| POLITICA ECONOMICA E STRUTTURA CONTRATTUALE SEMINARIO AREA
PROGRAMMATICA LAVORO SOCIETA RIMINI
15 16 APRILE 2004 Lattualità
della negoziazione sociale Nella situazione odierna, caratterizzata da una stagnazione
economica che determina una crescente difficoltà a rispettare i vincoli alla spesa
pubblica e sociale, nazionale e locale, posti dai parametri di Maastricht e dal patto di
stabilità interno, il governo Berlusconi sta portando avanti un attacco pesante sul
terreno della protezione sociale, che è così divenuta un punto centrale e decisivo dello
scontro redistributivo che avviene oggi nel nostro paese attraverso una riforma fiscale
regressiva, il taglio delle prestazioni previdenziali e sanitarie e dei trasferimenti agli
enti locali, che determina a sua volta il taglio dei servizi sociali e assistenziali. Il sindacato è nato storicamente sulla base della necessità
di governare il mercato del lavoro, ma ha avvertito, fin dallinizio, lesigenza
di estendere la sua azione rivendicativa alle politiche sociali. Gli obiettivi di
giustizia sociale e la difesa degli interessi dei lavoratori sono stati perseguiti attraverso una politica redistributiva
che opera sul salario diretto (la retribuzione), indiretto (fisco e tariffe), differito
(pensioni) e sociale (fornitura di servizi sociali a livello locale). Il compito di
garantire una effettiva tutela del reddito e dunque delle condizioni di vita, viene
perciò svolto a due diversi livelli, quello della politica economica nazionale (con i
suoi riflessi su fisco e pensioni) e quello della negoziazione locale sulla dimensione e
qualità dei servizi sociali. La profonda trasformazione degli assetti istituzionali (a
seguito della riforma federalista), del quadro di riferimento normativo e dellorganizzazione
produttiva e sociale (per effetto dei processi di globalizzazione, finanziarizzazione e
trasformazione del modello produttivo) impone anche al sindacato una continua
riprogettazione delle sue politiche ed architetture organizzative, per incidere
efficacemente nelle nuove e diverse forme assunte dalle relazioni sociali. Nel fordismo la
fabbrica ha modellato il territorio a sua immagine e somiglianza, mentre nel postfordismo,
con la dispersione produttiva e del lavoro, il territorio torna di nuovo ad essere il
luogo fondamentale di convergenza dei diversi soggetti per progettare e negoziare la
riorganizzazione produttiva e sociale ed una efficace risposta ai bisogni. Da ciò
consegue lesigenza di una forte confederalità, organizzata e radicata nel
territorio che si concretizza affiancando alle lotte per i diritti al lavoro e sul lavoro
una più forte iniziativa, a partire dal livello nazionale, sui diritti di cittadinanza:
al benessere ed alla salute, alla sicurezza e qualità sociale, ad un sistema fiscale e
tariffario equo e solidale, ecc. Mentre il clima sociale degli scorsi anni è stato dominato dal
tema della cittadinanza del lavoro, ovvero dallo scontro con Governo e Confindustria sullarticolo
18 e le politiche di precarizzazione del mercato del lavoro, oggi il conflitto si è
esteso ai temi della cittadinanza sociale, che collega i problemi della crescita alla
previdenza, alle strategie redistributive, ai servizi ed alla qualità della vita. Ciò
riguarda in particolare il rapporto che il sindacato deve instaurare con il territorio,
rispetto alla difesa dei diritti collettivi e alla promozione dello sviluppo. Va ricordato
infatti come la spesa sociale non costituisca solo una leva redistributiva egualitaria ed
una necessaria risposta ai bisogni ma sia anche un efficace volano per lo sviluppo. Per questo esiste oggi una forte esigenza di rilanciare e
riqualificare la negoziazione sociale a livello territoriale al fine di ottenere risultati
concreti sul terreno del benessere e del miglioramento della qualità della vita,
attraverso la definizione di specifiche piattaforme territoriali e zonali da presentare
alle istituzioni locali, contrastando efficacemente i numerosi fattori che oggi tendono
