerenza di natura "partitica" negli assetti dell'organizzazione sindacale. Ma su questo avremo modo di discutere, e non volendo fare il processo alle intenzioni, di ciò è giusto parlarne nelle sedi sindacali. Mi preme però la valutazione del merito delle questioni poste dall'intera vicenda. Da tempo, i compagni di Lavoro Società mi sono testimoni, pongo all'attenzione il problema di una forte discussione non sul modello di contrattazione, ma sui contenuti della contrattazione. Il dilemma non è tra chi firma contratti e chi non li firma, ma sul cosa si firma. La mia categoria, è noto, è stata soggetto di una firma del contratto del Terziario che abbiamo aspramente criticato nel merito, ma nel frattempo come area abbiamo apprezzato altri accordi siglati, e sostenuto con convinzione il referendum attuato in Gs Carrefour su un ipotesi d'accordo che tutta la Filcams non ha condiviso. Esperienze negative e positive vi sono in tutta la Cgil, come ad esempio testimonia la vicenda del contratto dei Chimici dove il direttivo ha valutato non soddisfacente l'accordo e ha deciso il ritiro della firma. Se non fosse così non sarebbe comprensibile cosa è accaduto in questi anni con l'avvio di un intenso conflitto sociale alla cui testa c'era proprio la Cgil. Sappiamo che nell'organizzazione vivono posizione moderate e orfane della concertazione. Ma vediamo anche il Segretario Generale che abbandona il tavolo con Confidustria. Se vogliamo consolidare la linea del congresso di Rimini, vi è la necessità di un ampio schieramento di forze in tutta la Cgil. Nell'enfasi retorica dell'articolo di Grassi si arriva a eleggere la Fiom a sindacato universale: Fiom contro il resto del mondo è una partita il cui esito è già scritto. Assomiglia a quello dei minatori inglesi, che sono rientrati in miniera con le bandiere rosse ma con una banda che faceva da colonna sonora ad una sconfitta. Se la Fiom ha vinto meritatamene a Melfi è grazie ad una grande intuizione politica, ma anche al fatto che l'insieme della Cgil non ha lasciato sola quella lotta. Se ciò è accaduto, se ciò accade in molte categorie è anche grazie ad una sinistra sindacale, che si chiama Lavoro Società, che non si è chiusa negli steccati della singola categoria e neppure in un solo territorio, ma è portatrice di un progetto di cambiamento complessivo della Cgil di cui il documento unitario di Rimini è un piccolo passo in quella direzione. Se si vuole che la Cgil mantenga nel suo DNA una connotazione di classe non serve una grande Fiom, ma una grande area di consenso su un progetto di cui anche la Fiom sia parte, ma non sola. Credo che la campagna avviata da Liberazione, che mi pare abbia l'obiettivo di screditare Patta e con lui l'intera area programmatica, alla fine sta solo facendo il gioco di coloro che attaccano i metalmeccanici della Cgil: in fondo già duemila anni fa si sapeva che la vittoria è più facile seguendo una politica del "divide et impera". Piccoli interessi di bottega non giustificano un prezzo così alto. Non vorrei che proprio tra gli "amici" matura il frutto avvelenato da far mangiare alla Fiom e non solo. In fondo domani in molti siederanno al tavolo del "Governo amico". Una sinistra sindacale, troppo forte, capace di indirizzare la linea della Cgil, forse non è molto gradita neppure a sinistra. Concludendo credo che l'unità tra le forze che pensano ad un sindacato la cui rappresentanza è fondata sui rapporti di forza, sul conflitto e sul miglioramento delle condizioni materiali di chi intendiamo rappresentare, è fondamentale per raggiungere l'obiettivo: per noi non una pura enunciazione di principio come può essere per alcuni "esterni", ma una necessità della nostra vita sindacale quotidiana. Sono certo che questa è la volontà dell'insieme dell'area programmatica"Lavoro Società", ed è esplicitato nel documento approvato nel coordinamento nazionale del 23 luglio. Roma 29 luglio 2004 Maurizio Scarpa Segretario nazionale Filcams |