Relazione introduttiva a cura di Paola Agnello Modica
Care compagne e cari compagni, dal settembre 2002 quando abbiamo tenuto la precedente Assemblea nazionale dellArea Programmatica Congressuale LAVORO SOCIETA cambiare rotta ci siamo visti moltissime volte. Sto pensando alle riunioni, alle assemblee, alle iniziative varie, agli scioperi, alle manifestazioni; anzi a volte eravamo talmente tanti che non siamo neppure riusciti a salutarci perché era impossibile individuarci nella moltitudine di giovani, donne, lavoratori che lottano insieme a noi. DallAssemblea di Parma della Confindustria, poi dalla vittoria elettorale del centro-destra e subitanea presentazione del Libro Bianco sul lavoro seguita dalle altre nefaste norme ben conosciute, fino a oggi è stato un continuo susseguirsi di impegni di mobilitazioni e di lotta che hanno visto la CGIL impegnata, fin dal Congresso, per contrastare limpostazione liberista, nel nostro Paese e nel mondo. La globalizzazione neoliberista concepisce il mondo e le relazioni come se tutto dipendesse e fosse finalizzato al denaro e al suo strumento, il mercato. In ciò sta la corsa alliperproduttivismo, alliperconsumismo, alla competitività sempre più aggressiva, che coinvolge aziende, stati, individui, in una guerra di tutti contro tutti. Gli
ultimi anni hanno visto un attacco sistematico ai
lavoratori e lavoratrici e alle loro condizioni, così come allo stato sociale, un aumento
forte e continuo delle distanze tra ricchi e poveri, non solo a livello internazionale, ma
anche allinterno dei singoli paesi, il tutto in una concezione (insostenibile) di
crescita illimitata con la rapina indiscriminata della natura. Negli ultimi ventanni, mentre in Occidente il
consumismo cresceva vertiginosamente, in Africa i consumi medi sono diminuiti del 20%.
Oggi un quinto della popolazione del mondo, quella occidentale, consuma tre quarti delle
risorse. Sono milioni i bambini, le donne, gli uomini morti per fame, sete,
inquinamento, lavoro. Il 14% della popolazione mondiale è denutrita, l1% della
popolazione mondiale più ricca (50 milioni) ha un reddito equivalente al 43% (pare salito
addirittura al 57%) della popolazione mondiale (ben oltre 2 miliardi). Negli ultimi 10
anni le polarizzazioni sono cresciute, come è cresciuto il peso del valore aggiunto delle
multinazionali sul PIL mondiale (da 3,5 a 4,2%).
Alcune stime ci dicono che solo i profughi per cause ambientali aumenteranno a decine di
milioni nei prossimi anni e addirittura il Pentagono fa previsioni ambientali drammatiche
entro il 2010. E a causa delle risorse -in primis quelle energetiche- si scatenano guerre,
addirittura preventive, cause non solo di distruzioni e sofferenze, ma anche di nuove
violenze. La guerra è diventata ormai lo strumento
permanente con cui vengono affrontate le crisi provocate dallattuale modello di
sviluppo. Gli USA sono al centro di questo processo che si maschera dietro lideologia
del libero mercato e della esportazione armata della democrazia. Per questo lobiettivo della pace
fondata su un diverso ordine mondiale diviene contemporaneamente lotta per una alternativa
al liberismo e viceversa. Pace Siamo ormai a tutti gli effetti un paese che partecipa ad una occupazione militare di un altro paese. Il ritiro dei militari italiani dalla missione in Iraq è il primo ineludibile passaggio verso il rispetto della Costituzione e del sentire della maggioranza degli italiani. La CGIL si è schierata con decisione per la pace e contro lintervento militare in Iraq svolgendo un ruolo da protagonista nel movimento contro la guerra; lappello ai parlamentari del movimento per la pace italiano, sottoscritto dalla CGIL, per il voto contro il rifinanziamento della missione italiana in Iraq così come la promozione della giornata internazionale del 20 Marzo sono linearmente coerenti con la scelta di campo operata sin dal Congresso di Rimini. La collocazione della CGIL contro la guerra e per un nuovo ordine mondiale è elemento fondamentale di identità e di autonomia. Lavoriamo per schierare