invece a peggiorarla. In una realtà come quella odierna, caratterizzata dalla crisi
dei punti di incontro ed aggregazione sociale e politica e da un processo di isolamento
individuale che espone ancor più alla influenza sempre più pervasiva dei media, in larga
parte controllati dalle forze conservatrici, diviene ancor più importante la
ricostruzione del legame sociale a partire da una presenza capillare nel territorio di
momenti di incontro, discussione, aggregazione, partecipazione, organizzazione e
rivendicazione dei propri diritti democratici e sociali. Occorre a tal fine ricordare il
ruolo svolto dalle prime Camere del Lavoro come punto di incontro ed organizzazione,
caratterizzate da un ruolo sociale forte, di solidarietà e difesa dei diritti individuali
e collettivi, di cittadinanza attiva civile e sociale, di progettazione rivendicativa per
il futuro della collettività e del territorio. Lesperienza
della negoziazione sociale La negoziazione sociale, che negli ultimi anni ha dato
risultati apprezzabili anche se qualitativamente non omogenei nelle diverse aree
territoriali, deve essere ulteriormente estesa e rafforzata per incidere in modo efficace
sulle scelte di spesa, diffondendo e generalizzando le buone pratiche sulla base di una
attenta verifica circa i contenuti delle piattaforme, i risultati ottenuti; il riscontro
sulla loro attuazione, il consenso che sono riusciti a raccogliere. Dato che i contenuti delle piattaforme devono esprimere, in
modo concreto e visibile, le richieste dei nostri rappresentati, in stretta connessione
con la loro specifica situazione sociale territoriale, anche se è molto difficile che vi
possano essere piattaforme uniformi in tutto il territorio nazionale (tranne che per la
determinazione, lesigibilità e la tutela dei livelli essenziali, sanitari e
sociali) occorre comunque garantire, pur nella diversa articolazione delle richieste, una
forte unità di impostazione politica, per riportare a sintesi la crescente divaricazione
quantitativa, qualitativa e metodologica sul terreno della protezione sociale prodotta
dalla devoluzione federalista che determina enormi fratture sociali non solo
fra le diverse regioni italiane ma anche fra i diversi comuni allinterno di una
stessa regione. I
fattori che condizionano negativamente la negoziazione sociale Spesso i risultati della negoziazione sociale non sono stati
adeguati alle aspettative dei suoi beneficiari, sia per ragioni esterne alla volontà dei
soggetti che lhanno promossa che per la difficoltà di riuscire a leggere i bisogni,
raccogliere le domande e tradurle in azioni rivendicative. Occorre dunque affinare la
nostra capacità di analisi e di ascolto delle richieste e nello stesso tempo saper
trovare risposte credibili e praticabili nello specifico contesto economico e sociale in
cui operiamo. Tra i fattori di condizionamento possiamo indicare i vincoli di
compatibilità imposti alla spesa pubblica degli stati aderenti dal Patto di stabilità
europeo definito dal trattato di Maastricht del 1992 e quelli imposti ai bilanci delle
autonomie locali dal Patto di stabilità interno, che hanno determinato un controllo
rigido del debito e della spesa pubblica con una drastica riduzione delle risorse
trasferite ai comuni ed agli enti locali che, unitamente al divieto di accrescere la
fiscalità locale, mette a rischio lequilibrio dei bilanci e si ripercuote in modo
quasi automatico nella decurtazione dei servizi sociali offerti. La stagnazione economica
si ripercuote nel declino delle entrate fiscali e nellaumento della spesa connessa
alle situazioni di crisi. Assistiamo dunque ad una fase involutiva della spesa sociale,
già storicamente inferiore, in Italia, per quantità e qualità, alla media europea,
proprio in una situazione per cui linvecchiamento della popolazione imporrebbe
maggiori interventi di prevenzione e di cura e dunque una consistente crescita della spesa
