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LAVORO SOCIETA
- Cambiare
Rotta
Area
programmatica congressuale della CGIL
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ASSEMBLEA
NAZIONALE
Roma 4-5
Marzo
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DOCUMENTO
CONCLUSIVO
A cura del
Coordinamento Nazionale
Il movimento sindacale per la pace ed un diverso
ordine mondiale
La
guerra è divenuta ormai lo strumento permanente con cui vengono affrontate le crisi
provocate da questo modello di sviluppo basato sul liberismo. Stiamo assistendo allimpoverimento
di paesi e di intere aree geografiche; al ridisegno violento degli equilibri geopolitici;
allaccentuarsi drammatico del drenaggio
di ricchezze e risorse naturali verso i paesi sviluppati; all uso indiscriminato
della natura e a pesanti mutazioni ambientali
Gli
USA sono al centro di questo processo che si maschera dietro la ideologia del libero
mercato e della esportazione armata della democrazia.
La
crisi di tutte le organizzazioni multilaterali, a cominciare dallONU, è infatti
legata a questa accelerazione unipolare che risponde, in modo regressivo, ad una crisi progressiva del liberismo che non riesce,
come aveva promesso, a garantire sviluppo e progresso.
La guerra
è la risposta a questa crisi.
Per
questo lobiettivo della pace fondata su un diverso ordine mondiale diviene
contemporaneamente lotta per una alternativa al liberismo e viceversa.
Siamo
ormai a tutti gli effetti un paese che partecipa ad una occupazione militare di un altro
paese in spregio alla costituzione ed al sentire della maggioranza degli italiani.
Il ritiro
dei militari italiani dalla missione in Iraq è il primo ineludibile passaggio verso il
rispetto della Costituzione e la riconquista per lItalia di un ruolo di pace.
Schierare
lItalia dalla parte della pace significa liberarla da ogni condizionamento USA e
renderla protagonista di tutti i processi che possano contribuire ad un nuovo ordine
mondiale democratico e multipolare ed ad un diverso modello di sviluppo.
Ritirare i
militari italiani dallIraq
La CGIL
si è schierata con decisione per la pace e contro lintervento militare in Iraq
svolgendo un ruolo da protagonista nel movimento contro la guerra; lappello ai
parlamentari del movimento per la pace italiano, sottoscritto dalla CGIL, per il voto
contro il rifinanziamento della missione italiana in Iraq così come la promozione
della giornata internazionale del 20 Marzo, alla quale sollecitiamo una massiccia presenza,
sono linearmente coerenti con la scelta di campo operata sin dal Congresso di Rimini.
La
collocazione della CGIL contro la guerra e per un nuovo ordine mondiale è elemento
fondamentale di identità e di autonomia.
UnEuropa
di pace, sociale e democratica
LEuropa per sua tradizione e
storia si trova nella condizione di poter dare un contributo importante allistaurarsi
di un nuovo ordine mondiale.
Per
questo è determinante la costruzione dellEuropa come entità politica, economica e
sociale; ma oggi non si riesce ad andare oltre la dimensione monetarista del mercato
unico.
Bisogna
riconoscere che il Patto di Stabilità non regge di fronte al perdurare della stagnazione
economica ed alla necessità, ormai evidente, di nuovi investimenti per sostenere leconomia.
Il
fallimento della Conferenza Inter Governativa è la dimostrazione che per andare avanti
non basta un trattato costituzionale (peraltro
non condivisibile in molte sue parti); in realtà serve
una vera e propria costituzione che parli ai cittadini e non un accordo tra
stati.
LEuropa
senza unanima sociale, un progetto di pace ed un diverso modello di sviluppo, non ha
futuro.
Una rivoluzione regressiva
Le politiche
sociali ed economiche perseguite dal Governo Berlusconi hanno prodotto guasti crescenti
nelle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati e
dei giovani; nella struttura economica e produttiva del paese, nelle istituzioni dello
Stato sociale, nei diritti individuali e collettivi.
Il
centrodestra ha costruito il suo successo non solo nella alleanza con i poteri forti
ma anche nel populismo, nella personalizzazione della politica, in una certa consonanza
con alcune tendenze emergenti quali la trasformazione dei cittadini in consumatori, quella
degli utenti dei servizi in clienti, quella dei lavoratori in collaboratori, sovente
precari, delle aziende, e così via
.