lItalia dalla parte della pace, che significa liberarla da ogni condizionamento USA
e renderla protagonista di tutti i processi che possano contribuire ad un nuovo ordine
mondiale democratico e multipolare ed ad un diverso modello di sviluppo. LEuropa, per sua
tradizione e storia, si trova nella condizione di poter dare un contributo importante allistaurarsi
di un nuovo ordine mondiale. Novità storica determinante sarebbe la costruzione, per via pacifica, dellEuropa come entità politica, economica e sociale. Purtroppo oggi non si
riesce ad andare oltre la dimensione monetarista del mercato unico e bisogna riconoscere che il Patto di Stabilità non regge di fronte al
perdurare della stagnazione economica ed alla necessità, ormai evidente, di nuovi
investimenti per sostenere leconomia. Il fallimento della Conferenza Inter Governativa è la dimostrazione
che per andare avanti non basta un trattato
costituzionale (peraltro non condivisibile in molte sue parti); in realtà serve una vera e propria costituzione che parli ai
cittadini più che un accordo tra stati. Perché lEuropa senza unanima sociale, un progetto di pace
ed un diverso modello di sviluppo, non ha futuro. La
situazione in Italia Il Governo Berlusconi ha costruito il suo
successo non solo nella alleanza con i poteri forti ma anche nel populismo,
nella personalizzazione della politica, in una certa consonanza con alcune
tendenze emergenti quali la trasformazione dei cittadini in consumatori, quella degli
utenti dei servizi in clienti, quella dei lavoratori in collaboratori, sovente precari,
delle aziende, e così via
. Lattacco alla magistratura, il controllo dei media, le modifiche alla Costituzione, le leggi per garantire limpunità al presidente del Consiglio, lattacco alla laicità dello Stato (dalla Legge sulla procreazione medicalmente assistita alla riforma della scuola) configurano ormai, senza ombra di dubbio, che non siamo più di fronte ad un classico assetto bipolare di alternanza ma ad un vero e proprio tentativo di sovvertire lassetto sociale, politico ed istituzionale del nostro paese. Gli interventi del governo di centro-destra vanno ben oltre i singoli temi, già gravi, minano la coesione sociale, destrutturano la società Il cuore di questo
processo è nel tentativo di rovesciare la
concezione ed il ruolo del lavoro nella società. Come esemplificato dal Libro bianco e, successivamente, dalla legge 30 si vuole sovvertire la concezione affermatasi, seppure progressivamente, nellottocento e nel novecento, secondo la quale il lavoro non è una merce come le altre in quanto riguarda individui ai quali bisogna assicurare condizioni di vita e di lavoro dignitose, che sono titolari di diritti generali come persone e diritti sociali e nel lavoro in quanto lavoratori. Anche lo Stato Sociale proviene, per un verso, da questa concezione del lavoro. Rovesciare questa concezione significa considerare il lavoro una merce come le altre, regolata dal mercato in rapporti individuali. Si passa così da diritti e garanzie individuali e collettive sancite per legge o dalla contrattazione collettiva sindacale al mercato, compreso quello del lavoro; dal soggetto alloggetto, dal lavoratore alla merce-lavoro; dalla solidarietà collettiva allindividualismo aggressivo. E questa lessenza della rivoluzione neoliberale in corso. Uno sguardo sulle condizioni reali ci dice che in Italia importiamo gran parte del cibo che mangiamo; importiamo quasi tutte le materie prime (a partire da quelle energetiche); importiamo il 97% dei brevetti applicativi; abbiamo il mercato del lavoro più flessibile cioè più precario; il 39% della popolazione è semianalfabeta; abbiamo una media di 4 morti ufficiali al giorno per lavoro; moltissimi lavoratori, pensionati, giovani faticano a tirare fine mese ancor più se sono di sesso femminile e/o meridionali; leconomia sommersa, lungi dallessere intaccata, è incentivata dai condoni e liberalità nella vigilanza; la condizione del Mezzogiorno mantiene, aggravata, la sua drammaticità; i diritti individuali e collettivi sono giornalmente calpestati e ridotti; le pari opportunità, per donne lavoratori classi subalterne stanno saltando, allontanando ancor più lobbiettivo della parità nei risultati; le donne pagano prezzi maggiori attraverso la precarietà, il familismo sostitutivo dello stato sociale, lattacco allautodeterminazione (vedi legge sulla procreazione medicalmente assistita); il trattamento riservato agli immigrati è difficilmente aggettivabile; le crisi aziendali con annesse riduzioni di personale sono in pesante aumento; quasi la metà dei comuni italiani è a rischio frane e alluvioni; .. La svendita del patrimonio pubblico, le
