FORMAZIONE PROFESSIONALE REGIONALE CONVENZIONATA

UN SETTORE SENZA CONTRATTO E SENZA FUTURO

Le operatrici e gli operatori della Formazione Professionale convenzionata, il settore più consistente della F.P. regionale, sono tenuti da oltre tre anni con il contratto di lavoro scaduto.

Decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori della Formazione Professionale convenzionata, impegnati in un settore con forti potenzialità di sviluppo e ritenuto da tutti strategico per garantire il diritto alla formazione di giovani e cittadini sono costretti ad operare con carichi e condizioni di lavoro gravosi. Spesso impegnati in situazioni difficili nell'area del disagio sociale, si trovano a rapportarsi con stipendi che variano da 1 milione 800 mila a 2 milioni 200mila al mese per anzianità da 10 a oltre 30 anni di lavoro, con un orario di 23 ore medie settimanali di insegnamento frontale e 30/36 ore settimanali di presenza al Centro.

Questa situazione retributiva e contrattuale è disastrosa, in un settore che vede il proprio destino strettamente legato al più ampio processo di riforma dei sistemi di istruzione, di FP regionale e delle politiche attive per il lavoro che il sindacato e in particolare la CGIL, ha con forza promosso e sostenuto in questi anni, in una logica di integrazione e valorizzazione delle risorse umane.

Non è un caso che il blocco prolungato del regolamento attuativo dell'art.17 della legge 196/97, atteso da quattro anni , che avrebbe dovuto dare un futuro, riformare e rilanciare la FP regionale in un ottica di integrazione con la scuola e i servizi all'impiego per garantire nei territori un'offerta formativa di qualità, non solo non ha permesso di rendere operativo il tavolo per il rinnovo di un contratto scaduto dal 97, ma addirittura ha fornito il pretesto in diverse regioni, agli Enti Gestori, di licenziare o non pagare gli stipendi.

L'opportunismo irresponsabile degli Enti Gestori, le politiche clientelari delle Regioni e l'incapacità del Governo stanno mettendo a rischio non solo i diritti contrattuali e il posto di lavoro di chi opera nella FP, ma pongono in discussione parti importanti dello stesso processo di riforma dell'istruzione e della formazione come: l'obbligo formativo, l'educazione degli adulti, la formazione superiore e la formazione continua, che hanno, nell'integrazione con un sistema di FP regionale efficace e efficiente, un elemento fondamentale e insostituibile.

Infatti non rendere attuativo il processo di riforma previsto dall'art.17 e precisamente non approvare, da parte della Conferenza Stato-Regioni, le norme di accreditamento dei soggetti attuatori per l'accesso ai finanziamenti pubblici, il fondo per la ristrutturazione degli Enti di FP e l'obbligo di applicazione del CCNL della FP per i soggetti che intendono erogare formazione, significa non porre in essere le norme e i vincoli per governare e rinnovare il sistema di FP. Questo comporta che le Regioni possano distribuire, a propria discrezione, migliaia di miliardi di risorse pubbliche e comunitarie a soggetti attuatori improvvisati, che non sono in grado di garantire continuità del servizio, stabilità e qualità dei processi formativi avviati. E' questa la strada più breve per trasformare la formazione da diritto per tutti, in un business privato per pochi, cancellando tutte quelle esperienze e progetti innovativi messi in campo da chi con tanta fatica e dedizione ha operato in tutti questi anni nella FP regionale.

Se dunque le conseguenze sono gravi e le responsabilità chiare , quello che le lavoratrici e i lavoratori della FP chiedono ai sindacati ( in particolare la CGIL e CGIL-Scuola ) è di svolgere con forza il proprio ruolo e di costruire finalmente una strategia d'intervento e di mobilitazione, vista la rilevanza anche confederale dell'accaduto, evitando che la situazione degeneri sempre più.

Le sollecitazioni provenienti dalla base sono moltissime e ci sono quindi le condizioni per azioni di lotta e manifestazioni contro le Regioni che fanno carta straccia dell'accordo dell'8 marzo scorso firmato con OO.SS., Enti di FP e Ministero del Lavoro. Il sindacato riteneva che tale accordo avrebbe permesso di sbloccare la situazione sulle questioni di sistema sopra esposte. Ora tutto è più difficile e se non si riesce a trovare una soluzione positiva alle questioni poste, con buona probabilità si dovrà dire addio al contratto nazionale e ad un sistema nazionale di FP, lasciando le lavoratrici e i lavoratori in balia del ricatto occupazionale, senza neppure la minima copertura di ammortizzatori sociali. Il sindacato deve dimostrare tutta la sua autonomia, mobilitando i lavoratori affinchè in tutte le regioni e a livello nazionale si apra una campagna di denuncia e di controinformazione che indichi all'opinione pubblica le responsabilità di Enti, Regioni e Governo e i danni che ne riceveranno studenti e lavoratori.

Le RSA della Form. Prof. Convenzionata lombarda aderenti a "Lavoro Società - Cambiare rotta"  area programmatica della CGIL- Scuola

09/05/01