Lattacco
alla magistratura, il controllo dei media, le modifiche alla costituzione, le leggi per
garantire limpunità al presidente del Consiglio,
il familismo, lattacco alla laicità dello Stato, le vicende relative
alla procreazione assistita configurano ormai, senza ombra di dubbio che non siamo più di
fronte ad un classico assetto bipolare di alternanza ma ad un vero e proprio tentativo di
sovvertire lassetto sociale, politico ed istituzionale del nostro paese.
Il cuore di questo
processo è nel tentativo di rovesciare la
concezione ed il ruolo del lavoro nella società.
Come esemplificato
dal libro bianco e, successivamente, dalla legge 30 si vuole sovvertire la concezione affermatasi, seppure
progressivamente, nellottocento e nel novecento, secondo la quale il lavoro non è
una merce come le altre in quanto riguarda individui ai quali bisogna assicurare
condizioni di vita e di lavoro dignitose, che sono titolari di diritti generali come
persone e diritti sociali e nel lavoro in quanto lavoratori.
Anche lo Stato
Sociale proviene, per un verso, da questa concezione del lavoro.
Rovesciare questa
concezione significa considerare il lavoro una merce come le altre,regolata dal mercato.
Si passa così da
diritti e garanzie individuali e collettive
sancite per legge o dalla contrattazione sindacale alla regolazione del mercato del
lavoro; dal soggetto alloggetto, dal lavoratore alla merce-lavoro.
E questa lessenza
della rivoluzione neoliberale in corso.
Lazione di contrasto alle politiche del
Governo
I due anni appena trascorsi sono
stati un periodo di lotte e vaste mobilitazioni sui temi della pace, del lavoro e dei
diritti, sulla scuola, contro il monopolio televisivo ed il conflitto di interessi, per la
difesa dellindipendenza della magistratura.
Queste lotte e mobilitazioni pur non
essendo riuscite a rovesciare la linea del Governo hanno segnato la vita sociale e
politica di questo paese, formato alcune generazioni di giovani allimpegno sociale e
alla lotta, eroso in maniera consistente il consenso al governo.
Sul terreno sindacale il documento
conclusivo del XIV° Congresso della CGIL (6-9 Febbraio 2002) ha definito una linea che ha
permesso alla CGIL di rappresentare il punto più efficace di tenuta e contrasto alle
politiche del governo di centro destra.
Ma
sul terreno del contrasto alle politiche sociali del Governo ha pesato la scollatura tra
lotte sociali e loro rappresentanza politica. Una parte consistente delle opposizioni ha
perseguito e persegue ancora oggi una politica moderata neocentrista di cui sono
significativi esempi il mancato sostegno alle proposte di legge della CGIL e le attuali
posizioni sulle pensioni.
Questo
è un esempio di un più vasto problema, già individuato nel Congresso di Rimini, della
scarsa rappresentanza politica del mondo del lavoro.
La crisi delle
politiche liberiste applicate in Italia
Il
tentativo del Governo Berlusconi di applicare direttamente il modello liberista al nostro
paese sta portando ad una crisi economica ed industriale sempre più profonda e ad una
riduzione del tenore di vita di gran parte delle popolazione.
Si
fa strada la consapevolezza, anche tra coloro che le avevano sostenute, che le
privatizzazioni e le liberalizzazioni lungi dal produrre i promessi effetti di introdurre
efficienza, riduzione dei costi e delle tariffe per
effetto della concorrenza, hanno prodotto invece nuovi oligopoli e cartelli che hanno
aumentato prezzi e tariffe, svenduto al capitale finanziario internazionale interi settori
industriali e dei servizi, sottomesse al profitto le esigenze sociali ed ambientali,
precipitato il nostro paese alla coda tra quelli europei.
La
linea della competizione di costo centrata sulla riduzione di quello del lavoro si è
rivelata disastrosa non solo per il degrado del sistema economico e produttivo ma per la
compressione dei diritti e dei salari, per la destrutturazione del contratto nazionale.