sociale. Si delinea così una situazione di vera e propria macelleria sociale, come è stata definita
dalla Cgil, che non è il risultato
inevitabile di una situazione di difficoltà tale
da impedire una scelta di diverse priorità nella allocazione delle risorse, ma dipende da
precise volontà politiche volte allo svuotamento degli strumenti di programma, allesclusione
di un reale confronto con il sindacato ed alla riduzione dellintervento sociale, che
viene restituito alla disuguaglianza del mercato, come fonte di profitto. Infatti le
scelte di prelievo e di spesa tendono spesso a privilegiare interessi corporativi, di
categorie e classi che rispondono meglio a logiche di parte od elettorali, a scapito dellinteresse
generale della collettività. La stagnazione economica non può quindi divenire la
giustificazione per una progressiva erosione delle politiche sociali. Proprio in un
periodo di crisi la spesa sociale deve svolgere una duplice funzione di volano dello
sviluppo e di garanzia della sua qualità sociale per impedire quel generale declino del
Paese che è stato a più riprese denunciato prima di tutti proprio dalla Cgil e poi
confermato da ulteriori numerosissime prese di posizione degli osservatori e delle
autorità economiche nazionali ed internazionali. Un declino che deriva da scelte che, con
il taglio delle spese per listruzione e la ricerca, hanno rinunciato a migliorare la
competitività del paese sulla base della ricerca ed innovazione, della qualità del
lavoro incorporata nella produzione, unica garanzia di tenuta delle quote italiane nel
commercio internazionale, cercando invece di ritagliarsi dei margini in una competitività
di prezzo, realizzata a scapito dei diritti fondamentali e della qualità della vita delle
persone, proprio nei settori a bassa tecnologia, in
declino nel commercio mondiale. Di fronte allincalzare dei paesi di nuova
industrializzazione ciò si rivela sempre più una scelta perdente e senza futuro, che se
non verrà rapidamente corretta porterà inevitabilmente ad un ulteriore degrado economico
e sociale del paese. La devoluzione federalista e la mutata geografia
dei poteri La negoziazione sociale deve fare i conti con un quadro di
riferimento istituzionale e normativo sconvolto da una riforma federalista che ha
modificato profondamente le funzioni ed i poteri, anche
legislativi, dello Stato e delle autonomie locali, con un forte
decentramento delle risorse e delle competenze e lintroduzione della legislazione
concorrente delle Regioni in alcune materie che riguardano i diritti civili e sociali. Ha
anche ridisegnato politiche, missione, struttura, attività, gestione, ruoli professionali e compiti lavorativi della
Pubblica Amministrazione. Il federalismo del Polo anziché avvicinare la partecipazione
dei cittadini e delle forze sociali, tende invece ad allontanarla attraverso un nuovo
accentramento autoritario dei poteri e delle risorse. La mancata definizione delle garanzie costituzionali e dei
poteri da riservare allo stato nazionale come garante della unitarietà dei diritti
fondamentali dei cittadini ha determinato lesistenza di un federalismo zoppo ed
incompiuto che costituisce una minaccia proprio per luniversalità dei diritti e
della protezione sociale sullintero territorio nazionale. Il quadro viene poi
ulteriormente complicato dalla nuova devoluzione federalista che prevede su
alcune materie che facevano parte della legislazione concorrente una potestà esclusiva
che lascia alle regioni una totale autonomia in materia di sanità ed assistenza, scuola e
formazione, polizia locale ed ogni altra materia non espressamente riservata dalla
legislazione nazionale. Qualora le norme regionali pregiudichino linteresse
nazionale il nuovo Senato federale potrà rinviare la legge alla Regione ed annullarla nel
caso non venga modificata. Viene così minacciata luniversalità dellaccesso e
luguaglianza delle prestazioni sanitarie ed assistenziali, annullando lesigibilità
