CONTRATTO DI SETTORE DEGLI ELETTRICI:

NON SIAMO ANCORA DI FRONTE AD UN’ IPOTESI DI ACCORDO ACCETTABILE

Il Coordinamento Regionale dell’area programmatica LAVORO SOCIETA’ – CAMBIARE ROTTA della FNLE-CGIL della Liguria, settore elettrico riunito il 30 agosto u.s., con la presenza di un compagno della Segreteria Confederale CGIL, esprime un parere negativo rispetto all’attuale ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto di Settore che nei prossimi giorni dovrà essere sottoposta alla valutazione delle assemblee dei lavoratori.

Nell’esprimere un giudizio POLITICO positivo sul raggiungimento del contratto di settore, per il quale ci siamo battuti coerentemente per primi come Area Programmatica, esprimiamo sostanziali critiche in negativo rispetto al MERITO dei singoli articoli per cui alla fine ne risulta un rinnovo tutto centrato al contenimento del costo del lavoro, al punto che anche l’enunciazione di "contratto di settore" finisce per diventare vuoto nominalismo.

Vediamo alcuni punti che crediamo essere quelli salienti:

    1. Per quanto riguarda la parte più propriamente economica a fronte di un ritardo salariale di circa sei anni, durante i quali il costo della vita è continuato a crescere ed a fronte di un aumento della produttività del lavoro che per esempio all’Enel è stata di circa il 30% (perdita di circa 30.000 posti di lavoro negli ultimi anni), non siamo neppure all’attuazione degli accordi del 23 luglio (che come area programmatica peraltro abbiamo sempre criticato). Nel dettaglio si consideri che dal primo gennaio 1995 ad oggi si è avuto un solo rinnovo contrattuale invece dei tre aumenti biennali sui minimi contrattuali previsti dagli accordi di luglio ‘93.
    2. Gli accordi di luglio tra l’altro sono disattesi anche per quanto riguarda le scadenze naturali (il contratto proposto scadrà a giugno 2003, con un prolungamento della scadenza di ulteriori sei mesi).

    3. le modifiche nella progressione degli scatti di anzianità (art. 36) sono al negativo (oggi chi ha più anzianità può raggiungere oltre il 60%, gli altri lavoratori, assunti dopo il 1989, sono attestati al raggiungimento del 32%). La proposta attuale prevede solo la maturazione di ulteriori cinque scatti creando un forte abbattimento sui costi ed una rottura generazionale.
    4. I supplementi minimi vengono congelati per chi li ha ed aboliti per i nuovi assunti, venendo meno quel principio di solidarietà affermato nel passato.

      I doppi regimi presenti si consolideranno con differenziali salariali superiori al 10% (cioè dei lavoratori, tra un po’ di tempo, saranno di due contratti indietro rispetto ad altri).

    5. tutti i cosiddetti contratti atipici (apprendistato, formazione lavoro, tempo parziale, lavoro a termine, telelavoro) diventano parte rilevante nella regolazione dei rapporti di lavoro; il lavoro a domicilio viene introdotto come una forma nei rapporti di lavoro; in pratica non si pone nessun limite percentuale per quanto riguarda il lavoro a termine (comma 4 dell’art. 16).

d) aumenta in termini assoluti (da 120 a 180 ore) la possibilità dell’azienda di fare ricorso al lavoro straordinario (art. 41).

Non si affronta la questione delle riduzioni di orario. Il sistema della flessibilità multiperiodale (art. 26) (possibilità di lavorare da 4 a 6 giorni, e dalle 30 alle 46 ore alla settimana; solo dopo la 40^ ora si riceve una maggiorazione del 20%) si tradurrà esclusivamente in un ulteriore meccanismo di riduzione del costo del lavoro .

e) si introduce la possibilità di effettuare la formazione fuori del normale orario di lavoro senza corresponsione di lavoro straordinario (art. 11).

f) le classificazioni non sono certe e definitive, ma saranno riviste da una commissione paritetica che potrà addirittura elaborare un nuovo sistema classificatorio con il rischio di vedere messo in discussione l’attuale sistema (art.21).

g) molti articoli contrattuali fanno rimando a commissioni paritetiche che entreranno nel dettaglio dei singoli argomenti durante la vigenza contrattuale (esempio: turnisti e semiturnisti). Immaginiamo fin d’ora con quali possibili risultati.

h) sono addirittura aboliti i rimborsi spese per l’istruzione dei figli (art. 43)

Questo per non parlare di altri aspetti non meno rilevanti come l’ennesima accettazione di un’una-tantum a sanatoria del pregresso (l’ultimo aumento sui minimi risale al primo di agosto del 1997!!) che inoltre cancella, di fatto, il secondo biennio, dei processi di destrutturazione, degli spezzettamenti che le aziende hanno portato avanti nel frattempo e che non siamo riusciti a contrastare, con cui faremo conti molto seri nel prossimo futuro.

L’ipotesi di accordo raggiunta è figlia del percorso che è stato praticato in questi due anni di vertenza.

Una piattaforma di partenza indefinita nel merito dei singoli articoli e definita con un eufemismo "a maglie larghe" non è stata riempita di contenuti qualificanti.

Al contrario abbiamo subito l’iniziativa di Confindustria in un contesto di liberismo sfrenato e questa ipotesi è l’approdo conseguente di una pratica subalterna all’incalzare del padronato, dove abbiamo registrato una divisione sindacale (anche nelle lotte) senza precedenti; per cui le strategie sono risultate alla fine conseguenti e misurabili in termini di subalternità a percorsi che nulla hanno a che fare col sindacato.

Le perdite reali di capacità di controllo dei cicli di produzione, la ricattabilità dei singoli si tradurranno in peggioramenti generali delle condizioni di lavoro, in condizioni di sicurezza sempre più precarie; gli appalti potranno proliferare in forme sempre più massicce di sfruttamento.

Con quale forza, con quali progetti faremo fronte alle situazioni di criticità che si presenteranno nelle aziende vendute ai privati, ma non solo?

Con un fronte di lavoratori sempre più divisi nelle loro condizioni materiali?

Con la filosofia dei perdenti per cui non si è mai dato abbastanza?

Per queste ragioni invitiamo i lavoratori a dire di NO a questa ipotesi che peggiora la nostra storia contrattuale, nei diritti conquistati in trenta anni di lotte fatte dai lavoratori nei nostri settori.

Il nostro impegno come Area Programmatica non è solo quello dell’attuale pronunciamento negativo, ma anche quello di un costante tentativo di modificare questa ipotesi costruendo un’ampia adesione tra i lavoratori intorno al nostro dissenso di merito, nell’intento di riconquistare fiducia e forza nell’affermare quei diritti che quotidianamente da più parti sono messi in discussione.

Genova, 04/09/01

COORDINAMENTO AREA PROGRAMMATICA

LAVORO SOCIETA’ – CAMBIARE ROTTA

F.N.L.E. – C.G.I.L. LIGURIA

SETTORE ELETTRICI