Il
blocco sociale e di interessi che ha permesso a Berlusconi di vincere le elezioni del 2002
è oggi in difficoltà; questa difficoltà può divenire una vera e propria crisi se le
forze sociali e, ancorpiù quelle politiche di opposizione, scelgono la linea di una
alternativa generale piuttosto che politiche di correzione e di riduzione del danno.
Costruire unalternativa
alle politiche economiche e sociali del Governo
Di
fronte ad una situazione di questo tipo serve un progetto di ricostruzione economica e
produttiva (industria, agricoltura e servizi) che non può essere affidato al capitale
privato ma deve vedere un nuovo intervento pubblico diretto ed indiretto nelleconomia
per una qualità dello sviluppo che sia sostenibile sul piano sociale e ambientale oltre
che meramente economico.
Uno
sviluppo che si basi sulla qualità, puntando su investimenti pubblici in ricerca e
tecnologia e inverta la politica attuale di smantellamento del sistema pubblico di
ricerca.
Ma
lintervento pubblico con questo modello di federalismo risulta inapplicabile in
particolare rispetto alle peculiarità del Mezzogiorno. Un nuovo modello di sviluppo deve
distribuire le proprie risorse per riequilibrare lo sviluppo del paese favorendo lo
sviluppo del Sud.
Va
tenuto conto di tutta lesperienza dellintervento straordinario nel
Mezzogiorno, in relezione al malcostume e alla presenza della Mafia, Camorra, Ndrangheta e
Sacra Corona Unita in un momento in cui la magistratura subisce gravi attacchi dal
Governo.
Non si tratta
solamente di costruire una linea di difesa, comunque necessaria, ma di ridisegnare e
rinnovare le politiche sul lavoro e sullo stato sociale.
I punti principali
di una piattaforma della CGIL sono i seguenti:
Lavoro
Occupazione
La crisi economica ed il declino del paese stanno determinando una ulteriore contrazione
della base occupazionale; i dati continuamente sbandierati dal Governo sono relativi ad
occupazione precaria. Questa situazione va invertita promovendo buona
occupazione attraverso la promozione della ricerca, dellinnovazione tecnologica e
della formazione individuando settori strategici in unottica di riequilibrio
territoriale dello sviluppo verso le zone più depresse, a partire dal Sud.
Flessibilità
della prestazione
Va
contrastato ogni aumento della flessibilità del lavoro che si traduca in maggiore
precarietà.
Vanno abrogate le
normative approvate sotto il presente governo su part-time, lavoro a termine, orario di
lavoro e straordinari che hanno riscritto in senso deregolativo tutte le norme riguardanti
la prestazione lavorativa aumentando sensibilmente il lavoro nero al sud. Sia
ripristinando i limiti delle precedenti normative (orario giornaliero, causali limitative
alluso dei contratti a termine, limiti al lavoro straordinario, ecc..) sia individuandone nuove volte ad innescare un processo
di riregolazione della prestazione.
Mercato del lavoro
La legge 30 va
abrogata in quanto modifica il rapporto tra
legislazione e contratto collettivo e tra questo e il contratto individuale, dilata larea
della precarietà e del lavoro privo di tutele e diritti, privatizza e liberalizza il
collocamento, riduce la vigilanza a consulenza e muta in prospettiva il ruolo e la natura
del sindacato.
In particolare
vanno previste norme di stabilizzazione dei rapporti atipici e precari
nella direzione di ritornare a rendere normale il rapporto di lavoro a tempo
indeterminato.
Bisogna superare tutte quelle forme di lavoro che non garantiscono né un reddito
sufficiente a vivere né la maturazione di una pensione. In particolare quelle flessibilità subite e non liberamente scelte. Va superata la
figura dei Collaboratori coordinati e continuativi e delle altre forme di lavoro non
regolate.Questi rapporti vanno ricondotti al lavoro dipendente (la più parte) o
professionale attraverso provvedimenti legislativi e processi di regolazione contrattuale
nei vari settori produttivi.
Vanno eliminate le
modifiche apportate alla legge 142 sul socio lavoratore.
Lintroduzione
di tutele nel mercato del lavoro non va contrapposta ai diritti nel lavoro. Si deve
ampliare larea del lavoro tutelato dallarticolo 18 della legge 300.
