La mancata consultazione dei lavoratori della scuola attraverso il referendum istituzionale non consente, ancora una volta, di avere un quadro oggettivo e certo del grado di condivisione dell’ipotesi di accordo del 15/2/2001 e dei suoi contenuti. Il CDN si trova quindi nella situazione di affidare un mandato per la firma sulla base solo di considerazioni di carattere politico, senza che neppure ci sia stato il tempo per sviluppare un confronto con i lavoratori mediante una campagna di assemblee capillare e diffusa. Conseguentemente riteniamo che ricada su chi ha condotto le trattative, contribuendo a determinare questo quadro, assumersi ogni responsabilità in ordine alla firma definitiva.

In queste circostanze, quindi, non potendo confrontarci con il parere dei lavoratori, non possiamo che riconfermare il giudizio negativo nel merito dell’accordo che già abbiamo espresso col documento presentato nello scorso direttivo, di cui ribadiamo le ragioni di fondo:

  • Il calcolo degli aumenti effettivi conferma il giudizio di insufficienza delle risorse, chiaramente inferiori alle aspettative presenti in categoria, oltre che alle previsioni diffuse al nostro interno e accreditate dai mezzi di comunicazione; è emersa tutta l'ambiguità dello slogan degli "stipendi europei", agitato più per sollecitare la mobilitazione che per raggiungere realmente l'obiettivo;
  • L'invenzione delle tre fasce di anzianità "europee" e lo stanziamento di notevoli risorse sul fondo d'istituto, accreditato da più parti come retribuzione meritocratica, rispondono alla logica di tenere ancora aperte ipotesi già sconfitte con la vicenda dell’art, 29 e nello stesso tempo, riproponendo l’aggiuntività, rinviano qualsiasi ipotesi di ricomposizione organica del lavoro e dell'orario di tutto il personale docente;
  • La soluzione scelta per definire il potere contrattuale nelle singole scuole scioglie in maniera non favorevole alle Rsu le ambiguità contenute nel CCNL. Il loro ruolo, già in difficile equilibrio tra prerogative sindacali e competenze degli Organi Collegiali, viene indebolito dalla presenza preponderante dei rappresentanti delle organizzazioni firmatarie del contratto, nominati non perché eletti dai lavoratori ma per garantire le rappresentanze sindacali esterne. Si ripropone così una logica di rappresentatività formale attraverso posizioni di privilegio che prescinde dalla necessità che il sindacato costruisca il consenso nel suo agire quotidiano tra i lavoratori;
  • Viene sacrificato il personale ATA, costretto a subire una flessione del proprio stipendio reale. Si prefigurano, inoltre, per il prossimo contratto soluzioni che lasciano intravedere una marginalità di fasce consistenti (soprattutto collaboratori scolastici, nonostante per essi sia stato introdotto il nuovo profilo professionale) e, comunque, una logica di figure e profili che evocano una struttura gerarchica di cui francamente non si sente il bisogno;

Non sottovalutiamo il dato politico per cui il conseguimento di risorse economiche superiori a quelle originariamente previste per coprire l’inflazione programmata e la diversa distribuzione dei fondi dell’ex art. 29 costituiscono un risultato per il quale insieme a tanti altri ci siamo battuti, che tra l’altro mette sostanzialmente in discussione le compatibilità dell’accordo del 23 luglio ’93.

Consideriamo, tuttavia, questo accordo contrattuale frutto di scelte sbagliate che, in particolare per il personale ATA, lo connotano con un forte carattere di iniquità, enfatizzata dalle spinte corporative che hanno caratterizzato la definizione dell’accordo. Proprio in questi giorni si sta riproponendo con maggiore forza il tentativo di inseguire sul loro stesso terreno le associazioni professionali dei dirigenti scolastici e dei direttori amministrativi rispetto alle vicende contrattuali in corso col rischio di prefigurare una Cgil Scuola organizzata per sindacati di mestiere.

La nostra non partecipazione al voto vuole testimoniare l’impegno che vogliamo mettere per modificare questo quadro e, in positivo, le regole per la democrazia.

Beniamino Lami, Vito Meloni, Vittorino Delli Cicchi, Pino Patroncini, Pino Striglioni, Gianfranco Dall’Agnese, Carla Franza, Enza Sanseverino, Tonino Varanese, Massimo Terracciano, Adriana Miniati, Laura Baldelli, Aldo Merlassino, Massimo Scavarda, Cristina Lucianetti, Angela Marinoni, Sandro Vitale, Mimmo Stellino, Lalla Odoni.