Caro Direttore,


ho sempre preferito giocare, piuttosto che fare il tifo al bar. Questa considerazione mi è ornata in mente anche in questi giorni a proposito del cosiddetto "caso Patta". In alcun "bar" se ne parla molto (ad esempio quello di "Liberazione"), in altri meno, si discute di altro.
Dopo la sequenza di interventi a senso unico su "Liberazione", credo che sia necessario che i lettori conoscano anche altri punti di vista. Intanto io vorrei affermare che il senso delle dichiarazioni di Patta, già espresse in discussioni interne alla CGIL (al di là di alcune deformazioni di stampa) e poi, per altri versi, il documento del coordinamento di Lavoro Società, non sono in alcun modo un attacco alla FIOM. Naturalmente è legittimo per chiunque condividere o meno i diversi passaggi, ma qui ci dobbiamo dar atto che stiamo discutendo delle scelte migliori da compiere nell'iniziativa sindacale di questa fase, tra militanti che sono pienamente consapevoli dei pericoli di scivolamento concertativo della CGIL (che oggi però non c'è stato) e lavorano per evitarlo. Se non si coglie questo contesto o non si è capito o si è in malafede, è "la storia della luna e del dito".
Allora vediamo se riusciamo ad essere tutti un po' meno sciocchi e invece del dito guardare alla prospettiva. Per quanto ci riguarda abbiamo la consapevolezza che, pur nelle necessarie autonomie, la tenuta di una linea di autonomia della CGIL e un programma per una alternativa di governo sono entrambi necessari e si tengono solo se si costruiscono parallelamente. Non c'è quindi da fare il tifo, ma piuttosto lavorare per questa prospettiva, ce n'è da fare per tutti, non solo per i sindacalisti, anzi, chi prevalentemente si occupa di militanza partitica avrebbe molto lavoro da fare, piuttosto che dare voti ai sindacalisti. A meno ché ci sia "qualcosa di ben più serio": ossia un tentativo di delegittimazione della nostra area di sinistra sindacale con l'idea che gli equilibrii in CGIL si possano determinare dall'esterno. Questa è storia del '900, non funziona più in CGIL.

Bologna, 27 luglio 2004
Vittorio Bardi CGIL Emilia Romagna