Salute e sicurezza
nei luoghi di lavoro
Va
superata la delega che da la supremazia alle esigenze aziendali dando invece piena
attuazione a quanto previsto dalla 626.
Rappresentanza e Democrazia sindacale
La necessità di
una legge che regoli la rappresentanza e la rappresentatività sindacale è divenuta, in
particolare dopo la vicenda della firma separata del contratto dei metalmeccanici, una
più generale emergenza democratica.
Gli accordi
sindacali vanno sottoposti a voto dei lavoratori tramite referendum, e va realizzato il
coinvolgimento dei lavoratori nella elaborazione delle piattaforme e nella conduzione
della lotta.
Occorre respingere
gli attacchi al diritto di sciopero del quale va, invece, estesa la praticabilità. Sulla
conclusione della vertenza degli autoferrotranviari confermiamo il giudizio negativo già
espresso.
Il recupero in
corso, su alcuni importanti terreni, di un tessuto unitario con CISL e UIL è un dato
rilevante che premia la coerenza di posizioni della CGIL; ma lunità senza
democrazia rischia di essere monca e comunque fragile.
Per questo, la CGIL
deve insistere presso le forze politiche dellopposizione per ottenere un impegno
forte per una legge sulla rappresentanza e la democrazia sindacale.
Per la CGIL
condizione fondamentale per lunità sono la democrazia e lautonomia da
partiti, governi e controparti.
Previdenza
La riforma pensionistica del governo
si propone di ridurre il costo del lavoro sostituire in misura significativa la previdenza
pubblica con quella privata attraverso il meccanismo della decontribuzione per i nuovi
assunti (solo stralciato dagli attuali provvedimenti); a partire dal 2008 sopprimere le
pensioni di anzianità ed aumentare di 5 anni letà pensionabile. Si vuole fare
immediatamente cassa (si parla dello 0.7% di PIL).
Colpisce in primis le donne, i
lavoratori in mobilità, i giovani.
Questa riforma non
è accettabile e va respinta.
Allinterno
della logica del Governo non è possibile alcuna trattativa volta a moderare nei tempi gli
effetti dei provvedimenti annunciati.
Neppure è
accettabile una logica di scambio che destini i risparmi sulla previdenza ad altri
capitoli della spesa sociale.
La spesa sociale va
aumentata nella direzione di raggiungere la media europea.
Si tratta invece di
operare una serie di interventi che portino al miglioramento della legge Dini affrontando
il grave problema previdenziale delle figure lavorative precarie, intermittenti ed
atipiche nonché dei cosiddetti lavoratori poveri, va inoltre garantito il
recupero del potere di acquisto degli attuali pensionati che negli ultimi 10 anni hanno
perso il 30%.
Il calcolo del
recupero dellinflazione per i pensionati deve essere effettuato su un paniere ISTAT specifico calcolato sulla base dei loro consumi.
Fermo restando il valore attuale dellaliquota
per i lavoratori dipendenti, va previsto un aumento dellaliquota contributiva per
gli autonomi. Lo stesso risultato in termini di contribuzione deve essere ottenuto per i
lavoratori parasubordinati.
Bisogna riprendere una forte azione
ispettiva e repressiva contro levasione contributiva.
Vanno unificate le prestazioni di
tutta una serie di fondi speciali che erogano prestazioni superiori a partire da masse
contributive ridotte sovente a causa di prepensionamenti di massa fatti per favorire le
privatizzazioni.
Va
Istituito un minimo di rendimento per i lavoratori che pur avendo raggiunto la vecchiaia
con una consistente storia contributiva non hanno maturato comunque un ammontare di
contributi sufficiente per un livello basilare di pensione.
Bisogna effettuare una reale
separazione tra assistenza e previdenza al fine di attribuire alla gestione INPS la
previdenza ed allo Stato lassistenza.
Le pensioni vanno di nuovo agganciate
alla dinamica dei salari ed allandamento dellinflazione reale.
Lobiettivo
è il rafforzamento della previdenza pubblica; solo un meccanismo a contribuzione
obbligatoria permette di operare solidarietà ed equità, la previdenza complementare non
è una soluzione per le fasce medio-basse dei lavoratori.