cartolarizzazioni e, in generale, la finanziarizzazione del mercato stanno producendo un
effetto pesante non solo in termini di crescita dei prezzi degli immobili e degli affitti,
ma sono anche accompagnati, da un lato, dallingresso sul mercato italiano di grandi
operatori internazionali (investitori americani, inglesi, spagnoli, francesi, ecc.) e dallaltro
dalla creazione di un pesante debito fuori bilancio con la creazione di Patrimonio SpA e
Infrastrutture SpA. Ciò mentre gli investimenti produttivi sono fermi. Interi grandi gruppi industriali sono in
crisi (dalla chimica allauto), a volte con pesantissimi risvolti giudiziari (vedi
Parmalat e Cirio). Le privatizzazioni e le liberalizzazioni,
lungi dal produrre i promessi effetti di introdurre efficienza, riduzione dei costi e
delle tariffe per effetto della concorrenza,
hanno prodotto nuovi oligopoli e cartelli che hanno aumentato prezzi e tariffe, svenduto
al capitale finanziario internazionale interi settori industriali e dei servizi, declinato
al profitto le esigenze sociali e ambientali, precipitato il nostro paese alla coda tra
quelli europei. La linea della competizione di costo,
centrata sulla riduzione di quello del lavoro, si è rivelata disastrosa. La crisi, il declino industriale, produttivo ed economico ormai è a tutti evidente e si accompagna a quello dei servizi sociali e delle regole della convivenza civile. Le azioni di
contrasto alle politiche governative Il blocco sociale e di interessi che ha
permesso a Berlusconi di vincere le elezioni del 2002 è oggi in difficoltà; questa
difficoltà può divenire una vera e propria crisi se le forze sociali e, ancor più
quelle politiche di opposizione, scelgono la linea di una alternativa generale piuttosto
che politiche di correzione e di riduzione del danno. Le lotte e le mobilitazioni degli ultimi
due anni, pur non essendo riuscite a rovesciare la linea del Governo hanno segnato la vita
sociale e politica di questo paese, formato alcune generazioni di giovani allimpegno
sociale e alla lotta, eroso in maniera consistente il consenso al governo e rallentato
importanti provvedimenti (esempi ne sono lart. 18 e le pensioni). Sul terreno sindacale il documento
conclusivo del XIV° Congresso della CGIL, votato allunanimità, ha definito una
linea che ha permesso alla CGIL di rappresentare il punto più efficace di tenuta e
contrasto alle politiche del governo di centro destra. Ma sul terreno del contrasto alle politiche
sociali del Governo ha pesato la scollatura tra lotte sociali e loro rappresentanza
politica. Una parte consistente delle opposizioni ha perseguito e persegue ancora oggi una
politica moderata neocentrista di cui sono significativi esempi il mancato sostegno alle
proposte di legge della CGIL e le attuali posizioni sulle pensioni. Permane, non risolto, il problema, già individuato nel
Congresso di Rimini della rappresentanza politica del mondo del lavoro. Costruire unalternativa alle
politiche economiche e sociali del Governo La gravità della situazione richiede che con urgenza sia elaborato un progetto di ricostruzione economica e produttiva (industria, agricoltura, servizi) per una qualità dello sviluppo che sia sostenibile sul piano sociale e ambientale oltre che economico. Non si tratta solamente di costruire una linea di difesa, comunque necessaria, ma di ridisegnare e rinnovare le politiche economico-produttive, sul lavoro e sullo stato sociale. Un progetto di tale portata non può essere
affidato al mercato e al capitale privato ma deve vedere un nuovo intervento pubblico