dei Livelli essenziali di assistenza sullintero territorio nazionale. Pertanto, alla vecchia ma indispensabile conoscenza della
struttura del bilancio, che pure ha subito non poche modifiche nel corso di questi anni
(basti pensare alla introduzione della unità previsionale di base, dei fondi unici di
bilancio; del bilancio sociale, ecc.), si aggiunge lesigenza di conoscere bene anche
la nuova dislocazione dei poteri e delle competenze per individuare correttamente linterlocutore
istituzionale con cui negoziare. Una nuova architettura vertenziale della negoziazione sociale Il livello europeo. In questo scenario assai
complesso e difficile, la negoziazione sociale interviene su più livelli tra loro
intrecciati. Esiste un livello europeo il cui limite più evidente è stato finora quello
di aver imposto unicamente vincoli economici e normativi che hanno condizionato la tutela
e lesigibilità dei diritti, mentre lintervento sociale, ove previsto, si è
limitato a semplici raccomandazioni non vincolanti. Anche a livello europeo le politiche di sviluppo, debbono
integrarsi con le politiche di coesione ed inclusione sociale, a partire dalle realtà
più deboli. Loccasione è offerta dallesistenza di interventi strutturali di
recupero produttivo e di sostegno allo sviluppo dellUnione europea, realizzati
attraverso gli strumenti della programmazione negoziata come lAgenda
2000, i Patti territoriali ed i Contratti darea, che devono essere non solo daiuto
ai settori in crisi ed ai territori che hanno maggiore bisogno di sostegno ma devono
divenire anche strumento di crescita sociale. Per questo è necessario inserire allinterno
dei Patti territoriali degli strumenti come i protocolli sociali che integrano
sviluppo economico e sociale, prevedendo un preciso riferimento alle azioni ed ai
provvedimenti necessari per la tutela dei diritti universali civili e sociali. Il livello nazionale. A livello nazionale si
definiscono e costruiscono le politiche di tutela dei redditi, di sostegno e sviluppo
delle tematiche sociali e sanitarie, che hanno precise ricadute a livello territoriale. Il
Documento di programmazione economica e finanziaria del Governo e la successiva legge Finanziaria debbono indicare le risorse
destinate alla realizzazione di tali obiettivi, da iscrivere poi in bilancio. Il Piano
Sanitario Nazionale e il Piano Sociale Nazionale devono poi definire la programmazione e
le norme dindirizzo del Governo in materia sanitaria e sociale, vincolanti per le
Regioni e per gli Enti Locali in base ai contenuti delle leggi
229/99 e 328/00, ancora in vigore. Si tratta di norme decisive ai fini della
negoziazione sociale territoriale: basti pensare al taglio dei trasferimenti agli Enti
Locali e alla riduzione delle risorse destinate ai fondi nazionali. In tale ambito assumono priorità assoluta la definizione dei
Livelli essenziali (Lea, Liveas, sociali, socio-sanitari e sanitari), che devono essere
stabiliti per legge e resi effettivamente esigibili in modo uniforme in tutto il
territorio nazionale attraverso un congruo finanziamento da parte dello Stato. Ciò è
diventato ancora più importante, ma anche più difficile, per contrastare gli effetti
della nuova normativa connessa alla devoluzione che delinea uno svuotamento
definitivo della possibilità di realizzare un sistema omogeneo di tutele nazionali,
frammentandolo in ventuno sistemi regionali differenziati.
Il livello regionale. La riforma federalista e
la successiva devoluzione hanno cambiato il quadro di riferimento normativo e
istituzionale rispetto ai contenuti della legge quadro sulla assistenza e alla legge di
riforma sanitaria, introducendo prima la potestà legislativa concorrente della regione e
poi la sua potestà esclusiva in materia di assistenza ed organizzazione sanitaria . Lo Stato ha il compito di definire i Livelli essenziali; le
Regioni debbono intervenire per integrare a completare il suo intervento utilizzando anche
il loro potere legislativo ed infine degli Enti Locali debbono gestirne lattuazione.
