Lavoratori,
alla Finanziaria piacciono in affitto
Allindomani della sconfitta del referendum radicale del
maggio dello scorso anno, Sergio Cofferati giustamente dichiarava che «il diritto a non
essere licenziati senza giusta causa deve diventare il punto di riferimento per la
costruzione di un sistema di tutele e di diritti per i giovani impegnati nella vasta gamma
dei cosiddetti nuovi lavori». Ebbene a pochi mesi di distanza la realtà sembra aver
preso la direzione opposta. La prima novità riguarda il lavoro interinale. Nel grande
labirinto della legge Finanziaria, al comma 1 dellart. 117, è stato introdotto un
piccolo punto c, tanto piccolo da passare inosservato, che però modifica in
modo sostanziale la legge 196. Per evitare abusi, la legge ha previsto che un rapporto di
lavoro interinale fosse definito in forma scritta sia tra impresa utilizzatrice e agenzia,
sia tra agenzia e lavoratore. Una misura di tutela e di trasparenza che metteva in
condizione il lavoratore in affitto di conoscere precisamente le condizioni contrattuali
(mansione, inquadramento, retribuzione, durata, eccetera) del suo ingaggio temporaneo. Nel
caso di violazione di questa procedura o a parte dellazienda utilizzatrice o da
parte di quella fornitrice, il lavoratore acquisiva il diritto ad essere assunto a tempo
indeterminato. Era una forma di deterrenza più efficace di qualsiasi multa e rendeva le
scorrettezze contrattuali particolarmente rischiose, dando così al lavoratore un certo
grado di tutela. Con la Finanziaria è stata semplicemente trasformata la sanzione
allassunzione a tempo indeterminato in un contratto a termine, cosa che equivale ad
aver abolito qualsiasi tipo di sanzione. Deve essere chiaro che la portata di questa
trasformazione è tale da portare la realtà del lavoro in affitto, già di per sé
negativa, oltre i limiti della legalità e della decenza. Qualcuno sostiene che
lintroduzione di questa modifica è stata un errore del legislatore. Può essere, ma
è strano che non vengano mai fatti errori di questo tipo a favore dei lavoratori. Se
comunque fosse un errore dovrebbe essere immediatamente corretto, in ogni caso stupisce
che non vi sia stata una decisa presa di posizione del movimento sindacale in questo
senso. Altrettanto emblematica e preoccupante è la vicenda che riguarda le proposte di
modifica della legge sul lavoro a termine. Nei giorni scorsi alcuni giornali riportavano
la notizia che Cgil, Cisl e Uil nazionali avessero raggiunto un ipotesi daccordo con
la Confindustria per allargare lutilizzo dei contratti a termine. Sollecitata da
più parti la Cgil nazionale ha negato che esistesse un testo, seppur come ipotesi, ma
caso strano è stata diramata alle strutture una nota che riferisce di «
intesa di
massima raggiunta nellincontro dello scorso 11 gennaio con Confindustria
».
Inoltre è particolarmente bizzarro che nella nota vengano riportate formule virgolettate
che non possono che riferirsi ad un testo concordato, che però, ufficialmente non esiste.
Per gli elementi che ci sono dati di conoscere la proposta di modifica legislativa
dovrebbe agire su due aspetti particolarmente importanti. Il primo sarebbe il superamento
della casistica restrittiva che lart. 1 della legge 230/62 prevede per il ricorso da
parte delle imprese del contratto a termine. In sostanza il carattere straordinario od
occasionale del lavoro temporaneo si trasformerebbe in uneventualità giustificata
da «
ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo
»
e cioè da ragioni qualsiasi. Il secondo aspetto, che consegue al superamento
del concetto di eccezionalità del contratto a termine, sarebbe un sostanziale superamento
delle quote massime di assunzioni a tempo determinato fissate dai contratti collettivi o,
comunque, rappresenterebbe una spinta oggettiva verso unulteriore allargamento delle
percentuali. Naturalmente un giudizio definitivo bisognerà esprimerlo solo quando sarà
possibile conoscere il testo dellipotesi ma ad oggi questa vicenda non promette
niente di buono, sia per la non trasparenza dei passaggi, sia per quanto trapela sul
merito. Va da se che se questi timori di unulteriore precarizzazione del mondo del
lavoro non fossero infondati ma corrispondessero ad una precisa scelta sindacale ci
troveremmo di fronte ad un fatto gravissimo. Tanto più grave perché calerebbe su una
situazione del mondo del lavoro già disgregata e prossima al collasso sul piano della
tenuta collettiva, anche quella sindacale. Infine, per quanto riguarda la Cgil,
impressiona quanto questa organizzazione si sia veriticalizzata, non solo nel rapporto con
i lavoratori, che è una costante degli ultimi anni, ma anche rispetto alla progressiva
marginalizzazione delle strutture intermedie confederali e di categoria nella costruzione
delle decisioni. Un bel salto nel buio per un gruppo dirigente che ha esaurito il proprio
mandato congressuale e che continua a gestire una linea sindacale avendo scelto di non
sottoporla al giudizio degli iscritti.
<+TX corsivo_2>Renzacci Raffaello - Segreteria Cgil
Piemonte |