diretto ed indiretto nelleconomia. Questo è terreno fondamentale di un intervento
pubblico. Occorre operare per spostare risorse,
investimenti, attività ai settori delle produzioni di qualità, delle tecnologie pulite,
del ben vivere (salute, riqualificazione urbana, salvaguardia ambientale,
). A tal
fine servono politiche fiscali appropriate di sostegno ed incentivi/disincentivi verso
questa trasformazione assolutamente necessaria, ma anche capaci di rilanciare occupazione
ed innovazione tecnologica. Serve ricordarsi che il pianeta ha limiti e quindi anche la
crescita economica, mentre occorre intervenire per la redistribuzione delle risorse
naturali ed economiche. Serve, al momento di ogni scelta economica, domandarsi se esista
un reale bisogno dellopera in questione, se non esistano altre più urgenti
necessità cui dare risposta prioritaria, se la sua attuazione non comporti ricadute
negative. Basti come esempio il tema delle Grandi Opere in Italia. La prevista Conferenza di Programma della
CGIL è occasione da non perdere per fare passi avanti rispetto alle conclusioni del
Congresso di Rimini. Salari, redditi e fisco
Il gigantesco trasferimento avutosi in questo ultimo decennio dai redditi da lavoro al profitto e alla rendita è avvenuto anche a causa del meccanismo salariale dellaccordo del 23 Luglio 1993 che prevede al massimo di recuperare linflazione consegnando gli aumenti di produttività tutti al profitto; per lo squilibrio del sistema fiscale nel prelievo tra i vari redditi che, oggi, con la riforma approvata, da squilibrio diviene trasferimento programmato ai ceti medio-alti; per la mancata restituzione del fiscal-drag; per laccentuarsi di una struttura sociale e di classe del paese che vede permanere ed aumentare il peso dei settori parassitari e della rendita; per la riduzione delle prestazioni dello Stato Sociale e la privatizzazione dei servizi che ha nel contempo liberalizzato le tariffe. La politica dei redditi del luglio 93 non può essere riproposta: il suo esito negativo è ben conosciuto. Una nuova politica de redditi ha senso solo se ridistribuisce redditi verso il lavoro dipendente e se ha senso chiamarla così. Il riequilibrio della
distribuzione dei redditi va perseguito attraverso una adeguata politica salariale, una
riforma in senso progressivo del prelievo fiscale, la introduzione di forme di tassazione
della rendita -in particolare di quella finanziaria-, il controllo delle tariffe e del
costo dei servizi pubblici, così come dei canoni daffitto, incentivi e disincentivi
fiscali mirati. Continuiamo a
rimanere contrari alla riduzione generalizzata delle tasse mentre va realizzato uno
spostamento delle pressione fiscale dal lavoro al profitto e alla rendita e alluso
delle risorse naturali. Per
questo va ripristinata la progressività del sistema fiscale e reintrodotte tutte quelle
misure, quali la tassa di successione, volte e reperire risorse dalla rendita e dai
patrimoni finanziari mentre va ripristinata la restituzione del fiscal drag. Bisogna poi
ridurre, per la sua odiosità sociale, il prelievo fiscale sulle pensioni più basse. Siamo di fronte ad una emergenza salariale che va affrontata escludendo da subito manovre volte a ridurre il carico contributivo a vantaggio del salario diretto. Non è più accettabile linflazione programmata o altre stime preventive che abbiano il compito di contenere i salari. Per i contratti nazionali non si può utilizzare la sola produttività di settore che non rende conto della distribuzione della ricchezza. Di conseguenza gli aumenti salariali nei contratti nazionali debbono avere come riferimento il vero andamento dellinflazione e della ricchezza complessiva del paese con lo scopo di ridistribuire il reddito e incrementare le retribuzioni. Lavoro diritti -
democrazia
In
questa sede credo di poter omettere le analisi da tempo condivise, per riaffermare invece
la nostra posizione e impegno sulle cose da fare, a partire dal contrasto netto a ogni
aumento della flessibilità del lavoro che si traduca in maggiore precarietà.