Le Regioni svolgono prevalentemente un compito di programmazione e dindirizzo in
coerenza con gli obiettivi definiti a livello nazionale, indicando agli enti locali i
settori e i livelli dintervento che devono essere garantiti, anche attraverso il
trasferimento di risorse necessarie per lattuazione dei livelli essenziali sanitari
e sociali. Ciò richiede lattuazione del cosiddetto federalismo fiscale
che permette Legge Costituzionale, di definire la composizione delle finanze delle Regioni
e degli Enti Locali. La finanza delle Regioni deve prevedere entrate proprie, quote di
compartecipazione al gettito dei tributi erariali, quote di partecipazione al fondo
perequativo e risorse statali aggiuntive per lintervento speciale. In particolare risulta determinante lesistenza
di un fondo nazionale per garantire leffettiva
esigibilità dei livelli essenziali. Il livello territoriale locale. A livello territoriale (Provincie, Comuni ed altri
enti locali) il compito della negoziazione sociale è quello di conseguire risultati
concreti per il benessere dei cittadini a partire dai diritti sociali e sanitari, per
ampliarne la dimensione estendendola sul versante di ulteriori diritti. Le istituzioni
territoriali sono il luogo di identificazione della propria appartenenza alla comunità,
ove si esercita concretamente la democrazia sociale partecipata in un confronto diretto
con le amministrazioni locali e da cui parte la individuazione delle necessità e dei
bisogni, che devono trovare riscontro non solo nelle politiche territoriali (piani sociali
di zona, bilancio sociale; ecc.) ma anche ai livelli superiori, regionale e nazionale. In particolare i Comuni debbono svolgere un ruolo fondamentale
nello stanziamento delle risorse e nella gestione dei servizi socioassistenziali, che
devono costituire materia di negoziazione nellambito della definizione del Dpef dei
Comuni, in occasione della costruzione del bilancio di previsione, della verifica di
quello consuntivo e della definizione del piano esecutivo di gestione, per la verifica
della congruità tra gli stanziamenti del bilancio e lutilizzo delle risorse
impegnate. Occorre tener presente i fattori di novità che sono dati da: -
la nuova suddivisione dei poteri e delle competenze introdotte
con la legge Bassanini e la modifica del titolo V della Costituzione, che ampliano i
compiti e le responsabilità degli enti locali, affidando loro maggiori margini di
intervento discrezionale, -
un rapporto più diretto e partecipato dei cittadini con le
istituzioni locali, con un controllo sullefficacia e trasparenza del governo locale -
la riorganizzazione della sicurezza sociale, sempre più
orientata verso un universalismo selettivo
che impone allente locale scelte di obiettivi e priorità sulla base dei vincoli
economici di bilancio ed il conseguente contenimento dei costi. I vincoli di bilancio ed il taglio dei trasferimenti erariali
operato dalle ultime leggi finanziarie, hanno
determinato grandi problemi nei confronti dei cittadini, connessi alla difficoltà di
censire i bisogni, aggregarli, selezionarli e soddisfarli. Ciò ha determinato una
profonda insoddisfazione degli enti territoriali nei confronti del governo, con dure prese
di posizione delle loro associazioni, ma li induce a ridurre gli interventi proprio in una
fase che esigerebbe invece, per lemersione di nuovi fattori di rischio (aumento
della popolazione anziana, rischi climatici, sicurezza, ecc.) una forte capacità di
sperimentazione ed innovazione. In una tale situazione esiste una convenienza oggettiva da
parte degli enti locali a realizzare un confronto col sindacato, previsto dalla 328/00 per
la realizzazione dei Piani di Zona, per individuare una scala di priorità che consenta
una più agevole soluzione dei problemi. I caratteri della negoziazione sociale territoriale La negoziazione sociale territoriale interessa tutti i gestori
di servizi con una propria autonomia decisionale e gestionale: provincie, comuni,
consorzi, comunità montane, Asl, distretti sanitari, zone sociali, aziende di produzione
di servizi territoriali pubblici e privati (trasporto urbano ed extraurbano, gas e acqua,
rifiuti, ecc.) case di riposo, Ipab, ecc. Nellambito della nuova architettura istituzionale la
negoziazione territoriale può assumere la fisionomia di un confronto pressoché continuo
che si sviluppa nellarco dellintero anno, scandito dalle scadenze
istituzionali delle sessioni di bilancio delle Regioni e degli enti territoriali, in
analogia con quanto avviene a livello nazionale in occasione della Finanziaria. Tale
impostazione richiede un più elevato livello di competenze non solo in fase di
negoziazione ma anche in quella del monitoraggio dello stato di avanzamento e della
effettiva realizzazione degli accordi ed esige dunque
un forte coinvolgimento di tutte le competenze e le professionalità del
sindacato, da estendere attraverso una adeguata attività di formazione. La negoziazione si va riarticolando sulla base della nuova
dislocazione dei poteri, a più livelli e con più interlocutori, intrecciati tra loro,
con diverse competenze settoriali e diverse aree territoriali, con il rischio che il
groviglio di competenze, accentuato dalla complessità e vastità degli argomenti,
favorisca un gioco di scaricabarile e di rimpallo delle responsabilità finalizzato ad
eludere una assunzione di impegni precisi. Occorre perciò favorire lapertura di
tavoli di confronto programmatico che mettano assieme tutti gli interlocutori facendo
assumere loro, ciascuno per le proprie competenze, una responsabilità corale rispetto allattuazione
degli impegni e dei progetti di intervento. Particolarmente rilevanti sono, a tal fine,
gli accordi quadro per la
negoziazione sociale, raggiunti con le associazioni delle autonomie locali (Anci, Lega
delle Autonomie, ecc.). Per queste ragioni è importante che le politiche di coesione
sociale entrino anche nei Patti territoriali, nei contratti darea e di quartiere.