In ogni caso va
modificata la legislazione fiscale di sostegno riservandola ai soli fondi chiusi e
comunque non alle polizze individuali.
Anche lINPS va
autorizzato ad essere gestore di fondi complementari.
Sanità
e formazione
Sanità
e Istruzione rappresentano diritti di cittadinanza universali, garantiti dalla
Costituzione, che non possono soggiacere esclusivamente ad una logica di mercato. Lassistenza
sanitaria e listruzione, sino ai livelli più alti, debbono essere garantite a tutti
i cittadini indipendentemente dalle condizioni economiche.
Coerentemente
con lart. 3 della Costituzione il sistema scolastico
pubblico e ispirato a principi di laicità, dovrà garantire un obbligo
scolastico almeno fino a16 anni nellimmediato,
come primo passo verso lobiettivo dellinnalzamento a 18 anni. rivolto alla formazione di cittadini consapevoli,
contro ogni tentazione di subordinazione a presunti bisogni delleconomia, del
mercato o delle aziende. Listruzione dovrà essere omogenea per tutti gli alunni e
su tutto il territorio nazionale, continua nelle sue articolazioni e gratuita, che non
discrimini in base alla provenienza e alla destinazione sociale, al sesso, alla religione, alla lingua e alletnia.
Il
diritto allo studio universitario si garantisce non solo con strumenti di supporto agli
studenti(mense, alloggi,ecc..) ma anche con una didattica qualificata nel rapporto tra
ricerca e didattica, senza scardinare il sistema universitario attraverso privatizzazioni,
esternalizzazioni e precarizzazione del rapporto di lavoro.
Riconquistare
il diritto alla salute, attraverso i percorsi della prevenzione, dellintreccio fra i
servizi socio-sanitari, la valorizzazione del territorio e degli operatori. Ciò può
avvenire attraverso lincremento della parte del Pil destinata alla spesa socio
sanitaria ed il pieno recupero delle funzioni programmatorie dello Stato. I Livelli
Essenziali di Assistenza dovranno essere omogenei su tutto il territorio nazionale.Le
strutture pubbliche debbono mantenere un ruolo centrale nella garanzia dellaccesso
ai servizi e sulla qualità degli stessi. Per quanto riguarda la spesa sanitaria va
valutata negativamente la soppressione del Fondo Sanitario Nazionale ed il trasferimento
alle Regioni, senza destinazione duso, delle risorse. Non è più rinviabile la
istituzione del Fondo Nazionale per la non autosufficienza finanziato fiscalmente.
Ammortizzatori
sociali ed il sostegno al reddito
La CGIL ha elaborato una proposta
sotto forma di disegno di legge di cui ricordiamo gli elementi di fondo
Unificare e
rivalutare i trattamenti
Va esteso a tutti i
lavoratori il meccanismo della Cassa Integrazione prevedendola anche per cause ambientali.
Va rivalutata lindennità di disoccupazione ed il trattamento di mobilità.
Particolari meccanismi vanno creati per i disoccupati di lunga durata.
Garantire le
coperture contributive
Per i periodi di
CIG, Disoccupazione, Mobilità, ove non previsto oppure previsto in maniera insufficiente
va garantita, a carico del fisco, la copertura contributivapiena.
Sostegno
al reddito
A coloro i quali non
dispongono di un reddito deve essere garantito un sostegno, per un periodo definito, che
assicuri le esigenze vitali. Tale reddito è finalizzato allinserimento o
reinserimento al lavoro e prevede anche la frequenza a corsi di formazione. Tutto ciò va
armonizzato con i trattamenti sociali minimi. Anche nei casi di lavoratori poveri tale
istituto va armonizzato. Analogamente andrebbero trattati
i casi di accompagnamento dei disoccupati ultracinquantenni alla pensione.
