Il 10
luglio 02 è stato firmato il CCNL degli operai agricoli e florovivaisti.
Da allora non si è avviata la consultazione dei lavoratori nelle aziende e solo in alcune
regioni sono stati promossi attivi di delegati. La consultazione sta avvenendo solo allinterno
dei gruppi dirigenti del sindacato, così come purtroppo è la pratica di CISL e UIL.
Chiediamo, invece, che essa si svolga pienamente, ricevendo il mandato vincolante dai
lavoratori.
Dal verbale di accordo firmato
emerge chiara la volontà delle controparti a voler completamente destrutturare il lavoro
in agricoltura ed è chiaro che alcuni punti sono frutto di mediazioni fatte per tenere in
piedi limpianto contrattuale.
Ma nel merito non possiamo non
esprimere alcune considerazioni su almeno due questioni che ci sembrano di centrale
importanza, oltre a quella salariale che ormai si ripropone ad ogni rinnovo contrattuale e
che anche in questo non ha trovato piena risposta.
Col nuovo accordo sono diventati
contratti a tempo determinato anche quelli che superano le 180 giornate di effettivo
lavoro in un unico rapporto continuativo. Scompare quindi la possibilità che gli operai
possano chiedere, dopo le 180 giornate, lassunzione a tempo indeterminato.
Di fatto è la perdita di un diritto e di
conseguenza si definisce che in agricoltura possano esistere solo (o quasi) contratti a
tempo determinato.
Siamo consapevoli del clima nel
quale si è svolto il negoziato e riconosciamo che diventa sempre più difficile per la
nostra organizzazione trovare mediazioni che ci consentano di evitare accordi separati. Ma
sui diritti non ci sono mediazioni: o ci sono o non ci sono. E questo non cè più!
Ci lascia inoltre molto
preoccupati, nella riforma degli strumenti delle attività bilaterali, laver
attivato la costituzione di organismi bilaterali anche per il mercato del lavoro. E
vero che questo non vuol dire che il sindacato entrerà nella gestione di detti organismi,
come invece asserisce vergognosamente e strumentalmente la UILA, ma è anche vero che se
la Commissione Paritetica Bilaterale indicherà di costituirli sul modello di quelli già
oggi esistenti (cosa molto probabile), la via è già tracciata.
Diventerà poi difficile stabilire
il comportamento della FLAI a livello territoriale nel momento in cui ci sarà un
organismo bilaterale che dovrà governare il mercato del lavoro. Cosa farà la FLAI?
Forse, allora, non era meglio rompere prima?
Proprio perché la situazione è
molto delicata e può oggettivamente esporre qualche territorio proponiamo che ai primi di
settembre la FLAI convochi un attivo nazionale del settore agricoltura che chiarisca senza
alcun dubbio la posizione della CGIL e della nostra categoria vista la peculiarità del
settore.