Una strada da seguire è anche quella delle richieste di protocolli aggiuntivi sociali e di contratti di sicurezza da inserire nei patti
territoriali della prima generazione, anche se i risultati reali sono stati finora
quantitativamente modesti. Le modalità dellazione
rivendicativa Lazione rivendicativa del sindacato come rappresentanza
universale degli interessi e diritti dei
cittadini intende intervenire sulle politiche sociali degli enti locali al fine di
ottenere impegni precisi sulla base di criteri di equità e solidarietà. Per garantire il
massimo livello di democrazia, consenso e rappresentatività, la validazione democratica
deve riguardare sia la definizione della piattaforma che la verifica degli accordi
conseguiti e deve raccogliere non solo il consenso degli iscritti ma anche lopinione
di tutti i cittadini ed il contributo dellassociazionismo presente nel territorio.
Ciò comporta la formalizzazione degli obiettivi, lavvio del negoziato, il
raggiungimento di accordi scritti (accordi, protocolli dintesa, accordi di
programma) con le istituzioni locali ed il controllo sulla loro attuazione. Va posta
particolare attenzione a presentare le piattaforme per tempo, prima delle scadenze
decisionali istituzionali (Bilancio preventivo e Peg). La fase di verifica (Bilancio consuntivo) e di monitoraggio
applicativo è particolarmente importante in quanto gli accordi con gli enti locali non
producono obblighi contrattuali immediati e diretti, ma, per essere efficaci, debbono
essere recepiti nel percorso decisionale della amministrazione e tradotti in delibere ed
atti amministrativi, in un percorso lungo e tortuoso in cui è evidente il rischio di
rinvii e modifiche del progetto originario. Tale percorso rende meno immediatamente evidente il rapporto
fra piattaforma sindacale e risultati conseguiti, ponendo problemi di visibilità del
ruolo del sindacato, che risulta perciò attenuato. Per questo è particolarmente
importante dedicare una cura adeguata allopera di informazione sul ruolo positivo
svolto dal sindacato e sui risultati da esso conseguiti, rafforzando e consolidando in tal
modo il rapporto con la cittadinanza e linsediamento sociale delle leghe nel
territorio. Laggiornamento
dei contenuti e lampliamento del nostro orizzonte rivendicativo Un primo argomento presente diffusamente negli accordi riguarda
proprio i diritti di negoziazione, ovvero il riconoscimento come controparte, le
procedure, i diritti di consultazione ed informazione, ecc. I contenuti tradizionali delle nostra politica rivendicativa
riguardano inoltre interventi sulla dimensione crescente della diseguaglianza e dellinsicurezza
sociale, attraverso azioni egualitarie, risarcitorie, redistributive, che consistono in
una funzione di tutela del reddito delle fasce economiche più deboli e maggiormente
bisognose, in una situazione di svantaggio, attraverso interventi di salvaguardia ed
integrazione del reddito personale (esenzione, riduzione e rimborsi di tariffe, imposte e
tasse) e complessivo (ovvero erogazione di servizi compensativi), ed in una promozione del
diritto ad una effettiva accessibilità e fruizione dei benefici dello stato sociale. In tal senso gli accordi finora realizzati riguardano, come
risulta dallOsservatorio nazionale della negoziazione sociale, oltre agli interventi
generali sulle scelte di bilancio e di programmazione sociale, anche temi specifici che
sono, nellordine, tasse e tariffe
addizionali locali, interventi a sostegno del reddito individuale e familiare, servizi
sanitari e sociali, di assistenza domiciliare alle persone: trasporti, mensa, lavanderia,
acquisti, assistenti (le cosiddette badanti), ecc. Questa attività ormai
consolidata deve essere ulteriormente sostenuta e rafforzata, generalizzandola a partire
dalle buone pratiche, ma è oggi indispensabile anche ampliare ulteriormente lorizzonte
del nostro intervento negoziale. Accanto alle tutele tradizionali dobbiamo contrattare anche il