Salari, redditi
e fisco
Il gigantesco
trasferimento avutosi in questo ultimo decennio dai redditi da lavoro al profitto e alla
rendita è avvenuto anche a causa del meccanismo salariale dellaccordo del 23 Luglio
1993 che prevede al massimo di recuperare linflazione consegnando gli aumenti di
produttività tutti al profitto; per lo squilibrio del sistema fiscale nel prelievo tra i
vari redditi che, oggi, con la riforma approvata, da squilibrio diviene trasferimento
programmato; per laccentuarsi di una struttura sociale e di classe del paese che
vede permanere ed aumentare il peso dei settori parassitari e renditieri; per la riduzione
delle prestazioni dello Stato Sociale e la privatizzazione dei servizi che ha nel contempo
liberalizzato le tariffe. La politica dei redditi relativa allaccordo del 23 Luglio
93 ha fallito e non può essere riproposta.
Cè bisogno
invece della redistribuzione dei redditi verso il lavoro.
Per questo il
sindacato deve elaborare una sua proposta sui redditi rivendicandone lattuazione.
Siamo di fronte ad
una emergenza salariale che va affrontata escludendo da subito manovre volte a ridurre il
carico contributivo a vantaggio del salario diretto.
Non è più
accettabile linflazione programmata o altre stime preventive che abbiano il compito
di contenere i salari. Per i contratti nazionali non si può utilizzare la sola
produttività di settore che non rende conto della distribuzione della ricchezza.
Di conseguenza gli
aumenti salariali nei contratti nazionali debbono avere come riferimento il vero andamento
dellinflazione e della ricchezza complessiva del paese.
Nel corso del tempo
la leva fiscale ha eroso progressivamente i redditi da lavoro non solo per la mancata
restituzione del fiscal-drag ma per il progressiva riduzione, sancita nella politica
fiscale portata avanti dal centro destra, delle tasse ai ceti medio alti.
Siamo contrari
alla riduzione generalizzata delle tasse mentre va realizzato uno spostamento, a
parità di gettito fiscale, delle pressione fiscale dal lavoro verso profitto, la rendita
e luso delle risorse naturali. Per questo va ripristinata la progressività del
sistema fiscale e reintrodotte tutte quelle misure, quali la tassa di successione (esclusa
la prima casa ), volte e reperire risorse dalla rendita e dai patrimoni finanziari mentre
va ripristinata la restituzione del fiscal drag. In questa direzione vanno indicizzate le
aliquote rispetto allinflazione per eliminare strutturalmente leffetto dellerosione
fiscale.
Bisogna poi
eliminare, per la sua odiosità sociale, il prelievo fiscale sulle pensioni più basse.
Struttura della
Contrattazione
Il Governo ha
proposto di modificare la struttura del sistema contrattuale, spostando il baricentro
della contrattazione dal livello nazionale quello aziendale e/o territoriale, lasciando
invariato il rinnovo del contratto nazionale di lavoro ogni quattro anni per la parte
normativa e salariale ed ogni due anni il riallineamento salariale tra inflazione
programmata ed inflazione reale.
Il Governo vuole
raggiungere tre obiettivi: indebolire il potere contrattuale del sindacato svuotando il
contratto nazionale, continuare una politica di moderazione salariale degli ultimi dieci
anni, reintrodurre le gabbie salariali.
Con il Congresso di
Rimini è stata apportata una revisione delle nostre politiche contrattuali in tema di
salario definendo lobiettivo dellaumento delle retribuzioni da perseguirsi
attraverso il recupero dellinflazione reale e la redistribuzione della produttività
di settore nel contratto nazionale.
Purtroppo la
contrattazione sviluppata negli ultimi due anni sia a livello nazionale che di secondo
livello non ha colto pienamente lobiettivo. I salari non hanno tenuto il passo con laumento
del costo della vita, le retribuzioni di fatto hanno registrato una crescita nettamente
inferiore a quella della produttività, il
peso relativo del monte retribuzioni sul PIL è continuato a scendere.
Il contratto separato
dei metalmeccanici, il travagliato accordo dei autoferrotranviari e linfinita storia
dellartigianato sono il segno evidente che stiamo attraversando un passaggio critico
per il sistema delle relazioni industriali, del salario e della democrazia sindacale.
LAssemblea
Nazionale di Lavoro Società riconferma sulle politiche contrattuali limpostazione
del congresso della CGIL di Rimini.
In questo senso Lavoro Società svilupperà entro il mese di
Aprile una propria riflessione come contributo alla discussione della CGIL.