Occorre proseguire nellimpegno fino allabrogazione delle normative approvate sotto il presente governo su part-time, lavoro a termine, orario di lavoro e straordinari che hanno riscritto in senso deregolativo tutte le norme riguardanti la prestazione lavorativa. Sia ripristinando i limiti delle precedenti normative (orario giornaliero, causali limitative alluso dei contratti a termine, limiti al lavoro straordinario, ecc..) sia individuandone nuove volte ad innescare un processo di riregolazione della prestazione. La legge 30 va abrogata in quanto modifica il rapporto tra legislazione e contratto collettivo e tra questo e il contratto individuale, dilata larea della precarietà e del lavoro privo di tutele e diritti, privatizza e liberalizza il collocamento, riduce la vigilanza a consulenza e muta in prospettiva il ruolo e la natura del sindacato. In particolare vanno previste norme di stabilizzazione dei rapporti atipici e precari nella direzione di ritornare a rendere normale il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Bisogna superare
tutte quelle forme di lavoro che non garantiscono né un reddito sufficiente a vivere né
la maturazione di una pensione. In particolare quelle
flessibilità subite e non liberamente scelte. Va superata la figura dei Collaboratori coordinati e continuativi
e delle altre forme di lavoro non regolate.Questi rapporti vanno ricondotti al lavoro
dipendente o professionale attraverso provvedimenti legislativi e processi di regolazione
contrattuale nei vari settori produttivi. Lintroduzione di tutele nel mercato del lavoro non va contrapposta ai diritti nel lavoro: si deve invece ampliare larea del lavoro tutelato dallarticolo 18 della legge 300. E nel quadro dei diritti e del lavoro che rifiutiamo limpostazione utilitaristica o peggio come problema di ordine pubblico in materia di immigrazione, e continueremo a batterci contro ogni forma di discriminazione, sia essa legislativa o di fatto. Va superata la delega sulla Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che dà la supremazia alle esigenze aziendali e riduce sanzioni e controlli, dando invece piena attuazione a quanto previsto dalla 626 e facendola vivere nella contrattazione sulle condizioni di lavoro. La necessità di una legge che regoli la rappresentanza e la rappresentatività sindacale è divenuta, in particolare dopo la vicenda della firma separata del contratto dei metalmeccanici, una più generale emergenza democratica. Non solo ribadiamo che gli accordi sindacali vanno sottoposti al voto dei lavoratori tramite referendum, ma crediamo che la CGIL debba insistere con forza perché le forze di opposizione si impegno per una legge sulla rappresentanza e la democrazia sindacale. Gli attacchi al diritto di sciopero vanno respinti, esigendo anzi la maggior praticabilità di questo diritto costituzionale. Su alcuni importanti terreni è in corso il recupero di un tessuto unitario con CISL e UIL. Si tratta di un dato rilevante, che premia la coerenza di posizioni della CGIL e che va rafforzato, consci che lunità senza democrazia rischia di essere monca e comunque fragile. Ammortizzatori
sociali e sostegno al reddito Premettendo che è necessario continuare lelaborazione e le proposte per un diverso modello di sviluppo capace anche di aumentare loccupazione, ma sapendo che la fase attuale è pesante così come complessa può essere la fase di transizione a un nuovo modello produttivo, è importante far vivere e rilanciare il disegno di legge elaborato dalla CGIL sugli ammortizzatori sociali e il sostegno al reddito. Previdenza
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