benessere sociale, come nuova dimensione della negoziazione nel territorio. Alcuni
argomenti sottovalutati in passato diventano perciò, in questa nuova ottica, centrali e
strategici, per passare da una logica di sussistenza e di sostegno dei bisogni primari ad
una politica di promozione del benessere psicofisico individuale che risulta del tutto
inscindibile da quello sociale, con i suoi contenuti affettivi e relazionali. Basti
pensare a tutti quei temi intimamente legati al territorio ed alle condizioni di vita
delle persone, alla loro integrazione sociale ed alla loro capacità di riconoscersi come
parte attiva della comunità locale, partecipando alla sua costruzione ed assumendone la
responsabilità collettiva. Si tratta di affrontare e risolvere problemi abitativi,
ambientali, del traffico, della illuminazione, della mobilità, della sicurezza, della
formazione, della cultura, del tempo libero e delle relazioni sociali, che costituiscono
un importante punto dintervento per costruire e realizzare quella soglia minima di benessere di cui dovrebbe
godere ogni cittadino. Occorre promuovere le politiche occupazionali sul versante dei
servizi sociali, i progetti di urbanistica sociale a lassistenza alle vittime di
reato con una politica di rassicurazione fondata sul controllo del territorio ma anche sulla crescita sociale della comunità locale. Occorre in tal senso
ricomporre gli obiettivi di riqualificazione urbana con
la rivitalizzazione della convivenza e solidarietà sociale come senso di
appartenenza e di identità comunitaria capace di esprimersi dal basso, a partire dalle
proprie esigenze collettive, anche attraverso la definizione di un programma e della
connessa piattaforma rivendicativa. Un particolare rilievo assume a tale proposito la formazione
continua lungo lintero arco di vita, che risponde alla necessità di offrire una
possibilità di sviluppo culturale, intellettuale e relazionale senza limiti di età,
intervenendo proprio nel settore della formazione che è divenuto un valore centrale nellattuale
società, ma deve anche favorire il superamento di quella barriera digitale
che costituisce oggi sempre più un ostacolo non solo nel lavoro ma anche nella stessa
vita quotidiana (dallaccesso ad Internet fino alluso di sportelli automatici
bancari ed amministrativi). Nel momento in cui si stanno affievolendo le motivazioni
ideologiche tradizionali per ladesione al sindacato la nostra capacità di
affrontare le tematiche dei nuovi diritti diverrà sempre più un elemento
importante per un nostro ulteriore consolidamento e sviluppo politico ed organizzativo. Il bilancio partecipativo Uno strumento particolarmente importante per il coinvolgimento,
la partecipazione democratica e la mobilitazione della popolazione nella gestione della
comunità locale è lesperienza del Bilancio partecipativo, nata in
Brasile e diffusasi poi in America Latina,
Asia, Africa ed in alcuni paesi occidentali Francia, Spagna, Gran Bretagna , con il
sostegno dellOnu che lha inserita nelle buone pratiche da diffondere ovunque. Si tratta di un decentramento autogestionario fondato sulla
partecipazione diffusa dei cittadini alle scelte municipali che consente loro di
progettare complessivamente il futuro del territorio, dal punto di vista economico,
urbanistico, sociale e politico. Consiste in un processo decisionale democratico complesso
che definisce annualmente la destinazione della totalità degli investimenti pubblici, a
livello comunale o statale, attraverso un voto della popolazione in assemblee tematiche
(sviluppo economico, salute ed assistenza, istruzione, mobilità, cultura, sviluppo
urbano) che eleggono propri rappresentanti nel Consiglio del Bilancio partecipativo,
che comprende anche rappresentanti sindacali, ed è listanza decisionale massima per
la definizione degli investimenti e la loro realizzazione nel piano pluriennale. E
uno strumento di responsabilizzazione nella gestione della comunità che consolida i