Immigrazione: lavoro e
cittadinanza
Non si può trattare di
immigrazione senza parlare di modello di sviluppo, di squilibri economici, di
conflitto sociale, di diritti umani, ecc.; bisogna liberansi dal timore di perdere
consensi e rifiutarsi di trattare il tema dellimmigrazione come tema di ordine
pubblico e liberarsi anche dall utilitarismo migratorio, della visione,
cioè, dei migranti e delle migranti come sola risorsa economica; nella convinzione che la
lotta alle discriminazioni è un elemento portante della civiltà di un paese.
A livello legislativo,
ferma restando labrogazione della Bossi-Fini, occorrerà ripensare lintera
materia: - Ingresso per ricerca di
lavoro; - Diritto di voto amministrativo e politico attivo e passivo a chi risiede
regolarmente in Italia da un dato numero di anni; - Trasferimento delle competenze dalle
questure agli Enti Locali; - Legge sullasilo che assuma un concetto allargato di
asilo e dunque estenda il diritto a più categorie di persone; - Chiusura
immediata dei CPT; - Cittadinanza europea di residenza
Consolidare ed approfondire la linea del XIV°
Congresso
La conclusione
unitaria del XIV° Congresso che ha realizzato una mediazione positiva delle due posizioni
sottoposte ai lavoratori ha permesso di realizzare le lotte volte a contrastare le
modifiche allart.18 dello Statuto dei Lavoratori, il giudizio negativo sul Libro
Bianco tradottosi poi nellopposizione alla legge 30, lopposizione ai
provvedimenti in tema di sanità, scuola, pensioni e fisco.
Il fallimento del
patto per lItalia e del compromesso sociale con il Governo che esso conteneva ha
permesso il recupero di un terreno di contrasto unitario alle politiche del governo, in
particolare sulle pensioni.
Il Referendum sullestensione
dellart.18 dello Statuto dei Lavoratori, pur non raggiungendo il quorum, ha
consolidato un vastissimo consenso sociale allazione della CGIL.
Di fronte allemergere da parte di un gruppo di
dirigenti (cosiddetti 49) della richiesta di cambiare la linea di Rimini,
Lavoro Società-Cambiare Rotta ritiene invece che la linea definita nel XIV° Congresso si
è rivelata efficace e va consolidata ed approfondita superando alcuni dei limiti presenti
nel documento conclusivo.
E
opportuno che questa posizione di continuità con la linea del Congresso, che va oltre la
nostra area programmatica, si esprima pubblicamente nellorganizzazione.
Il gruppo
dei 49, accanto alla richiesta del cambio della linea, propone di reintrodurre
negli assetti della CGIL le correnti di partito.
Lavoro
società cambiare rotta ritiene invece che lassetto per aree programmatiche
vada mantenuto e consolidato perché è strumento fondamentale dellautonomia della
CGIL.
Lavoro
Società Cambiare rotta
Lavoro
Società cambiare rotta, area programmatica congressuale della CGIL, organizza un
mandato che gli iscritti hanno conferito, con il loro consenso, alla mozione congressuale,
affinché i contenuti di quel documento fossero portati avanti nellorganizzazione. A
quel mandato continueremo ad attenerci con la capacità di ricercare costantemente lunità
dellorganizzazione su contenuti i più avanzati possibili non espungendo però dallorizzonte
lesercizio della critica e della differenziazione qualora le circostanze ed il
rispetto sostanziale di quel mandato lo richiedessero.
Il governo unitario dellorganizzazione, conseguente
alla conclusione unitaria del congresso, non è ancora pienamente raggiunto.
Permane
nellorganizzazione, per Lavoro Società, una chiusura allaccesso a ruoli di
direzione generale mentre ciò non è dato per quei compagni che, oggi, si pongono allopposizione
della linea del congresso di Rimini.
Infine,
lAssemblea Nazionale di LS ritiene necessario allargare il coinvolgimento e la
partecipazione democratica dei delegati e degli iscritti che hanno sostenuto il nostro
documento congressuale attraverso la convocazione di riunioni territoriali e regionali
confederali e di categoria a partire dalle le analisi e proposte contenute in questo
documento conclusivo
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