RSU E INTESA DEL 15 DICEMBRE

I 25.000 delegati eletti nelle elezioni del 13 dicembre rappresentino un fatto di assoluta rilevanza per i lavoratori della scuola e per il movimento sindacale generale.

La vittoria della Cgil Scuola in questo contesto è un risultato eccezionale che è frutto sia delle scelte di fondo del nostro sindacato a difesa della scuola pubblica e per l'affermazione di un modello di democrazia sindacale di cui le RSU sono l'espressione, sia dell'impegno generoso dei tanti militanti che si sono resi disponibili a candidarsi e a ricercare il consenso facendo vivere e valorizzando, nel confronto con i lavoratori, il pluralismo della CGIL.

Interpretare questo risultato come sostegno ad una linea già battuta dalla mobilitazione dei lavoratori, che nella sostanza si vorrebbe riproporre, rischia di portare il sindacato a ripetere errori drammatici come quelli derivati dalla formulazione dell’art. 29 del contratto e al conseguente isolamento.

In questo contesto riteniamo che l’intesa raggiunta tra OO.SS. Confederali e governo il 15 dicembre 2000, circa le risorse da destinare al personale della scuola, non consente di rispondere alle aspettative suscitate dai due grandi scioperi del 9 ottobre e del 7 dicembre:

  • i 1670 miliardi per il recupero dell’inflazione programmata per gli anni 2000-2001 costituiscono una cifra ben al di sotto dell’inflazione reale, in continuità con la politica dei redditi che dagli anni novanta penalizza fortemente il lavoro dipendente;
  • gli 850 miliardi per il 2001 sono del tutto insufficienti rispetto all'obiettivo dell'avvicinamento ai salari europei: si tratta di soli 250 miliardi in più dell’offerta fattaci dal governo il 27 settembre, contro la quale era stato indetto lo sciopero. Riteniamo pertanto necessario esperire tutte le strade per incrementare le risorse disponibili.

Per le ragioni su esposte riteniamo che in questa fase le risorse non consentano di fare alcuna politica di differenziazione salariale. Tanto più che allo stato attuale della discussione e dell’elaborazione questa sarebbe fine a sé stessa. Pertanto tutti i 1260 miliardi. già stanziati per l’art. 29 del CCNL, devono aggiungersi alle altre risorse per rispondere almeno in parte alle aspettative dei lavoratori. Solo a queste condizioni essi beneficerebbero di circa 100.000 nette medie mensili, aggiuntive rispetto al recupero dell'inflazione programmata.

Inoltre i 35 miliardi (aggiunti ai 50 miliardi già acquisiti) per il personale ATA sono sicuramente insufficienti per operare una politica contrattuale adeguata a valorizzare il lavoro di questo settore di personale riconoscendogli un ruolo importante ai fini dello sviluppo della qualità del progetto di scuola.

Per questo diventa centrale, accanto alla quantità delle risorse, la ricomposizione di un quadro contrattuale unitario in cui ricollocare correttamente ruolo e funzione delle figure uniche, evitando il rischio di una impostazione contrattuale corporativa.

Per il raggiungimento di questi obiettivi sarà decisivo il ruolo politico che le RSU sapranno svolgere, in termini di iniziativa e di protagonismo, nella gestione di questa fase contrattuale.

Ribadiamo comunque che l’accordo dovrà essere convalidato da un referendum che onori gli impegni di democrazia sindacale che anche recentemente il nostro sindacato ha assunto.

LAVORO SOCIETA'

Cambiare rotta

Area programmatica della CGIL-Scuola

Roma, 17 gennaio 2001