legami sociali, ma costituisce anche uno strumento di
apprendimento reciproco che definisce la priorità dei bisogni e determina
una migliore allocazione delle risorse, una maggiore efficacia nella realizzazione degli
obiettivi ed una ricaduta più positiva sulle condizioni di vita della popolazione,
producendo benessere, appartenenza e valori simbolici, ridisegnando luoghi e identità. In Italia la prima esperienza è stata realizzata a
Grottammare, seguita da Pieve Emanuele e da alcune esperienze di decentramento a Roma, Venezia, Napoli, Firenze, Genova, Trento,
ecc. Si tratta di una esperienza preziosa di crescita sociale che si iscrive perfettamente
nella nostra cultura e nei nostri obiettivi e che dunque è nostro compito sostenere e
diffondere. Il coinvolgimento degli iscritti, dei cittadini e della
società civile Le crescenti difficoltà finanziarie degli enti locali, il
disagio in cui versa una vasta parte della popolazione e la scarsa propensione al dialogo
manifestata da molte amministrazioni governate dalla destra rendono assai più difficile
che in passato il raggiungimento di buoni risultati rivendicativi. Per questo diviene ancor più importante evitare
una delega passiva fondata sulla fiducia, perché occorre far pesare sul tavolo negoziale
la capacità di costruire un vasto consenso sulle nostre proposte, di censire e rappresentare gli interessi e le esigenze, i
bisogni reali dei cittadini, di organizzarli e renderli partecipi della elaborazione delle
piattaforme, protagonisti attivi delle mobilitazioni e della verifica dei risultati, del
recepimento degli accordi in delibere ed atti amministrativi, della effettiva
applicazione, corretta e puntuale, dei programmi concordati. In tal modo il sindacato
consolida la propria credibilità e rappresentatività sociale ed istituzionale, perché
agisce e viene riconosciuto dai cittadini e dagli enti locali non solo come rappresentante
degli interessi dei propri iscritti, ma come rappresentante generale della domanda sociale
dellintera popolazione locale che è esso in grado di raccogliere, selezionare ed
aggregare proprio sulla base del suo capillare radicamento organizzato nel territorio.
Solo così sarà possibile riuscire a smuovere le amministrazioni, riorientarne le
priorità della spesa, incidere in modo determinante sulle scelte degli enti locali,
conseguendo risultati importanti in termini di qualità della vita e di sviluppo del
territorio. Lunità di azione con le altre organizzazioni sindacali
confederali e di categoria è più facilmente realizzabile partendo da un terreno
rivendicativo fondato su obiettivi condivisi ed ancorato alla rappresentanza degli
interessi locali piuttosto che dalle scelte rivendicative più generali sulle quali
esistono e permangono differenze strategiche. Occorre inoltre realizzare convergenze più
ampie con tutte quelle espressioni della società civile che intendono realizzare
politiche sociali eque e solidali. Proprio grazie alla loro grande forza organizzata ed al
loro profondo radicamento sociale, i sindacati sono gli interlocutori negoziali naturali
delle amministrazioni locali. Ma ciò non può essere dato per scontato, in particolare a
seguito di una presenza diffusa di giunte di destra che intendono spesso utilizzare in
termini clientelari una realtà articolata ed eterogenea di strutture associative. Ciò
rafforza lesigenza di costruire una rete di alleanze vaste, di intessere rapporti
con altri attori sociali presenti nel territorio, che possono essere utili alleati ma
anche potenziali concorrenti nella negoziazione territoriale. Ciò presuppone un rapporto
nuovo con le associazioni del volontariato organizzato e di prossimità, con i sindacati
degli inquilini, le associazioni dei consumatori e del Terzo settore, utilizzando in tal
senso la forza e lesperienza dellAuser che già da tempo opera in questa
direzione e svolge un ruolo di collegamento tra associazionismo e mondo sindacale. |